FareAmbiente

Sei qui: Home
Ecco il nuovo codice per tutelare l’ambiente. Ecosistemi e beni culturali dovranno essere garantiti dagli enti e dalle persone fisiche e giuridiche.
Ufficio Stampa
Giovedì 21 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
Le attività umane devono conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile per garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non comprometta la qualità della vita delle generazioni future

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29 gennaio, il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, che reca ulteriori disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “norme in materia ambientale”. Il nuovo codice dell’ambiente, così integrato, nella parte prima “disposizioni comuni e principi generali”, reca i principi generali che costituiscono il riferimento per la produzione normativa ambientale e sancisce che i principi ambientali possono essere modificati o eliminati soltanto mediante espressa previsione di successive leggi della Repubblica italiana, purché sia comunque sempre garantito il corretto recepimento del diritto europeo. Con questa premessa viene introdotto il principio dell’azione ambientale, secondo il quale la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga», che ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della Comunità in materia ambientale.

L’emendato art. 3 del nuovo codice dell’ambiente sancisce che ogni attività umana debba conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future, consentendo di individuare un equilibrato rapporto tra risorse ereditate, risorse risparmiate e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca il principio di solidarietà, per salvaguardare e migliorare la qualità dell’ambiente anche in futuro. Con ciò, un ruolo fondamentale è attribuito alla pubblica amministrazione che, in caso di scelta comparativa di interessi pubblici e privati, deve indirizzare la propria attività verso scelte finalizzate che consentano la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, tenendo in prioritaria considerazione gli interessi di tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. Nella parte seconda del nuovo codice dell’ambiente vengono riscritte le procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la valutazione dell’impatto ambientale (Via) e per l’autorizzazione integrata ambientale (Ippc).

Nell’ambito della valutazione dell’impatto ambientale sono individuate le modalità di semplificazione e coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale ivi comprese le procedure in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento. La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti, deve assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni di sviluppo sostenibile; in maniera tale da garantire quindi il rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, la salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica, oltre che affrontare la determinazione della valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali nello svolgimento delle attività normative e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e programmazione. In tale ambito la valutazione ambientale di piani e programmi, che possono avere un impatto significativo sull’ambiente, deve garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente oltre a contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali, sia in fase di progettazione che di adozione, assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.

La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema, in quanto risorsa essenziale per la vita. A tale scopo vengono individuati in modo appropriato, per ciascun caso particolare, gli impatti diretti e indiretti di un progetto sui specifici fattori: l’uomo, la fauna e la flora, il suolo, l’acqua, l’aria e il clima; i beni materiali ed il patrimonio culturale; l’interazione tra i fattori specifici elencati. La valutazione ambientale di piani e programmi, definita Vas (valutazione ambientale strategica), riguarda piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale. Questa si sostanziai in quel processo, propedeutico alla realizzazione di un’opera, che prevede la verifica di assoggettabilità dell’opera attraverso l’elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni, l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio.

La valutazione d’impatto ambientale (Via), riguarda quei progetti che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale e concerne la valutazione degli aspetti ambientali dei progetti, volta a prevedere una verifica di assoggettabilità attraverso la definizione dei contenuti dello studio d’impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del progetto, dello studio e degli esiti delle consultazioni, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio.
Il legislatore ha voluto dedicare un apposito articolo alla interpretazione delle definizioni normative adottate dal codice; così il concetto di impatto ambientale trova una chiara univoca e definitiva spiegazione nell’alterazione qualitativa e o quantitativa diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti.

Sono inoltre previste le rispettive sfere di competenza di Stato e Regioni per l’individuazione dell’autorità competente, cioè della pubblica amministrazione cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi e l’adozione dei provvedimenti conclusivi; è inoltre previsto dal rinnovato codice dell’ambiente che le Province autonome di Trento e Bolzano adottino i criteri per l’individuazione degli enti locali presso i quali dovranno essere realizzate opere di carattere ambientale ed anche per l’individuazione dei soggetti competenti in materia ambientale. Il provvedimento di valutazione d’impatto ambientale fa luogo dell’autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali la relativa valutazione spetta allo Stato. Le regioni e le province autonome assicurano che, per i progetti per i quali la valutazione d’impatto ambientale sia di loro attribuzione, la procedura per il rilascio di autorizzazione integrata ambientale sia coordinata nell’ambito del procedimento di Via.

