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Farembiente: incrementare i rapporti con Università, Imprese e Istituzioni
Primo Piano
Venerdì 11 Luglio 2008 00:00
Vincenzo Pepe, presidente di FareAmbiente sottolinea come solo dal rapporto tra Università, Imprese e Istituzioni possono nascere le concrete sinergie per incidere realmente sull'ambiente, in un proficuo rapporto che vede le tecnologie delle imprese tradotte in progetti concreti dalle Istituzioni. Grazie all'accordo del Governo cinese con il Ministero dell'Ambiente italiano i filtri di bus e camion di Pechino, per la riduzione di Co2, avranno una tecnologia italiana. Tali modelli virtuosi vanno esportati nel mondo e utilizzati in Italia. Pepe fa un appello a tutti i Sindaci di Italia, soprattutto a quelli delle grandi metropoli, a stimolare quegli accordi, che frutto di tecnologie si traducono in vantaggi per tutti i cittadini e migliorano la qualità dell'aria delle nostre città.
 
Il moderno sviluppo globale e la definizione dei principi cardine
Fondo
Mercoledì 09 Luglio 2008 00:00
Un primo passo verso l’evoluzione di un diritto ambientale internazionale si è compiuto con la Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi nel 1972 a Stoccolma; risultato della Conferenza è stata la sottoscrizione, da parte delle 110 delegazioni partecipanti, della “Dichiarazione sull’ambiente umano” avvenuta il 16 giugno e con essa l’impegno a rispettare i 26 principi enunciati. Il preambolo della Dichiarazione è un’ammissione di colpevolezza per l’irresponsabilità delle azioni fino ad allora compiute ed anche una presa di coscienza della necessità di “condurre le nostre azioni in tutto il mondo con più prudente attenzione per le loro conseguenze sull’ambiente”. La difesa e il miglioramento dell’ambiente sono, dunque, divenuti “uno scopo imperativo per tutta l’umanità”, unitamente alle necessità di perseguire la pace, lo sviluppo economico e sociale mondiale. La dichiarazione ha, inoltre, posto in evidenza il principio del risarcimento del danno ambientale e sull’inquinamento transfrontaliero, come riscontrabile nell’enunciato del principio 21 che impone in capo agli Stati aderenti “l’obbligo di assicurare che le attività svolte nell’ambito della loro giurisdizione o che ricadono sotto il loro controllo, non causino danno all’ambiente d’altri Stati o di aree al di fuori di qualsiasi giurisdizione nazionale”.

Un ulteriore dato emerso è relativo ai modi di diminuire il divario tra paesi industrializzati e paesi poveri, senza che l’assistenza si trasformi in una forma di ingerenza o di predominio nelle politiche economiche dello Stato più debole, poiché è assodato che il problema da affrontare non è strettamente economico ma dipende da differenti fattori anche di natura politica, culturale e sociale. Venti anni dopo, dal 3 al 14 giugno 1992 la comunità internazionale si è nuovamente riunita a Rio de Janeiro per riaffermare il valore della Dichiarazione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’ambiente adottata a Stoccolma il 16 giugno1972 e nell’intento di continuare il processo iniziato con essa, allo scopo di instaurare una nuova ed equa partnership globale attraverso la creazione di nuovi livelli di cooperazione tra gli Stati operando mediante accordi internazionali che rispettino gli interessi di tutti i popoli di ogni nazione e tutelino l’integrità del sistema globale dell’ambiente e dello sviluppo. A Rio de Janeiro si è cercato un approccio maggiormente operativo nello studio dei rapporti complessi tra economia ed ambiente e, difatti, oltre ai solenni impegni morali già contemplati nella Dichiarazione di Stoccolma, hanno visto la luce: la Convenzione sul Clima e la Convenzione sulle bio-diversità, giuridicamente vincolanti per gli Stati che le hanno sottoscritte; ed ancora un programma valido per il XXI secolo che indirizzi le azioni di sviluppo sia economico che territoriale del pianeta: l’Agenda 21, la Dichiarazione di intenti sulle foreste, non vincolante giuridicamente.

