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Cinghiali e aree protette: come il “problema” può diventare una “risorsa” PDF 
Mercoledì 04 Febbraio 2009 00:00
Il “problema” cinghiali può diventare una “risorsa” se l'uomo torna ad essere protagonista nel suo territorio. È necessario che la Regione si doti al più presto possibile di una legge per la montagna che valorizzi la cultura e le attività ad essa legate.
La politica dei soli  divieti che ci ha guidati in questi ultimi anni non produce sviluppo ne amore per il patrimonio naturale. Ne sono sufficienti le azioni coraggiose di alcuni sindaci se non si comprende che un prelievo selettivo,organizzato e controllato dagli Enti gestori potrebbe diventare elemento di riequilibrio per la conservazione dell'ecosistema e fattore economico di di richiamo verso la montagna.  
Più che parlare dunque di “programma” di abbattimento di cinghiali, si dovrebbe porre il problema di un serio “piano” di gestione della fauna selvatica nelle aree protette. Si comprenderebbe meglio quanto complessa e delicata sia questa materia. A nulla vale disquisire sulla loro presenza (introdotti, scappati, autoctoni o importati) il dato certo è che esistono con tutto ciò che la loro presenza comporta in positivo ed in negativo.
Prima di tutto occorre fare una distinzione basilare tra cinghiali (più o meno selvatici) e suini neri con i quali si sono incrociati ibridando le due specie e mettendo in serio pericolo tutto ciò che faticosamente è stato fatto per i meritati riconoscimenti ottenuti dai derivati della lavorazione della carne dei suini neri (sopratutto nei Nebrodi).
Deve essere tenuto in debito conto che questi animali non hanno predatori in natura, sono onnivori e quindi si cibano anche di microrganismi che trovano scavando e vagliando il terreno dove vivono. Ne fanno le spese tutte le specie vegetali (semi, radici etc) e animali (uova, neonati, molluschi etc) che si trovano nel sottobosco e nei terreni umidi compromettendo l'equilibrio dell'ecosistema e minacciando l'estinzione di alcune di loro.
La situazione si va aggravando sempre di più a causa di un altro fenomeno che sembra inarrestabile: L' abbandono della montagna da parte dell'uomo.
Uno degli obiettivi primari che le aree protette devono prefissarsi è appunto quello di reintrodurre l'uomo nelle aree spopolate con tutte quelle attività ecocompatibili connesse che hanno  consentito di tramandare contesti ambientali meravigliosi.
Non è sufficiente che l'uomo vada in montagna a farsi la salutare passeggiata o per motivi di studio. L'uomo deve riappropriarsi del territorio e lo deve amare e rispettare perchè ci vive e quindi elemento essenziale per la sua esistenza.
 
Giuseppe Colca
 
Responsabile Aree Protette – flora e fauna
Fare Ambiente Sicilia


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