Il procedimento di valutazione dell’impatto ambientale si conclude nei successivi centocinquanta giorni alla presentazione dell’istanza, con provvedimento espresso e motivato dell’autorità competente. L’inutile decorso dei termini implica l’esercizio del potere sostitutivo da parte del consiglio dei Ministri che provvede su istanza delle amministrazioni o delle parti interessate. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale sostituisce, o coordina, tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio di un opera o intervento. Il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione, esercizio e dismissione dei progetti, nonché quelle relative ad eventuali malfunzionamenti. In nessun caso può farsi luogo all’inizio dei lavori senza che sia intervenuto il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale. I provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

L’autorità competente esercita il controllo sull’osservanza delle prescrizioni impartite in sede di verifica di assoggettabilità e di valutazione. In caso di accertamento di violazioni delle prescrizioni impartite l’autorità competente può sospendere i lavori ed ordinare l’adeguamento dell’opera. In caso di piani, programmi o progetti che possono avere impatti rilevanti sull’ambiente di un altro Stato, o qualora un altro Stato così richieda, il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il ministero per i beni e le attività culturali e con il ministero degli Affari esteri e per suo tramite, ai sensi della Convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (stipulata a Espoo il 25 febbraio 1991 e ratificata ai sensi della legge 3 novembre 1994, n. 640), provvede alla notifica dei progetti e di una sintesi della documentazione concernente il piano, programma e progetto. Una profonda rivisitazione del testo del decreto legislativo 152/2006 è operata dall’art.2, che innova il concetto di rifiuto e la relativa attività di recupero e provvede alla riorganizzazione dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti. Il codice provvede anche a rinnovare il Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche e detta nuove disposizioni per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. Una complessa attività del legislatore che ha innovato il diritto dell’ambiente e ha apportato una specifica disciplina per l’attività di progettazione ambientale e per la realizzazione di opere che impattano sull’ambiente e sul patrimonio paesaggistico del nostro Paese.

di Paolo Feliciotti
 
“La soluzione? Via verdi Bassolino e la camorra” - Intervista a Vincenzo Pepe
Ufficio Stampa
Sabato 02 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
Ben lontana dal trovare una soluzione, l’emergenza rifiuti in Campania sembra aggravarsi ogni giorno che passa. Dopo l’assalto di mercoledì contro polizia e carabinieri a suon di sassi e petardi, ieri i manifestanti si sono diretti in parte verso l’autostrada A30 Caserta-Salerno, che è stata bloccata fino al tardo pomeriggio, in parte verso l’ingresso della discarica di Marigliano e il lungomare di Pozzuoli per protestare contro l’utilizzo dei siti provvisori di stoccaggio e la mancata raccolta dell’immondizia. Sul versante istituzionale intanto continuavano gli incontri. De Gennaro ha ricevuto i sindaci del Nolano, giunti in rappresentanza dei cittadini che da giorni si oppongono all’apertura di un sito di trasferta in località Boscofangone. E questo mentre l’Unione Europea annunciava che l’Italia ha soltanto un mese di tempo per trovare una soluzione al problema rifiuti o partiranno le sanzioni.

“La situazione in Campania è intollerabile - ha detto il commissario all’Ambiente Stravros Dimas – è necessario che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l’attuale emergenza ma anche che realizzino l’infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durabile ai problemi che risalgono già a più di 10 anni”. Ciliegina sulla torta, in serata è arrivato anche il rapporto di “Save the children”, una nota organizzazione internazionale che tutela i minori, che nel “Decalogo dei diritti negati” cita la Campania dicendo che sotto i cumuli di spazzatura sono finiti anche i diritti dei bambini, discriminati perché “hanno un trattamento differente rispetto ai coetanei del resto d’Italia”. Ne Parliamo con Vincenzo Pepe, presidente del movimento ecologista Fareambiente, docente di diritto dell’ambiente all’Università di Napoli ed ex presidente di un Consorzio rifiuti campano, il Geo Eco.

Professore, la situazione in Campania pare essere fuori controllo, la popolazione è esasperata. Che sta succedendo?
La gente non ha più fiducia. Non ha fiducia nei tecnici che si contraddicono e prima individuano siti adatti allo stoccaggio poi cambiano parere. Non ha fiducia nei tanto ripetuti concetti di “temporaneo” e “provvisorio” e nelle promesse: Pianura doveva essere bonificata ma non lo è mai stata. Non ha fiducia nelle istituzioni, perché manca un referente credibile. A chi dovrebbero chiedere aiuto i napoletani, a Bassolino che governa il territorio da 14 anni con questi risultati? O forse ai verdi, che hanno bocciato la costruzione di tutti gli impianti di termovalorizzazione? Oggi qualunque nuovo progetto di smaltimento venga proposto, anche se perfetto, solleva le proteste dei cittadini perché le istituzioni che lo promuovono non sono credibili.

