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Due patti per l'ambiente: uguali nel nome ma diversi nella sostanza! PDF 
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Fare Ambiente:
È stata una doppia sorpresa leggere il “Patto per l\'ambiente – 13 proposte per un\'Italia più moderna” di Legambiente. Doppia perchè siamo contenti di un\'iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche e fare ambiente e così simile alla nostra iniziativa, di qualche tempo fa, del “Patto per l\'ambiente – Lettera aperta al futuro Premier”.
La similitudine, a dire il vero, oltre che averci stupiti, ci ha fatto anche sorridere della – se vogliamo chiamarla così – coincidenza!...
I due documenti hanno molto in comune: in entrambe si utilizza il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società del domani. Come si afferma nel nostro Patto: “La sostenibilità deve diventare cultura diffusa”e fruibile da tutti. La divulgazione e la conseguente consapevolezza seguono per forza di cose l\'accesso a determinati contenuti. Accesso, che fino ad oggi, in Italia, per quanto riguarda i temi pregnanti dell\'ambientalismo è stato prerogativa di pochi addetti ai lavori e quello che è riuscito a passare, nei meandri dei filtri comunicativi, è stato strumentalizzato e banalizzato creando una disaffezione e, addirittura, una diffusa avversione della gente nei confronti della tutela e valorizzazione dell\'ambiente e dei beni culturali.
Nel primo punto del documento di Legambiente si pone il problema del cambiamento climatico e ci troviamo d\'accordo sul contrastare con ogni mezzo tale fenomeno e sull\'applicazione delle direttive dell\'UE sul 20-20-20: ridurre del 20% i gas serra e raggiungere il 20% di energia da rinnovabili entro il 2020. Ma non siamo sulla stessa lunghezza d\'onda quando si parla di organizzare una conferenza nazionale su energia e clima: sarebbe, a nostro avviso, solo una perdita di tempo. Le direttive comunitarie esistono, devono essere solo applicate dai singoli Stati dell\'UE attraverso dei processi di policy efficaci e virtuosi, che non diano spazio ad ulteriori dispendi di energie e denaro. Siamo in netto contrasto – inoltre – sul “rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Come più volte ribadito, Fareambiente è favorevole al finanziamento e alla reintroduzione della ricerca sul nucleare. Abbiamo, poi, una posizione possibilista per quanto concerne il nucleare. Riteniamo che, pur se i ricercatori non hanno ancora trovato una soluzione definitiva al problema delle scorie radioattive delle centrali nucleari, dei centri di ricerca e dei poli ospedalieri, l\'energia nucleare rappresenti una risorsa strategicamente importante per il fabbisogno della nostra nazione e una fonte energetica a emissioni zero di Co2. Nonché la vicinanza alla Francia che conta 59 centrali nucleari attive, disposte in molti casi sul perimetro dei confini nazionali e, in particolar modo, del confine con l\'Italia; l\'accordo anglo-francese sul nucleare che Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno stipulato in questi giorni a Londra, che prevede la costruzione in partnership di una nuova generazione di centrali nucleari e di reattori per esportarne la tecnologia in tutto il mondo a caro prezzo; per non parlare dei progetti della Cina, che entro il 2020 costruirà 30 nuove centrali nucleari; tutto questo dovrebbe giustificare l\'esigenza di rivedere la scelta referendaria del 1987, nell\'ottica dell\'interesse e del soddisfacimento del fabbisogno nazionale. Infatti, i processi di globalizzazione, ben lungi dall\'aver messo in crisi i confini territoriali delle nazioni, hanno prodotto un fenomeno identitario tale da riportare in auge le istanze nazionali a discapito di quelle comunitarie. In questo stato di stallo in cui versa l\'UE, l\'Italia potrebbe andare allo sbando se non si mettesse mano al Piano Energetico Nazionale creando, anche col nucleare, quel giusto mix energetico che porti all\'autonomia energetica. Sempre la Francia soddisfa l\'80% dei suoi bisogni con l\'energia nucleare. Ci sembra – quindi – miope la posizione di Legambiente ancorata a vecchi stereotipi e pregiudizi sul nucleare civile.
