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Vent’anni dal referendum sul nucleare. “Quali fonti energetiche per l’Italia?” PDF 
Sabato 03 Novembre 2007 00:00
l'opinione:



Tra pochi giorni (8 e 9 novembre 1987) ricorre il ventennale del referendum con il quale i cittadini italiani decisero di abbandonare l’utilizzo di energia nucleare. Una scelta che fu forse influenzata dalla tragedia di Cernobyl, o forse da una reale consapevolezza dei rischi derivanti dalla presenza sul nostro territorio di centrali nucleari, laboratori dove l’uranio viene arricchito per scopo energetico, e dal timore che potesse essere impiegato per usi bellici. All’epoca l’Italia aveva prodotto ed utilizzato energia nucleare per circa vent’anni, nelle centrali dell’Enel e negli impianti nucleari dell’Enea, producendo quindi scorie radioattive che vennero affidate, per essere stoccate, ad una società appositamente costituita. A distanza di vent’anni, i discorsi sull’eventuale utilizzo in Italia di energia nucleare, continuano a generare divisioni e spaccature tra gli schieramenti politici italiani. Anche se è ancora aperto il problema dello smaltimento delle scorie, l’energia nucleare parrebbe essere al momento la fonte energetica a più bassa emissione di carbonio prodotta nell'UE e secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, l'uso del nucleare è destinato a crescere, passando dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030.

Ma l’ipotesi di un ritorno al nucleare crea ancora sconcerto e preoccupazione; secondo un sondaggio commissionato dai Verdi all’Ipr Marketing (istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione), gli italiani restano contrari al nucleare. Su un campione, intervistato di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, il 56% è contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% è contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al suo comune. Intanto a Vienna il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto, ha partecipato giorni fa, in rappresentanza del governo italiano, alla riunione ministeriale della Global Nuclear Energy Partnership, che intende coinvolgere le nazioni nella ricerca di risposte, alla crescita della domanda di energia attraverso un "nucleare sicuro". L’Italia, per non restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione, sarebbe pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale e ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma.

Secondo la comunità scientifica l’energia prodotta dai reattori a fusione non produce emissioni di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, ed in questo tipo di reattori non si produrrebbero scorie radioattive, eliminando così il problema dello stoccaggio dei residui delle centrali. Da tale riflessione conseguirebbe che le emissioni di CO2, che favoriscono l’assottigliamento della fascia d’ozono, sarebbero più pericolose delle scorie nucleari. Recentemente la Commissione Attività Produttive della Camera ha iniziato la discussione su una proposta di legge volta a reintrodurre l'utilizzo del nucleare a scopo pacifico; su tale tematica parrebbe emergere una convergenza di idee tra i gruppi moderati dei due schieramenti, anche se persistono forti perplessità sull'attuale tecnologia, così detta della “terza generazione”. L’Unione Europea, per favorire lo sviluppo delle tecnologie energetiche, ha adottato tre obiettivi chiave che riguardano: la riduzione del costo attuale delle fonti rinnovabili di energia; la facilitazione dell’uso efficiente di energia; garantire alle industrie europee una posizione di primo piano nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La realizzazione di questi obiettivi strategici prevede la ricerca e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili come sole, vento, carburanti da biomasse. Ma anche centrali a gas naturale, oltre alle celle a combustibile e idrogeno ed alla fissione avanzata e fusione. Inoltre andrebbe considerato un migliore impiego dell'energia sia nei processi di conversione, che nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, per raggiungere gli obiettivi vincolanti fissati per il 2020. Il Parlamento europeo, nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, ha chiesto alla Commissione ed agli Stati membri di dare un'elevata priorità alle fonti rinnovabili raccomandando anche che il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione venga destinato alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, ricomprendendo anche le energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Compito dei governi nazionali è destinare maggiori risorse per la ricerca in campo energetico in previsione della revisione del bilancio 2007-2013.

L'impiego di energia nucleare desta forti preoccupazioni perché l'energia è generata dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio è scisso in due nuclei più piccoli attraverso un processo chiamato “fissione nucleare” che produce energia e genera altri neutroni che, a loro volta, bombardano i nuclei di uranio dando luogo alla “reazione a catena nucleare”. Questo processo crea radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, e cioè scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fino a quando il livello di radioattività non sarà decaduto. Il grado di radioattività non consente all'uomo di avvicinarsi alle scorie e, al momento, sono controverse le tesi sul periodo di decadimento della radioattività e sulla possibilità di distruggere le scorie radioattive. Quantità minime di uranio consentono di produrre una elevata quantità di energia ad emissione zero, contrariamente al carbone ed al petrolio che combusti emettono anidride carbonica. Ma oltre al problema delle scorie radioattive, c’è quello degli elevati costi per impiantare una centrale nucleare, che peraltro, una volta individuata la possibile ubicazione, sarebbe difficile da fare accettare alle popolazioni locali.

Al Convegno "Energia per lo sviluppo" che si è tenuto a a Baveno, è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, che pur non volendo entrare nel merito di scelte politiche ed esprimendo il timore per le scorie nucleari radioattive che abbiamo in Italia ha sostenuto che: "Purtroppo a causa della sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel cortile di casa mia ndr), non si riesce ad avere una politica chiara e seria. L'unica soluzione che riusciamo a trovare è portare fuori tutto all'estero con costi sempre più insostenibili per l'economia nazionale". Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni per arginare la crisi energetica potrebbero avere conseguenze di vasta portata sia per lo sviluppo tecnologico che per la salute dell'Ambiente. Il rispetto dei vincoli ambientali e il tentativo di limitare l'inquinamento, deve costituire una priorità assoluta in grado di orientare le scelte energetiche verso fonti di energia "pulita", in modo da poter avviare un processo destinato a ridurre pesantemente il consumo del petrolio, fonte in via di estinzione che ci vincola fortemente ai paesi produttori.

La tutela dell’ambiente è una delle maggiori sfide per l’Unione Europea e il principio dell’integrazione delle esigenze in materia di ambiente nelle politiche dell’Unione è una delle basi dell’azione comunitaria; il principio comunitario di “sviluppo sostenibile” che si è affermato come uno dei pilastri dell’unione, è uno degli obiettivi da realizzare attraverso uno sforzo comune affinché il progresso non metta a rischio le possibilità di crescita delle generazioni future. Fareambiente, movimento ambientalista democratico liberale, ha promosso a vent’anni dalla scelta anti-nucleare il convegno “Quali fonti energetiche per l'Italia?”, per riflettere sull’opportunità di perdurare nella scelta antinuclearista, quando a poca distanza dai nostri confini sono situate centrali che lavorano alla fissione nucleare, e sulle reali possibili alternative necessarie ad arginare la crisi energetica; considerando che per rientrare nei parametri di Kyoto e della U.E. è necessario ridurre le emissioni di gas serra che provocano l’assottigliamento della fascia di ozono. L’appuntamento con Fareambiente è alla Sala Capranichetta l’8 novembre alle ore 11.

di Paolo Feliciotti


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