La Dichiarazione su ambiente e sviluppo riveste notevole importanza, in tale contesto, poiché riconoscendo nell’economia ecologica il futuro delle politiche di sviluppo, ha ufficializzato il concetto di sviluppo sostenibile inserendolo già nel primo principio che così riporta: “Gli esseri umani sono al centro delle preoccupazioni relative allo sviluppo sostenibile. Essi hanno diritto ad una vita sana e produttiva in armonia con la natura”. Ed ancora il terzo principio: “Il diritto allo sviluppo deve essere realizzato in modo da soddisfare equamente le esigenze relative all’ambiente ed allo sviluppo delle generazioni presenti e future”. La centralità della tutela dell’ambiente è sancita nel principio 4: “Al fine di pervenire ad uno sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente costituirà parte integrante del processo di sviluppo e non potrà essere considerata separatamente da questo”. E l’importanza degli equilibri internazionali del 5° principio: “Tutti gli Stati e tutti i popoli coopereranno al compito essenziale di eliminare la povertà, come requisito indispensabile per lo sviluppo sostenibile, al fine di ridurre le disparità tra i tenori di vita e soddisfare meglio i bisogni della maggioranza delle popolazioni del mondo”.

Il principio centrale della Conferenza di Rio non è né la promozione della tutela ambientale ex se né il tentativo di redistribuire le ricchezze, ma la convinzione che una combinazione di questi due fattori sia la giusta soluzione sintetizzabile nell’espressione “sviluppo sostenibile”. Ulteriore aspetto attualmente importantissimo è il coinvolgimento della popolazione quale parte attiva dei cambiamenti, il principio di partecipazione dei cittadini e di pubblicità degli atti si può leggere nel principio 10: “Il modo migliore di trattare le questioni ambientali è quello di assicurare la partecipazione di tutti i cittadini interessati, ai diversi livelli. Al livello nazionale, ciascun individuo avrà adeguato accesso alle informazioni concernenti l’ambiente in possesso delle pubbliche autorità, comprese le informazioni relative alle sostanze ed attività pericolose nelle comunità, ed avrà la possibilità di partecipare ai processi decisionali. Gli Stati faciliteranno ed incoraggeranno le sensibilizzazione e la partecipazione del pubblico rendendo ampiamente disponibili le informazioni. Sarà assicurato un accesso effettivo ai procedimenti giudiziari ed amministrativi, compresi i mezzi di ricorso e di indennizzo”.

La responsabilizzazione del Paese deve interessare l’intera popolazione, effettivo fruitore ma anche custode delle risorse naturali, delle acque, del suolo e dell’aria e che non può che trarre beneficio, non solo in termini economici ma soprattutto sanitari, dalla salvaguardia delle risorse. Dalla dichiarazione di Rio emerge anche un nuovo strumento di tutela preventiva: la Valutazione di impatto ambientale, XVII principio in tal modo prevede: “La valutazione d’impatto ambientale, come strumento nazionale, sarà effettuata nel caso di attività proposte che siano suscettibili di avere effetti negativi rilevanti sull’ambiente e dipendano dalla decisione di un’autorità nazionale competente”. I Paesi Membri e l’Organizzazione delle Nazioni Unite avvertono come priorità l’esigenza di farsi promotrice di sviluppo che possa considerarsi sostenibile, ossia di una crescita economica che sia compatibile con le necessità dell’uomo e con le esigenze naturali. Il concetto di sviluppo sostenibile è stato teorizzato nel 1987 nel cosiddetto Rapporto Brundtland su ambiente e sviluppo “Il futuro di tutti noi” commissionato dalle Nazioni Unite alla “Commissione mondiale per l’ambiente e lo sviluppo” composta da 22 esperti indipendenti di 21 paesi e presieduta dalla studiosa norvegese Gro Harem Brundtland. In campo scientifico era già stato rilevato da lungo tempo come la crescita economica e la crescita demografica stessero modificando gli equilibri ecologici globali del sistema terrestre, e tale affermazione trova conferma nei gravi episodi di inquinamento degli ecosistemi e nella iniqua distribuzione della ricchezza fra paesi del Sud e del Nord del mondo.

