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La bufala dell’auto a idrogeno PDF 
Negli ultimi tempi è in corso una vera e propria campagna di stampa che propaganda la rivoluzione ecologica prossima ventura: quella dell’economia dell’idrogeno. Articoli che magnificano le meraviglie dell’idrogeno quale fonte di energia pulita appaiono un po’ dappertutto, accomapagnati dalle entusiastiche parole dei ricercatori che annunciano di essere pronti ad uscire dai laboratori per portare al popolo i benefici di questo gas.
Iniziamo subito a dividere questi contributi in due categorie: ci sono quelli effettivamente truffaldini che propagandano l’idrogeno come una nuova fonte di energia, e quelli più seri che chiamano l’idrogeno con il nome corretto, e cioè con quello di vettore energetico, cioè mezzo per immagazzinare e trasportare l’energia. È interessante osservare che nella prima categoria rientrano
anche fonti a prima vista insospettabili: ad esempio, nel documento tecnico allegato al “Libro verde
sull’energia” della Commissione Europea, cioè in un documento di primaria importanza per i
legislatori e chiunque si occupi di politiche energetiche, è presente una figura che mostra in forma
schematica un presunta “decarbonizzazione” dell’economia, con un progressivo passaggio dal
carbone al petrolio al metano e, in futuro, all’idrogeno. Questa figura, sulla quale torneremo in
seguito, è chiaramente fuorviante, in quanto accomuna l’idrogeno, che non è una fonte di energia, a
tre fonti di energia. Si potrà obiettare che nel testo le cose sono messe bene in chiaro... ma non
bisogna mai sottovalutare la potenza delle immagini nel comunicare un messaggio.
Vediamo di chiarire le cose. L’idrogeno non è una fonte di energia, in quanto non è disponibile in
natura. E’ viceversa un vettore energetico, in quanto è possibile produrlo usando altre fonti di
energia, immagazzinando in esso tale energia, che può così essere portata in giro e successivamente
recuperata. Questo recupero può avvenire semplicemente bruciando l’idrogeno, nel qual caso
l’energia immagazzinata assume la forma di calore, oppure per mezzo delle cosiddette celle a
combustibile, le quali convertono tale energia in elettricità. In entrambi i casi si ha un processo
“pulito”, nel senso che da un punto di vista chimico l’idrogeno reagisce con l’ossigeno, e il risultato
è acqua. Niente gas inquinanti, niente polveri, e quindi tutti a gridare al miracolo di questo
combustibile pulito che potrebbe, usato nelle automobili, liberare le nostre città dallo smog.
Ma come si produce l’idrogeno? Oggi viene quasi totalmente prodotto attraverso il cosiddetto
“reforming” di idrocarburi, cioè attraverso un opportuno processo che usa come fonte di energia
metano oppure derivati del petrolio. In questo processo si produce, ovviamente, anidride carbonica,
che come sappiamo è all’origine dell’effetto serra. Quindi, se oggi magicamente iniziassimo tutti ad
usare automobili ad idrogeno, respireremmo aria più pulita, ma non avremmo fatto nulla per
risolvere la grande crisi ambientale di inizio millennio, quella del riscaldamento globale. Anzi, se
usassimo l’idrogeno bruciandolo in un motore a scoppio, avremmo fatto danni, perché
complessivamente consumeremmo più petrolio o metano di prima. I consumi sarebbero invece circa
gli stessi (volendo essere generosi) se le nostre auto fossero equipaggiate con celle a combustibile,
ma anche in questo caso di vantaggi per il nostro pianeta non ce ne sarebbero.
A questa obiezione viene solitamente risposto che nella futura economia dell’idrogeno il prezioso
gas verrà prodotto per elettrolisi, cioè usando energia elettrica per scindere l’acqua, e che questa
energia elettrica verrà prodotta da fonti rinnovabili (solare, eolico, ecc.). Fantastico! Indubbiamente
tutti (o quasi) auspichiamo che in un futuro le fonti rinnovabili forniscano tutta l’energia di cui
http://www.martines.org/idrogeno.pdf
