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L'ambientalismo e le colpe di Bassolino
Le Nostre Campagne
Mercoledì 16 Gennaio 2008 00:00
Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso.

Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai vice-re incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando afferma“io non mi dimetto perché sono ancora utile” dimostra un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentato da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il Centro sinistra che pur non lo stima non nuove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale. Noi di FareAmbiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto, quello dei Verdi e Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eleolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori.

Questo modo di fare ambientalismo è contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’Agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto No ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via , l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso?

Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro che di ambiente capisce molto poco ad organizzare la Conferenza sul clima ove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. FareAmbiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.

di Vincenzo Pepe
 
L’ambientalismo e le colpe di Bassolino
Ufficio Stampa
Mercoledì 16 Gennaio 2008 00:00
Fare Ambiente:
Sono Docente di Diritto dell’ambiente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli e Presidente nazionale del Movimento ecologista europeo Fare Ambiente: Sono campano e non nascondo il disagio, la vergogna per una delle più squallide tragedie ambientali di Napoli e dell’Italia. Napoli ha una grande storia, una grande tradizione di civiltà e di cultura, da Giambattista Vico a Gaetano Filangieri, Benedetto Croce, per non parlare di Masaniello e del grande Carlo III di Borbone. Napoli da grande capitale europea è diventata nel mondo il simbolo della spazzatura, dell’inefficienza, del sottosviluppo economico e culturale, della camorra, delle speculazioni, del clientelismo e del sistema di potere dittatoriale bassoliniano. L’assetto di potere bassoliniano come è stato denunciato più volte dal filosofo napoletano, Aldo Masullo, ha minato il rapporto fiduciario tra cittadini e istituzioni. Non c’è più fiducia e dialogo tra potere e cittadini mentre il potere si è arroccato e mira solo a conservare se stesso.

Nella storia di Napoli, il popolo si è sempre ribellato ai governatori e ai vice-re incapaci di governare. Oggi il governatore Antonio Bassolino si è dimostrato oltremodo incapace, soprattutto, di assumersi le proprie responsabilità politiche e quando afferma“io non mi dimetto perché sono ancora utile” dimostra un’assoluta incuranza del pericolo per l’ordine pubblico che può ingenerare il credersi insostituibile a dispregio del popolo. La maggioranza del popolo campano non si sente per niente rappresentato da questo governatore che non ha più nessuna credibilità istituzionale. Non si riesce a capire perché il Centro sinistra che pur non lo stima non nuove nessun passo per metterlo da parte, rischiando di perdere consenso non solo in Campania ma su tutto il territorio nazionale. Noi di FareAmbiente da anni denunciamo il fallimento della politica dell’ambientalismo tradizionale, soprattutto, quello dei Verdi e Antonio Bassolino ha la grande responsabilità di essersi fatto condizionare dall’ambientalismo dei No. No alla Tav; No al Mose; No all’eleolico; No al Ponte sullo Stretto; No al nucleare; No ai termovalorizzatori.

Questo modo di fare ambientalismo è contro lo sviluppo sostenibile perché ogni fondamentalismo prima o poi finisce per nuocere alla causa. La tutela dell’ambiente deve essere al primo posto nell’Agenda della politica della sinistra e della destra per realizzare lo sviluppo sostenibile e non il ritorno demagogico al mondo bucolico di Lucrezio. Aver detto No ad ogni tipo di impianto per il ciclo integrato dei rifiuti ha portato in Campania al proliferare delle discariche anche nelle aree protette, facendo venir meno la ragione profonda della nascita delle aree naturali protette. Hanno ragione i cittadini di Terzigno, area compresa nel Parco Nazionale del Vesuvio, a ribellarsi, e i cittadini di Pianura perché non hanno più fiducia nelle istituzioni. Avevano promesso la bonifica ma da anni non è stato fatto niente. L’attuale ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio che ha elargito consulenze forse più di Bassolino deve dimettersi perché rappresenta la causa prima del disagio ambientale in Italia; dice di non avere competenza in materia di rifiuti ma non è stato lui a mandare via , l’ex Commissario straordinario per i rifiuti, Guido Bertolaso?

