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Fare Ambiente - Elezioni 2008 PDF 
"Fare Ambiente è pienamente soddisfatto del risultato elettorale" - sostiene il Presidente di Fare Ambiente Movimento Ecologista Europeo, Vincenzo Pepe - "adesso cambieranno molte cose: a partire dalla situazione rifiuti in Campania". Rincuorato dalla netta vittoria del Pdl, Pepe vede un futuro diverso per l'ambientalismo in Italia: "Mai più "no" senza senso, mai più battaglie ideologiche per spirito di contraddizione o interessi personali; finalmente potremo occuparci di ambiente come tecnici e risolvere i nodi spinosi, che rendono il nostro Paese il fanalino di coda in Europa nella corsa alle rinnovabili, ma ultima anche nell'autonomia energetica, nella raccolta differenziata e nella ricerca nucleare". Per questo, in occasione della vittoria del Pdl, Pepe ha coniato un nuovo slogan: "Mai più ultimi! Per un ambientalismo del Fare: per le aziende, per i cittadini, per l'Italia". "Oggi continua Pepe scomparsi I Verdi e ridimensionato il PD, Fare Ambiente, rappresenta la più grande realtà ambientalista organizzata di una certa area, punto di riferimento certo per il lancio di una nuova Costituente davvero Ambientalista, che possa ricucire lo strappo e la confusione createsi in tutti questi anni di monopolio ideologico della cultura di sinistra sul pensiero ecologista". Il Presidente di Fare Ambiente - infine - ha invitato tutte le forze vicine alle idee del movimento e I fuoriusciti delusi dalla demagogia di un certo ambientalismo di facciata a convenire presto ad un incontro a Roma sulla nascita della Costituente Ambientalista Italiana. Invito già colto da molte organizzazioni e singoli, che hanno dato la loro adesione all'iniziativa. "Perchè in questa maniera porteremo avanti la nostra opera - ha concluso Pepe - con il realismo del fare e l'ottimismo della ragione.
 
Due patti per l'ambiente: uguali nel nome ma diversi nella sostanza! PDF 
È stata una doppia sorpresa leggere il “Patto per l'ambiente – 13 proposte per un'Italia più moderna” di Legambiente. Doppia perchè siamo contenti di un'iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche e fare ambiente e così simile alla nostra iniziativa, di qualche tempo fa, del “Patto per l'ambiente – Lettera aperta al futuro Premier”.
La similitudine, a dire il vero, oltre che averci stupiti, ci ha fatto anche sorridere della – se vogliamo chiamarla così – coincidenza!...
I due documenti hanno molto in comune: in entrambe si utilizza il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società del domani. Come si afferma nel nostro Patto: “La sostenibilità deve diventare cultura diffusa”e fruibile da tutti. La divulgazione e la conseguente consapevolezza seguono per forza di cose l'accesso a determinati contenuti. Accesso, che fino ad oggi, in Italia, per quanto riguarda i temi pregnanti dell'ambientalismo è stato prerogativa di pochi addetti ai lavori e quello che è riuscito a passare, nei meandri dei filtri comunicativi, è stato strumentalizzato e banalizzato creando una disaffezione e, addirittura, una diffusa avversione della gente nei confronti della tutela e valorizzazione dell'ambiente e dei beni culturali.