Lo studio compiuto dalla Commissione Brundtland prende avvio dalla presa d’atto che il mondo era di fronte ad una “sfida globale” a cui far fronte mediante l’assunzione di un nuovo modello di sviluppo definito “sostenibile”. “Lo sviluppo sostenibile, lungi dall’essere una definitiva condizione di armonia, è piuttosto processo di cambiamento tale per cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli investimenti, l’orientamento dello sviluppo tecnologico e i cambiamenti istituzionali siano resi coerenti con i bisogni futuri oltre che con gli attuali”. Tuttavia, se da un lato “lo sviluppo sostenibile impone di soddisfare i bisogni fondamentali di tutti e di estendere a tutti la possibilità di attuare le proprie aspirazioni ad una vita migliore” dall’altro nella proposta persiste una ottimistica (per alcuni critici eccessiva) fiducia nella tecnologia che porterà ad una nuova era di “crescita economica”: “Il concetto di sviluppo sostenibile comporta limiti, ma non assoluti, bensì imposti dall’attuale stato della tecnologia e dell’organizzazione sociale alle risorse economiche e dalla capacità della biosfera di assorbire gli effetti delle attività umane.

La tecnica e l’organizzazione sociale possono essere gestite a migliorate allo scopo di inaugurare una nuova era di crescita economica”. Il rapporto è diviso in tre ampie sezioni: la prima registra il peso dell’economia internazionale e le preoccupazioni per le minacce al futuro delle prossime generazioni; la seconda individua una serie di sfide collettive da affrontare come “Popolazione e risorse umane”, “Sicurezza ambientale: sostenere le potenzialità”, “Specie ed ecosistemi: risorse per lo sviluppo”, “Energia: scelte per l’ambiente e lo sviluppo”, “Industria: produrre più con meno”, “Il problema urbano”; la terza parte si conclude con la proposta di compiere sforzi comuni quali la gestione dei beni comuni internazionali, perseguire la pace, sicurezza, sviluppo ed ambiente. Aspetti importanti del rapporto tra sviluppo economico, equità sociale, rispetto dell’ambiente sono sintetizzati nella regola dell’equilibrio delle tre “E”: Ecologia, Equità, Economia. Tuttavia la definizione risente di una visione antropocentrica.

Al centro della questione non è tanto l’ecosistema, e quindi la sopravvivenza ed il benessere di tutte le specie viventi, ma le generazioni umane. Una successiva definizione di Sviluppo Sostenibile, in cui è inclusa invece una visione più globale, è stata fornita, nel 1991, dalla World Conservation Union, UN Environment Programme and World Wire Fund for Nature, che lo identifica come “… un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi di supporto, dai quali essa dipende”. Nello stesso anno Hermann Daly ricondusse lo Sviluppo Sostenibile a tre condizioni generali concernenti l’uso delle risorse naturali da parte dell’uomo: il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione; l’immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso; lo stock di risorse non rinnovabili deve restare costante nel tempo. In tale definizione, viene introdotto anche un concetto di “equilibrio” auspicabile tra uomo ed ecosistema.

