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Vent’anni dal referendum sul nucleare. “Quali fonti energetiche per l’Italia?”
Ufficio Stampa
Sabato 03 Novembre 2007 00:00
l'opinione:



Tra pochi giorni (8 e 9 novembre 1987) ricorre il ventennale del referendum con il quale i cittadini italiani decisero di abbandonare l’utilizzo di energia nucleare. Una scelta che fu forse influenzata dalla tragedia di Cernobyl, o forse da una reale consapevolezza dei rischi derivanti dalla presenza sul nostro territorio di centrali nucleari, laboratori dove l’uranio viene arricchito per scopo energetico, e dal timore che potesse essere impiegato per usi bellici. All’epoca l’Italia aveva prodotto ed utilizzato energia nucleare per circa vent’anni, nelle centrali dell’Enel e negli impianti nucleari dell’Enea, producendo quindi scorie radioattive che vennero affidate, per essere stoccate, ad una società appositamente costituita. A distanza di vent’anni, i discorsi sull’eventuale utilizzo in Italia di energia nucleare, continuano a generare divisioni e spaccature tra gli schieramenti politici italiani. Anche se è ancora aperto il problema dello smaltimento delle scorie, l’energia nucleare parrebbe essere al momento la fonte energetica a più bassa emissione di carbonio prodotta nell'UE e secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, l'uso del nucleare è destinato a crescere, passando dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030.

Ma l’ipotesi di un ritorno al nucleare crea ancora sconcerto e preoccupazione; secondo un sondaggio commissionato dai Verdi all’Ipr Marketing (istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione), gli italiani restano contrari al nucleare. Su un campione, intervistato di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, il 56% è contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% è contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al suo comune. Intanto a Vienna il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto, ha partecipato giorni fa, in rappresentanza del governo italiano, alla riunione ministeriale della Global Nuclear Energy Partnership, che intende coinvolgere le nazioni nella ricerca di risposte, alla crescita della domanda di energia attraverso un "nucleare sicuro". L’Italia, per non restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione, sarebbe pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale e ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma.

Secondo la comunità scientifica l’energia prodotta dai reattori a fusione non produce emissioni di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, ed in questo tipo di reattori non si produrrebbero scorie radioattive, eliminando così il problema dello stoccaggio dei residui delle centrali. Da tale riflessione conseguirebbe che le emissioni di CO2, che favoriscono l’assottigliamento della fascia d’ozono, sarebbero più pericolose delle scorie nucleari. Recentemente la Commissione Attività Produttive della Camera ha iniziato la discussione su una proposta di legge volta a reintrodurre l'utilizzo del nucleare a scopo pacifico; su tale tematica parrebbe emergere una convergenza di idee tra i gruppi moderati dei due schieramenti, anche se persistono forti perplessità sull'attuale tecnologia, così detta della “terza generazione”. L’Unione Europea, per favorire lo sviluppo delle tecnologie energetiche, ha adottato tre obiettivi chiave che riguardano: la riduzione del costo attuale delle fonti rinnovabili di energia; la facilitazione dell’uso efficiente di energia; garantire alle industrie europee una posizione di primo piano nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La realizzazione di questi obiettivi strategici prevede la ricerca e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili come sole, vento, carburanti da biomasse. Ma anche centrali a gas naturale, oltre alle celle a combustibile e idrogeno ed alla fissione avanzata e fusione. Inoltre andrebbe considerato un migliore impiego dell'energia sia nei processi di conversione, che nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, per raggiungere gli obiettivi vincolanti fissati per il 2020. Il Parlamento europeo, nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, ha chiesto alla Commissione ed agli Stati membri di dare un'elevata priorità alle fonti rinnovabili raccomandando anche che il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione venga destinato alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, ricomprendendo anche le energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Compito dei governi nazionali è destinare maggiori risorse per la ricerca in campo energetico in previsione della revisione del bilancio 2007-2013.