Nel primo punto del documento di Legambiente si pone il problema del cambiamento climatico e ci troviamo d'accordo sul contrastare con ogni mezzo tale fenomeno e sull'applicazione delle direttive dell'UE sul 20-20-20: ridurre del 20% i gas serra e raggiungere il 20% di energia da rinnovabili entro il 2020. Ma non siamo sulla stessa lunghezza d'onda quando si parla di organizzare una conferenza nazionale su energia e clima: sarebbe, a nostro avviso, solo una perdita di tempo. Le direttive comunitarie esistono, devono essere solo applicate dai singoli Stati dell'UE attraverso dei processi di policy efficaci e virtuosi, che non diano spazio ad ulteriori dispendi di energie e denaro. Siamo in netto contrasto – inoltre – sul “rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Come più volte ribadito, Fareambiente è favorevole al finanziamento e alla reintroduzione della ricerca sul nucleare. Abbiamo, poi, una posizione possibilista per quanto concerne il nucleare. Riteniamo che, pur se i ricercatori non hanno ancora trovato una soluzione definitiva al problema delle scorie radioattive delle centrali nucleari, dei centri di ricerca e dei poli ospedalieri, l'energia nucleare rappresenti una risorsa strategicamente importante per il fabbisogno della nostra nazione e una fonte energetica a emissioni zero di Co2. Nonché la vicinanza alla Francia che conta 59 centrali nucleari attive, disposte in molti casi sul perimetro dei confini nazionali e, in particolar modo, del confine con l'Italia; l'accordo anglo-francese sul nucleare che Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno stipulato in questi giorni a Londra, che prevede la costruzione in partnership di una nuova generazione di centrali nucleari e di reattori per esportarne la tecnologia in tutto il mondo a caro prezzo; per non parlare dei progetti della Cina, che entro il 2020 costruirà 30 nuove centrali nucleari; tutto questo dovrebbe giustificare l'esigenza di rivedere la scelta referendaria del 1987, nell'ottica dell'interesse e del soddisfacimento del fabbisogno nazionale. Infatti, i processi di globalizzazione, ben lungi dall'aver messo in crisi i confini territoriali delle nazioni, hanno prodotto un fenomeno identitario tale da riportare in auge le istanze nazionali a discapito di quelle comunitarie. In questo stato di stallo in cui versa l'UE, l'Italia potrebbe andare allo sbando se non si mettesse mano al Piano Energetico Nazionale creando, anche col nucleare, quel giusto mix energetico che porti all'autonomia energetica. Sempre la Francia soddisfa l'80% dei suoi bisogni con l'energia nucleare. Ci sembra – quindi – miope la posizione di Legambiente ancorata a vecchi stereotipi e pregiudizi sul nucleare civile.
Sui rifiuti ci troviamo perfettamente in accordo: bisogna allontanarsi dalla prospettiva dello smaltimento in discarica con le 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero), ma, in questo preciso momento, non possiamo non affrontare il doloroso nodo dei rifiuti in Campania. Per questo Fareambiente non può che sollecitare la costruzione di termovalorizzatori di ultima generazione, che utilizzino il processo di pirolisi, in Campania e nelle altre regioni italiane, poiché il problema rifiuti non riguarda solo la Campania, ma presto riguarderà tutta l'Italia: sappiamo tutti che la caring capacity del territorio nazionale è stata superata da lungo tempo e a fronte di territori dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto percentuali molto alte ci sono zone in cui, ancor oggi, non esiste affatto. In questo possiamo vedere, purtroppo, una nuova spaccatura tra Sud e Nord, dove il Sud si estende anche al Centro. In questo divergiamo da Legambiente anche sul disegno di legge sui Piccoli Comuni. Pur essendo vicini ai comuni con meno di 5.000 abitanti e propensi a considerare di grande valore il patrimonio che custodiscono, crediamo che sia indispensabile costruire soggetti consortili che possano agire liberamente su territori scarsamente popolati e mal rappresentati nelle stanze dei bottoni. Paradossalmente – secondo il nostro parere – solo perdendo una fetta dell'autonomia comunale questi centri potranno sopravvivere gestendo insieme e mettendo in comune le loro doti. Il principio di sussidiarietà affronta proprio tale problema: è in contraddizione – per certo – il disegno di legge sui piccoli comuni di Legambiente con il bisogno di “dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini”, che la stessa associazione sostiene nei 13 punti del suo Patto.
Anche Fareambiente è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Ma siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale. Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent'anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all'Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto Appennino Parco d'Europa, idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un'idea.
Abbiamo espresso a più riprese la nostra volontà di avere una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006. Questo per noi è fondante, perchè porta con sé la volontà chiara ed indiscutibile di fermare e debellare le Ecomafie, avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo, abbattere gli Ecomostri e far sì che non si verifichino più abusi, ma neanche condoni, che valga il principio “chi inquina paga”, tutelare il mare, i bacini d'acqua e le coste, far sì che si realizzi un uso razionale dell'acqua, concretizzare una politica chiara sui trasporti che vada in direzione del trasporto su rotaia, anziché su gomma e che, quindi, vada a realizzare la TAV il Val di Susa, in pieno accordo con le popolazioni locali, intavolando un tavolo di trattative. Il che non significa lasciare le autostrade e le strade del Paese nelle condizioni in cui versano oggi: garantire l'ultimazione dei lavori della Salerno-Reggio Calabria in brevissimo tempo, ormai, si impone come un dovere morale da parte delle autorità. Fare Ambiente – infatti – è per una politica di sostegno alle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali: siamo ostili ai “no” prevenuti e aprioristici, siamo, invece, possibilisti e votati al confronto e all'approfondimento tematico.
