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Il Presidente Vincenzo Pepe: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo!" PDF 
Fare Ambiente:
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Durata: 11:29

Intervento del 17-10-2007

Il Presidente di Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo Vincenzo Pepe sostiene: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo! e lo sviluppo cos'è? è la qualità della vita... dobbiamo pensare a che sviluppo vogliamo sostenere... uno sviluppo sostenibile..."


Fonte: Fare Ambiente
 
Veti sull’energia Una mozione contro Pecoraro PDF 
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211536&PRINT=S:
da Roma

«Pecoraro Scanio blocca i rigassificatori, le centrali a carbone, le scelte di modernizzazione dell’Italia. Giovedì chiederò alla direzione dell’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio, che è il simbolo dell’inefficienza di questo governo». Lo ha annunciato ieri sera al Tg1 Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha detto: «Chiederemo anche agli altri partiti di opposizione di condividere questa scelta e mi auguro di trovare alleati anche nel centrosinistra». E l’ex presidente della Camera è tornato a chiedere un ripensamento sul nucleare. «Bisogna ricominciare immediatamente la ricerca - ha detto Casini -. Oggi il nucleare è sicuro, il nostro Paese è purtroppo uno di quelli che non riesce a modernizzarsi in Europa». «Facemmo una scelta scellerata venti anni fa con quel referendum - ha spiegato - sull’onda dell’emotività di Chernobyl, ma oggi c’è bisogno di ritornare sulla strada del nucleare». Quale governo potrebbe farlo? Alla domanda dell’intervistatore, il leader Udc risponde dicendo: «Non certo un governo che ha come ministro Pecoraro Scanio».

 
Per il nucleare, contro il "Nimby": la Camera apre la proposta di An PDF 
libero:



Chi c'è c'è, chi non c'è - tipo gli ex ministri Gianni Alemanno e Altero Matteoli - sarà sempre in tempo ad aggregarsi dopo, ammesso che lo voglia. Gianfranco Fini ha scelto: Alleanza nazionale è ufficialmente il partito dell'energia nucleare. Lo sancisce la decisione di far avviare l'iter parlamentare della proposta di legge per la costruzione di nuove centrali atomiche, siglata da quasi tutti i pezzi da novanta di via della Scrofa (primo firmatario Adolfo Urso, secondo Fini, terzo Ignazio La Russa). Proprio domani il testo inizia il suo percorso nella commissione Attività produttive della Camera. E lo conferma l'ultimo numero di Charta Minuta, la rivista di Fare Futuro, la fondazione di cui Fini è presidente e Urso direttore generale. Un vero e proprio manifesto della "eco-destra", in cui ha un ruolo fondamentale l'atomo di pace, citato come forma di «energia verde» per eccellenza, anche in vista del rispetto del controverso trattato di Kyoto.

La filosofia del provvedimento che An vuole vedere approvato è opposta a quella in voga nella sinistra no global e più radicale, sintetizzata dalla sigla "Nimby", not in my backyard, non nel mio cortile. A via della Scrofa pensano invece che i cittadini debbano essere invogliati ad ospitare certe infrastrutture nei loro comuni, e proprio per questo la proposta di legge che sarà discussa da domani prevede che gli abitanti dei centri che ospitano le centrali nucleari siano esentati dall'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, e dalla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È previsto, inoltre, che ogni regione o provincia autonoma ospiti almeno una struttura "scomoda" di utilità nazionale: una centrale nucleare, un sito per lo stoccaggio delle scorie, un rigassificatore o un impianto per lo smaltimento dei rifiuti.

Tra i "big" del partito di Fini mancano all'appello Alemanno e Matteoli, che già la scorsa legislatura, da ministri, avevano detto più volte che il nucleare non è la risposta ai problemi energetici italiani. Non si tratta di un "no" secco, ma di una perplessità comunque forte abbastanza da non far apparire i loro nomi accanto a quelli degli altri quaranta parlamentari che hanno firmato la proposta. Lo stesso Silvio Berlusconi, del resto, quando era presidente del Consiglio, preferì farsi scudo dell'Unione europea, che chiedeva agli Stati membri di aumentare il ricorso all'energia atomica. Intanto, però, la scorsa legislatura fu compiuto un passo in avanti, piccolo ma politicamente importante: Enel fu liberata dal divieto di produrre energia atomica all'estero.

