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“La soluzione? Via verdi Bassolino e la camorra” - Intervista a Vincenzo Pepe PDF 
Sabato 02 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
Ben lontana dal trovare una soluzione, l’emergenza rifiuti in Campania sembra aggravarsi ogni giorno che passa. Dopo l’assalto di mercoledì contro polizia e carabinieri a suon di sassi e petardi, ieri i manifestanti si sono diretti in parte verso l’autostrada A30 Caserta-Salerno, che è stata bloccata fino al tardo pomeriggio, in parte verso l’ingresso della discarica di Marigliano e il lungomare di Pozzuoli per protestare contro l’utilizzo dei siti provvisori di stoccaggio e la mancata raccolta dell’immondizia. Sul versante istituzionale intanto continuavano gli incontri. De Gennaro ha ricevuto i sindaci del Nolano, giunti in rappresentanza dei cittadini che da giorni si oppongono all’apertura di un sito di trasferta in località Boscofangone. E questo mentre l’Unione Europea annunciava che l’Italia ha soltanto un mese di tempo per trovare una soluzione al problema rifiuti o partiranno le sanzioni.

“La situazione in Campania è intollerabile - ha detto il commissario all’Ambiente Stravros Dimas – è necessario che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l’attuale emergenza ma anche che realizzino l’infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durabile ai problemi che risalgono già a più di 10 anni”. Ciliegina sulla torta, in serata è arrivato anche il rapporto di “Save the children”, una nota organizzazione internazionale che tutela i minori, che nel “Decalogo dei diritti negati” cita la Campania dicendo che sotto i cumuli di spazzatura sono finiti anche i diritti dei bambini, discriminati perché “hanno un trattamento differente rispetto ai coetanei del resto d’Italia”. Ne Parliamo con Vincenzo Pepe, presidente del movimento ecologista Fareambiente, docente di diritto dell’ambiente all’Università di Napoli ed ex presidente di un Consorzio rifiuti campano, il Geo Eco.

Professore, la situazione in Campania pare essere fuori controllo, la popolazione è esasperata. Che sta succedendo?
La gente non ha più fiducia. Non ha fiducia nei tecnici che si contraddicono e prima individuano siti adatti allo stoccaggio poi cambiano parere. Non ha fiducia nei tanto ripetuti concetti di “temporaneo” e “provvisorio” e nelle promesse: Pianura doveva essere bonificata ma non lo è mai stata. Non ha fiducia nelle istituzioni, perché manca un referente credibile. A chi dovrebbero chiedere aiuto i napoletani, a Bassolino che governa il territorio da 14 anni con questi risultati? O forse ai verdi, che hanno bocciato la costruzione di tutti gli impianti di termovalorizzazione? Oggi qualunque nuovo progetto di smaltimento venga proposto, anche se perfetto, solleva le proteste dei cittadini perché le istituzioni che lo promuovono non sono credibili.

La soluzione dunque qual è, mandare tutti a casa?
Se i responsabili si dimettessero sarebbe più facile risolvere la crisi, perché si potrebbero recuperare la credibilità delle istituzioni e convincere i cittadini a fare un sacrificio. Oggi nessuno vuole la spazzatura vicino a casa propria ma è necessario che questo atteggiamento cambi. Ogni comune deve smaltire i propri rifiuti e avere un impianto di stoccaggio e discarica.

Cosa pensa della proposta di commissariare i comuni che non fanno raccolta differenziata?
Penso che sia giusto. Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti io ho introdotto nell’unione dei comuni di cui ero presidente la raccolta differenziata. Ma per arrivare a questo risultato ho fronteggiato enormi difficoltà. A ostacolare il mio progetto erano i comuni stessi, che non intendevano sostenere le spese del servizio. Non capivano che il costo sociale del non fare era molto più alto del costo materiale degli impianti. A quei comuni, ai loro sindaci, mancava la cultura. E oggi bisogna investire molto sulla crescita culturale.

Ma la crescita culturale si ottiene nel lungo periodo. Nell’emergenza bisogna produrre i risultati in fretta. Lei come affronterebbe l’emergenza?
Primo, come ho già detto, pretenderei la testa dei responsabili di questo sfacelo. Secondo, chiederei alla popolazione un sacrificio. Occorre utilizzare temporaneamente le discariche individuate da De Gennaro in attesa che vengano fatti gli impianti di smaltimento definitivi. In alternativa si può ricorrere anche a un’altra soluzione, la più facile, quella di mandare l’immondizia all’estero. Ma oltre ad avere dei costi proibitivi quest’ultima misura non risolve il problema bensì lo aggrava. Infine bisogna fare gli impianti. Da quattordici anni non si fanno impianti. E non riesco a capire perché. Vedo molta superficialità, e soprattutto mi disarma il fatto che per cercare una soluzione a questi problemi devo andare a parlare con chi li ha causati. Mi riferisco a Bassolino, al governo campano.

Perché non si fanno gli impianti?
Per lentezze burocratiche, perché manca la volontà politica e poi per l’opposizione di chi dice che gli impianti di termovalorizzazione fanno male alla salute. Come Pecoraro Scanio, Legambiente, il Wwf.

Non ci sono motivi più profondi?
Può esserci una connessione con l’illegalità, il business dei rifiuti. Ma resta i fatto che chi ha la responsabilità di fare gli impianti non li fa. Dunque occorre combattere e noi lo facciamo. Quindici giorni Fareambiente ha portato 30mila persone davanti a palazzo Santa Lucia per chiedere di voltare pagina. C’è troppa superficialità e troppo “tirare a campare” come si dice qua. Nessuno è responsabile di niente. In Sicilia Cuffaro si è messo da parte, in Campania nessuno sente questa esigenza.

Il vostro movimento ha iniziato anche un’azione legale.
Una una “class action” per tutelare i cittadini onesti che pagano il servizio di igiene urbana ma vivono in mezzo ai rifiuti. Abbiamo raccolto più di mille firme a Caserta e Napoli. Il nostro movimento nasce proprio per veicolare questo disagio, che è anche il mio disagio personale, di campano, quando vado in giro per il Paese a parlare di ambientalismo.

di Elisa Borghi


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