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RIFIUTI RADIOATTIVI: ITALIA UNICO PAESE SENZA DEPOSITO CENTRALIZZATO

 

Nel mondo industrializzato l’Italia è l’unico Paese senza un deposito centralizzato per i rifiuti radioattivi. Una strana anomalia. Per questi rifiuti occorre evidenziare che il problema viene puerilmente ingigantito ad arte. In realtà è secondario e marginale per tanti motivi. Il primo di questi motivi è che si tratta di quantità irrisorie.

Poche centinaia di metri cubi all’anno per una centrale da 1.000 MW. Abbiamo poi in altri Paesi europei esempi di depositi multi barriera per i rifiuti di I e II categoria(quelli ad isolamento secolare) già operanti nella massima sicurezza. Inoltre questi depositi occupano poco spazio, diciamo l’equivalente di un paio di campi di calcio per 20 anni di funzionamento di 50 reattori. Infine da ricordare che a differenza degli impianti elettronucleari i depositi sono statici. Una volta sistemati i bidoni non si muovono più. Non sono zombi nucleari che vanno in giro. Spaventare la gente sul pericolo di questi “depositi”centralizzati è roba da film comico. Non va preso sul serio. La maggioranza dei rifiuti radioattivi(RR) italiani, purtroppo, si trovano in 20 siti (120 depositi temporanei), distribuiti sul territorio di 11 regioni. In sintesi, abbiamo circa 60mila metri cubi(90mila considerando anche quelli di altra provenienza)di rifiuti radioattivi(quantità irrisoria) per i quali l’Italia dovrà trovare una sistemazione, con il 5% di terza categoria, più o meno il volume di un palazzo in totale. Per lo più, in maggioranza, si tratta di rifiuti che decadono in tempi massimi di alcune centinaia di anni. La Francia, per esempio, ha a La Manche e L’Aube due depositi definitivi ed ha sistemato già più di 700.000 metri cubi. Sempre in Francia è in fase di costruzione un laboratorio sotterraneo a Bure, nell'est del Paese, per studiare la fattibilità di un deposito geologico in una formazione di argilla. Ci sono leggi, in Italia, che trattano l’argomento. Il problema del sito doveva essere risolto dalla legge del 24 Dicembre 2003, n. 368, recante disposizioni urgenti per la raccolta, lo smaltimento e lo stoccaggio, in condizioni di massima sicurezza, dei rifiuti radioattivi, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 6 del 9 gennaio 2004. I materiali e i rifiuti radioattivi esistenti in Italia si trovano, quindi, da decenni in una situazione di provvisorietà, e talora di precarietà, che rende sempre più complesso e oneroso il mantenimento di adeguate condizioni di sicurezza, causa eccessiva dispersione. La perdurante mancanza di un deposito nazionale centralizzato definitivo per i rifiuti radioattivi determina una situazione di pericolo latente. Quindi il pericolo proviene solo dall’impossibilità di avere una gestione centralizzata. Resto dell’idea, per i rifiuti di I e II categoria, che occorra eliminare i numerosi depositi provvisori con un deposito, casomai, anch’esso temporaneo, ma centralizzato, in modo da avere una gestione unica e controllata. E’ una questione di sicurezza nazionale. Del resto questo si fa già in Belgio ed Olanda. Essendo un deposito superficiale ingegneristico si potrà utilizzare, per esempio, uno dei quattro siti, già studiati dall’Enea, del Demanio Militare. Fatto questo primo passo sarà possibile, con calma, trovare e predisporre un sito definitivo. Occorre ricordare che la task-force Enea individuò, a suo tempo, ben 214 siti che riguardavano tutte le regioni italiane. Comunque l’articolo 26 del decreto attuativo (della legge 23 luglio 2009, n.99 in materia nucleare)già permette di preparare: “l’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio del Parco Tecnologico” che comprende il Deposito Nazionale definitivo, incarico affidato con l’art.25 alla Sogin S.p.A. Ai governanti e a chi occupa posti di responsabilità dovremmo ricordare che non si può rinviare all’infinito. I problemi non si risolvono da soli. Occorre essere tenaci e decisi. Occorre salvaguardare gli interessi nazionali anche con fermezza e caparbietà. Fareambiente è un movimento ecologista che opera nel concreto, che collabora per risolvere i problemi. Non fa critiche inutili. Concentrare i RR in un unico sito, adeguatamente approntato, significa spostare inquinanti diffusi su tutto il territorio nazionale in unico deposito multi barriera a impatto esterno nullo. La tutela ambientale si fa con i fatti e una serie di interventi che rientrano in una logica di sostenibilità. E’ arrivato il momento di concretizzare.

Prof. Orazio Mainieri

Presidente Commissione Energia di Fareambiente

 



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