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L'ambiente come nuovo motore di sviluppo - Intervista a Vincenzo Pepe, Presidente Fare Ambiente PDF 
Martedì 13 Maggio 2008 00:00
- All'indomani della creazione del nuovo governo da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come giudica la compagine governativa?

A nome di Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo e a titolo personale faccio i migliori auguri al governo che si è appena insediato. Tutti noi ci aspettiamo molto da un governo che ha un forte sostegno popolare e parlamentare: l'Italia ha bisogno di riforme e di rilanciare un modello di sviluppo sostenibile. Ci auguriamo che questo governo ponga le tematiche ambientali al primo posto della sua agenda politica, ritenendo le questioni ambientali non residuali rispetto agli altri problemi, ma il problema centrale dello sviluppo e del nostro essere in Europa. In modo particolare siamo soddisfatti della nomina a ministro di Sandro Bondi a cui Fare Ambiente è sempre stato legato. Oserei dire che proprio grazie a Sandro Bondi e insieme con lui è nato il movimento.

- E' soddisfatto delle scelte fatte dal Cavaliere all'Ambiente e ai Beni Culturali?

Sono molto contento e approfitto dell'occasione per fare ad entrambe i migliori auguri di buon lavoro. Sono, poi, particolarmente soddisfatto per la scelta di Sandro Bondi al Ministero dei Beni Culturali, perchè Fare Ambiente è nato proprio grazie alla spinta di Bondi e dell'On. Nicola Cosentino, oggi Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, al Hotel Vesuvio di Napoli nel corso di un incontro. Furono loro a incitarmi a fondare un movimento ecologista che mirasse ad un ambientalismo maturo di tipo europeo. I fatti ci hanno dato ragione per diversi motivi...

- Che cosa si aspetta dai nuovi ministri?

Mi aspetto che abbiano, fin dall'inizio, la capacità di porre i beni culturali e le tematiche ambientali al centro del dibattito politico nazionale ed europeo. Solo attraverso una politica realista sull'ambiente si può fare sviluppo: si possono realizzare le infrastrutture, si possono migliorare i trasporti, si può fare sanità; non esiste una materia che non abbia a che fare con l'ambiente!... A tal proposito ci siamo messi a disposizione dei ministri per concorrere alla creazione di questa nuova sensibilità nel nostro Paese. Senza tale profonda sensibilità non si potrà sperare di risolvere nessun tipo di problema.

- Come sostiene il professore Francesco Sisinni l'aspetto dei beni culturali è strettamente connesso alla tutela dell'ambiente e del paesaggio. Ritiene che i due nuovi ministri Bondi e Prestigiacomo debbano promuovere un tavolo di programmazione comune dei loro ministeri per dare un segnale forte verso una visione sostenibile e durevole del patrimonio Italia?

Ambiente, beni culturali e paesaggio sono inscindibili. Per questo motivo proporremo sia al ministro Prestigiacomo, sia al ministro Bondi, di porre in essere in Italia - così come ha fatto Nicolas Sarkozy in Francia – la “Grenelle de Environment”, un tavolo di concertazione. Invieremo il nostro “Patto per l'Ambiente”, chiedendo di sottoscriverlo e abbiamo già chiesto un incontro con i ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali, per cercare di concorrere nella soluzione dei gravi e tanti problemi che attanagliano il Paese sia sulle problematiche ambientali, che sulle problematiche paesaggistiche e culturali. Auspichiamo che i due ministri aiutino Fare Ambiente al fine di far crescere una cultura diffusa ambientalista, che è alla base della risoluzione dei problemi della nostra società. I rifiuti, l'approviggionamento energetico, l'acqua, la tutela delle aree protette, la conservazione della natura, la salvaguardia delle biodiversità, il rischio idro-geologico, la tutela del suolo sono problemi che non saranno mai risolti senza la cultura diffusa di ambiente: cultura diffusa di ambiente significa: lo stile di vita che ognuno di noi in forma singola e associata deve avere. Questo mutamento si può realizzare solo attraverso la consapevolezza che l'ambiente è il problema dei problemi.

- Che ruolo vuole avere Fare Ambiente nell'alveo dei movimenti e delle associazioni ambientaliste alla luce della nascita del nuovo Governo Berlusconi?