Nel 1994, l’Iclei (International Council for Local Environmental Initiatives) ha fornito un’ulteriore definizione di Sviluppo Sostenibile: “Sviluppo che offre servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturali, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi”. Ciò significa che le tre dimensioni economiche, sociali ed ambientali sono strettamente correlate, ed ogni intervento di programmazione deve tenere conto delle reciproche interrelazioni. L’Iclei, infatti, definisce lo sviluppo sostenibile come lo sviluppo che fornisce elementi ecologici, sociali ed opportunità economiche a tutti gli abitanti di una comunità, senza creare una minaccia alla vitalità del sistema naturale, urbano e sociale che da queste opportunità dipendono. Il rapporto Brundtland, come detto in precedenza, ha ispirato le dichiarazioni conclusive delle conferenze delle Nazioni Unite e diversi documenti di programmazione economica e legislazioni nazionali e internazionali. Per favorire lo sviluppo sostenibile sono in atto molteplici attività ricollegabili sia alle politiche ambientali dei singoli Stati e delle organizzazioni sovranazionali sia a specifiche attività collegate ai vari settori dall’ambiente naturale. Nel 1997 è stato sottoscritto un accordo internazionale noto come Protocollo di Kyoto, con il quale 118 nazioni del mondo si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Per raggiungere questi obbiettivi si lavora su due vie: una è il risparmio energetico attraverso l’ottimizzazione sia nella fase di produzione che negli usi finali (impianti, edifici e sistemi al alta efficienza, nonché educazione al consumo consapevole), l’altra è lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece del consumo massiccio di combustibili fossili.

di Nicola Assini

*responsabile Fareambiente
regione Toscana
 
Superato l'ecologismo del "no", ora occorre fare
Primo Piano
Sabato 05 Luglio 2008 00:00
Vincenzo Pepe, Presidente di FAREAMBIENTE, chiede un impegno concreto al Ministro Prestigiacomo. "Bisogna passare al "Fare". L'ecologismo dei no, va sconfitto con progetti concreti, con impegni concreti del Governo a favore dell'ambiente. E' il momento del "Fare". Non bastano più i Convegni o l'analisi di problemi, che conosciamo. Il costo del barile a 140 dollari, con previsioni al rialzo impone uno sforzo, ora, di creare i presupposti per abbattere bolletta e inquinamento. E' ora il momento di investire sulle rinnovabili, sole e vento in primis.
L'ambiente, come già avvenuto in buona parte d'Europa è un business che porta vantaggi. Evitiamo come Paese di perdere adesso un'occasione reale e iniziamo a FARE."
 
Convocazione esecutivo nazionale
Utime Notizie
Giovedì 03 Luglio 2008 00:00
Roma:
L'esecutivo nazionale di Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo è convocato per Giovedì 3 luglio, ore 15:00.
L'incontro avrà luogo presso la sede nazionale di Fare Ambiente, in Via Nazionale 243, Roma.

Programma dei lavori:
Introduzione del Presidente di Fare Ambiente, Prof. Vincenzo Pepe
Deleghe
Programma
 
Ritorno al nucleare e alle fonti rinnovabili
Fondo
Mercoledì 02 Luglio 2008 00:00
Nessuno scenario apocalittico pensando alle centrali nucleari, in un’Italia che dovrebbe creare un mix energetico che consenta al Paese nel medio periodo di arrivare al 25 per cento di rinnovabili e ad un altro 25 per cento di nucleare, lasciando solo il restante 50 per cento ai combustibili fossili. Sono questi due dei passaggi fondamentali, insieme al progetto di modificare il codice ammbiente per riportarlo nell’alveo europeo, del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel corso della sua audizione di fronte alla commissione Ambiente alla Camera. Durante il suo discorso, Stefania Prestigiacomo ha invitato all’onestà intellettuale circa la creazione di centrali nucleari, portando in commissione l’esempio di nazioni come Germania, Francia e Inghilterra, che riescono a coniugare le esigenze ambientali con quelle relative alla creazione di fonti energetiche alternative, che creerebbero anche nuovi posti di lavoro. Ma accanto al nucleare, la Prestigiacomo ha richiamato l’attenzione anche sulle fonti rinnovabili, che rimangono troppo spesso relegate a comparto di nicchia, ma sui quali si può iniziare a scommettere.