Sui rifiuti ci troviamo perfettamente in accordo: bisogna allontanarsi dalla prospettiva dello smaltimento in discarica con le 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero), ma, in questo preciso momento, non possiamo non affrontare il doloroso nodo dei rifiuti in Campania. Per questo Fareambiente non può che sollecitare la costruzione di termovalorizzatori di ultima generazione, che utilizzino il processo di pirolisi, in Campania e nelle altre regioni italiane, poiché il problema rifiuti non riguarda solo la Campania, ma presto riguarderà tutta l\'Italia: sappiamo tutti che la caring capacity del territorio nazionale è stata superata da lungo tempo e a fronte di territori dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto percentuali molto alte ci sono zone in cui, ancor oggi, non esiste affatto. In questo possiamo vedere, purtroppo, una nuova spaccatura tra Sud e Nord, dove il Sud si estende anche al Centro. In questo divergiamo da Legambiente anche sul disegno di legge sui Piccoli Comuni. Pur essendo vicini ai comuni con meno di 5.000 abitanti e propensi a considerare di grande valore il patrimonio che custodiscono, crediamo che sia indispensabile costruire soggetti consortili che possano agire liberamente su territori scarsamente popolati e mal rappresentati nelle stanze dei bottoni. Paradossalmente – secondo il nostro parere – solo perdendo una fetta dell\'autonomia comunale questi centri potranno sopravvivere gestendo insieme e mettendo in comune le loro doti. Il principio di sussidiarietà affronta proprio tale problema: è in contraddizione – per certo – il disegno di legge sui piccoli comuni di Legambiente con il bisogno di “dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini”, che la stessa associazione sostiene nei 13 punti del suo Patto.
Anche Fareambiente è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Ma siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale. Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent\'anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all\'Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto Appennino Parco d\'Europa, idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un\'idea.
Abbiamo espresso a più riprese la nostra volontà di avere una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006. Questo per noi è fondante, perchè porta con sé la volontà chiara ed indiscutibile di fermare e debellare le Ecomafie, avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo, abbattere gli Ecomostri e far sì che non si verifichino più abusi, ma neanche condoni, che valga il principio “chi inquina paga”, tutelare il mare, i bacini d\'acqua e le coste, far sì che si realizzi un uso razionale dell\'acqua, concretizzare una politica chiara sui trasporti che vada in direzione del trasporto su rotaia, anziché su gomma e che, quindi, vada a realizzare la TAV il Val di Susa, in pieno accordo con le popolazioni locali, intavolando un tavolo di trattative. Il che non significa lasciare le autostrade e le strade del Paese nelle condizioni in cui versano oggi: garantire l\'ultimazione dei lavori della Salerno-Reggio Calabria in brevissimo tempo, ormai, si impone come un dovere morale da parte delle autorità. Fare Ambiente – infatti – è per una politica di sostegno alle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali: siamo ostili ai “no” prevenuti e aprioristici, siamo, invece, possibilisti e votati al confronto e all\'approfondimento tematico.
Per quanto riguarda l\'agricoltura, consci del fatto che l\'agricoltura biologica rappresenta una piccolissima parte dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani e che, perciò, va intensificata e sostenuta, siamo – però – pur consapevoli che non si può fermare la ricerca scientifica nel settore agricolo-alimentare. Soltanto da tale ricerca giungerà la soluzione ad un male che attanaglia la popolazione mondiale: la fame, la malnutrizione, la mancanza di cibo nel mondo.
Infine siamo concordi nella prospettiva di raggiungere la soglia del 3% del PIL da destinare a ricerca e sviluppo, ma la nostra vera proposta per quanto riguarda la formazione si realizza nel pensare ad “una scuola capace di futuro” solo se sarà introdotto e reso obbligatorio, in tutto il percorso delle scuole dell\'obbligo, l\'insegnamento dell\'educazione ambientale. Soltanto in questo modo si potrà creare una coscienza ecologista, che porti al rispetto e alla tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali, poiché questi due mondi non possono essere scissi vivendo in simbiosi e facendo parte l\'uno dell\'altra.

di Giovannipaolo Ferrari


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