L'impiego di energia nucleare desta forti preoccupazioni perché l'energia è generata dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio è scisso in due nuclei più piccoli attraverso un processo chiamato “fissione nucleare” che produce energia e genera altri neutroni che, a loro volta, bombardano i nuclei di uranio dando luogo alla “reazione a catena nucleare”. Questo processo crea radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, e cioè scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fino a quando il livello di radioattività non sarà decaduto. Il grado di radioattività non consente all'uomo di avvicinarsi alle scorie e, al momento, sono controverse le tesi sul periodo di decadimento della radioattività e sulla possibilità di distruggere le scorie radioattive. Quantità minime di uranio consentono di produrre una elevata quantità di energia ad emissione zero, contrariamente al carbone ed al petrolio che combusti emettono anidride carbonica. Ma oltre al problema delle scorie radioattive, c’è quello degli elevati costi per impiantare una centrale nucleare, che peraltro, una volta individuata la possibile ubicazione, sarebbe difficile da fare accettare alle popolazioni locali.

Al Convegno "Energia per lo sviluppo" che si è tenuto a a Baveno, è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, che pur non volendo entrare nel merito di scelte politiche ed esprimendo il timore per le scorie nucleari radioattive che abbiamo in Italia ha sostenuto che: "Purtroppo a causa della sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel cortile di casa mia ndr), non si riesce ad avere una politica chiara e seria. L'unica soluzione che riusciamo a trovare è portare fuori tutto all'estero con costi sempre più insostenibili per l'economia nazionale". Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni per arginare la crisi energetica potrebbero avere conseguenze di vasta portata sia per lo sviluppo tecnologico che per la salute dell'Ambiente. Il rispetto dei vincoli ambientali e il tentativo di limitare l'inquinamento, deve costituire una priorità assoluta in grado di orientare le scelte energetiche verso fonti di energia "pulita", in modo da poter avviare un processo destinato a ridurre pesantemente il consumo del petrolio, fonte in via di estinzione che ci vincola fortemente ai paesi produttori.

La tutela dell’ambiente è una delle maggiori sfide per l’Unione Europea e il principio dell’integrazione delle esigenze in materia di ambiente nelle politiche dell’Unione è una delle basi dell’azione comunitaria; il principio comunitario di “sviluppo sostenibile” che si è affermato come uno dei pilastri dell’unione, è uno degli obiettivi da realizzare attraverso uno sforzo comune affinché il progresso non metta a rischio le possibilità di crescita delle generazioni future. Fareambiente, movimento ambientalista democratico liberale, ha promosso a vent’anni dalla scelta anti-nucleare il convegno “Quali fonti energetiche per l'Italia?”, per riflettere sull’opportunità di perdurare nella scelta antinuclearista, quando a poca distanza dai nostri confini sono situate centrali che lavorano alla fissione nucleare, e sulle reali possibili alternative necessarie ad arginare la crisi energetica; considerando che per rientrare nei parametri di Kyoto e della U.E. è necessario ridurre le emissioni di gas serra che provocano l’assottigliamento della fascia di ozono. L’appuntamento con Fareambiente è alla Sala Capranichetta l’8 novembre alle ore 11.

di Paolo Feliciotti
 
Solo in Italia il nucleare resta un tabù
Le Nostre Campagne
Sabato 27 Ottobre 2007 00:00

di Carlo Stagnaro

All’indomani del voto pro-nucleare del Parlamento Europeo, il governo s’impegna a cacciare la testa sotto la sabbia. Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto: “Sul nucleare l’Italia ha preso una posizione molto chiara. Italia e Germania non hanno scelto il nucleare. Abbiamo però scelto di ricercare nell’ambito del nucleare”. Che è una solenne sciocchezza. E’ vero, naturalmente, che nel 1987 un referendum ha veicolato tutte le paure degli italiani e ha innescato una retromarcia politica senza precedenti, che ha portato alla chiusura degli impianti atomici appena inaugurati e alla distruzione del patrimonio scientifico e tecnologico che il paese aveva saputo costruire. Ed è corretto che i tedeschi, a differenza dei francesi, non vedono nel nucleare un’opzione strategica, o comunque una bandiera da agitare. E tuttavia, a differenza dell’Italia, la Germania non ha alcuna intenzione di smantellare le sue centrali, che soddisfano circa il 30 per cento del fabbisogno elettrico nazionale (un altro 50 per cento è alimentato a carbone, tanto per capire quale sia il reale rapporto tra propaganda e realtà nel mito della Germania rinnovabile).

