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Clima: Cina; effetti mutamenti, da inondazioni a siccità. PDF 
Martedì 01 Gennaio 2008 00:00
Ansa:
ROMA - I mutamenti climatici in Cina sono
gia' una realta'. Ne sono la conferma gli eventi meteorologici
estremi che sono diventati piu' frequenti, dalla siccita' nel
Nordest alle inondazioni nelle aree dei tratti intermedi e
inferiori del fiume Yangtze e alle inondazioni costiere in
grandi centri urbani come Shangai. Secondo il Rapporto sullo
sviluppo umano 2007-2008 ''Resistere al cambiamento climatico''
pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo
(Undp), l'aumento delle temperature e la variazione dei regimi
pluviometrici comporteranno un calo della produzione di mais,
grano e riso, del 10% entro il 2030 e fino al 37% nella seconda
meta' del secolo. Entro il 2050 si stima una riduzione del 27%
dei ghiacciai della Cina occidentale e una netta riduzione della
disponibilita' d'acqua in diversi fiumi, compresi quelli della
Cina settentrionale.

I cambiamenti climatici andranno in realta'
ad aggravare crisi ambientali gia' esistenti. E' poi allarme
rosso per i cosiddetti bacini delle 3H, dei fiumi Huai, Hai e
Huang, che forniscono acqua a circa meta' della popolazione
cinese. A causa della crescente domanda di settore industriale,
centri urbani e agricoltura, la quantita' d'acqua prelevata e'
doppia rispetto al tasso di rigenerazione. Il risultato e' che i
fiumi non arrivano piu' al mare e si abbassa il livello delle
falde freatiche. Una riduzione dei flussi d'acqua del bacino
delle 3H potrebbe trasformare una crisi ecologica in una
catastrofe economica e sociale. Circa un terzo del Pil cinese e
una buona fetta della produzione di cereali dipendono dall'area
del bacino, che sara' messo a rischio quando il clima avra'
effetti come siccita', aumento delle temperature e riduzione
della portata dei fiumi.

Altro capitolo sono i ghiacciai cinesi,
che probabilmente porteranno ad inondazioni piu' frequenti, ma
nel lungo periodo toglieranno acqua alle comunita' montane.
Nell'altopiano del Qinghai-Tibet, che copere un territorio pari
all'Europa occidentale e comprende oltre 45.000 ghiacciai,
questi ultimi si stanno ritirando alla velocita' di 131 km
quadrati ogni anno. Il destino della maggior parte di loro sara'
quello di una scomparsa definitiva. Secondo il Rapporto poi,
eventi come la tempesta di sabbia del 2005, che ha depositato su
Pechino 330.000 tonnellate di sabbia, diventeranno piu' comuni e
citta' come Shangai, con i suoi 18 milioni di abitanti, sono a
rischio alluvione. L'innalzamento del livello del mare e
l'aumento delle mareggiate hanno ristretto i margini di
sicurezza della citta' costiera, e i piu' vulnerabili sarebbero
i 3 milioni di abitanti migrati in citta' dalle zone rurali e
alloggiati in accampamenti di fortuna.
 
Centrali nucleari in Italia? Oggi il 52% pronto a dire sì PDF 
Lunedì 12 Novembre 2007 00:00
www.postpoll.it:
Un ribaltone rispetto al referendum del 1987 quando la maggior parte degli italiani disse di no al nucleare.L’opinione pubblica ha cambiato nel corso del tempo il proprio orientamento. Se si tenesse oggi una consultazione popolare il risultato sarebbe diverso. Come emerso da un’indagine di Swg il 52% degli italiani è favorevole al nucleare.Lo schieramento del no, che due anni fa risultava maggioritario (52%), ora è al 34%. Ma non si tratta di un dietrofront repentino. Nel 1991 alla stessa domanda rispondeva positivamente il 35% , i favorevoli sono cresciuti costantemente negli anni. Questo cambiamento di orientamento segna in parte la fine dell’onda emotiva scatenata da Chernobyl nel 1996.
 
Quarta generazione: Bersani apre al nucleare PDF 
Venerdì 09 Novembre 2007 00:00
l'opinione:


Il ministro allo Sviluppo Economico guarda avanti, guarda al nucleare. Ma lo fa con discrezione, per non irritare gli alleati della sinistra radicale. Ieri, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato come per il nucleare non sia questione di un impianto ma “di sistema”. Per il know-how, le nuove tecnologie, devi avere una cultura, una logica. Io allora dico: esercitiamoci a ricostruire un minimo di know-how; e lo stiamo facendo, attraverso Stogit, L'Enea...Rientriamo nel giro internazionale della ricerca sul nucleare di quarta generazione, quello cioè che cerca di risolvere il problema delle scorie; e lo stiamo facendo. Posso anticipare - ha aggiunto il Ministro - che la prossima settimana con il ministro americano concretizzeremo qualcosa di preciso. Ci metteremo dei soldi. Vogliamo star dentro questa cosa”.