Per quanto riguarda l'agricoltura, consci del fatto che l'agricoltura biologica rappresenta una piccolissima parte dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani e che, perciò, va intensificata e sostenuta, siamo – però – pur consapevoli che non si può fermare la ricerca scientifica nel settore agricolo-alimentare. Soltanto da tale ricerca giungerà la soluzione ad un male che attanaglia la popolazione mondiale: la fame, la malnutrizione, la mancanza di cibo nel mondo.
Infine siamo concordi nella prospettiva di raggiungere la soglia del 3% del PIL da destinare a ricerca e sviluppo, ma la nostra vera proposta per quanto riguarda la formazione si realizza nel pensare ad “una scuola capace di futuro” solo se sarà introdotto e reso obbligatorio, in tutto il percorso delle scuole dell'obbligo, l'insegnamento dell'educazione ambientale. Soltanto in questo modo si potrà creare una coscienza ecologista, che porti al rispetto e alla tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali, poiché questi due mondi non possono essere scissi vivendo in simbiosi e facendo parte l'uno dell'altra.

di Giovannipaolo Ferrari
 
Un patto per l’Ambiente PDF 
Da tempo le problematiche ambientali sono al centro delle politiche internazionali, comunitarie e nazionali, perché la pace, lo sviluppo, la protezione dell’ambiente e la qualità della vita sono interdipendenti e indivisibili. Uno sviluppo può dirsi sostenibile quando riguarda non solo gli aspetti ambientali dal punto di vista ecologico ma anche quelli sociali ed etici. Lo sviluppo sostenibile è un processo di evoluzione che coinvolge non solo l’uso razionale delle risorse naturali, le scelte economiche, l’orientamento dei progressi tecnologici ma anche i mutamenti istituzionali e sociali. Una società è sostenibile quando i bisogni primari di tutti sono soddisfatti, perché povertà e ineguaglianze rappresentano causa di ogni crisi sociale ed ambientale. Il riconoscimento delle culture altrui costituisce un contributo fondamentale allo sviluppo equilibrato e pacifico delle generazioni presenti e future. La sostenibilità come solidarietà e tolleranza diminuisce l’aggressività umana e delle nazioni ed è la premessa della coesistenza pacifica delle genti. La sostenibilità, quindi, deve diventare cultura diffusa e stile di vita dei popoli, al pari di altri principi come democrazia e libertà. Occorre l’impegno di tutti per contribuire alla diffusione della cultura della sostenibilità e porre in essere adeguate azioni tese alla creazione di una coscienza individuale e collettiva informata alla sostenibilità come modus vivendi senza estremismi o fondamentalismi. Noi di Fareambiente, Movimento Ecologista Europeo, chiediamo al futuro Premier un patto per l’ambiente.

Chiediamo di:
- considerare la tutela dell’ambiente una priorità e fare dell’Italia un Paese modello di sviluppo sostenibile;
- considerare la lotta contro il cambiamento del clima e la qualità dell’aria una priorità dell’azione politica;
- considerare la tutela della biodiversità naturale e culturale un momento qualificante dell’azione politica;
­- considerare il principio di sussidiarietà come assunzione di responsabilità ambientale al fine di una maggiore democrazia e libertà del cittadino;
- considerare la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, inteso questo nella sua più ampia accezione e perciò comprensivo di beni e valori afferenti all’ecosistema, al Patrimonio culturale e del paesaggio, un obbligo individuale e sociale di valenza universale;
- considerare l’uso razionale dell’acqua, la gestione del territorio, la tutela del mare, il trasporto e l’agricoltura aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile;
- considerare la riqualificazione delle periferie urbane come priorità per la qualità della vita;
- considerare prioritario nell’azione politica la risoluzione del problema del ciclo integrato dei rifiuti con una politica di riduzione alla fonte e impianti di innovazione tecnologica;
- considerare una politica di sostegno delle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali;
- considerare la ricerca energetica un pilastro fondamentale per uno sviluppo sostenibile determinante per un valido Piano energetico nazionale che non escluda l’energia nucleare, il risparmio energetico e tutte le fonti energetiche eco-compatibili;
- considerare l’equità ponderata come strumento necessario per l’accesso alle risorse naturali e per contribuire ad arginare le disuguaglianze in Italia e nel mondo al fine di tutela i diritti infragenerazionali e intergenerazionali;
- considerare la democrazia e la libertà di mercato come valori fondanti dello sviluppo sostenibile.
