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L’ambiente è politica economica e sociale - Intervista a Vincenzo Pepe PDF 
Giovedì 17 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Sono ventimila, giovani (nati appena un anno fa) e ambiziosi. A dirla tutta sono stati anche parecchio corteggiati dai politici di centro (Casini) e Pdl (Lombardo e Bondi) prima delle elezioni politiche, perché contribuissero con le loro idee al confezionamento dei programmi elettorali. E soprattutto perché colmassero uno dei grandi vuoti della politica dei moderati: la scarsa attenzione alle tematiche ambientali. I ventimila sono gli iscritti al Movimento europeo, ecologista e liberale Fareambiente, presieduto da Vincenzo Pepe. Chiediamo a lui su quali fronti (ambientali, ovviamente) dovrebbe impegnarsi il nuovo governo e come è finito quel famoso corteggiamento.

Quali interventi dovrebbero essere inseriti nel programma dei primi cento giorni di governo?
Silvio Berlusconi dovrebbe innanzitutto mettere le politiche ambientali al primo posto nell’agenda politica, smettendo di considerare l’ambiente come una materia di nicchia o residuale rispetto alle politiche sociali ed economiche. L’ambiente è politica sociale ed è politica economica. È priorità assoluta perché senza ambiente non può esserci sviluppo. Il Cavaliere lo sta capendo, infatti ha detto che intende inaugurare il nuovo mandato affrontando il problema dei rifiuti. E questo va bene. Però noi riteniamo essenziale che questo approccio non si limiti a trovare soluzioni all’emergenza campana. E’ necessario allargare l’orizzonte alle politiche di smaltimento e al traffico illecito di rifiuti di tutta l’Italia. E poi subito dopo bisogna pensare all’energia.

E infatti nel programma del Popolo della Libertà c’è uno specifico riferimento all’energia, si auspica il ritorno al nucleare.
Sì, ma francamente noi ci aspettavamo di più. Sandro Bondi ci ha chiesto di partecipare all’officina del programma del Popolo delle Libertà, poi mille cose si sono accavallate e noi non abbiamo partecipato in modo attivo alla stesura ma abbiamo soltanto dato delle indicazioni. Sicuramente vogliamo dare una mano al governo Berlusconi nel considerare le politiche ambientali non in termini fondamentalisti, come faceva il precedente governo che diceva “no” a tutto, ma in modo razionale e costruttivo. Quanto al nucleare, per prima deve essere riavviata la ricerca e poi deve essere creata una cultura dell’ambiente che convinca la gente della bontà dell’opera.

Torniamo all’officina del programma. Berlusconi non vi ha fatto scrivere il programma, Casini però sì.
È vero. Abbiamo scritto parte del programma dell’Udc mentre abbiamo dato solo delle indicazioni a Sandro Bondi che però ha sottoscritto il nostro Patto per l’ambiente. E poi abbiamo lanciato un’altra sfida. Alla fine di giugno faremo la Costituente per l’ambiente, inviteremo tutto l’ambientalismo italiano per riconsiderare la propria metodologia, e mettere al centro della politica l’ambiente, utilizzando un metodo realista e non fondamentalista.

Chi vedrebbe bene come ministro dell’Ambiente del nuovo governo?
A questo ho pensato molto, ma non sono riuscito a individuare una persona giusta. Uno dei vizi della cultura del centrodestra è quello di non avere curato molto queste tematiche. Comunque... io il ministro dell’Ambiente lo farei. Quanto all’ex ministro di An Altero Matteoli, lui non ha fatto benissimo ma neanche male. Sicuramente Pecoraro Scanio ha fatto peggio.

Lei potrebbe portare in dote a Berlusconi un movimento ambientalista radicato sul territorio, in rapida crescita e che colma le lacune del centrodestra in materia. Cosa chiede in cambio di questo apporto?
Anche Raffaele Lombardo del Movimento per le Autonomie mi ha chiamato per farmi la stessa domanda. Mi ha chiesto che cosa volevamo, se volevamo qualcuno in lista. Gli ho risposto che noi non vogliamo le liste ma vogliamo il programma, la condivisione del programma. Perché la nostra è una battaglia ideologica non di persone.

Ma, come ha appena detto lei, la condivisione del programma del Pdl non l’avete ottenuta.
L’abbiamo avuta in parte. Purtroppo a destra ancora non credono che l’ambiente debba essere la priorità. Per cui il nostro sforzo è anche questo, far crescere nei moderati la coscienza che l’ambiente debba stare al primo posto. Chiederemo al prossimo ministro dell’Ambiente di stargli al fianco e portare avanti una politica dell’ambiente europea, non generalista e ovviamente non fondamentalista. Basta con i “no” a tutte le opere.

Ritiene che l’approccio fondamentalista all’ambiente sia responsabile del clamoroso insuccesso dei Verdi in queste elezioni?
Certo. Una delle cause dell’evaporazione dei Verdi e della sconfitta della sinistra radicale è stato proprio il fondamentalismo. L’Italia oggi vuole un ambientalismo maturo, europeo. E noi vogliamo lavorare per affermarlo. Fareambiente è un movimento europeo, proprio domani (oggi, ndr) terremo un’assemblea con i rappresentanti di quindici paesi europei che discuteranno di quale ambientalismo più si addice all’Europa.

Prossime mosse?
A settembre vogliamo toccare quota 50mila iscritti, una bella cifra se pensiamo che siamo nati da un anno.


di Elisa Borghi


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