Sebbene il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder fosse molto critico verso questa tecnologia, nessun provvedimento reale è stato preso per limitarne l’utilizzo. L’attuale grosse koalition sceglie la via del silenzio, ma sa che dell’atomo non può fare a meno, e del resto la cancelliera Angela Merkel è una nuclearista convinta. La verità è che il pronunciamento dell’europarlamento non contiene nulla di nuovo o che fosse prima ignoto: rappresenta, però, un’enorme passo avanti dal punto di vista politico. Finalmente l’Europa, stretta tra obiettivi di riduzione delle emissioni che non riuscirà a raggiungere e un aumento apparentemente inesorabile dei prezzi del petrolio, ammette che l’atomo è una componente essenziale del suo mix energetico, e che il suo contributo non è comprimibile nel futuro prossimo - anzi, è probabilmente destinato a espandersi, se prevarrà un atteggiamento pessimistico sugli scenari petroliferi dei prossimi decenni.

Prodi, con le sue parole, ha tentato di trovare una terza via: sì al nucleare ma non ora. La stessa strada è stata battuta dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani che pure, si dice, dentro di sé è un tifoso dell’atomo. Ma negare l’esistenza di un caso-Italia, o cercare il quieto vivere rimandando di qualche anno la discussione attraverso il richiamo al nucleare di quarta generazione, non giova né alla qualità del dibattito politico, né alla competitività del sistema-paese. E’ certo che le tecnologie di domani saranno più efficienti e pulite di quelle di oggi. Ma anche quelle di dopodomani saranno migliori di quelle di domani, e così via. Ragionando in questo modo, non si arriva da nessuna parte. Né, soprattutto, si risolve il problema qui e ora: chi mi garantisce che, quando premo l’interruttore, da qualche parte si metterà in moto un processo che fornirà l’energia sufficiente a far brillare la lampadina?

L’energia è una cosa seria, che non può essere affrontata a suon di slogan, come troppo spesso avviene in Europa. Parlare delle singole fonti è il rischio da evitare. Per soddisfare una domanda complessa e crescente, tutte le fonti di energia - tutte - rivestono un’importanza e hanno un ruolo. Soprattutto all’interno di un contesto liberalizzato, o in via di liberalizzazione, quale è quello che bene o male ci siamo dati. In una cornice di competizione, le imprese devono comporre il portafoglio più efficiente possibile delle loro centrali: quindi, quel che conta non è solo il costo del kilowattora, ma anche la stabilità e la prevedibilità dei costi, e la flessibilità degli impianti. Il nucleare, come il carbone, si presta molto bene a soddisfare il cosiddetto carico base, quello che deve essere costantemente erogato perchè in qualunque momento del giorno, tutti i giorni dell’anno, viene richiesto. Infatti, ogni paese industrializzato ha in queste due fonti uno zoccolo importante: solo l’Italia vi ha abdicato, e questa è una delle ragioni per cui l’elettricità da noi è più cara che altrove, con tutte le conseguenze per l’economia reale che ciò comporta.

Se dunque l’ideologia verde rappresenta una minaccia alla promozione del benessere (energetico ed economico), occorre guardarsi anche dall’ideologia opposta: quella che vorrebbe trovare nel nucleare la risposta a tutti i problemi. No: il nucleare costituisce una valida risposta ad alcuni problemi, ed è da qui che bisogna partire. Diversamente, si agisce (consapevolmente o no) nell’interesse di questa o quella lobby (o di questo o quel paese), ma non per il bene del paese.
 