Noi vogliamo la politica del Fareambiente considerando che lo sviluppo economico e sociale deve necessariamente coniugarsi con la tutela dell’ambiente senza isterismi, senza catastrofismi, con il realismo del fare e l’ottimismo della ragione. Chiediamo al futuro premier di sottoscrivere questo patto nel programma di governo.
Vincenzo Pepe
Presidente Fareambiente
Movimento Ecologista Europeo
 
Sommersi dalla monnezza! PDF 
Una tragedia annunciata, di cui nessuno vuol prendersi il merito di essere il protagonista principale, in cui ci sono tanti indiziati, ma nessun colpevole: l’emergenza rifiuti ha messo in ginocchio, per l’ennesima volta in 14 anni, la Regione Campania, la sua economia, la sua società civile, la salute dei suoi cittadini.
I vertici di Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo, a partire dal Leader del Movimento, Professor Vincenzo Pepe, Docente di Diritto Ambientale alla Seconda Università degli Studi di Napoli, per anni, profeti inascoltati al pari di Cassandra, hanno denunciato la pericolosità della situazione, mentre i politici che hanno governato e che governano ancora oggi non hanno ritenuto degne di essere nemmeno ascoltate le proposte di risoluzione attuabili ed attuate non solo all’estero, ma anche in altre Regioni d’Italia.
<< Vergognatevi di non vergognarvi! >>. Questo slogan, recitato da quanti manifestano e protestano da settimane ormai contro l’amministrazione scellerata della loro Regione, racchiude in sé lo stato d’animo dei Campani per bene, di tutti coloro i quali, tacciati di essere una frangia della Camorra, non fanno altro che reclamare ciò lo stesso articolo 32 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare: la salute, la loro salute, quella dei loro familiari, dei loro amici, dei loro figli.
Quasi 2 milioni di voti, il 62 per cento delle preferenze, ben 8 punti percentuali in più rispetto a 5 anni prima: questi i dati che hanno portato, nel 2005, alla rielezione del Governatore Antonio Bassolino, già protagonista del dramma di una Napoli resa invivibile dalla micro e dalla macro-criminalità ed ancora oggi despota di una Regione Campania pronta ad implodere. Ma il Presidente non si dimette, vuole dare ancora il suo contributo: probabilmente non ritiene ancora completata l’opera, non gli è bastato distruggere, vuol spargere anche il sale su quel che resta di una Terra devastata dal passaggio di Attila-Bassolino!
Oltre 100.000 voti ed il 3 per cento per assegnare il seggio in Parlamento anche al co-protagonista della vicenda: l’attuale Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è colpevole forse ancor più di Bassolino, per aver monopolizzato l’ambientalismo campano ed italiano, per aver preso decisioni scriteriate basandosi solo su di un ragionamento politico e non su basi tecnico-scientifiche, nonostante i milioni di euro bruciati in consulenze, servite a nient’altro che ad alimentare la politica clientelare in cui la classe dirigente dei Partiti della sinistra campana, dal Sindaco, dall’Assessore del più piccolo Comune si è dimostrata maestra.
Le decisioni populiste e totalmente contraddittorie del Leader dei Verdi, che prima si dichiarava contrario ai termovalorizzatori, sostenendo insieme a Beppe Grillo che la soluzione dello smaltimento dei rifiuti sta tutta nella differenziazione, ed ora ritiene necessaria la loro costruzione, che prima esalta e contribuisce alla proliferazione dei Parchi Nazionali - altro serbatoio di voti e clientele - e poi firma il provvedimento per l’apertura della discarica di Serre e spinge per l’apertura della discarica di Terzigno, che prima dichiara il fallimento totale del Commissariamento per l’emergenza rifiuti e poi approva la nomina di De Gennaro, hanno portato al superamento della soglia del disastro ambientale. Sfruttando la paura delle popolazioni locali, Pecoraro Scanio è riuscito a far tremare l’Italia intera, che oggi viene invasa dai rifiuti indifferenziati che la Campania non riesce a smaltire, nascondendo dietro il velo della solidarietà l’unica via di salvezza per un Governo Regionale e per un altro Nazionale fallimentari. Così è stato per i rifiuti, così sarà per il nucleare, il Mose, la TAV, il Ponte sullo Stretto e via discorrendo.