E proprio le fonti rinnovabili potrebbero essere un nuovo motivo di slancio per il Mezzogiorno, grazie al ruolo di promozione delle politiche industriali nelle aree meridionali, svolto dalla Banca del Sud. Il ministero dell’Ambiente, quindi, deve diventare il laboratorio di un nuovo patto fra governo nazionale, istituzioni locali e cittadini. “Stiamo sforando di oltre il 18 per cento gli impegni di Kyoto non è assumere una posizione politca, ma soltanto marcare il punto di partenza del nostro lavoro”, ha detto il ministro. Nell’audizione della Prestigiacomo c’è posto anche per il sistema parchi, che troppo spesso si trova a fare i conti con la scarsità di finanziamenti. Questo vorrà dire attuare sistemi di semplificazione valorizzando e razionalizzando il sistema dei controlli al fine di assicurare tutela all’ambiente. “Si tratta di eliminare le duplicazioni, semplificare le procedure e ridurre le moltiplicazioni dei livelli amministrativi con la finalità primaria di coniugare le esigenze della necessaria salvaguardia ambientale con quelle dello sviluppo sostenibile”, ha detto infine il ministro dell’Ambiente chiudendo la propria audizione parlando del ruolo dell’Europa nella questiona ambientale.

Afra Fanizzi - da L'Opinione ed 135 del 2 luglio 2008
 
Una nuova strada per la politica energetica
Primo Piano
Mercoledì 02 Luglio 2008 00:00
"Accogliamo con viva soddisfazione le parole del Ministro Prestigiacomo sulla nuova strada che il Paese si appresta ad intraprendere in materia di politica energetica, superando gli attuali insostenibili sbilanciamenti nel sistema italiano di produzione dell'energia". Questo il primo commento di Vincenzo Pepe, Presidente di FARE AMBIENTE, alle parole pronunciate dal Ministro dell'Ambiente in Commissione Ambiente alla Camera.

Nel medio periodo, puntare a coprire il 25% del fabbisogno energetico con le fonti rinnovabili significa tentare un riequilibrio di un mix energetico quasi totalmente fondato su fonti fossili, oggi praticamente insostenibile. Inoltre, al fine di eliminare i maggiori freni che hanno sinora bloccato la diffusione delle fonti rinnovabili, il Governo punta ad "eliminare le duplicazioni, semplificare le procedure e ridurre le moltiplicazioni dei livelli amministrativi con la finalità primaria di coniugare le esigenze della necessaria salvaguardia ambientale con quelle dello sviluppo sostenibile”, proprio come da tempo auspicato dal Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente.
 
Gli incendi boschivi: crimini contro l'umanità
Utime Notizie
Venerdì 27 Giugno 2008 00:00
Milano:
Al fine di individuare misure più efficaci per arginare un fenomeno sempre più allarmante, venerdì
27 giugno esperti, accademici, associazioni, partecipano ad un Convegno, promosso da Federlombarda Edilizia, Assoedilizia e Instat con la Regione Lombardia.
Il convegno, aperto al pubblico, si terrà in via Meravigli, 3 a Milano, presso la sede dell'Assoedilizia.

