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La ricetta di Bush per il clima: nucleare e fonti rinnovabili PDF 
il sole 24 ore:


George W Bush punta sul nucleare e sulle energie alternative per risolvere il problema del surriscaldamento globale. Il suo Governo, ha assicurato, «aiuterà i paesi in via di sviluppo ad ottenere il nucleare». Questa tecnologia «permette di produrre grandi quantità di energia con poco inquinamento». Il Presidente degli Stati Uniti ha detto alla platea del vertice di Washington sul clima che il suo Paese dovrà «sostituire le centrali a carbone, principali responsabili dei gas serra». E poi ha aggiunto: «Promettiamo una tecnologia per avere un'energia pulita, vogliamo che le emissioni siano vicine allo zero».Il Presidente ha aggiunto che anche l'energia solare ed eolica dovrebbero essere utilizzate per ridurre le emissioni nocive per l'atmosfera e ha proposto la creazione di un fondo internazionale per le energie alternative, sostenuto dai governi dei Paesi in via di sviluppo

 
Ecologismo dem-lib. Il primo laboratorio di Fare Ambiente PDF 
l'opinione:


Fare Ambiente, il Movimento ecologista di area democratico-liberale, continua a radicarsi sul territorio e, dopo l’inaspettato boom delle adesioni, inaugura le prime due sedi locali: entrambe ubicate nel Salernitano, l’una, a Mercato San Severino in via Rimembranza, sarà il punto di riferimento per gli iscritti della Valle Dell’Irno, l’altra, a Castel San Giorgio in via Fimiani, sarà lo spazio operativo per i residenti dell’Agro Nocerino Sarnese. “Eravamo sicuri della forza della nostra idea - dichiara Vincenzo Pepe, presidente nazionale di Fare Ambiente- ma non potevamo neanche immaginare che un movimento presentato al pubblico appena il 26 giugno scorso potesse contare ad oggi ben 5000 iscritti”.

Stanco di vedere come l’attuale politica (pseudo-)ambientalista, che nasconde loschi traffici e mal cela interessi di parte, venga gestita esclusivamente da chi si arroga il diritto di essere il solo paladino dell’ambiente, da un’Associazione come Legambiente nata all’interno del Pci e sviluppatasi nell’Arci, dalla sinistra estrema e radicale, dai no-global, dai centri sociali, da chi non ha ancora preso coscienza dei quasi quarant’anni ormai trascorsi dal Sessantotto ed anacronisticamente vede nella lotta, nella protesta ed anzi nella rivoluzione tesa all’imposizione di un’idealizzata anarchia rossa l’unica soluzione possibile ad ogni situazione più o meno problematica, da chi, in definitiva, è verde fuori e rosso dentro, il popolo dei moderati, con i giovani in testa, ha deciso di scendere in piazza per tutelare i propri diritti, troppe volte calpestati da quei militanti che non rappresentano nient’altro che uno “zero virgola” degli italiani.

La manifestazione per l’apertura del primo laboratorio di Fare Ambiente, con la “Prima Festa dei Giovani”, si terrà non a caso a Mercato San Severino, un Comune la cui popolazione oltre dieci anni fa dimostrò la proprio maturità culturale ed il proprio senso civico dando un taglio netto alla politica clientelare del passato ed eleggendo a proprio sindaco prima Giovanni Romano, oggi vice-sindaco, e poi, per continuità politica ed amministrativa, Rocco D’Auria. Ma Mercato San Severino è anche uno dei comuni-modello per la gestione dei rifiuti e per la raccolta differenziata, iniziata da ben 12 anni ed ora all’invidiabile vetta del 60 %. La serata inizierà con esibizioni musicali ed artistiche per poi proseguire con il dibattito a cui parteciperanno Giovanni Romano, Vincenzo Pepe, Francesco Della Corte, Coordinatore Regione Campania di Fare Ambiente, Alfonso Maria Fimiani, tesoriere nazionale di Fare Ambiente, ed Antonio Siniscalco, presidente del Laboratorio della Valle dell’Irno e dell’Agro Nocerino Sarnese.

“L’impeto dei giovani ed anche dei giovanissimi – sostiene Antonio Siniscalco – ed il numero eccezionale di soci od anche delle persone soltanto interessate hanno un solo comune denominatore: ad oggi non c’è ambiente senza sussidiarietà e senza sostenibilità”. Dunque non solo un attacco alla politica fallimentare di chi ha creato montagne di rifiuti, ma la proposta alternativa del principio di sussidiarietà applicato a quello di sviluppo sostenibile. “Nell’ambito della sostenibilità locale è giusto che i primi artefici della tutela siano le popolazioni locali che conoscendo il proprio territorio debbono porre in essere azioni efficaci per il raggiungimento non solo della tutela ambientale ma anche di sviluppo equilibrato e razionale. Se l’obiettivo principale della sostenibilità è la “migliore qualità della vita” – dice Pepe – è innanzitutto necessario che le collettività locali si preoccupino di tutelare il proprio ambiente difendendo le proprie aspettative di qualità della vita”.
 