Fare Ambiente già agli albori – qualche anno fa – è nato denunciando l'anacronismo dei movimenti ambientalisti tradizionali: questi ultimi, infatti, non mirano ad un ambientalismo maturo di tipo europeo e, quindi, non sono più capaci o non lo sono stati mai, di risolvere e sbrogliare il nodo di Gordio. Non utilizzano un metodo realistico, concreto e conservano in loro un vizio ideologico di fondo intrinseco. Il nuovo governo deve far crescere i nuovi movimenti ecologisti, perchè la visione di questi movimenti è una visione matura: non si tratta dell'ambientalismo del “no” apriori o del “si” apriori, stiamo parlando – invece – di quell'ambientalismo che guarda con realismo al bilanciamento dei valori.

- Oggi come non mai abbiamo bisogno di processi di policy efficaci per quanto riguarda i problemi legati all'ambiente: qual è la ricetta che Fare Ambiente propone per il risanamento della macchina amministrativa?

La massima partecipazione ai processi che riguardano interessi ambientali. In Francia, ad esempio, prima di scegliere un qualsiasi posto per l'ubicazione di una centrale nucleare (eppure la Francia ha sul nucleare una posizione molto spinta) o qualsiasi altro tipo di impianto che possa avere un minimo di impatto ambientale, le istituzioni danno vita ad un processo dal basso di compartecipazione e di condivisione delle scelte. Si mette, dunque, in atto un processo di responsabilizzazione della cittadinanza. In Italia questo processo ancora non esiste: spesso le decisioni vengono calate dall'alto e la gente non le condivide. D'altra parte i comitati, le associazioni, i gruppi di pressione che nascono per affrontare una questione spinosa devono dimostrare una maturità di fondo: nel senso che non devono lasciarsi prendere dalle emozioni, da deliri ideologici, questo è totalmente sbagliato, perchè si esce dal recinto della polity, per dirla con Charles Tilly, per avventurarsi nel campo dell'illegalità, passando dalla ragione al torto. Devono essere, invece, “acteurs sociales”, come sosterrebbe Alain Touraine, devono agire non essere agiti, ma agire sapendo, con coscienza e coscienziosità, agire attraverso logiche “bottom-up” innestando processi virtuosi di globalizzazione dal basso. Legarsi al proprio orticello, quel fenomeno che gli studiosi di movimenti sociali chiamano “N.I.M.B.Y.” (Not In My Back Yard – Non nel mio giardino) non è un atteggiamento che promuove lo sviluppo sostenibile, è invece un voler rimanere indietro: basti pensare alla T.A.V., al Mose, etc... Anche sull'energia nucleare, come ambientalisti, abbiamo una posizione molto forte, molto diversa dagli altri: vogliamo il massimo controllo in queste scelte, ma non possiamo dire aprioristicamente “no” a scelte che l'Europa impone. Se facessimo il bilanciamento dei valori – di fatti – vedremmo che forse il problema dei rifiuti nucleari o della sicurezza sono problemi europei. Non possiamo continuare ad immaginare di essere ancora lontani dall'Europa: gli europei siamo noi e se non ci adeguiamo in fretta pagheremo in termini di collasso socio-economico la nostra negligenza. L'adeguamento alle Direttive Comunitarie è una necessità vitale per far sì che l'Italia riprenda il passo di nazioni come la Spagna.

- La logica nichilista del non fare e dei no aprioristici ha messo in seria crisi i processi di innovazione nel campo energetico e infrastrutturale: quali sono le linee guida del suo movimento nel settore dell'approviggionamento energetico e in quello delle opere pubbliche?

Nel mese di novembre del 2007 abbiamo organizzato un convegno come Fare Ambiente, in occasione del ventennale del referendum sul nucleare. In quella sede abbiamo ribadito il nostro “si” alla ripresa della ricerca sul nucleare in Italia, perchè non è possibile dire “no” in questo caso, mi riferisco alla passata legislatura dove di fronte ad un Disegno Legislativo, che riprendeva il tema della ricerca nucleare, il Parlamento ha bocciato la proposta per pochi voti. Dire “si” al nucleare, naturalmente, non significa dire “no” alle altre fonti energetiche, soprattutto alle “rinnovabili”: ci vuole il giusto “mix energetico”, che vada a soddisfare il fabbisogno nazionale, ma che soprattutto rispetti i dettami del Protocollo di Kyoto.