Non era Pecoraro Scanio a manifestare contro il termovalorizzatore di Acerra? Non è stato questo ministro che di ambiente capisce molto poco ad organizzare la Conferenza sul clima ove è stato ridicolizzato dal fratello dell’attuale Presidente del Consiglio dei ministri? C’è da avere vergogna di questa classe dirigente. FareAmbiente è contro questo modo demagogico di tutelare l’ambiente. I napoletani e gli italiani non meritano questa classe dirigente. C’è da fare appello agli intellettuali, ai professionisti, ai giovani, a tutti i cittadini per ritrovare la passione civile, per ribellarsi contro questa incapacità e malcostume politico. Benedetto Croce ci ha insegnato che nei momenti della confusione bisogna ritrovare il fondamento e il fondamento è la nostra libertà, la dignità, l’orgoglio di essere cittadini liberi e combattere ogni tipo di sopruso e di malgoverno. Dobbiamo lavorare tutti per una Napoli libera dalla spazzatura e dall’ambientalismo demagogico ma, soprattutto, dal potere monolitico e sordo del sistema bassoliniano.

Vincenzo Pepe
Presidente Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo
 
Dal 1 gennaio via accordo anti-emissioni.
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Gennaio 2008 00:00
Ansa:
ROMA - Entra in azione dal primo gennaio
2008 il protocollo di Kyoto, il trattato internazionale
salva-clima e l'unico che prevede obiettivi globali e
impegnativi per la riduzione delle emissioni di gas serra. Dal
1/o gennaio parte quindi una vera e propria rivoluzione, anche
in termini economici, che terminera' il 31 dicembre del 2012.
In questi cinque anni il protocollo di Kyoto prevede un taglio
complessivo del 5,2% delle emissioni di gas serra a livello
globale, facendo riferimento ai livelli del 1990.

L'Europa, tra i piu' strenui difensori di Kyoto, in base al
trattato deve ridurre dell'8% le emissioni gas serra rispetto al
1990. L'Italia deve tagliare i suoi gas serra del 6,5% rispetto
al 1990 quando cioe' la Co2 era a 516 milioni di tonnellate. Una
corsa contro il tempo perche', l'Italia, secondo le stime, nel
2006 ha aumentato le sue emissioni raggiungendo i 573 milioni di
tonnellate di Co2, segno che per colpire l'obiettivo occorre
ancora un enorme sforzo. Sull'attuazione del Protocollo di Kyoto
''noi non ci arrendiamo. I guasti del passato non ci
fermeranno'', ha detto il ministro dell'Ambiente, Alfonso
Pecoraro Scanio. ''Abbiamo accelerato tutto. Non abbiamo
rinunciato e, per la prima volta nel 2006 e nel 2007 abbiamo
invertito un iter pluriennale - ha sottolineato - riducendo le
emissioni dell'1,5%''.

Il via libera al Protocollo di Kyoto e' stato dato nella
citta' giapponese l'11 dicembre del 1997 mentre e' entrato in
vigore il 16 febbraio del 2005. Lo hanno ratificato 176 paesi
mentre sono 38 gli Stati con obblighi di riduzione, cioe' i
paesi industrializzati. Ultima new-entry l'Australia che ha
annunciato la sua adesione alla Conferenza mondiale sul clima, a
Bali, che si e' chiusa lo scorso 15 dicembre. In questo modo gli
Stati Uniti sono l'unico paese industrializzato a non avere
ratificato il documento.


Ecco cosa prevede il protocollo di Kyoto:

- RIDUZIONE EMISSIONI: taglio del 5,2% delle emissioni di gas
serra a livello globale rispetto ai livelli '90. Per l'Europa il
taglio e' dell'8% per l'Italia il 6,5%;

- DAL 1/O GENNAIO 2008 CO2 HA UN PREZZO: oggi una tonnellata di
Co2 costa 60 centesimi ma dal primo gennaio il prezzo sale a
21,75 euro e la stima di McKinsey e' che a fine 2008 saremo
arrivati a 40 euro a tonnellata. Di pari passo salgono le cifre
delle multe per chi non rispetta i tetti stabiliti: le multe fra
il 2005 e il 2007, nella fase preparatoria, erano a quota 40
euro a tonnellata, mentre dopo il 2008 saliranno a 100 euro;

