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Le sfide del futuro : il consumismo e l’ambiente PDF 
Lunedì 11 Marzo 2013 14:32

Quando circa due milioni di anni fa l’uomo è apparso sulla terra in circostanze misteriose e ancora in via di chiarificazione, apparteneva ad una specie come le altre, inserito nelle catene alimentari regolate dalle leggi della natura. 

 

 

L’uomo primitivo trovò un ambiente favorevole e un clima caldo, abbondanza di cibo e di acqua. Il problema della sussistenza, del procurarsi da vivere,non richiedeva molto tempo né grandi difficoltà. Il rapporto con la natura era, quindi, di amicizia:la caccia e la raccolta dei prodotti della natura delle popolazioni, allora poco numerose,non potevano influire minimamente sugli equilibri naturali. Ma l’uomo divenuto abile, in grado cioè di creare strumenti, aveva trovato i mezzi per amplificare le sue forze e di espandere le sue capacità. Il sentimento di dominio sulla natura comincia ad affermarsi, probabilmente, con le grandi glaciazioni dell’emisfero nord, quando deve sopravvivere in un ambiente quanto mai difficile, in un clima rigido e con penuria di cibo.

A queste condizioni sfavorevoli che determinano una sfida alla sua sopravvivenza, l’uomo risponde aumentando il suo potenziale di caccia – armi e metodi – e la sua capacità di confort: abitazioni,indumenti di pelliccia etc.

Dopo le grandi glaciazioni la natura è ancora in grado di fornire i mezzi di sussistenza attraverso la caccia e la raccolta, ma le possibilità di invenzione e di trasformazione orami messe in atto dall’uomo cominciano progressivamente a definire il rapporto di supremazia verso la natura e la volontà visione di potenza del genere umano nel corso della sua storia.

La progressiva modifica empirica dei metodi di coltivazione che danno luogo alla nascita dell’agricoltura, la scoperta del fuoco, la domesticazione degli animali e l’irrigazione costituiscono tappe fondamentali dell’espansione umana. Questi momenti rappresentano le basi tecnologiche della grande trasformazione, l’ingresso vero e proprio dell’uomo nella storia. In particolare la scoperta del fuoco assume in significato più ampio. Esso permette la visione notturna, è fonte di calore, rappresenta un sicurezza contro i predatori. Intorno al fuoco si scambiano le informazioni sui fatti quotidiani, sui programmi,viene assicurata la trasmissione della tradizione orale; si potenzia nei fatti l’evoluzione del linguaggio e si stabilizzano i gruppi sociali. Dal focolare prende avvio lo sviluppo sociale e culturale.

A.Toynbee – noto storico inglese - evidenziò che le società sono nate e si sono espanse dove l’uomo ha risposto alle sfide dell’ambiente e si è imposto sulla natura. Ad esempio nell’antica Mesopotamia le acque del Tigri e dell’Eufrate furono imbrigliate e resero particolarmente produttivo e fertile il terreno grazie ai sistemi di irrigazione costruiti dai Sumeri, dagli Accadi a dai Semiti. Quando a quest’ultimi subentrarono i Seleucidi, che non riuscirono a comprendere l’importanza dei sistemi di irrigazione, e quindi ne abbandonarono la manutenzione inizio il declino della Mesopotamia. Nella storia delle civiltà i rapporti fra l’uomo e la natura si sono svolti secondo il livello tecnologico della popolazione. A un livello tecnologico base, l’impatto dell’uomo sulla natura è modesto o nullo. In questo caso la natura rimane intatta e non viene intaccata dall’espansione umana. Ne sono un esempio le popolazioni Esquimesi, dell’Amazzonia, dell’Africa e dell’Oceania, definite primitive. In Europa invece , nel medioevo, il legno era la materia prima su cui si reggeva l’industria ed il progresso del tempo. La forte domanda contribuì alla distruzione delle foreste europee e poi all’urbanizzazione e trasformazione del paesaggio nel XIX e XX secolo. Le prime inquietudini sullo stato di salute del pianeta cominciarono a manifestarsi negli anni cinquanta del secolo scorso, dopo la seconda Guerra Mondiale . Le preoccupazioni per l’ inquinamento ed il degrado ambientale e per l’esaurimento delle risorse disponibili vennero dagli ambienti scientifici. Si manifestarono le prime perplessità sull’azione dell’uomo sull’ambiente. Da una parte aumentò la consapevolezza dei guasti prodotti dall’inquinamento, dal degrado ambientale, dalla rottura degli equilibri naturali – i così detti ecosistemi – e dall’altra parte si consolidava il bisogno di riconoscere il valore intrinseco della natura, si delineava, cioè, la necessità di modificare gli atteggiamenti e i comportamenti della gente nei confronti della natura.

L’opinione pubblica prendeva coscienza di un nuovo imperativo ecologico : l’agire in modo da garantire il rispetto dei sistemi viventi attuali e futuri. Questo imperativo si è affiancato nell’agire umano - molte volte come antagonista - al consumismo. Se da una parte infatti vi è la consapevolezza ambientalista, dall’altra vi è la ricerca del benessere, molte volte effimero e di reclame, che determina il consumismo, espressione del capitalismo. Un capitalismo che enfatizzato dai media, con la globalizzazione è diventato “turbo capitalismo”. E così la società negli ultimi ventanni si è repentinamente trasformata. Siamo sempre più schiavi della moda , “questa malattia della mente umana” , come la chiamò l’abate Fernado Galiani nel suo famoso libro Della Moneta del 1750 . Si ricerca il benessere immediato legato al consumo e non il futuro ancorato al sacrificio e al risparmio. E questo è un rischio, il consumismo è un fenomeno che distrugge risorse non per bisogno ma per desiderio. Già circa cent’anni fa, secondo Nietzche, eravamo “nel tempo in cui la civilà è in pericolo di perire ad opera della civiltà stessa”. Perché questa profezia non si avverri c’è bisogno della volontà di tutti : riconciliare l’uomo e la natura è l’obiettivo principale dell’umanità.

All’alba del terzo millennio , eredi delle generazioni passate abbiamo degli obblighi nei confronti delle generazioni future, siamo responsabili e custodi dell’ambiente, patrimonio comune del genere umano. Si deve ricercare una nuova mentalità che induca a nuovi stili di vita nei quali – come ricordava S.S. Giovanni Paolo II nell’Enciclica Centesimus Annus – “la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti.”

 

Gianluigi Longhi

Responsabile Economia FareAmbiente



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