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Martedì 12 Novembre 2019 16:19

Fareambiente: Consorzi e mercati riciclo chiedono adeguamento normativo Roma, 12 nov. - “I sistemi consortili necessitano di un adeguamento normativo e di controlli sulla loro efficacia. Sempre più fenomeni negativi ricadono sugli operatori del settore, gestori dei rifiuti, e vengono troppo spesso vessati dai sistemi che hanno la tendenza di costruire il mercato economico a seconda delle loro necessità di "risultato", spesso non in linea con la reale virtuosità dichiarata”. Lo afferma in una nota l’associazione ambientalista Fareambiente.

“Proviamo a fare un piccolo esempio - continua la nota - i dati sulle plastiche raccolte ci fanno credere di essere virtuosi al 90% di raccolta sull'immesso al consumo, poi scopriamo che circa il 50% rientra nel mondo del riciclo di cui, se va bene ai comuni, ne riconoscono circa la metà come contributo per la differenziata, e quindi ancora una volta ai cittadini tocca pagare contributi più alti nonostante l'impegno, mentre il 50% circa, che dichiarano di non poter riciclare, finisce al recupero energetico. In realtà solo una piccola parte finisce in un impianto di termodistruzione nazionale, la rimanenza, senza preoccuparsi di chi paga (quasi sempre il cittadino), lo esportano in cementifici e termovalorizatori, in mezza Europa, con costi economici e ambientali insostenibili. Abbiamo preso la plastica come esempio - spiega Fareambiente - perché in questo momento è demonizzata dalla sindrome "Greta Thumberg" che ha il grande merito di aver mediatizzato un problema, ma ahimè senza pensare a quali soluzioni adottare e su questo si è scatenato il mondo dei fondamentalisti dell'ambiente, protagonisti del successo di questo fenomeno del “NO a prescindere”, detto anche sindrome di “Nimby”. Come Fareambiente - annuncia in conclusione la nota - presenteremo una proposta di legge che vada a liberalizzare il mondo dei consorzi di filiera, permettendo a diverse realtà associative di occuparsi dettagliatamente e con competenza dei rifiuti prodotti dai diversi cicli produttivi, attivando concretamente il principio di economia circolare. L’obiettivo è creare una sana concorrenza tra le imprese, concedendo loro la possibilità di aderire al sistema Consortile che ritengono opportuno: i consorzi degli oli, delle barriere, degli imballaggi e dei Raee, quest'ultimo fanalino di coda per efficacia, non possono più tenere in piedi un monopolio che stritola le imprese, impedendogli di scegliere con chi lavorare. Il settore dell'ecologia sta crescendo esponenzialmente e si deve pensare ad un modello di sviluppo sulla filiera del riciclo, ma alle condizioni attuali siamo lontani anni luce da essere competitivi con il resto d'Europa e del mondo”



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