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Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica. Intervista ad Andrea Visconti PDF 
Giovedì 28 Giugno 2007 00:00
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Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica



>>Da: andreavisconti


Messaggio 1 della discussione
UN documento tecnico prodotto dal governo per far fronte all’emergenza ambiente c’è, ma il rischio è che nessuno se ne sia accorto. È il caso del «Rapporto conclusivo della Commissione per le migliori tecnologie di gestione e di smaltimento dei rifiuti». Il documento, redatto prima di quest’ultima ondata di emergenza rifiuti, prende in considerazione nuove tecnologie per smaltire i rifiuti. Tra queste la pirolisi, che viene adottata da molti Paesi nel mondo tra Germania, Giappone, Usa, Francia e Gran Bretagna. La pirolisi consiste in una degradazione termica dei rifiuti in assenza di ossigeno con uno scarto del 10%. Ancora una volta delle emergenze del Paese nessuno sembra più occuparsene. A cominciare dal Governo che ha commissionato uno studio tecnico che rischia di rimanere lettera morta.

Nasce: «Fare Ambiente».

E ORA basta. Basta ai no. Basta bloccare tutto. Basta con il vetero-marxismo che frena, stoppa, impedisce di fare. Basta con l’issare una bandiera della difesa dell’ecologia che finisce con il deturpare l’ambiente. C’è chi dice no. Ed è un no ai continui «no». Un no al «popolo del no». Nasce un movimento. Nasce dalle università, docenti e studenti, pronto a dare battaglia. Pronto anche a scendere in piazza se sarà necessario per andarsi a contrapporre ai mille comitati del no che sono sono sorti in Italia bloccando grandi e piccole opere pubbliche. In piazza per spiegare che non realizzare significa molto spesso inquinare di più. In pochi mesi le adesioni di professori universitari, ma anche di politici, imprenditori e personalità della società civile sono state più di cinquemila. Ora hanno deciso di uscire allo scoperto, presentando la loro associazione, «Fare Ambiente». Il messaggio è semplice e chiaro: basta con i movimenti ambientalisti all’italiana, quelli dei veti e delle ideologie. Basta con i catastrofismi. Basta con la cultura comunista che interpreta anche il tema del riscaldamento del pianeta in chiave anti-capitalistica. Non è un caso che questo fermento nasca proprio in Campania, la regione dove la più disastrosa crisi ambientale d’Italia mette a nudo l’incapacità delle istituzioni e dei movimenti tradizionali di dare risposte.

«Fare ambiente» nasce infatti a Napoli da un’iniziativa di Vincenzo Pepe, che guiderà anche il neonato movimento: «Ci siamo trovati tutti d’accordo nel far nascere un movimento ambientalista realista e non fondamentalista – spiega Pepe -, senza ideologie di fondo e senza gli anacronismi che caratterizzano i movimenti che vanno per la maggiore in Italia». E chi è Pepe? Da venti anni si occupa di diritto ambientale, materia di cui è docente alla Seconda Università di Napoli. Tra i primi firmatari anche Nicola Assini, già docente di diritto amministrativo e ora di diritto urbanistico e ambientale all’Università di Firenze. Presidente onorario e autore del manifesto del movimento è invece Francesco Sisinni, per più di 20 anni direttore generale per i Beni Culturali e Ambientali e collaboratore di Giovanni Spadolini, dalla cui mente e dalla cui penna prese corpo quello che diventerà il ministero dell’Ecologia prima e ministero dell’Ambiente poi. Sisinni non ci sta: «La tutela non può non coniugarsi con la valorizzazione – sostiene uno dei grandi padri della difesa dei paesaggi italiani -. Quella per cui ci battiamo non è certo una tutela asfittica, negativa, che si risolve sempre in un "no", ma capace di fare proposte». Ma non è solo no ai no. Ci sono anche i sì: «Vogliamo una legislazione ambientale per principi, che modifichi il Testo Unico del 2006» è la prima richiesta di Pepe. E si parte naturalmente dai rifiuti, per cui si chiede la realizzazione di termocombustori, che rendano ogni territorio autonomo nello smaltimento, e una campagna nazionale per la raccolta differenziata. Sarà quindi battaglia affinché ogni Comune rispetti l’obbligo di redigere un bilancio energetico e si auspica politiche che incentivino la produzione dell’energia eolica e realizzino finalmente la tanto attesa rivoluzione dell’idrogeno. Basta parchi naturali e zone protette: sono tropi e finiscono con lo «svilire i territori che hanno realmente bisogno di tutela». Un occhio all’ambiente, ma un altro sempre attento allo sviluppo e al mercato, per rilanciare la produttività del Paese.

«L’acqua è assolutamente un bene demaniale, pubblico, ma la gestione può essere pubblico-privata», mette in chiaro Pepe. «Siamo per la Tav perché siamo per uno sviluppo sostenibile – afferma -. Il problema ambientale è un problema di sensibilità, di solidarietà ma anche di buon governo. Siamo convinti che i catastrofismi non possano aiutare la causa dell’ambiente». Tanti i progetti in mente per fare informazione e diffondere queste tematiche a partire dalle università, dai giovani, che saranno i professionisti del futuro. Ma anche alle imprese «Fare ambiente» chiede di partecipare con un’assunzione chiara di responsabilità. «Il nostro primo passo – spiega il capopolo del sì – sarà partire dalle scuole e dalle famiglie, dove nasce la cultura ambientale». Battono le mani quelli del centrodestra che arrivano alla presentazione, da Rocco Buttiglione a Sandro Bondi passando per Carlo Giovanardi e Paolo Russo. Ma «Fare Ambiente» ha fatto breccia anche a sinistra. Tra i firmatari, infatti, anche il senatore della Margherita Valerio Zanone, indimenticato leader del Partito Liberale Italiano e primo ministro dell’Ecologia nel 1985. «Non è un problema di destra o di sinistra – afferma Zanone – ma le necessità ci impongono di fare qualcosa tutti insieme».

di VALENTINA MESOLELLA
 


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