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FORUM AMBIENTE - SICUREZZA-Roma, 5 agosto 2010, ore 10
Venerdì 30 Luglio 2010 14:10

FARE AMBIENTE
in collaborazione con
EURISPES
e
CONSIGLIO NAZIONALE DEGLI INGEGNERI

FORUM AMBIENTE - SICUREZZA

PIATTAFORME PETROLIO – GAS

QUALE SICUREZZA NEL MEDITERRANEO?

Roma, 5 agosto 2010, ore 10

Sala Biblioteca Eurispes - Via Barberini, 11

 


 

Il Presidente nazionale dell’Associazione “Fare Ambiente”, Vincenzo Pepe, invita la SV a partecipare al Forum sulla sicurezza ambientale nel Mediterraneo promosso in collaborazione con Eurispes e con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

 

131 piattaforme, solo italiane, nel Mediterraneo: quante complessivamente per i rimanenti 21 Stati? Quale rischio comportano per l’ambiente e i cittadini? Quali normative per la sicurezza sono adottate dalle compagnie?  Quali iniziative per uno sfruttamento intelligente e sicuro delle risorse naturali?


Programma

 

Ore 10,00       Relazione del Prof. VINCENZO PEPE

Presidente di FARE AMBIENTE

 

ore 10,20        Relazione del Prof. GIAN MARIA FARA

Presidente dell’Eurispes

 

ore 10, 40       Introduzione dell’Ing. GIOVANNI ROLANDO

Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri

 

ore 10, 50       Presentazione del progetto “Sicurezza nel Mediterraneo

dell’Ing. EMILIO SANTORI, Referente Scientifico “Fare Ambiente”

 

ore 11,10        On. ANGELO ALESSANDRI, Presidente Commissione Ambiente, Camera dei Deputati

 

 

ore 11,30        Interventi programmati:

Avv. FRANCESCO ATTAGUILE, Dirigente Generale, Dipt. Bruxelles e Affari                                              Extraregionali, Regione Sicilia

Ing. FRANCO ANDALORO, ISPRA - Sicilia

 

ore 12, 00       Dibattito

 

Con l’adesione:   Sen. ANTONIO D’ALÌ, Presidente Commissione Ambiente, Senato della Repubblica

 

 

SCHEDA

 

Il Forum affronta le questioni delle garanzie di una operatività in condizioni di sicurezza nel Mediterraneo, per evitare il ripetersi di disastri ambientale come quello del Golfo del Messico ed offrire elementi conoscitivi sulle iniziative in atto da parte delle Compagnie e degli Stati. In particolare, viene illustrato il progetto dell’Ing. Emilio Santori – referente scientifico di “Fare Ambiente” – per il monitoraggio delle operazioni,  la valorizzazione dell’ambiente marino, il recupero ed il riutilizzo degli impianti al termine delle operazioni di sfruttamento, decomissioning.

 

E’ chiaro che un simile intervento richiede un alto grado di coscienza della sostenibilità delle attività economiche e di cooperazione internazionale per il quale sarebbe opportuno attivare con urgenza una iniziativa specifica dell’ Unione per il Mediterraneo, di cui lo Stato italiano dovrebbe farsi promotore.

 

Fondamentale è anche il ruolo attivo che dovrebbe essere svolto dalle Regioni, sia quelle che si affacciano sul Mare Adriatico, ma in modo specifico dalla Regione SICILIA, per l’elevato numero di piattaforme che gravitano nella sua area di pertinenza e per la innegabile centralità, non solo geografica, nel contesto del Mediterraneo.

 

 

Questioni aperte

 

I numeri delle piattaforme: Quante sono realmente le piattaforme estrattive nel Mediterraneo? Quali quelle in fase di decommissioning? Quante sono presenti nei mari italiani?

Al 31 dicembre 2009, su 99 permessi di ricerca presentati dalle imprese, un quarto (25) riguardavano ricerche in mare, pari ad una superficie di 11.700 kmq; mentre su 197 concessioni di coltivazione, 65 riguardavano il mare per altri 8.863 kmq.

Delle 115 piattaforme estrattive offshore italiane (99 dell’ENI e 16 dell’EDISON) le principali si trovano in Adriatico e nel canale di Sicilia. A queste vanno aggiunte le piattaforme mobili già operanti per la ricerca di nuovi giacimenti, nonché le 16 nuove piattaforme, per la maggior parte appartenenti a compagnie straniere come NORTHERN PETROLEUM, PETROCELTIC, e PUMA, recentemente autorizzate ad iniziare sondaggi in Puglia, Emilia Romagna, Marche, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Molise. Si tratta nella quasi totalità dei casi di piattaforme di estrazione di gas (90%) , mentre il restante 10% estrae petrolio. Tutte molto vicine alla riva, con una distanza media dalla costa di 21km (range 2-59 km), e su fondale medio di 55 m (range 9-820 m); una distanza molto più ravvicinata alla costa rispetto a quella di altre piattaforme nel mondo.

I limiti d’intervento in mare: I 22 Stati che si affacciano sul Mediterraneo possono intervenire a salvaguardia dell’ambiente solo nell’ambito delle rispettive acque territoriali, che in base alle convenzioni e alle norme non vanno oltre le 12 miglia nautiche. Ed oltre questo limite, che sarebbe da rivedere, chi interviene?

I metodi di ricerca: Nelle attività di ricerca, le Compagnie usano metodi e tecniche ecocompatibili?

Piattaforme e biodiversità: È noto che le piattaforme interagiscono fortemente con la biodiversità marina: quali sono gli effetti reali della loro presenza?

Decomissioning: L’età media delle piattaforme di estrazione nel Mediterraneo è di 22 anni. Attualmente sono 54 le piattaforme dismesse; mostrano quindi un alto tasso di vetustà. Quanto incidono i costi di smantellamento sulle attività d’impresa? Quanto incidono i costi di ripristino dell’area previsti dalle convenzioni internazionali? Quali gli usi alternativi allo smantellamento? Nei piani delle Compagnie, e nelle relative concessioni dello Stato, quali investimenti sono previsti per lo smantellamento delle piattaforme?  Esistono norme dedicate ad un diverso utilizzo delle piattaforme?

 

Convenzioni internazionali di riferimento:

Convenzione di Ginevra del 1958 (sulla piattaforma continentale)

London Dumping Convention 1972

Convenzione di Montego Bay 1982



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Saluto del Presidente

Sample image Vincenzo Pepe
Presidente