Già il fatto che adesso Montecitorio abbia il coraggio di aprire un dossier così scomodo è una notizia. La proposta di legge viene discussa perché il capogruppo di An in commissione, Enzo Raisi, ha deciso, d'intesa con Fini, che era il momento di fare del nucleare e della questione energetica una bandiera di An. Il presidente della commissione Attività produttive, il quasi ex radicale Daniele Capezzone, si frega le mani. «Ho calendarizzato con grande piacere la proposta di Alleanza Nazionale per la riapertura del confronto sul nucleare», racconta. E spiega: «Penso che l'Italia sia in condizione catastrofica proprio perché, negli ultimi quindici anni, sono stati detti troppi no: al carbone, ai rigassificatori, al nucleare. Col risultato che oggi, nella produzione di energia elettrica, siamo diventati dipendenti dal gas. Con tutti i rischi che questo comporta». Da notare che nel centrosinistra alcuni parlamentari hanno accolto la calendarizzazione del provvedimento con tacita soddisfazione. Solo negli ultimi tempi, del resto, il ritorno all'atomo è stato invocato dall'ex ministro Pierluigi Bersani, dal responsabile energia dei Ds, Antonello Cabras, e da Enrico Letta, candidato alla guida del partito democratico.

La strada, insomma, sarà pure tutta in salita, ma intanto, vent'anni dopo il referendum del 1987, che pure ha "abrogato" il nucleare solo in modo obliquo, si torna a discutere di energia atomica in Parlamento, dove ognuno sarà chiamato alle sue responsabilità: basta formule vuote, chi è d'accordo - anche a sinistra - alzi la mano, gli altri si assumano la responsabilità di aumentare il costo delle bollette e la dipendenza dell'Italia dall'estero. L'opinione pubblica pare matura per una svolta. Due anni fa una rilevazione di Renato Mannheimer certificava che il 54% degli italiani è favorevole al ritorno al nucleare, e un sondaggio pubblicato in questi giorni dal mensile Espansione conferma quelle cifre.

I confronti internazionali, intanto, sono impietosi. Nell'Unione europea, dove il 31% dell'energia è prodotto dalle centrali atomiche, le famiglie pagano cento chilowattora 10,8 euro (tasse escluse), ma nell'Italia che ha detto no al nucleare e - caso unico in Europa - produce l'82% della sua energia bruciando gas, petrolio e carbone, il prezzo è di 15,48 euro, il più alto del continente. Le nostre imprese pagano 12,1 euro (Iva esclusa) per cento chilowattora, ma i loro concorrenti francesi, grazie al nucleare (da cui proviene il 78% dell'elettricità d'oltralpe), se la cavano con appena 5,8 euro: meno della metà. Intanto il 14% dell'energia che usiamo in Italia è importato dall'estero, e in gran parte è prodotto da centrali nucleari vicine ai nostri confini.

di Fausto Carioti
 
La ricetta di Bush per il clima: nucleare e fonti rinnovabili PDF 
il sole 24 ore:


George W Bush punta sul nucleare e sulle energie alternative per risolvere il problema del surriscaldamento globale. Il suo Governo, ha assicurato, «aiuterà i paesi in via di sviluppo ad ottenere il nucleare». Questa tecnologia «permette di produrre grandi quantità di energia con poco inquinamento». Il Presidente degli Stati Uniti ha detto alla platea del vertice di Washington sul clima che il suo Paese dovrà «sostituire le centrali a carbone, principali responsabili dei gas serra». E poi ha aggiunto: «Promettiamo una tecnologia per avere un'energia pulita, vogliamo che le emissioni siano vicine allo zero».Il Presidente ha aggiunto che anche l'energia solare ed eolica dovrebbero essere utilizzate per ridurre le emissioni nocive per l'atmosfera e ha proposto la creazione di un fondo internazionale per le energie alternative, sostenuto dai governi dei Paesi in via di sviluppo