Solo in Italia il nucleare resta un tabù
Ufficio Stampa
Sabato 27 Ottobre 2007 00:00
http://www.loccidentale.it/node/8264:
di Carlo Stagnaro

All’indomani del voto pro-nucleare del Parlamento Europeo, il governo s’impegna a cacciare la testa sotto la sabbia. Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto: “Sul nucleare l’Italia ha preso una posizione molto chiara. Italia e Germania non hanno scelto il nucleare. Abbiamo però scelto di ricercare nell’ambito del nucleare”. Che è una solenne sciocchezza. E’ vero, naturalmente, che nel 1987 un referendum ha veicolato tutte le paure degli italiani e ha innescato una retromarcia politica senza precedenti, che ha portato alla chiusura degli impianti atomici appena inaugurati e alla distruzione del patrimonio scientifico e tecnologico che il paese aveva saputo costruire. Ed è corretto che i tedeschi, a differenza dei francesi, non vedono nel nucleare un’opzione strategica, o comunque una bandiera da agitare. E tuttavia, a differenza dell’Italia, la Germania non ha alcuna intenzione di smantellare le sue centrali, che soddisfano circa il 30 per cento del fabbisogno elettrico nazionale (un altro 50 per cento è alimentato a carbone, tanto per capire quale sia il reale rapporto tra propaganda e realtà nel mito della Germania rinnovabile).

Sebbene il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder fosse molto critico verso questa tecnologia, nessun provvedimento reale è stato preso per limitarne l’utilizzo. L’attuale grosse koalition sceglie la via del silenzio, ma sa che dell’atomo non può fare a meno, e del resto la cancelliera Angela Merkel è una nuclearista convinta. La verità è che il pronunciamento dell’europarlamento non contiene nulla di nuovo o che fosse prima ignoto: rappresenta, però, un’enorme passo avanti dal punto di vista politico. Finalmente l’Europa, stretta tra obiettivi di riduzione delle emissioni che non riuscirà a raggiungere e un aumento apparentemente inesorabile dei prezzi del petrolio, ammette che l’atomo è una componente essenziale del suo mix energetico, e che il suo contributo non è comprimibile nel futuro prossimo - anzi, è probabilmente destinato a espandersi, se prevarrà un atteggiamento pessimistico sugli scenari petroliferi dei prossimi decenni.

Prodi, con le sue parole, ha tentato di trovare una terza via: sì al nucleare ma non ora. La stessa strada è stata battuta dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani che pure, si dice, dentro di sé è un tifoso dell’atomo. Ma negare l’esistenza di un caso-Italia, o cercare il quieto vivere rimandando di qualche anno la discussione attraverso il richiamo al nucleare di quarta generazione, non giova né alla qualità del dibattito politico, né alla competitività del sistema-paese. E’ certo che le tecnologie di domani saranno più efficienti e pulite di quelle di oggi. Ma anche quelle di dopodomani saranno migliori di quelle di domani, e così via. Ragionando in questo modo, non si arriva da nessuna parte. Né, soprattutto, si risolve il problema qui e ora: chi mi garantisce che, quando premo l’interruttore, da qualche parte si metterà in moto un processo che fornirà l’energia sufficiente a far brillare la lampadina?

L’energia è una cosa seria, che non può essere affrontata a suon di slogan, come troppo spesso avviene in Europa. Parlare delle singole fonti è il rischio da evitare. Per soddisfare una domanda complessa e crescente, tutte le fonti di energia - tutte - rivestono un’importanza e hanno un ruolo. Soprattutto all’interno di un contesto liberalizzato, o in via di liberalizzazione, quale è quello che bene o male ci siamo dati. In una cornice di competizione, le imprese devono comporre il portafoglio più efficiente possibile delle loro centrali: quindi, quel che conta non è solo il costo del kilowattora, ma anche la stabilità e la prevedibilità dei costi, e la flessibilità degli impianti. Il nucleare, come il carbone, si presta molto bene a soddisfare il cosiddetto carico base, quello che deve essere costantemente erogato perchè in qualunque momento del giorno, tutti i giorni dell’anno, viene richiesto. Infatti, ogni paese industrializzato ha in queste due fonti uno zoccolo importante: solo l’Italia vi ha abdicato, e questa è una delle ragioni per cui l’elettricità da noi è più cara che altrove, con tutte le conseguenze per l’economia reale che ciò comporta.