La soluzione dunque qual è, mandare tutti a casa?
Se i responsabili si dimettessero sarebbe più facile risolvere la crisi, perché si potrebbero recuperare la credibilità delle istituzioni e convincere i cittadini a fare un sacrificio. Oggi nessuno vuole la spazzatura vicino a casa propria ma è necessario che questo atteggiamento cambi. Ogni comune deve smaltire i propri rifiuti e avere un impianto di stoccaggio e discarica.

Cosa pensa della proposta di commissariare i comuni che non fanno raccolta differenziata?
Penso che sia giusto. Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti io ho introdotto nell’unione dei comuni di cui ero presidente la raccolta differenziata. Ma per arrivare a questo risultato ho fronteggiato enormi difficoltà. A ostacolare il mio progetto erano i comuni stessi, che non intendevano sostenere le spese del servizio. Non capivano che il costo sociale del non fare era molto più alto del costo materiale degli impianti. A quei comuni, ai loro sindaci, mancava la cultura. E oggi bisogna investire molto sulla crescita culturale.

Ma la crescita culturale si ottiene nel lungo periodo. Nell’emergenza bisogna produrre i risultati in fretta. Lei come affronterebbe l’emergenza?
Primo, come ho già detto, pretenderei la testa dei responsabili di questo sfacelo. Secondo, chiederei alla popolazione un sacrificio. Occorre utilizzare temporaneamente le discariche individuate da De Gennaro in attesa che vengano fatti gli impianti di smaltimento definitivi. In alternativa si può ricorrere anche a un’altra soluzione, la più facile, quella di mandare l’immondizia all’estero. Ma oltre ad avere dei costi proibitivi quest’ultima misura non risolve il problema bensì lo aggrava. Infine bisogna fare gli impianti. Da quattordici anni non si fanno impianti. E non riesco a capire perché. Vedo molta superficialità, e soprattutto mi disarma il fatto che per cercare una soluzione a questi problemi devo andare a parlare con chi li ha causati. Mi riferisco a Bassolino, al governo campano.

Perché non si fanno gli impianti?
Per lentezze burocratiche, perché manca la volontà politica e poi per l’opposizione di chi dice che gli impianti di termovalorizzazione fanno male alla salute. Come Pecoraro Scanio, Legambiente, il Wwf.

Non ci sono motivi più profondi?
Può esserci una connessione con l’illegalità, il business dei rifiuti. Ma resta i fatto che chi ha la responsabilità di fare gli impianti non li fa. Dunque occorre combattere e noi lo facciamo. Quindici giorni Fareambiente ha portato 30mila persone davanti a palazzo Santa Lucia per chiedere di voltare pagina. C’è troppa superficialità e troppo “tirare a campare” come si dice qua. Nessuno è responsabile di niente. In Sicilia Cuffaro si è messo da parte, in Campania nessuno sente questa esigenza.

Il vostro movimento ha iniziato anche un’azione legale.
Una una “class action” per tutelare i cittadini onesti che pagano il servizio di igiene urbana ma vivono in mezzo ai rifiuti. Abbiamo raccolto più di mille firme a Caserta e Napoli. Il nostro movimento nasce proprio per veicolare questo disagio, che è anche il mio disagio personale, di campano, quando vado in giro per il Paese a parlare di ambientalismo.