 
Ecologismo dem-lib. Il primo laboratorio di Fare Ambiente PDF 
l'opinione:


Fare Ambiente, il Movimento ecologista di area democratico-liberale, continua a radicarsi sul territorio e, dopo l’inaspettato boom delle adesioni, inaugura le prime due sedi locali: entrambe ubicate nel Salernitano, l’una, a Mercato San Severino in via Rimembranza, sarà il punto di riferimento per gli iscritti della Valle Dell’Irno, l’altra, a Castel San Giorgio in via Fimiani, sarà lo spazio operativo per i residenti dell’Agro Nocerino Sarnese. “Eravamo sicuri della forza della nostra idea - dichiara Vincenzo Pepe, presidente nazionale di Fare Ambiente- ma non potevamo neanche immaginare che un movimento presentato al pubblico appena il 26 giugno scorso potesse contare ad oggi ben 5000 iscritti”.

Stanco di vedere come l’attuale politica (pseudo-)ambientalista, che nasconde loschi traffici e mal cela interessi di parte, venga gestita esclusivamente da chi si arroga il diritto di essere il solo paladino dell’ambiente, da un’Associazione come Legambiente nata all’interno del Pci e sviluppatasi nell’Arci, dalla sinistra estrema e radicale, dai no-global, dai centri sociali, da chi non ha ancora preso coscienza dei quasi quarant’anni ormai trascorsi dal Sessantotto ed anacronisticamente vede nella lotta, nella protesta ed anzi nella rivoluzione tesa all’imposizione di un’idealizzata anarchia rossa l’unica soluzione possibile ad ogni situazione più o meno problematica, da chi, in definitiva, è verde fuori e rosso dentro, il popolo dei moderati, con i giovani in testa, ha deciso di scendere in piazza per tutelare i propri diritti, troppe volte calpestati da quei militanti che non rappresentano nient’altro che uno “zero virgola” degli italiani.

La manifestazione per l’apertura del primo laboratorio di Fare Ambiente, con la “Prima Festa dei Giovani”, si terrà non a caso a Mercato San Severino, un Comune la cui popolazione oltre dieci anni fa dimostrò la proprio maturità culturale ed il proprio senso civico dando un taglio netto alla politica clientelare del passato ed eleggendo a proprio sindaco prima Giovanni Romano, oggi vice-sindaco, e poi, per continuità politica ed amministrativa, Rocco D’Auria. Ma Mercato San Severino è anche uno dei comuni-modello per la gestione dei rifiuti e per la raccolta differenziata, iniziata da ben 12 anni ed ora all’invidiabile vetta del 60 %. La serata inizierà con esibizioni musicali ed artistiche per poi proseguire con il dibattito a cui parteciperanno Giovanni Romano, Vincenzo Pepe, Francesco Della Corte, Coordinatore Regione Campania di Fare Ambiente, Alfonso Maria Fimiani, tesoriere nazionale di Fare Ambiente, ed Antonio Siniscalco, presidente del Laboratorio della Valle dell’Irno e dell’Agro Nocerino Sarnese.

“L’impeto dei giovani ed anche dei giovanissimi – sostiene Antonio Siniscalco – ed il numero eccezionale di soci od anche delle persone soltanto interessate hanno un solo comune denominatore: ad oggi non c’è ambiente senza sussidiarietà e senza sostenibilità”. Dunque non solo un attacco alla politica fallimentare di chi ha creato montagne di rifiuti, ma la proposta alternativa del principio di sussidiarietà applicato a quello di sviluppo sostenibile. “Nell’ambito della sostenibilità locale è giusto che i primi artefici della tutela siano le popolazioni locali che conoscendo il proprio territorio debbono porre in essere azioni efficaci per il raggiungimento non solo della tutela ambientale ma anche di sviluppo equilibrato e razionale. Se l’obiettivo principale della sostenibilità è la “migliore qualità della vita” – dice Pepe – è innanzitutto necessario che le collettività locali si preoccupino di tutelare il proprio ambiente difendendo le proprie aspettative di qualità della vita”.
 


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