Se dunque l’ideologia verde rappresenta una minaccia alla promozione del benessere (energetico ed economico), occorre guardarsi anche dall’ideologia opposta: quella che vorrebbe trovare nel nucleare la risposta a tutti i problemi. No: il nucleare costituisce una valida risposta ad alcuni problemi, ed è da qui che bisogna partire. Diversamente, si agisce (consapevolmente o no) nell’interesse di questa o quella lobby (o di questo o quel paese), ma non per il bene del paese.

 
Energia nucleare: si riapre il confronto all'Europarlamento
Le Nostre Campagne
Mercoledì 24 Ottobre 2007 00:00


L'Europarlamento sostiene la proposta del Consiglio Ue di realizzare una discussione «senza preconcetti» sull'opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. È quanto viene sostenuto in una relazione approvata a Strasburgo con 509 voti favorevoli, 153 contrari e 30 astensioni. L'Assemblea ritiene che fissione e fusione nucleare siano «rilevanti» ai fini della sicurezza energetica. La rilevanza della produzione nucleare, indica l'Europarlamento, è ormai evidente dato che «fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici della Ue».

La scelta sulle fonti energetiche resta di pertinenza nazionale anche se va considerato come la presenza o meno di produzione nucleare «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in altri Stati membri».I deputati ritengono essenziali ulteriori miglioramenti delle norme di sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella ricerca. Quanto all'uso di combustibili fossili, l'Europarlamento ritiene che «continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento energetico». In particolare va accentuato il ricorso al gas naturale in quanto combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. L'Europa, però, corre il rischio di essere eccessivamente dipendente da determinati fornitori (Russia in primo luogo) o vie di trasporto del gas. Di qui l'importanza del gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione delle importazioni.
 
Energia nucleare: si riapre il confronto all'Europarlamento
Ufficio Stampa
Mercoledì 24 Ottobre 2007 00:00
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...&area=apertura:


L'Europarlamento sostiene la proposta del Consiglio Ue di realizzare una discussione «senza preconcetti» sull'opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. È quanto viene sostenuto in una relazione approvata a Strasburgo con 509 voti favorevoli, 153 contrari e 30 astensioni. L'Assemblea ritiene che fissione e fusione nucleare siano «rilevanti» ai fini della sicurezza energetica. La rilevanza della produzione nucleare, indica l'Europarlamento, è ormai evidente dato che «fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici della Ue».

La scelta sulle fonti energetiche resta di pertinenza nazionale anche se va considerato come la presenza o meno di produzione nucleare «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in altri Stati membri».I deputati ritengono essenziali ulteriori miglioramenti delle norme di sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella ricerca. Quanto all'uso di combustibili fossili, l'Europarlamento ritiene che «continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento energetico». In particolare va accentuato il ricorso al gas naturale in quanto combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. L'Europa, però, corre il rischio di essere eccessivamente dipendente da determinati fornitori (Russia in primo luogo) o vie di trasporto del gas. Di qui l'importanza del gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione delle importazioni.
 