di Elisa Borghi
 
Il Coordinamento giovanile continua il suo percorso - Il Coordinatore Siniscalco : “ C’è bisogno del realismo di Fare Ambiente ”
Ufficio Stampa
Venerdì 01 Febbraio 2008 00:00
Fare Ambiente:
Il Coordinamento Regionale giovanile di Fare Ambiente ha iniziato il suo percorso il 5 settembre 2007, giorno dell’inaugurazione del primo Laboratorio nazionale, nella Valle dell’Irno. Ad oggi, solo in Campania, si annoverano migliaia di ragazzi che partecipano con passione ed impegno alle iniziative indette dal Movimento. Un gruppo di giovani che col tempo è cresciuto nel numero e nella qualità organizzativa, nelle idee e nelle azioni, cercando di dar voce alle proprie ragioni nel rispetto della legalità e del buon senso, e che attraverso la cooperazione desidera contribuire, vivamente, al mutamento degli scenari politici che da troppo tempo stanno deturpando il Bel Paese. I vertici di Fare Ambiente, con il prof. Vincenzo Pepe in testa, vera e propria anima del Movimento, e con Alfonso Maria Fimiani, Segretario Nazionale, da tanto, forse troppo denunciano la precarietà della vicenda partenopea. “Va detto che se oggi, si parla di disastro ecologico le cause vanno ricercate nella politica ambientale. La proposta del nostro Movimento- dichiara Fimiani - è di diffondere in Campania la cultura della raccolta differenziata attraverso il principio di sussidiarietà, affidando la gestione dei rifiuti ai Comuni e creando impianti per l’intero ciclo, fino ad arrivare al termovalorizzatore. C’è bisogno di realismo, non di fondamentalismo: il realismo di Fare Ambiente. E’ giusto che i giovani prendano coscienza del problema e contribuiscano a difendere il loro territorio: il nostro Movimento vuole valorizzare le intelligenze, non costringerle, terrorizzandole, a prostrarsi ad un’ideologia. A tal pro, sono particolarmente soddisfatto del lavoro del Gruppo Giovanile Campano e del Coordinatore Giovanile Antonio Siniscalco, che ha avuto il grande merito di aggregare migliaia di ragazzi che, alle soglie della catastrofe, hanno fatto propria l’idea realista e, con umiltà e convinzione, hanno deciso di agire per garantirsi un futuro”. Dalla sua nascita, il Coordinamento Regionale Giovanile ha lavorato incessantemente realizzando e promuovendo innumerevoli iniziative giovanili presentate con annesse conferenze sull’ambiente, attraverso la partecipazione alle maggiori manifestazioni organizzate dalla Casa delle Libertà tra cui Roma, Montecatini e Napoli , con rubriche su giornali locali e sul quotidiano nazionale l’Opinione e tante altre iniziative tra le quali spicca senza ombra di dubbio l’apertura di vari Laboratori, dislocati su tutto il territorio regionale. I Laboratori nascono con il preciso intento di far riscoprire i valori essenziali del vivere civile; luoghi in cui lo sviluppo economico e sociale si devono coniugare con la tutela dell’ambiente. ”E’ importante ricordare il successo della Manifestazione di Marcianise, organizzata la scorsa settimana da Fare Ambiente con il fondamentale contributo del Coordinamento Regionale Giovanile. La mia gratitudine va al Presidente per avermi affidato l’onore di concludere i lavori. Ritengo di dover ringraziare anche tutti coloro i quali hanno collaborato, in particolare Valerio Mazzone per il contributo organizzativo. Ringrazio anche i Coordinatori Provinciali di Salerno, Rosario Bisogno, e di Avellino Regina Guarino, per il lavoro svolto finora e per l’attivismo presente e futuro: è grazie a loro se possiamo già ufficializzare la nascita prossima dei Laboratori di Avellino e della Costiera Amalfitana” dichiara Antonio Siniscalco, Coordinatore Regionale Giovanile per la Campania. Va ricordato, inoltre, il progetto della sensibilizzazione, già sperimentato al liceo di Mercato S. Severino, teso a rafforzare nella scuola la cultura ecologista del fare, diretta alla realizzazione di un ponte tra realismo e problematiche ambientali. Le parole di Kennedy “Non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi, chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro paese” rappresentano, in qualche modo lo spirito d’iniziativa del Coordinamento.

Antonio Migliorino
 
Quei Fondi Negati alla Cultura Campana
Ufficio Stampa
Domenica 27 Gennaio 2008 00:00
L'Opinione:
Anche quest’anno, con vivo rammarico, prendiamo atto che la politica culturale della Regione Campania opera scelte che penalizzano fortemente i tanti musei e le biblioteche che rappresentano il grande tesoro della Regione Campania. Più volte anche pubblicamente il presidente Antonio Bassolino che è anche assessore regionale alla cultura, musei e biblioteche ha affermato che il ruolo dei musei e delle biblioteche è fondamentale non solo per lo sviluppo sociale e culturale di un popolo ma anche per lo sviluppo del turismo e, quindi, economico. Il recente bilancio annuale programmatico della Regione Campania 2008 relativo ai musei e alle biblioteche prevede per l’anno 2008, per le spese correnti, Euro 378.750 e per le spese di investimento Euro 5.262.500.

