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Parlamento Europeo, Febbraio 2020 “Green Deal e le ragioni dell’Ambiente nelle politiche europee” PDF 
Sabato 22 Febbraio 2020 11:08

Grande successo per l’evento “Green Deal” che ha visto come stakeoloder il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente, Confindustria Caserta e l’Università telematica Pegaso, che si è svolto il 19 Febbraio, grazie all’autorevole supporto dell’Onorevole Aldo Patriciello, presso sede del Parlamento Europeo di Bruxelles.
Oggetto dell’iniziativa sono state delle proposte/suggerimenti operativi, redatti da FareAmbiente, che indirizzano la politica ambientale del massimo organo di espressione democratica europea, verso uno sviluppo economico improntato sulla ecosostenibilità, in modo che il green new deal, ossia il nuovo patto verde europeo, si traduca in azioni e misure concrete da adottare e non si riduca ad un mezzo di mera propaganda.


Il Dibattito è stato introdotto da Ivan Forte e Vincenzo Perretta rispettivamente Funzionario del Parlamento europeo e giornalista, i quali si sono soffermati sulla grave emergenza del cambiamento climatico e sull’estrema urgenza di doverla immediatamente affrontare, ribadendo entrambi che l’iniziativa è volta appunto all’ulteriore sprono delle istituzioni europee affinchè esse intervengano con l’adozione di azioni e misure concrete , anche di natura straordinaria.
Al dibattito hanno preso parte i rappresentanti del mondo produttivo, come il Presidente della Sezione Terziario di Confindustria, Giovanni Lavornia coopromotore ed organizzatore dell’iniziativa, che senza mezzi termini ha sottolineato l’importanza di dover tutelare le imprese, da potenziali risvolti negativi che alcune normative emergenziali potrebbero avere sulle imprese, soprattutto quelle medio piccole, visto che il 95 delle imprese italiane appartengono a tale categoria, che con grande coraggio e sacrificio, hanno scelto di orientare le proprie aziende verso la ecosostenibilità, che spesso comporta, in Italia come nel resto di Europa, costi maggiori e tempi incerti.
Dopo il mondo produttivo ha preso poi la parola Pasquale Sasso, in rappresentanza del magazine socio/economico Forbes, il quale ha sottolineato l’importanza del ruolo che dovrà avere la corretta e costante informazione al fine di veicolare le notizie necessarie, che aiutino le aziende, che vorranno fare investimenti concreti verso la ecosostenibilità, a reperire con maggior facilità i fondi e gli investimenti necessari affinché le stesse possano diventare più competitive, ed allo stesso tempo creare sia nuovo business che essere meno impattanti per l’ambiente, in ottemperanza alle recenti direttive europee.
E’ poi intervenuto Francesco Della Corte, coordinatore scientifico di master universitari sul management ambientale ed in rappresentanza del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente, il quale ha evidenziato che la strada intrapresa dall’Europa, verso un concreto mitigamento dei cambiamenti climatici, è senz’altro quella giusta, seppur ancora in salita, a dimostrazione dell’impegno serio delle istituzioni europee verso questa direzione, è di certo l’impegno condiviso di voler trasformare il “vecchio continente” nel primo blocco dei paesi del mondo ad impatto climatico zero, entro il 2050, impegno stigmatizzato in una recente norma che vincola tutti i paesi dell’Unione al raggiungimento della neutralità delle emissioni inquinanti entro la predetta data. Lo stesso Della Corte, aggiunge che è un ottimo inizio ma purtroppo ancora poco, visto che siamo innanzi ad una vera e prora emergenza che mette a repentaglio la sopravvivenza dell’uomo, e che è appunto di vitale importanza doverla affrontare in modo straordinario, anche con azioni speciali e peculiari, ragione per la quale il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente, presieduto dal filosofo dell’ambientalismo positivo Vincenzo Pepe, ha redatto ben cinque proposte/suggerimenti, che si ritengono utili per il raggiungimento degli obiettivi prefissati nel “green New Deal”.
La prima proposta è :
1) ” favorire la transizione green detassando le imprese per 5 anni”
