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Martedì 22 Aprile 2008 00:00 |
L’AMMINISTRATORE DELEGATO SPIEGA LA TEMPISTICA PER REALIZZARE UN IMPIANTO Seppur timidamente, e soprattutto a causa del caro petrolio, è tornata d’attualità la questione nucleare. Finora, tuttavia, anche coloro i quali dichiaravano di non essere più pregiudizialmente contrari a un ritorno delle centrali nucleari in Italia, si trinceravano dietro a un alibi: ormai è troppo tardi, ci vorrebbero troppi anni per recuperare il tempo perduto. Per non dire del problema legato alla necessità di trovare siti di stoccaggio e via dicendo. Insomma, l’energia nucleare è un treno che il Paese avrebbe perduto. E, invece, a quanto pare non è così. A pensarla diversamente non è un opinionista, bensì l’amministratore delegato di Enel che qualche esperienza in materia di energia può legittimamente vantarla. Ora Conti, prudentemente, ha solo lanciato un messaggio, tuttavia non di poco conto. Secondo l’ad di Enel l’opzione per un investimento nella produzione di energia nucleare “è una decisione che spetta a Governo e Parlamento. E’ un problema politico”. Fulvio Conti, ha svolto questa considerazione durante una conferenza stampa a margine del Forum Internazionale dell’Energia. Ma anche aggiunto “Il vantaggio che Enel offre - ha aggiunto - è che negli ultimi anni ha potuto recuperare una competenza importante; noi siamo pronti dal punto di vista tecnico, consapevoli che si deve costruire una filiera”. Conti ha quindi spiegato che “se decideranno, come e quando e se ripristinare il nucleare, da lì partiremo”.
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Sabato 19 Aprile 2008 00:00 |
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Era il 27 settembre 1962, ore 19, quando l’aereo di Mattei, un bireattore Morane Saulnier, decollato da Catania alle 16,57 con a bordo il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi, peraltro bravissimo ed un giornalista americano che voleva intervistare Mattei, William Mc Hale, si disintegrò a Bascapè, tra Milano e Pavia a breve distanza dalla cascina Albaredo. Un contadino disse di aver visto un bagliore in cielo, il tempo era pessimo, ma come poi attestò la magistratura di Pavia, non si trattò di un tragico incidente, ma di un omicidio, probabilmente commissionato dalla estrema destra francese, l’OAS, che si opponeva all’autonomia dell’Algeria, da Mattei invece favorita e forse finanziata. Svaniva così il sogno dell’ENE (Ente Nazionale Energia) ed esattamente un mese dopo il presidente Fanfani faceva approvare alla Camera dei deputati con 371 voti a favore e 57 contrari (tra cui Scelba e Gonnella), la legge di nazionalizzazione delle imprese elettriche. Come è stato scritto “Mattei era unico, nel bene e nel male. Non lasciò veri eredi né veri successori. Le dinastie dei personaggi di quella fatta cominciano con loro e con loro finiscono, ma lasciano un grande rimpianto in quanti ebbero l’onore e la fortuna di lavorare per Lui”.
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Sabato 19 Aprile 2008 00:00 |
La fusione nucleare ci offre la possibilità di poter disporre di una illimitata fonte di energia. Essa consiste appunto nella fusione nucleare dei nuclei leggeri, gli isotopi dell'Idrogeno. Il processo è simile a quello che avviene nel sole e nelle altre stelle. Quando due nuclei atomici sono forzati a stare molto vicini, la forza nucleare di attrazione supera la forza di repulsione, fondendo insieme i nuclei di un atomo di Deuterio e uno di Trizio viene prodotto un nucleo di un atomo di Elio e un neutrone. La massa totale dei prodotti della reazione è minore di quella dei reagenti: per ogni reazione viene liberata una quantità di energia di 17,6 MeV, che è l'esatto corrispondente della massa che è diminuita (E=mc2) nella reazione di fusione tra Deuterio e Trizio. La fusione nucleare e' destinata a risolvere i problemi energetici che oggi affliggono l'umanità. In un litro di acqua di mare sono facilmente estraibili 33 mg di Deuterio, il Trizio si puo ricavare invece dal Litio (un metallo largamente disponibile sulla crosta terrestre). Il Litio attualmente è usato anche per le batterie che alimentano i computer portatili e i telefoni mobili.