Di questi ultimi, nel collegato al bilancio è previsto che la somma di Euro 5.000.000 è finalizzata al funzionamento del museo regionale per l’Arte contemporanea “Madre”. Com’è evidente per la gestione dei musei e delle biblioteche è stata riservata solo, fra spese correnti e spese d’investimento, la somma di Euro 641.250. Con tali risorse finanziarie si dovrebbe provvedere al sostegno e alla promozione delle oltre 1.000 strutture museali e bibliotecarie della Regione Campania. Questi numeri si commentano da soli. Ancora una volta la politica culturale della Regione Campania penalizza i “figli di un dio minore”, i tanti musei e le biblioteche che rappresentano i veri valori culturali del popolo campano e che, purtroppo, sono costretti a chiudere o sopravvivere solo grazie alla passione di chi crede che la democrazia è fatta di cultura diffusa e non elitaria.

I musei e le biblioteche rappresentano un servizio pubblico essenziale finalizzato non solo alla conservazione dei beni culturali e del patrimonio librario ma hanno una funzione essenziale di promozione della cultura, dell’educazione e del turismo.
In tal senso, sono strumenti indispensabili rispetto agli obiettivi sanciti dall’articolo 9 della Costituzione il quale statuisce non solo la tutela del patrimonio storico-artistico della nazione ma anche la promozione della cultura al fine di arricchire e migliorare socialmente la persona umana e la collettività. Un Paese che non sa promuovere una cultura diffusa di tutela del proprio patrimonio culturale è destinato a non avere futuro. Speriamo che la politica culturale della Regione Campania ritrovi presto i motivi profondi, il vigore e lo slancio utile ad un nuovo fervore culturale che nasce proprio nella rete delle biblioteche e nei musei locali. Addà passà a nuttata