necessita la nostra società. Tuttavia, volendo essere realistici, anche in uno scenario di forte
sviluppo di tali fonti una certa frazione di energia verrà comunque prodotta bruciando combustibili
fossili, come facciamo oggi. Ed ecco la sorpresa: facendo due calcoli si scopre che, data una certa
quantità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili, è energeticamente più vantaggioso usarla
per far funzionare frigoriferi e lavatrici e usare il petrolio o il metano così risparmiati per far andare
le automobili che non usarla per produrre idrogeno che faccia muovere fantomatiche auto a
idrogeno. E questo anche senza contare il massiccio investimento in termini di infrastrutture (e di
energia necessaria per costruirle) che la creazione di un’economia basata sull’idrogeno
richiederebbe, nè i rischi insiti nell’uso di un gas altamente infiammabile ed esplosivo quale
l’idrogeno è.
Se siete riusciti a seguirmi fin qua, avrete spero compreso che la futura economia dell’idrogeno di
ecologico ha ben poco. L’unico vantaggio portato dall’auto a idrogeno sarebbe di ripulire l’aria
delle città, ma sarebbe una ripulitura comunque insostenibile, sia in termini di consumi energetici
che in termini di emissione di gas-serra. Una ripulitura che peraltro richiederebbe giganteschi
invesimenti infrastrutturali (un distributore di idrogeno è cosa molto più complessa e pericolosa di
uno di benzina) e la risoluzione di notevoli problemi tecnici come quello dell’immagazzinamento
dell’idrogeno. Dispiace quindi sentire anche molti leader ecologisti che, in buona o in cattiva fede,
sono stati folgorati sulla via di Damasco e cantano le lodi dell’idrogeno. Le uniche azioni dotate di
una reale valenza ecologica sono l’incentivazione delle fonti rinnovabili (per produrre energia da
immettere nella rete elettrica) e l’adozione di serie politiche di risparmio energetico, ivi compresa
una progressiva riduzione dei mezzi di trasporto su strada, comprese le automobili private.
L’idrogeno può fare ben poco.
Ma allora, perché tutto questo entusiasmo per l’idrogeno? E’ presto detto: dietro la campagna di
stampa in corso ci sono le aziende produttrici di automobili e quelle petrolifere. Le prime perché
vedono nell’auto a idrogeno la gallina dalle uova d’oro che consentirà di ricavare nuovi introiti da
mercati ormai saturi. E, soprattutto, le compagnie petrolifere, per le quali la propaganda in favore
dell’idrogeno costituisce una strategia di marketing attraverso la quale spacciare i loro idrocarburi
“sporchi” come combustibili “puliti”. Si aggiunge uno stadio di produzione di idrogeno alle
raffinerie.. et voilà, ecco il combustibile pulito. Peccato che così facendo non si faccia nulla per
risolvere i problemi energetici e quelli del riscaldamento globale. Ma chi è in grado di
comprenderlo? I consumatori saranno così felici di guidare le loro auto a idrogeno in un’aria
finalmente respirabile da non fare caso a questi dettagli.
La morale è: continuiamo pure a fare ricerca sull’idrogeno e sulle celle a combustibile. Ma intanto
adottiamo (e propagandiamo) soluzioni che, usando tecnologie già esistenti, consentano di ridurre i
consumi di benzina e le emissioni di anidride carbonica ad essi associate. Le azioni possibili vanno
da un’incentivazione dei trasporti pubblici all’uso di automobili più piccole e leggere,
all’introduzione su larga scala dell’auto ibrida, basata cioè su un sistema di alimentazione misto, a
benzina ed elettrico. Quest’ultima è una realtà già presente sul mercato, e consente riduzioni dei
consumi senza rinunciare a nessuna delle caratteristiche che ci aspettiamo da un’automobile.
Chiudiamo ritornando alla figura già citata che si trova sull’allegato tecnico del Libro verde della
Commissione Europea. In fondo ad essa è scritto: “Fonte: Shell”. A buon intenditor poche parole.

di Emilio Martines

Fonte: http://www.bo.cnr.it/www-sciresp/


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