Carta di Venezia sull' Energia - The Future of Science PDF 
Fare Ambiente:
L’energia è il motore della civiltà: influenza l’agricoltura, i trasporti, la salute, l’industria manifatturiera, la comunicazione e il tempo libero. L’energia è direttamente collegata alla qualità di vita in tutte le sue forme. In base agli attuali modelli di sviluppo, le agenzie internazionali prevedono che entro il 2030 la domanda di energia aumenterà di oltre il 50%. L’energia non è isolata dall’ambiente; pertanto se non prendiamo le dovute precauzioni il danno ambientale aumenterà parallelamente alla domanda di energia; le emissioni di anidride carbonica (Co2) derivanti dall’energia aumenteranno più del 50% entro il 2030 e il danno sarà diffuso in tutto il pianeta. Anche i Paesi meno sviluppati, che hanno una minore domanda di energia, subiranno le conseguenze dei danni ambientali creati dai Paesi ad alto consumo energetico. Inoltre le risorse di combustibili fossili non sono infinite. Le riserve di petrolio dureranno forse altri 100 anni e il carbone circa 400 anni. Abbiamo il dovere morale di trovare soluzioni e mitigare gli effetti dello sviluppo globale.
Lo scenario. Il sole e l’atomo sono fonti di energia abbondanti e inesauribili; le biomasse, l’acqua e il vento sono risorse più limitate. Inoltre il sottosuolo è ricco di calore ed è una fonte potenziale di energia geotermica pulita e inesauribile. Tutte queste fonti offrono una soluzione al problema energetico, per applicarle tuttavia occorre sviluppare la ricerca, aumentare gli investimenti e promuovere il dibattito a livello di pubblica opinione. Il consumo di energia può essere controllato con le nuove tecnologie e i nuovi materiali.
Le politiche a sostegno di una produzione e un uso più efficiente dell’energia e delle tecniche di cattura e sequestro della Co2 possono ridurre significativamente le emissioni. La strategia. Bisogna ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili. Oltre ad aumentare l’efficienza energetica, occorre sviluppare fonti alternative di energia pulita. L’energia solare è una fonte inesauribile e non inquinante. Questo potenziale va intensamente sviluppato. L’energia nucleare deve essere ulteriormente sviluppata e vanno intensificate le ricerche sulle tecnologie correlate. Bisogna sviluppare il potenziale delle biomasse. Per minimizzare i conflitti con l’alimentazione occorre sfruttare terre marginali e non utilizzate per la produzione agricola e sfruttare tecnologie nuove per il miglioramento delle piante.
Vento, acqua e energia geotermica devono essere sviluppate in base alle condizioni ambientali di ogni Paese. Ogni Paese dovrebbe sviluppare un mix delle diverse fonti di energia. Bisogna ridurre sensibilmente le emissioni di Co2 in considerazione dei suoi probabili effetti come gas serra. Le politiche. I governi devono dare massima priorità ai problemi dell’energia e della sostenibilità e investire significativamente nella ricerca scientifica e nello sviluppo di nuove tecnologie. Le agenzie scientifiche internazionali dell’energia devono avere un maggiore impatto sulle politiche mondiali. I governi dovrebbero avviare programmi di intervento nel campo dell’efficienza energetica. Anche contributi limitati all’efficienza energetica possono avere un effetto cumulativo e avere un impatto significativo sui bisogni energetici e sull’ambiente. La consapevolezza della popolazione circa gli stili di vita e le loro implicazioni, in particolare nel campo dei trasporti, deve essere promossa a livello mondiale senza infrangere le legittime aspirazioni dei paesi in via di sviluppo. Bisogna riconoscere la dimensione globale di questi temi e bisogna intervenire per sostenere ogni nazione del mondo nel percorso di attuazione delle transizioni più appropriate.

Umberto Veronesi (oncologo, Fondazione Umberto Veronesi, presidente della Conferenza di Venezia)
Kathleen Kennedy Townsend (vicepresidente della Conferenza)
Giovani Bazoli (Fondazione Giorgio Cini)
Marco Tronchetti Provera (Fondazione Tronchetti Provera)
Carlo Rubbia (premio Nobel per la Fisica)
Zhores Alferov (premio Nobel per la Fisica)

Ringraziamo Joiyce per la segnalazione
 
Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica. Intervista ad Andrea Visconti PDF 
forza-italia:
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Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica



>>Da: andreavisconti


Messaggio 1 della discussione
UN documento tecnico prodotto dal governo per far fronte all’emergenza ambiente c’è, ma il rischio è che nessuno se ne sia accorto. È il caso del «Rapporto conclusivo della Commissione per le migliori tecnologie di gestione e di smaltimento dei rifiuti». Il documento, redatto prima di quest’ultima ondata di emergenza rifiuti, prende in considerazione nuove tecnologie per smaltire i rifiuti. Tra queste la pirolisi, che viene adottata da molti Paesi nel mondo tra Germania, Giappone, Usa, Francia e Gran Bretagna. La pirolisi consiste in una degradazione termica dei rifiuti in assenza di ossigeno con uno scarto del 10%. Ancora una volta delle emergenze del Paese nessuno sembra più occuparsene. A cominciare dal Governo che ha commissionato uno studio tecnico che rischia di rimanere lettera morta.