di Vincenzo Pepe
Presidente Nazionale Fare Ambiente
 
Sommersi dalla monnezza!
Ufficio Stampa
Lunedì 21 Gennaio 2008 00:00
Fare Ambiente:
Una tragedia annunciata, di cui nessuno vuol prendersi il merito di essere il protagonista principale, in cui ci sono tanti indiziati, ma nessun colpevole: l’emergenza rifiuti ha messo in ginocchio, per l’ennesima volta in 14 anni, la Regione Campania, la sua economia, la sua società civile, la salute dei suoi cittadini.
I vertici di Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo, a partire dal Leader del Movimento, Professor Vincenzo Pepe, Docente di Diritto Ambientale alla Seconda Università degli Studi di Napoli, per anni, profeti inascoltati al pari di Cassandra, hanno denunciato la pericolosità della situazione, mentre i politici che hanno governato e che governano ancora oggi non hanno ritenuto degne di essere nemmeno ascoltate le proposte di risoluzione attuabili ed attuate non solo all’estero, ma anche in altre Regioni d’Italia.
<< Vergognatevi di non vergognarvi! >>. Questo slogan, recitato da quanti manifestano e protestano da settimane ormai contro l’amministrazione scellerata della loro Regione, racchiude in sé lo stato d’animo dei Campani per bene, di tutti coloro i quali, tacciati di essere una frangia della Camorra, non fanno altro che reclamare ciò lo stesso articolo 32 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare: la salute, la loro salute, quella dei loro familiari, dei loro amici, dei loro figli.
Quasi 2 milioni di voti, il 62 per cento delle preferenze, ben 8 punti percentuali in più rispetto a 5 anni prima: questi i dati che hanno portato, nel 2005, alla rielezione del Governatore Antonio Bassolino, già protagonista del dramma di una Napoli resa invivibile dalla micro e dalla macro-criminalità ed ancora oggi despota di una Regione Campania pronta ad implodere. Ma il Presidente non si dimette, vuole dare ancora il suo contributo: probabilmente non ritiene ancora completata l’opera, non gli è bastato distruggere, vuol spargere anche il sale su quel che resta di una Terra devastata dal passaggio di Attila-Bassolino!
Oltre 100.000 voti ed il 3 per cento per assegnare il seggio in Parlamento anche al co-protagonista della vicenda: l’attuale Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è colpevole forse ancor più di Bassolino, per aver monopolizzato l’ambientalismo campano ed italiano, per aver preso decisioni scriteriate basandosi solo su di un ragionamento politico e non su basi tecnico-scientifiche, nonostante i milioni di euro bruciati in consulenze, servite a nient’altro che ad alimentare la politica clientelare in cui la classe dirigente dei Partiti della sinistra campana, dal Sindaco, dall’Assessore del più piccolo Comune si è dimostrata maestra.
Le decisioni populiste e totalmente contraddittorie del Leader dei Verdi, che prima si dichiarava contrario ai termovalorizzatori, sostenendo insieme a Beppe Grillo che la soluzione dello smaltimento dei rifiuti sta tutta nella differenziazione, ed ora ritiene necessaria la loro costruzione, che prima esalta e contribuisce alla proliferazione dei Parchi Nazionali - altro serbatoio di voti e clientele - e poi firma il provvedimento per l’apertura della discarica di Serre e spinge per l’apertura della discarica di Terzigno, che prima dichiara il fallimento totale del Commissariamento per l’emergenza rifiuti e poi approva la nomina di De Gennaro, hanno portato al superamento della soglia del disastro ambientale. Sfruttando la paura delle popolazioni locali, Pecoraro Scanio è riuscito a far tremare l’Italia intera, che oggi viene invasa dai rifiuti indifferenziati che la Campania non riesce a smaltire, nascondendo dietro il velo della solidarietà l’unica via di salvezza per un Governo Regionale e per un altro Nazionale fallimentari. Così è stato per i rifiuti, così sarà per il nucleare, il Mose, la TAV, il Ponte sullo Stretto e via discorrendo.
E’ necessario, infine, ricordare anche le colpe degli amministratori locali ed in particolare di quei Sindaci che hanno contribuito all’elezione dell’attuale Giunta Regionale con serrate campagne di santificazione, salvo poi voltarle le spalle ed attaccarla per giustificarsi con i loro elettori. Ancor di più vanno evidenziate le colpe di chi, per beghe interne al Partito Democratico, si dichiara disposto ad accogliere un termovalorizzatore sul suo territorio e viene attaccato dai Verdi stessi, che ricordano come chi oggi si atteggia a paladino progressista-ambientalista si era reso protagonista ed era intervenuto in prima fila nelle battaglie demagogiche contro gli impianti tenutesi su tutto il territorio.
4 mila o forse 16 mila miliardi delle vecchie lire bruciati per essere punto e a capo, anzi, peggio! Cifre astronomiche che la Regione Campania avrebbe speso, secondo la Commissione Rifiuti, per costruire il nulla e per alimentare la politica clientelare: non si spiega altrimenti l’assunzione di 1400 operai che avrebbero dovuto operare nel settore rifiuti e che oggi sono stipendiati e non lavorano, perché i loro incarichi sono stati assunti da ditte private. NO alle discariche, NO ai piccoli e medi impianti, NO allo smaltimento dei propri rifiuti, NO ai termovalorizzatori! A quale altro risultato può portare la politica del NO se non alla distruzione dell’ambiente? Ed intanto in Campania sorgono, dati ufficiali, 1.400 discariche abusive a cielo aperto, mentre in Lombardia si costruiscono tredici termovalorizzatori!
Realismo, il realismo di Fare Ambiente, vuol dire intervenire sulla situazione attuale, non vuol dire turbare l’equilibrio del mondo bucolico di Lucrezio, ma porre rimedio allo scompenso naturale causato dall’intervento dell’uomo. La scelta alternativa non è tra l’idillio e l’impianto, ma tra l’impianto e la discarica abusiva, in cui i rifiuti incendiati producono in una settimana più diossina di quanta ne produca un termovalorizzatore in un anno.
Ma la proposta del nostro Movimento va oltre: non basta la costruzione di tre termovalorizzatori per tutta la Campania a risolvere – tra almeno tre anni – il problema rifiuti, perché il termovalorizzatore è solo l’ultimo stadio del ciclo integrato dei rifiuti. Bruciare il rifiuto senza differenziare vuol dire avvelenare le popolazioni che respirano i gas di scarico degli impianti, ragion per cui mai si potrà raggiungere l’accordo tanto sbandierato e si dovranno imporre le decisioni con atti di forza. Alla radice del problema c’è la mancanza, in Campania, degli impianti di compostaggio ed, a priori, la mancanza di una cultura della raccolta differenziata. La soluzione, semplice, ma politicamente scomoda, è una sola: la gestione del rifiuto va affidata ai Comuni, i quali vanno commissariati laddove non siano in grado di arrivare ad un’alta percentuale di differenziata (Napoli arriva appena all’8,9 per cento) ed a ciò vanno affiancati da subito gli impianti per l’intero ciclo dei rifiuti, fino al termovalorizzatore.
Intanto la popolazione continua ad esser presa per i fondelli da quei Sindaci di sinistra che, con pubblici manifesti, si dichiarano “Orgogliosi” di amministrare un “Comune Riciclone” e di non avere cumuli di immondizia nei loro territori, attaccano Bassolino e chiedono pazienza: questo “Orgoglio” non è nient’altro che la conseguenza delle loro campagne elettorali a favore del Governatore, delle loro ordinanze che vietano il deposito dei rifiuti in strada e del senso civico dei loro cittadini.
Il fallimento va pagato politicamente con la sfiducia e le dimissioni. E’ quello che chiede Fare Ambiente: le dimissioni di Bassolino od il commissariamento della Regione.

