FareAmbiente

Sei qui: Home Ufficio Stampa
Ufficio Stampa
Solo in Italia il nucleare resta un tabù PDF 
Sabato 27 Ottobre 2007 00:00
http://www.loccidentale.it/node/8264:
di Carlo Stagnaro

All’indomani del voto pro-nucleare del Parlamento Europeo, il governo s’impegna a cacciare la testa sotto la sabbia. Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto: “Sul nucleare l’Italia ha preso una posizione molto chiara. Italia e Germania non hanno scelto il nucleare. Abbiamo però scelto di ricercare nell’ambito del nucleare”. Che è una solenne sciocchezza. E’ vero, naturalmente, che nel 1987 un referendum ha veicolato tutte le paure degli italiani e ha innescato una retromarcia politica senza precedenti, che ha portato alla chiusura degli impianti atomici appena inaugurati e alla distruzione del patrimonio scientifico e tecnologico che il paese aveva saputo costruire. Ed è corretto che i tedeschi, a differenza dei francesi, non vedono nel nucleare un’opzione strategica, o comunque una bandiera da agitare. E tuttavia, a differenza dell’Italia, la Germania non ha alcuna intenzione di smantellare le sue centrali, che soddisfano circa il 30 per cento del fabbisogno elettrico nazionale (un altro 50 per cento è alimentato a carbone, tanto per capire quale sia il reale rapporto tra propaganda e realtà nel mito della Germania rinnovabile).

Sebbene il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder fosse molto critico verso questa tecnologia, nessun provvedimento reale è stato preso per limitarne l’utilizzo. L’attuale grosse koalition sceglie la via del silenzio, ma sa che dell’atomo non può fare a meno, e del resto la cancelliera Angela Merkel è una nuclearista convinta. La verità è che il pronunciamento dell’europarlamento non contiene nulla di nuovo o che fosse prima ignoto: rappresenta, però, un’enorme passo avanti dal punto di vista politico. Finalmente l’Europa, stretta tra obiettivi di riduzione delle emissioni che non riuscirà a raggiungere e un aumento apparentemente inesorabile dei prezzi del petrolio, ammette che l’atomo è una componente essenziale del suo mix energetico, e che il suo contributo non è comprimibile nel futuro prossimo - anzi, è probabilmente destinato a espandersi, se prevarrà un atteggiamento pessimistico sugli scenari petroliferi dei prossimi decenni.

Prodi, con le sue parole, ha tentato di trovare una terza via: sì al nucleare ma non ora. La stessa strada è stata battuta dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani che pure, si dice, dentro di sé è un tifoso dell’atomo. Ma negare l’esistenza di un caso-Italia, o cercare il quieto vivere rimandando di qualche anno la discussione attraverso il richiamo al nucleare di quarta generazione, non giova né alla qualità del dibattito politico, né alla competitività del sistema-paese. E’ certo che le tecnologie di domani saranno più efficienti e pulite di quelle di oggi. Ma anche quelle di dopodomani saranno migliori di quelle di domani, e così via. Ragionando in questo modo, non si arriva da nessuna parte. Né, soprattutto, si risolve il problema qui e ora: chi mi garantisce che, quando premo l’interruttore, da qualche parte si metterà in moto un processo che fornirà l’energia sufficiente a far brillare la lampadina?

L’energia è una cosa seria, che non può essere affrontata a suon di slogan, come troppo spesso avviene in Europa. Parlare delle singole fonti è il rischio da evitare. Per soddisfare una domanda complessa e crescente, tutte le fonti di energia - tutte - rivestono un’importanza e hanno un ruolo. Soprattutto all’interno di un contesto liberalizzato, o in via di liberalizzazione, quale è quello che bene o male ci siamo dati. In una cornice di competizione, le imprese devono comporre il portafoglio più efficiente possibile delle loro centrali: quindi, quel che conta non è solo il costo del kilowattora, ma anche la stabilità e la prevedibilità dei costi, e la flessibilità degli impianti. Il nucleare, come il carbone, si presta molto bene a soddisfare il cosiddetto carico base, quello che deve essere costantemente erogato perchè in qualunque momento del giorno, tutti i giorni dell’anno, viene richiesto. Infatti, ogni paese industrializzato ha in queste due fonti uno zoccolo importante: solo l’Italia vi ha abdicato, e questa è una delle ragioni per cui l’elettricità da noi è più cara che altrove, con tutte le conseguenze per l’economia reale che ciò comporta.