Fondendo in un reattore a fusione nucleare 33 mg di Deuterio ricavati da un litro di acqua di mare con 50 mg di Trizio, facilmente ottenibile da 5 grammi di minerale di Litio, si produce una energia equivalente alla combustione di 360 litri di benzina. Come si vede il combustibile necessario per la fusione nucleare e' di facile reperibilità e estrazione e disponibile sulla terra in quantità tali da garantire la produzione di energia ncessaria all'umanità per milioni di anni.
I reattori a fusione nucleare inoltre hanno anche notevoli vantaggi per quanto riguarda la sicurezza, l'inquinamento e lo smaltimento delle scorie.
Inoltre, il 90% delle scorie della fusione nucleare hanno una bassa radioattività che si esaurisce in soli cento anni. Si elimina così anche il problema sociale e politico dello stoccaggio. Rimane il fatto che la reazione D-T produce un neutrone con più di ¾ dell'energia emessa che dal nocciolo del reattore arriva al "mantello " (blanket) producendo una certa quantità di sostanze radioattive. Uno dei principali elementi della reazione di fusione e' infatti il Trizio, che ha una vita media di solo 12,36 anni. Il Trizio non si trova in quantita' apprezzabili in natura, deve essere quindi prodotto a partire dal Litio bombardandolo proprio con i neutroni della reazione di fusione. Nel futuro reattore a fusione i neutroni che provengono dalla reazione di fusione, che avviene nel nocciolo del reattore, vengono assorbiti da un mantello contenente Litio posto intorno al nocciolo del reattore stesso. Il Litio naturale abbonda nelle rocce della crosta terrestre ed è presente, in concentrazione minore, anche negli oceani. I reattori a fusione inoltre non producono Plutonio e sono molto ridotte anche le conseguenze di eventuali incidenti. In caso di guasto, il reattore a fusione tenderà a raffreddarsi arrestando spontaneamente la reazione di fusione nucleare (sicurezza intrinseca).
La natura pone però un serio ostacolo allo sfruttamento di questa fonte di energia: per poter forzare i nuclei di Deuterio e Trizio a stare sufficientemenet vicini così che possa avvenire la reazione di fusione occore che si arrivi a temperature molto alte, 100.000.000 °C e oltre, la temperatura del sole e delle stelle. Per poter sfruttare la reazione di fusione per produrre energia elettrica occorre inoltre che la reazione di fusione avvenga in moto tale che sia prodotta abbastanza energia non solo per innescare la reazione di altri nuclei e quindi mantenerla ma che ci sia anche una energia netta da trasformare poi in energia elettrica con un impianto di generazione. Per questo è necessario che il plasma dei nuclei oltre alla alta temperatura abbia anche una certa densità e rimanere confinato per un certo tempo a quella temperatura e densità affinchè la reazione di fusione si possa mantenere.
Queste condizioni si possono raggiungere in un plasma denso ed ad alta energia praticamente in due modi: uno utilizza la forza magnetica, l'altro utilizza la forza inerziale. La fusione a confinamento magnetico consiste nel confinare un plasma ad una densità relativamente bassa per un periodo di tempo abbastanza lungo attraverso forze magnetiche mentre la fusione a confinamento inerziale utilizza potenti raggi laser che vengono focalizzati omogeneamente sulla superficie sferica di una "pasticca" (pellet) di combustibilibe nucleare così da comprimerla ad una densità centinaia di volte superiore a quella della materia solida, portandola ad implodere con conseguente raggiungimento della temperatura necessitata. In sintesi, si dispone di una tecnologia che ha consentito di superare la generazione di superare praticamente tutti i problemi legati ai reattori “tokamak” progettati dalla metà degli anni ottanta. L’attuale generazione di macchine è detta ITER, ma già un’altra, la cosiddetta terza generazione, può essere progettata, a patto di non demonizzare la ricerca e lo studio per le applicazioni civili dell’energia nucleare, poiché già progettare l'ITER con basse prestazioni è stata una scelta politica, non scientifica, e una macchina che possa raggiungere l'ignizione (Q = infinito) è un traguardo perfettamente raggiungibile allo stato attuale delle conoscenze.
E.V. |
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Mercoledì 16 Gennaio 2008 00:00 |
Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso.
Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai vice-re incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando afferma“io non mi dimetto perché sono ancora utile” dimostra un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentato da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il Centro sinistra che pur non lo stima non nuove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale. Noi di FareAmbiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto, quello dei Verdi e Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eleolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori.
Questo modo di fare ambientalismo è contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’Agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto No ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via , l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso?
Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro che di ambiente capisce molto poco ad organizzare la Conferenza sul clima ove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. FareAmbiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.
di Vincenzo Pepe |
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