Kyoto Club: tutte le opportunità per ridurre i consumi energetici degli enti locali.
Primo Piano
Martedì 23 Ottobre 2007 00:00
Comunicazione Kyoto Club

Un Seminario rivolto ai tecnici comunali organizzato dal Kyoto Club, con il
sostegno del Ministero dell’Ambiente, si svolgerà a Rimini, il 9 novembre in
occasione di Key Energy – Ecomondo. Le tecnologie da applicare, le
normative e gli incentivi nazionali che possono essere utilizzati.
Nel nostro paese esistono esempi interessanti di utilizzo delle fonti rinnovabili e di
interventi per l’efficienza energetica nelle strutture edilizie delle amministrazioni
locali. I benefici per le casse dell’ente possono essere significativi e, al tempo stesso,
possono favorire un tessuto imprenditoriale locale, con interessanti vantaggi per
l’economia dell’area e per l’ambiente. Purtroppo questi casi virtuosi sono ancora
scarsamente diffusi tra i comuni italiani, ma dove vengono realizzati, i risultati si
possono toccare con mano.
Due esempi recenti. Il Comune di Faenza (RA), grazie ad interventi di riduzione dei
consumi degli impianti energetici di proprietà dell’amministrazione, ha registrato un
risparmio di energia termica del 34% rispetto alla media degli ultimi anni, nonostante
il costante aumento del prezzo del metano. Il risparmio economico ha superato
150.000 € in un anno, risorse che potranno essere reinvestite per la collettività e
nell’ulteriore qualificazione degli impianti termici. Andiamo al sud, dove spicca il caso
di Torraca (SA), 1300 abitanti. Il sindaco del paese del Cilento ha investito
nell’illuminazione pubblica a LED, una tecnologia che consente un risparmio di
elettricità del 65%. Oltre 700 punti luce sulle strade comunali di accesso e nel centro
storico, alimentati da 3 impianti fotovoltaici incentivati con il conto energia. Risultato?
Oltre 40.000 € di risparmio annuale e con costi di manutenzione molto ridotti.
Far crescere esperienze simili in tante amministrazioni locali grazie ad una maggiore
conoscenza delle opportunità offerte dalle normative e dalle tecnologie sul mercato è
l’obiettivo delle Seminari organizzati dal Kyoto Club, nell’ambito della “Campagna
di sensibilizzazione del solare e del risparmio energetico nell'edilizia pubblica”
realizzata con il supporto del Ministero dell’Ambiente.
Il prossimo seminario, il quinto della serie, si svolgerà a Rimini il 9 novembre in
occasione di Key Energy - Ecomondo 2007. Il seminario, dal titolo “Campagna di
promozione del solare e del risparmio energetico negli Enti Pubblici”, è
gratuito ed è rivolto ai tecnici comunali. In realtà affronterà sia l’applicazione del
solare termico che del fotovoltaico nelle strutture edilizie comunali (ad esempio,
impianti sportivi, scuole, ecc.), ma anche l’utilizzo di altre tecnologie come le caldaie a
biomassa, illustrerà una serie di interventi di efficienza energetica che possono essere
vantaggiosamente realizzati nell’edilizia pubblica, gli aspetti tecnici per l’installazione
di impianti per la generazione distribuita e per l’illuminazione pubblica.
Verranno, inoltre, fornite informazioni sulle modalità di accesso ai meccanismi di
incentivazione nazionale, sui bandi ministeriali, sul finanziamento tramite terzi come
opportunità di investimento da parte delle amministrazioni. Saranno, inoltre, illustrate
alcune recenti campagne di sensibilizzazione avviate dal Kyoto Club.
Insomma, un’ampia panoramica di quanto un ente locale può fare per ridurre i
consumi di energia, utilizzare fonti di energia pulita e ottenerne un ritorno economico.
Per informazioni su programma ed iscrizioni al seminario del 9 novembre:
www.kyotoclub.org
Il Kyoto Club è un'organizzazione non profit costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali che hanno l’obiettivo del raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas-serra assunti con il Protocollo di Kyoto, attraverso iniziative di sensibilizzazione, informazione e formazione nei campi dell’efficienza energetica, dell’utilizzo delle rinnovabili e della mobilità sostenibile.