di Alfonso Maria Fimiani
Responsabile Segreteria Nazionale Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo
www.fareambiente.it
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
L'ambientalismo e le colpe di Bassolino
Le Nostre Campagne
Mercoledì 16 Gennaio 2008 00:00
Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso.

Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai vice-re incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando afferma“io non mi dimetto perché sono ancora utile” dimostra un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentato da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il Centro sinistra che pur non lo stima non nuove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale. Noi di FareAmbiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto, quello dei Verdi e Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eleolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori.

Questo modo di fare ambientalismo è contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’Agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto No ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via , l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso?

Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro che di ambiente capisce molto poco ad organizzare la Conferenza sul clima ove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. FareAmbiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.

di Vincenzo Pepe
 
L’ambientalismo e le colpe di Bassolino
Ufficio Stampa
Mercoledì 16 Gennaio 2008 00:00
Fare Ambiente:
Sono Docente di Diritto dell’ambiente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e Presidente nazionale del Movimento ecologista europeo Fare Ambiente: Sono campano e non nascondo il disagio, la vergogna per una delle più squallide tragedie ambientali di Napoli e dell’Italia. Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso.

Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai vice-re incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando afferma“io non mi dimetto perché sono ancora utile” dimostra un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentato da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il Centro sinistra che pur non lo stima non nuove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale. Noi di FareAmbiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto, quello dei Verdi e Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eleolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori.

Questo modo di fare ambientalismo è contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’Agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto No ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via , l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso?

Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro che di ambiente capisce molto poco ad organizzare la Conferenza sul clima ove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. FareAmbiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.

Vincenzo Pepe
Presidente Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo
 
Dal 1 gennaio via accordo anti-emissioni.
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Gennaio 2008 00:00
Ansa:
ROMA - Entra in azione dal primo gennaio
2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale
salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e
impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal
1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche
in termini economici, che terminera' il 31 dicembre del 2012.
In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio
complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello
globale, facendo riferimento ai livelli del 1990.

L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al
trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al
1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto
al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una
corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel
2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di
tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre
ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto
''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci
fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo
rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo
invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le
emissioni dell'1,5%''.

Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella
citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in
vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi
mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i
paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha
annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a
Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli
Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere
ratificato il documento.


Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto:

- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas
serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il
taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%;

- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di
Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a
21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo
arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre
delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra
il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40
euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;

- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano
nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello
nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti
industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli,
membro del comitato attuazione della direttiva emission trading
del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla
raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti
siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote.
Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell'
emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva
Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu''';

- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa
dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito
(Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i
Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega
Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina
una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella
centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint
implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di
riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA).
 
Rifiuti: Aumentano i bambini nati deformi e le morti per cancro
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Gennaio 2008 00:00
www.libero.it:
Rifiuti/ Monnezzopoli/ Il primario di oncologia della Fondazione Pascale (Napoli): "Aumentano i bambini nati deformi e le morti per cancro. Qui la situazione è terribile"

Il primario di oncologia dell'Istituto tumori della Fondazione Pascale,Giuseppe Comella, non usa mezzi termini. Perché la questione dei rifiuti, a Napoli, non è solo un problema di montagne di pattume per le strade. E' un problema di morte, di bambini nati deformi, di tumori che corrodono e portano alla tomba. Intervistato da Affari Comella spiega che "esiste un'emergenza, aumentano le neoplasie, aumentano le malformazioni congenite. E tutto per colpa del Nord che qui ha scaricato i suoi rifiuti tossici". Insomma, sotto la monnezza c'è il veleno.