- Nel 1950, in occasione del sessantesimo compleanno di Martin Heidegger, Ernst Junger pubblicò il saggio “Uber die line” (Oltre la linea), dedicato al tema che attraversa come una crepa non solo tutta la sua opera, ma quella di Heidegger e tutto il nostro tempo: il nichilismo. Questa parola era stata evocata da Nietzsche, come se in essa si preannunciasse un “contromovimento”, un al di là del nichilismo. Junger si domanda: è possibile “l'attraversamento della linea, il passaggio del punto zero” che è segnato dalla parola “niente”? Questa è la domanda che rivolgo a lei – Prof. Pepe – si può oggi uscire dall'impasse in cui i Verdi e l'ambientalismo tradizionale hanno fatto scivolare il pensiero ecologista, in un mondo in cui è avvenuta la perdita dei valori che davano senso alla quotidianità della vita dell'uomo? Che cosa potrà fare al riguardo Fare Ambiente?

Fare Ambiente si è ripromessa di rifondare l'ambientalismo italiano attraverso una “Costituente dell'Ambientalismo italiano”, che si dovrebbe riunire verso la fine del 2008 a Roma dove, nelle nostre intenzioni, si dovrebbe ripensare il concetto di ambientalismo. Questo non significa non essere a favore della tutela dell'ambiente, anzi riteniamo che la tutela dell'ambiente debba essere al primo posto dell'agenda politica – lo ripeto – perchè l'ambiente è l'habitus, tutto ciò che ci circonda. Essere contro l'ambiente equivale ad essere contro l'uomo, ma l'uomo deve pur progredire, l'uomo deve pur fare tecnologia, l'uomo deve pur realizzare il soddisfacimento dei prorpi bisogni, che non sono solo bisogni strutturali, ma anche sovrastrutturali. In una visione antropocentrica l'uomo deve essere il protagonista, nel rispetto delle risorse naturali, del suo vivere. La visione che noi proponiamo è quella dello sviluppo, ma uno sviluppo equilibrato, uno sviluppo rispettoso delle risorse naturali che vanno si utilizzate, perchè non possiamo negare lo sviluppo, ma vanno utilizzate in termini razionali: in breve uno sviluppo sostenibile e durevole. L'appello che facciamo al Governo Berlusconi e ai ministri Prestigiacomo e, in particolar modo, al ministro Bondi, che ha dato una grande spinta affinchè nascesse questo movimento e che ora devono utilizzarlo al meglio: al fine di far nascere in Italia una cultura diffusa sui temi dell'ambiente, della tutela del paesaggio e dei beni culturali, ma anche dare corpo e forza a due progetti: la Costituente per un nuovo ambientalismo italiano maturo di tipo europeo e creare un gruppo parlamentare che sostenga le nostre iniziative legislative. Faccio riferimento alla campagna che stiamo per lanciare sull'idrogeno: vogliamo tentare di rimodellare, ripensare la rete dei distributori di carburante per i mezzi di trasporto. Ciò vuol dire innestare un processo virtuoso che conduca a quella “Economia all'idrogeno” di cui parla Jeremy Rifkin, dando una forte spinta alla ricerca e creare un nuovo stile di vita. Spero che quanto prima avremo dei colloqui con i ministri: abbiamo già chiesto sia alla Prestigiacomo che a Bondi di essere ricevuti. Noi siamo a disposizione.

Il suo carissimo amico, il filosofo Aldo Masullo, in questo caso direbbe, che lei si spinge oltre la conflittualità che individua Emanuele Severino tra l'uomo e la “teknè”, ma soprattutto tra la “teknè” e la natura...

Certo! L'uomo deve essere il protagonista, quindi l'uomo aspira sempre, per sua natura, alla ricerca e non si può limitarlo. L'uomo aspira comunque a conquistare il progresso attraverso l'innovazione, ma questo progresso deve misurarsi con le esigenze che ha la natura in un continuo divenire, in un continuo camminare domandando. Per questo ritengo che bisogna dare sempre più forza al nostro movimento e sono sicuro che il ministro Bondi, che è stato il primo a volere questo movimento e fu lui a dirmi: “Professore l'Italia ha bisogno di un movimento come questo!”. Spero – infine – che sappia dare ancora più forza ad un ambientalismo maturo, che abbia come logica il fare, perchè solo attraverso il fare l'uomo può essere protagonista e proteggere l'ambiente, che – in fondo – non è altro che la nostra casa. Lo scopo è andare “Oltre la linea”: superare le visioni strumentali del vetero-ambientalismo per spingersi oltre!

di Giovannipaolo Ferrari


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