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DIRETTIVA UE PLASTICA: POSTI DI LAVORO E SICUREZZA ALIMENTARE A RISCHIO PDF 
Giovedì 28 Marzo 2019 20:39

Il Presidente del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente Vincenzo Pepe,a poche ore dall’approvazione definitiva della Direttiva Europea sulla Plastica lancia un appello alle istituzioni italiane affinché riflettano sulle modalità di recepimento in Italia della Direttiva UE e invita ad un confronto tra i rappresentanti delle associazioni dei settori imprenditoriali coinvolti dalla Direttiva e i rappresentanti politici mercoledì 17 aprile alle ore 10presso la Sala Zuccari del Senato a Roma.

“La Direttiva– secondo il Prof. Pepe – parte da un obiettivo nobile e condivisibile come la salvaguardia dei mari dalla plastica, ma è stata realizzata velocemente prevalentemente per fini elettorali senza le opportune analisi sull’impatto economico e sanitario. A conferma della tesi del Prof. Pepe è peraltro il Mediatore Europeo (Ombudsman UE)che ha aperto una proceduraper investigare su presunte lacune e pregiudizi della Direttiva.


Conseguenze   gravi potranno riguardare  la sicurezza alimentare:“I prodotti monouso in plastica sono nati anche per salvaguardare la salute (si pensi soprattutto ad esempio a piatti e bicchieri di plastica usati negli ospedali)il divieto di questi prodotti porterà rischi per la salute dei consumatori” – sostiene Pepe, tesi confermata anche dallo  studio del Prof. David Mc Dowell dell’Università dell’Ulster e Presidente in carica del comitato consultivo britannico per la sicurezza alimentare, cheha“provato scientificamente il collegamento tra la mancanza di prodotti monouso in plastica e l’aumento della diffusione di battericome escherichia coli, campylobacter, listeria, norovirus e altri virus che causano gastroenteriti acute”.

“La Direttiva Europea sulla Plastica così come è stata fatta, potrebbe produrre, soprattutto in Italia, perdite di posti di lavoro e conseguenze negative sulla salute pubblica”. I produttori degli articoli monouso in plastica, infatti sono tutte aziende italiane, sono  25 le impreseche occupano circa 3.000 dipendenti. “L’abolizione o la riduzione del consumo di questi prodotti – continua Pepe– porterà, quindi, a una riduzione dei posti di lavoro anche nei comparti della distribuzione, della somministrazione alimentare (mense, catering e distribuzione automatica) e in quelle aziende che utilizzano questi prodotti (dall’industria delle acque minerali, a quella delle bibite ad altri importati settori per l’economia italiana)”.



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