E’ necessario, infine, ricordare anche le colpe degli amministratori locali ed in particolare di quei Sindaci che hanno contribuito all’elezione dell’attuale Giunta Regionale con serrate campagne di santificazione, salvo poi voltarle le spalle ed attaccarla per giustificarsi con i loro elettori. Ancor di più vanno evidenziate le colpe di chi, per beghe interne al Partito Democratico, si dichiara disposto ad accogliere un termovalorizzatore sul suo territorio e viene attaccato dai Verdi stessi, che ricordano come chi oggi si atteggia a paladino progressista-ambientalista si era reso protagonista ed era intervenuto in prima fila nelle battaglie demagogiche contro gli impianti tenutesi su tutto il territorio.
4 mila o forse 16 mila miliardi delle vecchie lire bruciati per essere punto e a capo, anzi, peggio! Cifre astronomiche che la Regione Campania avrebbe speso, secondo la Commissione Rifiuti, per costruire il nulla e per alimentare la politica clientelare: non si spiega altrimenti l’assunzione di 1400 operai che avrebbero dovuto operare nel settore rifiuti e che oggi sono stipendiati e non lavorano, perché i loro incarichi sono stati assunti da ditte private. NO alle discariche, NO ai piccoli e medi impianti, NO allo smaltimento dei propri rifiuti, NO ai termovalorizzatori! A quale altro risultato può portare la politica del NO se non alla distruzione dell’ambiente? Ed intanto in Campania sorgono, dati ufficiali, 1.400 discariche abusive a cielo aperto, mentre in Lombardia si costruiscono tredici termovalorizzatori!
Realismo, il realismo di Fare Ambiente, vuol dire intervenire sulla situazione attuale, non vuol dire turbare l’equilibrio del mondo bucolico di Lucrezio, ma porre rimedio allo scompenso naturale causato dall’intervento dell’uomo. La scelta alternativa non è tra l’idillio e l’impianto, ma tra l’impianto e la discarica abusiva, in cui i rifiuti incendiati producono in una settimana più diossina di quanta ne produca un termovalorizzatore in un anno.
Ma la proposta del nostro Movimento va oltre: non basta la costruzione di tre termovalorizzatori per tutta la Campania a risolvere – tra almeno tre anni – il problema rifiuti, perché il termovalorizzatore è solo l’ultimo stadio del ciclo integrato dei rifiuti. Bruciare il rifiuto senza differenziare vuol dire avvelenare le popolazioni che respirano i gas di scarico degli impianti, ragion per cui mai si potrà raggiungere l’accordo tanto sbandierato e si dovranno imporre le decisioni con atti di forza. Alla radice del problema c’è la mancanza, in Campania, degli impianti di compostaggio ed, a priori, la mancanza di una cultura della raccolta differenziata. La soluzione, semplice, ma politicamente scomoda, è una sola: la gestione del rifiuto va affidata ai Comuni, i quali vanno commissariati laddove non siano in grado di arrivare ad un’alta percentuale di differenziata (Napoli arriva appena all’8,9 per cento) ed a ciò vanno affiancati da subito gli impianti per l’intero ciclo dei rifiuti, fino al termovalorizzatore.
Intanto la popolazione continua ad esser presa per i fondelli da quei Sindaci di sinistra che, con pubblici manifesti, si dichiarano “Orgogliosi” di amministrare un “Comune Riciclone” e di non avere cumuli di immondizia nei loro territori, attaccano Bassolino e chiedono pazienza: questo “Orgoglio” non è nient’altro che la conseguenza delle loro campagne elettorali a favore del Governatore, delle loro ordinanze che vietano il deposito dei rifiuti in strada e del senso civico dei loro cittadini.
Il fallimento va pagato politicamente con la sfiducia e le dimissioni. E’ quello che chiede Fare Ambiente: le dimissioni di Bassolino od il commissariamento della Regione.