- OBBLIGHI PER LE INDUSTRIE: ogni nazione deve realizzare il piano
nazionale delle quote di emissione che fissa i tetti a livello
nazionale e a livello di impianto. ''Sono oltre 14.000 i siti
industriali interessati in Italia - afferma Aldo Iacomelli,
membro del comitato attuazione della direttiva emission trading
del ministero dell'Ambiente - dalla centrale termoelettrica alla
raffineria, dal cementificio alla vetreria, cosi' come impianti
siderurgici e cartiere. A ognuno viene dato un tetto di quote.
Se emettono di piu' o comprano le quote nel mercato dell'
emission trading o pagano la sanzione prevista dalla direttiva
Ue, cioe' 100 euro a tonnellata di Co2 emessa in piu''';

- MECCANISMI FLESSIBILI: nell'ambito del sistema della ''borsa
dei fumi'' esistono meccanismi flessibili dello sviluppo pulito
(Cdm) e joint implementation (Ji). ''Il primo si attua fra i
Paesi industrializzati e i Paesi in via di sviluppo - spiega
Iacomelli - ad esempio un'azienda italiana costruisce in Cina
una centrale fotovoltaica''. Cosi' la Co2 risparmiata da quella
centrale viene dedotta dal conto dell'Italia. Il Joint
implementation invece si attua fra Paesi che hanno obblighi di
riduzione, come l'Italia e la Romania. (ANSA).
 
Rifiuti: Aumentano i bambini nati deformi e le morti per cancro
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Gennaio 2008 00:00
www.libero.it:
Rifiuti/ Monnezzopoli/ Il primario di oncologia della Fondazione Pascale (Napoli): "Aumentano i bambini nati deformi e le morti per cancro. Qui la situazione è terribile"

Il primario di oncologia dell'Istituto tumori della Fondazione Pascale,Giuseppe Comella, non usa mezzi termini. Perché la questione dei rifiuti, a Napoli, non è solo un problema di montagne di pattume per le strade. E' un problema di morte, di bambini nati deformi, di tumori che corrodono e portano alla tomba. Intervistato da Affari Comella spiega che "esiste un'emergenza, aumentano le neoplasie, aumentano le malformazioni congenite. E tutto per colpa del Nord che qui ha scaricato i suoi rifiuti tossici". Insomma, sotto la monnezza c'è il veleno.

Spieghi meglio.
A Napoli possono nascere bambini deformi a causa delle discariche. Nascono con la spina bifida, nei comuni a livello 5 sono l'83 per cento in più. E quindi bisogna operare, altrimenti si creano infezioni, hanno problemi di deambulazione e nella crescita degli arti inferiori.

Piccoli mostri...
Bambini con gravissime deformazioni, come quelle all'apparato urogenitale, al pene. O anche malformazioni al palato, come il labbro leporino. Ma il problema non sono i rifiuti "normali", quelli urbani. Il problema viene dal Nord.

E quindi...
E quindi Galan farebbe meglio a stare zitto quando dice che non vuole i rifiuti di Napoli. Nessuno vuole darglieli, i rifiuti di Napoli. Però si riprenda quelli che per 30 anni hanno scaricato da noi con l'aiuto della camorra, quelli tossici, quelli che fanno venire queste malformazioni.
 
Clima: Cina; effetti mutamenti, da inondazioni a siccità.
Ufficio Stampa
Martedì 01 Gennaio 2008 00:00
Ansa:
ROMA - I mutamenti climatici in Cina sono
gia' una realta'. Ne sono la conferma gli eventi meteorologici
estremi che sono diventati piu' frequenti, dalla siccita' nel
Nordest alle inondazioni nelle aree dei tratti intermedi e
inferiori del fiume Yangtze e alle inondazioni costiere in
grandi centri urbani come Shangai. Secondo il Rapporto sullo
sviluppo umano 2007-2008 ''Resistere al cambiamento climatico''
pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo
(Undp), l'aumento delle temperature e la variazione dei regimi
pluviometrici comporteranno un calo della produzione di mais,
grano e riso, del 10% entro il 2030 e fino al 37% nella seconda
meta' del secolo. Entro il 2050 si stima una riduzione del 27%
dei ghiacciai della Cina occidentale e una netta riduzione della
disponibilita' d'acqua in diversi fiumi, compresi quelli della
Cina settentrionale.

