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I CRIMINI AMBIENTALI SONO CRIMINI CONTRO L’UMANITA’

di Federica Ricci 

Lo scorso 5 giugno a Roma, è stata promossa dal premio Nobel argentino Adolfo Peréz Esquivel una campagna per estendere il mandato della Corte Penale internazionale anche ai crimini ambientali. In occasione della conferenza stampa Perèz Esquivel ha lanciato un messaggio significativo a tutto il modo: -Il futuro dell’umanità dipende dalla salvezza del pianeta terra-  
Promotori della campagna, oltre ad Adolfo Peréz Esquivel, l’Accademia di scienze ambientali di Venezia.

L’idea di istituire un tribunale internazionale per punire i reati ambientali è già stata proposta , per la prima volta nel 2006 in occasione della Conferenza internazionale salute, ambiente e giustizia, tenutasi a Venezia, successivamente, formalizzata nella cosiddetta Carta di Venezia 2006.

Alla base di tale proposta c’è  l’idea di ampliare le competenze della Corte penale internazionale, includendo una nuova figura di reato relativa ai crimini contro l’ambiente. Per fare questo è necessario modificare lo statuto della corte internazionale – serve il consenso di almeno 2/3 degli stati firmatari. Per quanto riguarda l’Europa, è prevista la creazione di una nuova corte ad hoc.

L’obiettivo della campagna internazionale, chiamata Justice for Planet Earth, è quello di promuovere una mobilitazione dal basso – che coinvolga movimenti sociali, associazioni della società civile, artisti, giornalisti, mondo accademico e scienziati – per fare pressione sui governi affinché si impegnino ad approvare le modifiche necessarie ad includere il reato di crimine ambientale nelle competenze della CPI.

Già sono aperte numerose campagne di informazione e di sensibilizzazione in diverse parti del pianeta con lo scopo di coinvolgere il maggior numero di reti sociali che già lavorano su temi affini come debito ecologico o giustizia ambientale e di raccogliere le firme necessarie per portare avanti questo importantissimo obiettivo.

In America latina, ad esempio, le reti sociali stanno portando avanti la costituzione di Tribunali autoconvocati sulla giustizia climatica, la cui prima sessione si celebrerà in Bolivia nell’ottobre prossimo. 
Proprio in America Latina, come in Italia, l’Associazione A Sud e il Centro di documentazione sui conflitti ambientali sono impegnati nella promozione della campagna Justice for Planet Earth attraverso attività di informazione e visibilità per la campagna e la raccolta di firme.

Durante la Conferenza, oltre a Perèz Esquivel – nella doppia veste di promotore della campagna e presidente della Iaes – sono intervenuti anche Laura Greco, responsabile dell’area progetti dell’Associazione A Sud; Marcelo Enrique Conti, biologo e vicepresidente della Iaes; Pierluigi Susani, medico e collaboratore dell’associazione Action & Passion for Peace; Antonino Abrami, presidente vicario della Iaes e Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, in video conferenza.

Peréz Esquivel  ha sottolineato l’importanza di includere il reato di crimine ambientale nella giurisdizione internazionale, affermando che si tratta di una questione che riguarda l’intera umanità e che è in gioco la sopravvivenza stessa del pianeta. «Questa campagna è di tutti noi. Ognuno deve assumerla come propria, perchè l’ambiente è di tutti, e ne va della sopravvivenza di tutti. Perciò ci rivolgiamo alla coscienza di ognuno ma anche ai mezzi di comunicazione e agli artisti, ricordando loro che hanno una responsabilità enorme, affinchè sposino e veicolino questa campagna». 

In Italia già da tempo è stato istituito un sistema di norme sull'ambiente che comprende tutti i temi, dalla caccia, all’abusivismo, alll’inquinamento, ai rifiuti, alle aree protette al fine di tutelare l’ambiente. Anche la sensibilità dell'opinione pubblica rispetto alla lotta all'illegalità ambientale, così come la preparazione di varie figure professionali che operano in questo settore è notevolmente cresciuta. Ma difendere l'ambiente è ancora “troppo faticoso" e in Italia rispetto agli altri paesi della Comunità Europea siamo ancora a metà strada. 

I crimini ambientali infatti sono tuttora considerati reati 'di serie B'" al punto che per chi li commette sono previste "prescrizioni rapidissime e irrisorie sanzioni monetarie".

I delitti contro l'ambiente devono essere inseriti nel codice Penale come delitti 'di serie A', e come tali devono essere perseguibili, con tutte le aggravanti del caso".

Definire la legislazione in materia ambientale, alleggerire la macchina burocratica garantendo un'esecuzione rapida delle sentenze e coinvolgere maggiormente le associazioni ambientaliste sono punti essenziali per la lotta contro i crimini ambientali.

Vorrei inoltre ricordare che i crimini ambientali sono crimini contro l'umanità. E’ indispensabile una «sinergia» di tutti gli attori sociali e dei movimenti per condurre la battaglia in difesa dell’ambiente e fare pressioni sui governi affinché si impegnino ad adeguare gli standard internazionali alle nuove esigenze imposte dall’attuale congiuntura mondiale.



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