Spieghi meglio.
A Napoli possono nascere bambini deformi a causa delle discariche. Nascono con la spina bifida, nei comuni a livello 5 sono l'83 per cento in più. E quindi bisogna operare, altrimenti si creano infezioni, hanno problemi di deambulazione e nella crescita degli arti inferiori.

Piccoli mostri...
Bambini con gravissime deformazioni, come quelle all'apparato urogenitale, al pene. O anche malformazioni al palato, come il labbro leporino. Ma il problema non sono i rifiuti "normali", quelli urbani. Il problema viene dal Nord.

E quindi...
E quindi Galan farebbe meglio a stare zitto quando dice che non vuole i rifiuti di Napoli. Nessuno vuole darglieli, i rifiuti di Napoli. Però si riprenda quelli che per 30 anni hanno scaricato da noi con l'aiuto della camorra, quelli tossici, quelli che fanno venire queste malformazioni.
 
Clima: Cina; effetti mutamenti, da inondazioni a siccità.
Ufficio Stampa
Martedì 01 Gennaio 2008 00:00
Ansa:
ROMA - I mutamenti climatici in Cina sono
gia' una realta'. Ne sono la conferma gli eventi meteorologici
estremi che sono diventati piu' frequenti, dalla siccita' nel
Nordest alle inondazioni nelle aree dei tratti intermedi e
inferiori del fiume Yangtze e alle inondazioni costiere in
grandi centri urbani come Shangai. Secondo il Rapporto sullo
sviluppo umano 2007-2008 ''Resistere al cambiamento climatico''
pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo
(Undp), l'aumento delle temperature e la variazione dei regimi
pluviometrici comporteranno un calo della produzione di mais,
grano e riso, del 10% entro il 2030 e fino al 37% nella seconda
meta' del secolo. Entro il 2050 si stima una riduzione del 27%
dei ghiacciai della Cina occidentale e una netta riduzione della
disponibilita' d'acqua in diversi fiumi, compresi quelli della
Cina settentrionale.

I cambiamenti climatici andranno in realta'
ad aggravare crisi ambientali gia' esistenti. E' poi allarme
rosso per i cosiddetti bacini delle 3H, dei fiumi Huai, Hai e
Huang, che forniscono acqua a circa meta' della popolazione
cinese. A causa della crescente domanda di settore industriale,
centri urbani e agricoltura, la quantita' d'acqua prelevata e'
doppia rispetto al tasso di rigenerazione. Il risultato e' che i
fiumi non arrivano piu' al mare e si abbassa il livello delle
falde freatiche. Una riduzione dei flussi d'acqua del bacino
delle 3H potrebbe trasformare una crisi ecologica in una
catastrofe economica e sociale. Circa un terzo del Pil cinese e
una buona fetta della produzione di cereali dipendono dall'area
del bacino, che sara' messo a rischio quando il clima avra'
effetti come siccita', aumento delle temperature e riduzione
della portata dei fiumi.

Altro capitolo sono i ghiacciai cinesi,
che probabilmente porteranno ad inondazioni piu' frequenti, ma
nel lungo periodo toglieranno acqua alle comunita' montane.
Nell'altopiano del Qinghai-Tibet, che copere un territorio pari
all'Europa occidentale e comprende oltre 45.000 ghiacciai,
questi ultimi si stanno ritirando alla velocita' di 131 km
quadrati ogni anno. Il destino della maggior parte di loro sara'
quello di una scomparsa definitiva. Secondo il Rapporto poi,
eventi come la tempesta di sabbia del 2005, che ha depositato su
Pechino 330.000 tonnellate di sabbia, diventeranno piu' comuni e
citta' come Shangai, con i suoi 18 milioni di abitanti, sono a
rischio alluvione. L'innalzamento del livello del mare e
l'aumento delle mareggiate hanno ristretto i margini di
sicurezza della citta' costiera, e i piu' vulnerabili sarebbero
i 3 milioni di abitanti migrati in citta' dalle zone rurali e
alloggiati in accampamenti di fortuna.
 



Biografia del Presidente

Sample image Vincenzo Pepe
Presidente

Social Network

Find us on Facebook

Progetto Formare

Progetto Formare

Libro in vetrina

Non nel mio Giardino

Pubblicità

EXPO 2015 - Fondazione Vico

Relazione_Presidente_Nucleare

Fareambiente_in_giappone

Riconosc_Minist _Ambiente_logo

logogagipiccolo

logo_oasi

logo_fondazionevico

vallerano

Aderisci_Icaro

Olivetti La Greca

ACSE Italia

logosra