Paereciperanno: Paolo BACCOLO, Direttore generale della Protezione Civile
della Regione Lombardia - Achille COLOMBO CLERICI, Presidente di
Assoedilizia e di Federlombarda Edilizia - Nicola ASSINI, Ordinario
nell'Università di Firenze - Leonardo CORBO, Presidente Ispro e già
Direttore della protezione Civile - Vincenzo PEPE, Presidente di
Fareambiente e Ordinario nella Seconda Università di Napoli - Giovanni
BOVIO, Ordinario nell'Università di Torino - Marco LOMBARDI, Docente
nell'Università Cattolica di Milano - Alessandro LENZI, Penalista del Foro
di Livorno - Fabio VALSECCHI, Responsabile della Protezione Civile di Lecco
- Franco GUAZZONE, Collaboratore de Il Sole 24 Ore - Umberto BERTELE',
Presidente della School of management Politecnico di Milano - Giampio
BRACCHI, Presidente della Fondazione Politecnico di Milano - Ugo DOZZIO
CAGNONI, Presidente della Federazione Italiana della Proprietà Fondiaria -
Gianfranco GAFFURI, Ordinario nell'Università Statale di Milano - Fiorenzo
MANCINI, Presidente dell'Accademia Italiana delle Scienze Forestali e Vice
Presidente dell'Accademia dei Georgofili - Giuseppe VISCONTI, Presidente di
Friends of the Countryside-Meta. I lavori sono coordinati da Bruna VANOLI
GABARDI, Esperta urbanistica di Assoedilizia e da Saverio FOSSATI,
Giornalista de Il Sole 24 Ore.
 
Salviamo i parchi: nessuna rinuncia senza una valida alternativa
Primo Piano
Giovedì 19 Giugno 2008 00:00
Vincenzo Pepe, Presidente di FAREAMBIENTE, si pone a difesa dei parchi a rischio di estinzione.

La manovra annunciata dal Ministro Giulio Tremonti ed approvata in Consiglio dei Ministri prevede la cancellazione degli enti pubblici non economici. Questo è bene, ma non può mettere a repentaglio le istituzioni che sono poste a salvaguardia degli interessi ambientali. Al contrario, invece, la difesa dell’ambiente è un valore meritevole di espressa tutela costituzionale.

Pur considerando che il proliferare delle aree protette è un rischio per la tutela della biodiversità perché porta alla omologazione del territorio, noi di Fareambiente riteniamo che alcuni Parchi debbano essere sicuramente meglio organizzati e diversamente gestiti, ma non possiamo rinunciare alle istituzioni preposte alla protezione dell’ambiente senza una valida alternativa.
 
FareAmbiente: investitura ufficiale per le cariche istituzionali
Primo Piano
Giovedì 19 Giugno 2008 00:00
Mercoledì 18 giugno l’assemblea degli iscritti di FAREAMBIENTE ha confermato Vincenzo Pepe nella carica di Presidente del movimento.

Vice Presidenti: Romeo La Pietra e Fausto Giuseppe Milillo.

Sono stati eletti componenti del Consiglio Esecutivo:
Ferdinando Casciaro, Francesco Della Corte, Alfonso Maria Fimiani, Angelo Grillo, Mauro Milillo, Guelfo Tagliavini.

A far parte del Collegio dei Probiviri sono stati chiamati: Nicola Assini, Antonio Iaconetti, Donatella Carboni, Daniele Filizola, Michele Sartoris.

Vincenzo Pepe ha espresso un vivo ringraziamento per la fiducia accordatagli ed ha esortato tutti i coordinatori e gli associati a far sentire sempre più viva la loro presenza sul territorio.
 
Fareambiente: sì al nucleare, ma il 20-20-20 sulle rinnovabili non si tocca
Primo Piano
Mercoledì 18 Giugno 2008 00:00
Vincenzo Pepe, Presidente di FAREAMBIENTE, nell'esecutivo di oggi ha chiesto un concreto impegno del Governo sulla politica ambientale a 360 gradi.

“L'educazione ambientale deve diventare materia di studio obbligatoria nelle scuole, sin dal prossimo mese di settembre, cosa che FAREAMBIENTE richiederà formalmente ai Ministri competenti e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”.

“Sì al nucleare di quarta generazione, ma a condizione che l'Italia si impegni a diversificare le fonti energetiche attraverso la realizzazione degli impegni assunti in sede comunitaria sulle fonti rinnovabili. Il 20-20-20 non si tocca”.
 



Biografia del Presidente

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