Comunicazione Kyoto Club
Leonardo Berlen • tel. 06 45439791 • fax: 06 45439795 • cell. 320 9447253
e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. • www.kyotoclub.org
 
Il Presidente Vincenzo Pepe: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo!"
Ufficio Stampa
Mercoledì 17 Ottobre 2007 00:00
Fare Ambiente:
http://video.libero.it/app/play?id=2ce4a9fc2d1aede07807d37e3fcd68b1

Durata: 11:29

Intervento del 17-10-2007

Il Presidente di Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo Vincenzo Pepe sostiene: "Non possiamo rinunciare allo sviluppo! e lo sviluppo cos'è? è la qualità della vita... dobbiamo pensare a che sviluppo vogliamo sostenere... uno sviluppo sostenibile..."


Fonte: Fare Ambiente
 
Veti sull’energia Una mozione contro Pecoraro
Le Nostre Campagne
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00


da Roma

«Pecoraro Scanio blocca i rigassificatori, le centrali a carbone, le scelte di modernizzazione dell’Italia. Giovedì chiederò alla direzione dell’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio, che è il simbolo dell’inefficienza di questo governo». Lo ha annunciato ieri sera al Tg1 Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha detto: «Chiederemo anche agli altri partiti di opposizione di condividere questa scelta e mi auguro di trovare alleati anche nel centrosinistra». E l’ex presidente della Camera è tornato a chiedere un ripensamento sul nucleare. «Bisogna ricominciare immediatamente la ricerca - ha detto Casini -. Oggi il nucleare è sicuro, il nostro Paese è purtroppo uno di quelli che non riesce a modernizzarsi in Europa». «Facemmo una scelta scellerata venti anni fa con quel referendum - ha spiegato - sull’onda dell’emotività di Chernobyl, ma oggi c’è bisogno di ritornare sulla strada del nucleare». Quale governo potrebbe farlo? Alla domanda dell’intervistatore, il leader Udc risponde dicendo: «Non certo un governo che ha come ministro Pecoraro Scanio».
 
Presentazione de L’Opinione della Campania
Iniziative
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00
Napoli:
Mercoledì 10 Ottobre 2007 - ore 16:00

Sede della Fondazione G.B. Vico

via S. Gregorio Armeno 35 – Angolo S. Biagio dei Librai

Napoli

La S.V. è invitata a partecipare alla:

Presentazione de L’Opinione della Campania

Per la prima volta la Campania avrà, ogni mercoledì, una pagina intera da dedicare alle vicende regionali su di un quotidiano di portata nazionale.


Interverranno alla manifestazione il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente della Fondazione G.B. Vico, il Dott. Arturo Diaconale, Direttore de L’Opinione, il noto giornale fondato da Cavour, il Dott. Stefano Peschi, Direttore Generale del quotidiano ed altre personalità.
 
Veti sull’energia Una mozione contro Pecoraro
Ufficio Stampa
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211536&PRINT=S:
da Roma

«Pecoraro Scanio blocca i rigassificatori, le centrali a carbone, le scelte di modernizzazione dell’Italia. Giovedì chiederò alla direzione dell’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio, che è il simbolo dell’inefficienza di questo governo». Lo ha annunciato ieri sera al Tg1 Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha detto: «Chiederemo anche agli altri partiti di opposizione di condividere questa scelta e mi auguro di trovare alleati anche nel centrosinistra». E l’ex presidente della Camera è tornato a chiedere un ripensamento sul nucleare. «Bisogna ricominciare immediatamente la ricerca - ha detto Casini -. Oggi il nucleare è sicuro, il nostro Paese è purtroppo uno di quelli che non riesce a modernizzarsi in Europa». «Facemmo una scelta scellerata venti anni fa con quel referendum - ha spiegato - sull’onda dell’emotività di Chernobyl, ma oggi c’è bisogno di ritornare sulla strada del nucleare». Quale governo potrebbe farlo? Alla domanda dell’intervistatore, il leader Udc risponde dicendo: «Non certo un governo che ha come ministro Pecoraro Scanio».

 



Biografia del Presidente

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Presidente

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