Della Corte evidenzia l’importanza di voler agevolare dal punto di vista fiscale, deducendo dal reddito imponibile i costi sostenuti dalle imprese, per gli investimenti in linea con “green economy”, in particolare in energie rinnovabili, in impianti di cogenerazione, od in macchinari a basso impatto ambientale. Puntare sulla green economy, significa cambiare la rotta ed è proprio in tale ottica che bisogna incentivare fortemente l’innovazione e gli investimenti verdi, per questo potrebbe all’uopo rivelarsi utile “premiare le imprese” che effettuano scelte strategiche all’insegna della ecosotenibilià, mediante un’esenzione fiscale per cinque (5) anni, strategia che di certo aumenterà la competitività delle imprese, ed allo stesso tempo garantirà sia lo sviluppo di nuovi business che la salvaguardia dell’ambiente.
La seconda proposta, riguarda la necessità di:
2): “Semplificare le procedure volte ad adottare le imprese della green economy e ridurre i costi burocratici per le imprese green”. Snellendo le procedure per le imprese che investono nel green si favoriscono i processi di semplificazione, evitando inutili lungaggini e complicazioni burocratiche che spesso sono un vero e proprio ostacolo per la diffusione e per la crescita delle imprese volte ad un modello di sviluppo economico diretto verso la sostenibilità ambientale.
Inoltre per i piccoli impianti, potrebbero essere previsti pure dei sistemi di autocertificazione abbinati, ovviamente a seri controlli ed a sanzioni più efficaci e deterrenti, tutto ciò attraverso un quadro normativo più coerente, stabile ed efficace.
3)”Investimenti green fuori dal Patto di Stabilità”
Attualmente il Patto di Stabilità, come ha evidenziato Della Corte, già prevede degli “spazi” che consentono agli Stati Membri il finanziamento di specifici investimenti verdi, purchè essi prevedano “effetti a lungo termine” ma investimenti green, purchè essi pero siano abbiano una programmazione a lungo termine, ma vista l’emergenza da affrontare e gli obiettivi fissati dall’Unione Europea, bisognerebbe garantire maggiore flessibilità, addirittura reinterpretando le regole del bilancio, in modo che gli investimenti cd “verdi” vengano finanziati senza che essi intacchino il percorso verso l’equilibrio strutturale del bilancio.
4 “Introduzione dell’educazione ambientale” in tutte le scuole, di ogni ordine e grado d’Europa. Sulla scia degli ottimi risultati raggiunti in Italia dall’introduzione della legge sull’educazione ambientale, la 210 del 30.12.2008, redatta da FareAmbiente e fortemente voluta dal Presidente Vincenzo Pepe, si chiede alle istituzioni europee di predisporre una norma che preveda l’insegnamento dell’educazione ambientale, come materia di studio, in tutte le scuole di ogni ordine e grado.
5) “formazione professionale a vocazione ecologica”, formazione che dovrà essere effettuata in tutti i settori siano essi pubblici che privati.
Dopo aver ascoltato le cinque proposte/suggerimenti, ha preso la parola, per le conclusioni, l’onorevole Aldo Patriciello, il quale dopo aver sintetizzato le misure salienti poste in essere dall’Europa negli ultimi anni in materia ambientale e soprattutto per combattere i cambiamenti climatici ha ribadito l’importanza della connessione e del costante collegamento con gli organi istituzionali europei, perché è l’unico modo per affrontare e risolvere le problematiche generali e nello specifico quelle relative all’ambiente che attanagliano i paesi dell’Unione, in concreta applicazione del principio della sussidiarietà. Ha ribadito l’importanza di dover agevolare ed avvantaggiare le imprese, anche dal punto di vista fiscale, incoraggiando gli imprenditori che decidono di voltare le attività delle proprie aziende verso il “green” con soluzioni e misure concrete, certe e celeri.
Infine lo stesso Patriciello, coadiuvato dal collega europarlamentare Giuseppe Milazzo, anch’egli seduto al tavolo del dibattito, ha proposto di voler instaurare in seno alla Commissione Ambiente un tavolo tecnico permanente che abbia ad oggetto l’attuazione concreta del nuovo patto per l’ambiente “New Green Deal”, che veda allo stesso tavolo i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, del mondo produttivo, del modo scientifico e della comunicazione, in modo che possa crearsi una continua e costante sinergia pratica ed incisiva, delegando appena conclusi i lavori, il suo staff a porre in essere tutti gli atti necessari e propedeutici all’istituzione del predetto tavolo.

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