Alfonso Maria Fimiani
 
Kyoto Club: tutte le opportunità per ridurre i consumi energetici degli enti locali. PDF 
Comunicazione Kyoto Club

Un Seminario rivolto ai tecnici comunali organizzato dal Kyoto Club, con il
sostegno del Ministero dell’Ambiente, si svolgerà a Rimini, il 9 novembre in
occasione di Key Energy – Ecomondo. Le tecnologie da applicare, le
normative e gli incentivi nazionali che possono essere utilizzati.
Nel nostro paese esistono esempi interessanti di utilizzo delle fonti rinnovabili e di
interventi per l’efficienza energetica nelle strutture edilizie delle amministrazioni
locali. I benefici per le casse dell’ente possono essere significativi e, al tempo stesso,
possono favorire un tessuto imprenditoriale locale, con interessanti vantaggi per
l’economia dell’area e per l’ambiente. Purtroppo questi casi virtuosi sono ancora
scarsamente diffusi tra i comuni italiani, ma dove vengono realizzati, i risultati si
possono toccare con mano.
Due esempi recenti. Il Comune di Faenza (RA), grazie ad interventi di riduzione dei
consumi degli impianti energetici di proprietà dell’amministrazione, ha registrato un
risparmio di energia termica del 34% rispetto alla media degli ultimi anni, nonostante
il costante aumento del prezzo del metano. Il risparmio economico ha superato
150.000 € in un anno, risorse che potranno essere reinvestite per la collettività e
nell’ulteriore qualificazione degli impianti termici. Andiamo al sud, dove spicca il caso
di Torraca (SA), 1300 abitanti. Il sindaco del paese del Cilento ha investito
nell’illuminazione pubblica a LED, una tecnologia che consente un risparmio di
elettricità del 65%. Oltre 700 punti luce sulle strade comunali di accesso e nel centro
storico, alimentati da 3 impianti fotovoltaici incentivati con il conto energia. Risultato?
Oltre 40.000 € di risparmio annuale e con costi di manutenzione molto ridotti.
Far crescere esperienze simili in tante amministrazioni locali grazie ad una maggiore
conoscenza delle opportunità offerte dalle normative e dalle tecnologie sul mercato è
l’obiettivo delle Seminari organizzati dal Kyoto Club, nell’ambito della “Campagna
di sensibilizzazione del solare e del risparmio energetico nell'edilizia pubblica”
realizzata con il supporto del Ministero dell’Ambiente.
Il prossimo seminario, il quinto della serie, si svolgerà a Rimini il 9 novembre in
occasione di Key Energy - Ecomondo 2007. Il seminario, dal titolo “Campagna di
promozione del solare e del risparmio energetico negli Enti Pubblici”, è
gratuito ed è rivolto ai tecnici comunali. In realtà affronterà sia l’applicazione del
solare termico che del fotovoltaico nelle strutture edilizie comunali (ad esempio,
impianti sportivi, scuole, ecc.), ma anche l’utilizzo di altre tecnologie come le caldaie a
biomassa, illustrerà una serie di interventi di efficienza energetica che possono essere
vantaggiosamente realizzati nell’edilizia pubblica, gli aspetti tecnici per l’installazione
di impianti per la generazione distribuita e per l’illuminazione pubblica.
Verranno, inoltre, fornite informazioni sulle modalità di accesso ai meccanismi di
incentivazione nazionale, sui bandi ministeriali, sul finanziamento tramite terzi come
opportunità di investimento da parte delle amministrazioni. Saranno, inoltre, illustrate
alcune recenti campagne di sensibilizzazione avviate dal Kyoto Club.
Insomma, un’ampia panoramica di quanto un ente locale può fare per ridurre i
consumi di energia, utilizzare fonti di energia pulita e ottenerne un ritorno economico.
Per informazioni su programma ed iscrizioni al seminario del 9 novembre:
www.kyotoclub.org
Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali che hanno l’obiettivo del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, attraverso iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione nei campi dell’efficienza energetica, dell’utilizzo delle rinnovabili e della mobilità sostenibile.

Comunicazione Kyoto Club
Leonardo Berlen • tel. 06 45439791 • fax: 06 45439795 • cell. 320 9447253
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. • www.kyotoclub.org
 


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