Nasce: «Fare Ambiente».

E ORA basta. Basta ai no. Basta bloccare tutto. Basta con il vetero-marxismo che frena, stoppa, impedisce di fare. Basta con l’issare una bandiera della difesa dell’ecologia che finisce con il deturpare l’ambiente. C’è chi dice no. Ed è un no ai continui «no». Un no al «popolo del no». Nasce un movimento. Nasce dalle università, docenti e studenti, pronto a dare battaglia. Pronto anche a scendere in piazza se sarà necessario per andarsi a contrapporre ai mille comitati del no che sono sono sorti in Italia bloccando grandi e piccole opere pubbliche. In piazza per spiegare che non realizzare significa molto spesso inquinare di più. In pochi mesi le adesioni di professori universitari, ma anche di politici, imprenditori e personalità della società civile sono state più di cinquemila. Ora hanno deciso di uscire allo scoperto, presentando la loro associazione, «Fare Ambiente». Il messaggio è semplice e chiaro: basta con i movimenti ambientalisti all’italiana, quelli dei veti e delle ideologie. Basta con i catastrofismi. Basta con la cultura comunista che interpreta anche il tema del riscaldamento del pianeta in chiave anti-capitalistica. Non è un caso che questo fermento nasca proprio in Campania, la regione dove la più disastrosa crisi ambientale d’Italia mette a nudo l’incapacità delle istituzioni e dei movimenti tradizionali di dare risposte.

«Fare ambiente» nasce infatti a Napoli da un’iniziativa di Vincenzo Pepe, che guiderà anche il neonato movimento: «Ci siamo trovati tutti d’accordo nel far nascere un movimento ambientalista realista e non fondamentalista – spiega Pepe -, senza ideologie di fondo e senza gli anacronismi che caratterizzano i movimenti che vanno per la maggiore in Italia». E chi è Pepe? Da venti anni si occupa di diritto ambientale, materia di cui è docente alla Seconda Università di Napoli. Tra i primi firmatari anche Nicola Assini, già docente di diritto amministrativo e ora di diritto urbanistico e ambientale all’Università di Firenze. Presidente onorario e autore del manifesto del movimento è invece Francesco Sisinni, per più di 20 anni direttore generale per i Beni Culturali e Ambientali e collaboratore di Giovanni Spadolini, dalla cui mente e dalla cui penna prese corpo quello che diventerà il ministero dell’Ecologia prima e ministero dell’Ambiente poi. Sisinni non ci sta: «La tutela non può non coniugarsi con la valorizzazione – sostiene uno dei grandi padri della difesa dei paesaggi italiani -. Quella per cui ci battiamo non è certo una tutela asfittica, negativa, che si risolve sempre in un "no", ma capace di fare proposte». Ma non è solo no ai no. Ci sono anche i sì: «Vogliamo una legislazione ambientale per principi, che modifichi il Testo Unico del 2006» è la prima richiesta di Pepe. E si parte naturalmente dai rifiuti, per cui si chiede la realizzazione di termocombustori, che rendano ogni territorio autonomo nello smaltimento, e una campagna nazionale per la raccolta differenziata. Sarà quindi battaglia affinché ogni Comune rispetti l’obbligo di redigere un bilancio energetico e si auspica politiche che incentivino la produzione dell’energia eolica e realizzino finalmente la tanto attesa rivoluzione dell’idrogeno. Basta parchi naturali e zone protette: sono tropi e finiscono con lo «svilire i territori che hanno realmente bisogno di tutela». Un occhio all’ambiente, ma un altro sempre attento allo sviluppo e al mercato, per rilanciare la produttività del Paese.

«L’acqua è assolutamente un bene demaniale, pubblico, ma la gestione può essere pubblico-privata», mette in chiaro Pepe. «Siamo per la Tav perché siamo per uno sviluppo sostenibile – afferma -. Il problema ambientale è un problema di sensibilità, di solidarietà ma anche di buon governo. Siamo convinti che i catastrofismi non possano aiutare la causa dell’ambiente». Tanti i progetti in mente per fare informazione e diffondere queste tematiche a partire dalle università, dai giovani, che saranno i professionisti del futuro. Ma anche alle imprese «Fare ambiente» chiede di partecipare con un’assunzione chiara di responsabilità. «Il nostro primo passo – spiega il capopolo del sì – sarà partire dalle scuole e dalle famiglie, dove nasce la cultura ambientale». Battono le mani quelli del centrodestra che arrivano alla presentazione, da Rocco Buttiglione a Sandro Bondi passando per Carlo Giovanardi e Paolo Russo. Ma «Fare Ambiente» ha fatto breccia anche a sinistra. Tra i firmatari, infatti, anche il senatore della Margherita Valerio Zanone, indimenticato leader del Partito Liberale Italiano e primo ministro dell’Ecologia nel 1985. «Non è un problema di destra o di sinistra – afferma Zanone – ma le necessità ci impongono di fare qualcosa tutti insieme».

di VALENTINA MESOLELLA
 


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