Bersani ha proposto di “fare del deposito di superficie un centro di ricerca: io lo vedo come un luogo di tecnologie e di alta formazione. Cerchiamo di ricostruire una nostra capacità con i nostri strumenti, per la nuova generazione”. Con le centrali dotate di reattori della vecchia generazione, ha rilevato, c'è chi sostiene che i conti tornano, “ma io - ha sottolineato - non ho visto che i conti tornino” perché le grandi compagnie che producono energia con il nucleare non hanno messo in bilancio i costi di smantellamento al termine della vita utile degli impianti, come si fa per le centrali tradizionali. E di quei costi, ha chiesto retoricamente Bersani, che ne facciamo: “Decidiamo che se ne incarica pantalone, qualsiasi sia il costo? O magari li mettiamo in bolletta?”. Nonostante Bersani abbia fatto un quadro abbastanza chiaro (nucleare si, ma fatto bene), il dibattito politico, come sempre, si è acceso sul tema.

L'Italia “deve rimettersi in marcia e andare verso il nucleare”, questo secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, intervenuto al convegno di Fare Ambiente a 20 anni dal no sul nucleare. “Bisogna riprendere la strada della modernizzazione dell'Italia. Quel no al nucleare di 20 anni fa - ha detto Casini - fu una scelta sbagliata. L'Europa è andata avanti, noi ci siamo fermati sulla ricerca e oggi l'energia costa agli italiani il doppio degli altri Paesi europei. Paghiamo un prezzo troppo alto. L'Italia è in serie B, dobbiamo riprendere la strada della modernizzazione e avere il coraggio di riprendere la strada del nucleare”. Non poteva mancare una stoccata al Verde Pecoraro Scanio. “Gli Stati Uniti - ha proseguito Casini - hanno fonti di approvvigionamento diverse dalle nostre. Noi siamo completamente dipendenti dall'esterno. Il prezzo del petrolio è quello che è, e sul carbone siamo fermi. Abbiamo un ministro - ha aggiunto il leader dell'Udc riferendosi al responsabile dell'Ambiente - che sa dire solo no, no a tutto, no ai rigassificatori, no alle centrali a carbone, no anche al nucleare. Per cui oggi si tratta, se abbiamo a cuore l'ambiente, il futuro dei nostri figli e anche i conti economici dello Stato, di riprendere la strada del nucleare”.

Pronta la replica sdegnata del titolare del dicastero all'Ambiente. “È vero l'opposto, l'Italia ha fatto una scelta lungimirante, dicendo no al referendum. Il nucleare, ad oggi, è l'energia più costosa e pericolosa del pianeta. Non a caso, ieri sera è stata chiusa una centrale in Romania, nei mesi scorsi in Giappone. Il futuro è l'energia solare. Le scorie nucleari - insiste il leader dei Verdi - sono ancora uno dei problemi più gravi del pianeta. Il nucleare è l'energia più costosa e pericolosa che c'è al mondo. Tant'è vero che il costo è esorbitante. Oggi il futuro sono le fonti rinnovabili, il solare, l'efficienza energetica, l'uso migliore delle fonti fossili”.

di Valerio Carli

 
L’ambientalismo del fare. "Riaprire la battaglia per l’energia nucleare" PDF 
Giovedì 08 Novembre 2007 00:00
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7644&aa=2007:



A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista. Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico.

Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi.

La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.

Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente. Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo. La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale
 
Fare Ambiente - 20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare. PDF 
Mercoledì 07 Novembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
Si avvia la sottoscrizione di una petizione popolare per il rilancio del nucleare di nuova generazione e delle fonti energetiche eco-compatibili, con Pierferdinando CASINI, Sandro BONDI, Adolfo URSO e Vincenzo PEPE, Segretario Nazionale di FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale.
Giovedì, 8 novembre, ore 11,00 a Roma presso la Sala Cristallo – Hotel Nazionale – Piazza Montecitorio, si terrà la presentazione della petizione popolare con l’intervento dei proff. Franco Battaglia, Corrado Mencuccini, Francesco Sisinni.
A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista.
Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico. Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi. La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.
Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente.
Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo.
La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.
 


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