Se dunque l’ideologia verde rappresenta una minaccia alla promozione del benessere (energetico ed economico), occorre guardarsi anche dall’ideologia opposta: quella che vorrebbe trovare nel nucleare la risposta a tutti i problemi. No: il nucleare costituisce una valida risposta ad alcuni problemi, ed è da qui che bisogna partire. Diversamente, si agisce (consapevolmente o no) nell’interesse di questa o quella lobby (o di questo o quel paese), ma non per il bene del paese.

 
Energia nucleare: si riapre il confronto all'Europarlamento PDF 
Mercoledì 24 Ottobre 2007 00:00
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...&area=apertura:


L'Europarlamento sostiene la proposta del Consiglio Ue di realizzare una discussione «senza preconcetti» sull'opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. È quanto viene sostenuto in una relazione approvata a Strasburgo con 509 voti favorevoli, 153 contrari e 30 astensioni. L'Assemblea ritiene che fissione e fusione nucleare siano «rilevanti» ai fini della sicurezza energetica. La rilevanza della produzione nucleare, indica l'Europarlamento, è ormai evidente dato che «fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici della Ue».

La scelta sulle fonti energetiche resta di pertinenza nazionale anche se va considerato come la presenza o meno di produzione nucleare «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in altri Stati membri».I deputati ritengono essenziali ulteriori miglioramenti delle norme di sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella ricerca. Quanto all'uso di combustibili fossili, l'Europarlamento ritiene che «continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento energetico». In particolare va accentuato il ricorso al gas naturale in quanto combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. L'Europa, però, corre il rischio di essere eccessivamente dipendente da determinati fornitori (Russia in primo luogo) o vie di trasporto del gas. Di qui l'importanza del gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione delle importazioni.
 
Il Presidente Vincenzo Pepe: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo!" PDF 
Mercoledì 17 Ottobre 2007 00:00
Fare Ambiente:
http://video.libero.it/app/play?id=2ce4a9fc2d1aede07807d37e3fcd68b1

Durata: 11:29

Intervento del 17-10-2007

Il Presidente di Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo Vincenzo Pepe sostiene: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo! e lo sviluppo cos'è? è la qualità della vita... dobbiamo pensare a che sviluppo vogliamo sostenere... uno sviluppo sostenibile..."


Fonte: Fare Ambiente
 
Veti sull’energia Una mozione contro Pecoraro PDF 
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211536&PRINT=S:
da Roma

«Pecoraro Scanio blocca i rigassificatori, le centrali a carbone, le scelte di modernizzazione dell’Italia. Giovedì chiederò alla direzione dell’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio, che è il simbolo dell’inefficienza di questo governo». Lo ha annunciato ieri sera al Tg1 Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha detto: «Chiederemo anche agli altri partiti di opposizione di condividere questa scelta e mi auguro di trovare alleati anche nel centrosinistra». E l’ex presidente della Camera è tornato a chiedere un ripensamento sul nucleare. «Bisogna ricominciare immediatamente la ricerca - ha detto Casini -. Oggi il nucleare è sicuro, il nostro Paese è purtroppo uno di quelli che non riesce a modernizzarsi in Europa». «Facemmo una scelta scellerata venti anni fa con quel referendum - ha spiegato - sull’onda dell’emotività di Chernobyl, ma oggi c’è bisogno di ritornare sulla strada del nucleare». Quale governo potrebbe farlo? Alla domanda dell’intervistatore, il leader Udc risponde dicendo: «Non certo un governo che ha come ministro Pecoraro Scanio».

 
Per il nucleare, contro il "Nimby": la Camera apre la proposta di An PDF 
Mercoledì 03 Ottobre 2007 00:00
libero:



Chi c'è c'è, chi non c'è - tipo gli ex ministri Gianni Alemanno e Altero Matteoli - sarà sempre in tempo ad aggregarsi dopo, ammesso che lo voglia. Gianfranco Fini ha scelto: Alleanza nazionale è ufficialmente il partito dell'energia nucleare. Lo sancisce la decisione di far avviare l'iter parlamentare della proposta di legge per la costruzione di nuove centrali atomiche, siglata da quasi tutti i pezzi da novanta di via della Scrofa (primo firmatario Adolfo Urso, secondo Fini, terzo Ignazio La Russa). Proprio domani il testo inizia il suo percorso nella commissione Attività produttive della Camera. E lo conferma l'ultimo numero di Charta Minuta, la rivista di Fare Futuro, la fondazione di cui Fini è presidente e Urso direttore generale. Un vero e proprio manifesto della "eco-destra", in cui ha un ruolo fondamentale l'atomo di pace, citato come forma di «energia verde» per eccellenza, anche in vista del rispetto del controverso trattato di Kyoto.

