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La risposta esatta si chiama “nucleare” PDF 
Sabato 19 Aprile 2008 00:00
Era il 27 settembre 1962, ore 19, quando l’aereo di Mattei, un bireattore Morane Saulnier, decollato da Catania alle 16,57 con a bordo il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi, peraltro bravissimo ed un giornalista americano che voleva intervistare Mattei, William Mc Hale, si disintegrò a Bascapè, tra Milano e Pavia a breve distanza dalla cascina Albaredo. Un contadino disse di aver visto un bagliore in cielo, il tempo era pessimo, ma come poi attestò la magistratura di Pavia, non si trattò di un tragico incidente, ma di un omicidio, probabilmente commissionato dalla estrema destra francese, l’OAS, che si opponeva all’autonomia dell’Algeria, da Mattei invece favorita e forse finanziata. Svaniva così il sogno dell’ENE (Ente Nazionale Energia) ed esattamente un mese dopo il presidente Fanfani faceva approvare alla Camera dei deputati con 371 voti a favore e 57 contrari (tra cui Scelba e Gonnella), la legge di nazionalizzazione delle imprese elettriche. Come è stato scritto “Mattei era unico, nel bene e nel male. Non lasciò veri eredi né veri successori. Le dinastie dei personaggi di quella fatta cominciano con loro e con loro finiscono, ma lasciano un grande rimpianto in quanti ebbero l’onore e la fortuna di lavorare per Lui”.

Evidentemente Enrico Mattei, che era sinceramente e profondamente intenzionato a rendere l’Italia autosufficiente e indipendente in campo energetico, aveva giustamente guardato alto e lontano con straordinaria lungimiranza, preoccupato della possibile crisi energetica futura ipotizzata da Hubbert. Oggi invece i suoi successori affermano che “l’Italia ha scelto la via del tutto a gas e non si può tornare indietro”, che “di gas ne abbiamo tanto che non sappiamo neppure dove metterlo”, che “la Terra galleggia su un mare di petrolio” o che bastano 4 o 5 rigassificatori di gas liquefatto. Ma c’è di più e pochi se ne sono accorti: il picco di Hubbert è imminente. C’è chi dice che è già avvenuto nei primi anni 2000, chi lo prevede entro il 2010, chi (notare la precisione) al 2037! Ma la verità è un’altra: con la attuale crescita della domanda (2% per anno) il picco potrebbe verificarsi nel 2013, sei anni da oggi!
Infatti, secondo la teoria originale di Hubbert, il picco si dovrebbe verificare quando il consumo energetico globale ha raggiunto la metà delle riserve provate economicamente estraibili di idrocarburi, circa 300 Gtoe nel 2000, il 5% in più oggi per ulteriori ritrovamenti. La previsione della BP, basata su un consumo annuo costante (10 Gtoe) è di conseguenza di 30 anni da oggi, cioè il 2037! Più realistica la previsione di Colin Campbell, Direttore dell’ “Oil Depletion Analysis Centre” ch indica l“oil peak” tra 4 anni, essendo il consumo di petrolio il 60% di quello totale a fronte di metà delle riserve mondiali provate di 70 Gtoe.

La mia previsione è la seguente: essendo le riserve provate economicamente estraibili di idrocarburi, circa 287 Gtoe nel 2000, un consumo globale di idrocarburi per 13 anni, dai 9.6 Gtoe del 2000 al 13% in più del 2013, equivale a 143 Gtoe, cioè esattamente la metà delle riserve mondiali provate. Cinque o sei anni di tempo non sono molti per correre ai ripari e le opzioni realisticamente disponibili estremamente scarse. Cosa fa il Governo Prodi? Basa il suo programma energetico - autori filosofi, sindacalisti e professori di letteratura italiana - su 4 “R”: Risparmio, Rinnovabili, Rigassificatori e Rubbia, richiamato recentemente dalla Spagna come consulente del Ministro On. Alfonso Pecoraro Scanio. Di fronte al rischio di una Terza Guerra mondiale, una guerra per l’energia, ci stiamo comportando come i monaci benedettini che ai tempi delle invasioni barbariche, rinchiusi nei loro conventi, ricopiavano la Bibbia. Caro Presidente, non c’è bisogno di portare 2 milioni di persone in piazza il 2 dicembre, ma la data prevista è molto significativa Quel giorno di 65 anni fa, the italian navigator landed at the new world “.Un evento da non dimenticare.

Alcune considerazioni finali a favore del ritorno al nucleare.
1. Si dice, e non è vero, che il referendum del 1987 impedirebbe di ritornare al nucleare. Il referendum, ai sensi dell’articolo 75 della nostra Costituzione, non poteva essere un referendum pro o contro il nucleare. La nostra Costituzione infatti vieta referendum abrogativi per leggi tributarie e di autorizzazione a ratificare trattati internazionali. E l’Italia, trenta anni prima, con gli Atti di Roma, aveva preso il solenne impegno a ”sviluppare una potente industria nucleare“. Non solo, ma il Parlamento, il mese successivo al referendum, con la mozione dl 18 dicembre 1987, decise una moratoria per le nuove costruzioni nucleari di 5 anni, e ne sono passati 17. E sia chiaro, come ha ricordato il Senatore Giulio Andreotti, in un Convegno organizzato a Roma il 22 gennaio 2002 dalla Fondazione Alcide De Gasperi, che non c’è bisogno di alcuna legge o referendum, se si vuole riaprire il discorso.
2. Si dice, e non è altrettanto vero, che le competenze in campo nucleare sono ormai disperse. Non è vero. I nostri tecnici dell’Enel e dell’Ansaldo hanno lavorato all’estero (EPRI, EPR e Chernavoda).
3. Si dice che il riavvio di centrali nucleari dopo tanti anni non è possibile. Anche questo non è vero. Negli USA è stata riavviata la centrale nucleare di Browns Ferry, fermata 10 anni fa per un incendio e, in Armenia, la centrale nucleare di Medzamor, fermata dodici anni fa per un terremoto, ad opera della SOGIN.
4. Si dice che l’operazione di riavvio di Caorso sarebbe troppo costosa. Non è vero: con una spesa che rappresenta una modesta frazione (5/6%) di quanto costerebbe lo smantellamento accelerato (7500 miliardi delle vecchie lire), si potrebbe generare energia elettrica ad un costo di 2 Eurocents/kWh, quando la generazione con nuove centrali a gas e ciclo combinato o termoelettriche ad olio combustibile, costerebbe rispettivamente 6 o 8 Eurocents/kWh. Il riavvio potrebbe esser realizzato in 15/20 mesi, mentre la costruzione di nuove centrali elettriche richiederebbe diversi anni.
Presidente Comitato Italiano per il Rilancio del Nucleare.

Paolo Fornaciari


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