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Difendere le coste spezzine è Fare Ambiente PDF 
Mercoledì 21 Maggio 2008 00:00
di Mauro Langfelder
(Coordinatore Regionale Lombardia).
Tutte le autostrade che scendono da Milano arrivano prima o poi al mare. Ed i lombardi che le percorrono tendono a soddisfare la propria ansia di mare. Verso Genova o Venezia, verso la Versilia, cioè Pisa via Parma, verso Napoli cioè pensando anche ad Amalfi, per guardare a tutte la quattro Repubbliche Marinare della nostra storia, la considerano una meta assai ambita.
E non sono pochi quelli che, lasciata la A1 prima di Parma, percorrono la Cisa, escono a Sarzana per arrivare finalmente a mirare il mare della punta di Porto Venere e le isole antistanti: Palmaria, Tino, Tinetto. Ora sono molto preoccupati.
Pensano che nell’ultima riunione fondante di Fare Ambiente a Roma, si è deciso di animarsi per la difesa delle coste; ed ora un po’ si rassicurano e si impegnano.
Gli amanti della natura, oltre agli ecologisti di Fare Ambiente, ma anche tutti i cittadini benpensanti hanno temuto con indignazione, guardando i porta-container in attesa di entrare nel Golfo dei Poeti e verso il porto di La Spezia, che qualcuno profittando dell’oscurità lavasse le coperte delle navi. I bagnanti trovavano tracce. I residenti mormoravano. Ma ora la vela di Fare Ambiente potrebbe essere il simbolo dell’agire concreto.
La notizia dell’impianto rigassificatore, che porta un fluido ad essere gas, della SNAM, inquieta i cultori della natura. La storia è lunga già quasi 150 anni, risalendo al 1870, quando la Marina Militare insediò una modesta polveriera nella Baia di Panigaglia, fra la città portuale ed il promontorio. E dobbiamo ad Anna Bignardi, coordinatrice di Fare Ambiente della nuova Provincia di Lecco, alcune delle informazioni che qui riproponiamo.
In sintesi, il 19 giugno 2007 è stato presentato un progetto di ammodernamento della società che gestisce l’impianto della baia di Panigaglia, in Comune di Porto Venere, che prevede un ampliamento dei serbatoi da 100.000 a 240.000 mc, l’allungamento del pontile di 50 metri ed il dragaggio di parte del golfo antistante.
Ora il ligure Cantiere dell’Urbanistica Partecipata, che qui viene presentato perché abbia tutto il nostro incoraggiamento, si è fatto interprete del malcontento popolare ed ha inviato sin dal luglio del 2007 un documento motivato di parere contrario all’esecuzione dell’opera con motivi scientificamente fondati e paesaggisticamente tutelanti.
Pur essendo fuori dalla nostra competenza territoriale, non possiamo non unire la nostra voce, come movimento europeo, e segnalare da queste colonne, tendenti a tutelare le comunità ordinate, che hanno l’obiettivo della conservazione oculata del patrimonio, una prima informativa, confidando nel successo dell’iniziativa.
Alla popolazione residente o villeggiante, ai turisti ed ai visitatori non piace vedere le navi gasiere, altrimenti note come tank (a membrana o cosiddette sferiche, orribili alla vista), puntare in pochi anni al raddoppio della flotta mondiale di oltre 200 navi ed al loro carico di rischi ecologici.
La storia degli incidenti dovrebbe rimanere ad allertare. Ed ancor meno i rigassificatori delle più varie nature, che certamente non favoriscono lo sviluppo turistico dell’Italia, e sono la causa prima che fa guardare alle energie alternative, soprattutto nei luoghi che hanno fatto la storia della cultura e della civiltà e sono le testimonianze autentiche della bellezza della natura.
Pensiamo di interessare anche il mondo delle organizzazioni internazionali con il nostro impegno. Il consorzio Orchestra attento a tutti i problemi dei rischi ambientali. Ma anche l’Open Geospatial Consortium, o OGC (ed il suo OGCE europeo), con i suoi partecipanti autorevoli di Ispra, dove fu la sede dell’Euratom, o presso la FAO a Roma, potrebbero esprimersi. Forse sarebbe il caso di ribadire quali coste sono patrimonio dell’Umanità, per affermare che accanto alle pregiate opere dell’uomo, ci sono quelle della Natura che l’uomo ha saputo, anche imperfettamente, conservare, e che dovrà consegnare alle generazioni future, quale restituzione di un prestito avuto dalle generazioni precedenti.


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