La filosofia del provvedimento che An vuole vedere approvato è opposta a quella in voga nella sinistra no global e più radicale, sintetizzata dalla sigla "Nimby", not in my backyard, non nel mio cortile. A via della Scrofa pensano invece che i cittadini debbano essere invogliati ad ospitare certe infrastrutture nei loro comuni, e proprio per questo la proposta di legge che sarà discussa da domani prevede che gli abitanti dei centri che ospitano le centrali nucleari siano esentati dall'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, e dalla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È previsto, inoltre, che ogni regione o provincia autonoma ospiti almeno una struttura "scomoda" di utilità nazionale: una centrale nucleare, un sito per lo stoccaggio delle scorie, un rigassificatore o un impianto per lo smaltimento dei rifiuti.

Tra i "big" del partito di Fini mancano all'appello Alemanno e Matteoli, che già la scorsa legislatura, da ministri, avevano detto più volte che il nucleare non è la risposta ai problemi energetici italiani. Non si tratta di un "no" secco, ma di una perplessità comunque forte abbastanza da non far apparire i loro nomi accanto a quelli degli altri quaranta parlamentari che hanno firmato la proposta. Lo stesso Silvio Berlusconi, del resto, quando era presidente del Consiglio, preferì farsi scudo dell'Unione europea, che chiedeva agli Stati membri di aumentare il ricorso all'energia atomica. Intanto, però, la scorsa legislatura fu compiuto un passo in avanti, piccolo ma politicamente importante: Enel fu liberata dal divieto di produrre energia atomica all'estero.

Già il fatto che adesso Montecitorio abbia il coraggio di aprire un dossier così scomodo è una notizia. La proposta di legge viene discussa perché il capogruppo di An in commissione, Enzo Raisi, ha deciso, d'intesa con Fini, che era il momento di fare del nucleare e della questione energetica una bandiera di An. Il presidente della commissione Attività produttive, il quasi ex radicale Daniele Capezzone, si frega le mani. «Ho calendarizzato con grande piacere la proposta di Alleanza Nazionale per la riapertura del confronto sul nucleare», racconta. E spiega: «Penso che l'Italia sia in condizione catastrofica proprio perché, negli ultimi quindici anni, sono stati detti troppi no: al carbone, ai rigassificatori, al nucleare. Col risultato che oggi, nella produzione di energia elettrica, siamo diventati dipendenti dal gas. Con tutti i rischi che questo comporta». Da notare che nel centrosinistra alcuni parlamentari hanno accolto la calendarizzazione del provvedimento con tacita soddisfazione. Solo negli ultimi tempi, del resto, il ritorno all'atomo è stato invocato dall'ex ministro Pierluigi Bersani, dal responsabile energia dei Ds, Antonello Cabras, e da Enrico Letta, candidato alla guida del partito democratico.

La strada, insomma, sarà pure tutta in salita, ma intanto, vent'anni dopo il referendum del 1987, che pure ha "abrogato" il nucleare solo in modo obliquo, si torna a discutere di energia atomica in Parlamento, dove ognuno sarà chiamato alle sue responsabilità: basta formule vuote, chi è d'accordo - anche a sinistra - alzi la mano, gli altri si assumano la responsabilità di aumentare il costo delle bollette e la dipendenza dell'Italia dall'estero. L'opinione pubblica pare matura per una svolta. Due anni fa una rilevazione di Renato Mannheimer certificava che il 54% degli italiani è favorevole al ritorno al nucleare, e un sondaggio pubblicato in questi giorni dal mensile Espansione conferma quelle cifre.

I confronti internazionali, intanto, sono impietosi. Nell'Unione europea, dove il 31% dell'energia è prodotto dalle centrali atomiche, le famiglie pagano cento chilowattora 10,8 euro (tasse escluse), ma nell'Italia che ha detto no al nucleare e - caso unico in Europa - produce l'82% della sua energia bruciando gas, petrolio e carbone, il prezzo è di 15,48 euro, il più alto del continente. Le nostre imprese pagano 12,1 euro (Iva esclusa) per cento chilowattora, ma i loro concorrenti francesi, grazie al nucleare (da cui proviene il 78% dell'elettricità d'oltralpe), se la cavano con appena 5,8 euro: meno della metà. Intanto il 14% dell'energia che usiamo in Italia è importato dall'estero, e in gran parte è prodotto da centrali nucleari vicine ai nostri confini.

di Fausto Carioti
 


Pagina 242 di 243

Biografia del Presidente

Sample image Vincenzo Pepe
Presidente

Pubblicità

EXPO 2015 - Fondazione Vico

Relazione_Presidente_Nucleare

Fareambiente_in_giappone

Riconosc_Minist _Ambiente_logo

logogagipiccolo

logo_oasi

logo_fondazionevico

vallerano

Aderisci_Icaro

Olivetti La Greca

ACSE Italia

logosra