I cambiamenti climatici andranno in realta'
ad aggravare crisi ambientali gia' esistenti. E' poi allarme
rosso per i cosiddetti bacini delle 3H, dei fiumi Huai, Hai e
Huang, che forniscono acqua a circa meta' della popolazione
cinese. A causa della crescente domanda di settore industriale,
centri urbani e agricoltura, la quantita' d'acqua prelevata e'
doppia rispetto al tasso di rigenerazione. Il risultato e' che i
fiumi non arrivano piu' al mare e si abbassa il livello delle
falde freatiche. Una riduzione dei flussi d'acqua del bacino
delle 3H potrebbe trasformare una crisi ecologica in una
catastrofe economica e sociale. Circa un terzo del Pil cinese e
una buona fetta della produzione di cereali dipendono dall'area
del bacino, che sara' messo a rischio quando il clima avra'
effetti come siccita', aumento delle temperature e riduzione
della portata dei fiumi.

Altro capitolo sono i ghiacciai cinesi,
che probabilmente porteranno ad inondazioni piu' frequenti, ma
nel lungo periodo toglieranno acqua alle comunita' montane.
Nell'altopiano del Qinghai-Tibet, che copere un territorio pari
all'Europa occidentale e comprende oltre 45.000 ghiacciai,
questi ultimi si stanno ritirando alla velocita' di 131 km
quadrati ogni anno. Il destino della maggior parte di loro sara'
quello di una scomparsa definitiva. Secondo il Rapporto poi,
eventi come la tempesta di sabbia del 2005, che ha depositato su
Pechino 330.000 tonnellate di sabbia, diventeranno piu' comuni e
citta' come Shangai, con i suoi 18 milioni di abitanti, sono a
rischio alluvione. L'innalzamento del livello del mare e
l'aumento delle mareggiate hanno ristretto i margini di
sicurezza della citta' costiera, e i piu' vulnerabili sarebbero
i 3 milioni di abitanti migrati in citta' dalle zone rurali e
alloggiati in accampamenti di fortuna.
 
Fare Ambiente: Inaugurazione Coordinamento Giovanile Regione Campania
Iniziative
Lunedì 17 Dicembre 2007 00:00
Napoli:
La S.V. è invitata a partecipare alla Presentazione Coordinamento Giovanile Regione Campania del Movimento Fare Ambiente MED - Movimento Ecologista Democratico-Liberale, che si svolgerà il prossimo 21 dicembre - ore 18.00 a Napoli, presso la Sede di Fare Ambiente, via San Biagio dei Librai, 35 - Angolo San Gregorio Armeno.



Interverranno:



- Prof. Vincenzo Pepe - Presidente di Fare Ambiente MED



- Alfonso Maria Fimiani - Socio Fondatore e Presidente Laboratorio Agro Nocerino Sarnese Fare Ambiente MED



- Francesco Della Corte - Coordinatore Regione Campania Fare Ambiente MED



- Antonio Siniscalco - Coordinatore Giovanile Regione Campania Fare Ambiente MED



- Per il Coordinamento Giovanile di Salerno: Rosario Bisogno



- Per il Coordinamento Giovanile di Caserta: Valerio Mazzone



- Per il Coordinamento Giovanile di Napoli: Paolo Fierro



- Per il Coordinamento Giovanile di Avellino: Regina Guarino



- Per il Coordinamento Giovanile di Benevento: Alberto Alfano



- I Rappresentanti dei Laboratori di Fare Ambiente MED



- I Rappresentanti delle Società Civile e delle Forza Politiche invitati.

 
"PETIZIONE POPOLARE PER IL RILANCIO DEL NUCLEARE E DELLE NUOVE DELLE FONTI ENERGETICHE"
Iniziative
Martedì 13 Novembre 2007 00:00
Napoli:
La Redazione di www.fareambiente.it è lieta di segnalarVi la possibilità di aderire on-line alla

"PETIZIONE POPOLARE PER IL RILANCIO DEL NUCLEARE
E DELLE NUOVE DELLE FONTI ENERGETICHE".

http://www.fareambiente.it/
http://www.fareambiente.it/aderiscionlineallapetizione.htm
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Saremmo lieti se voleste informare più gente possibile dell'iniziativa.


Grazie per la cortese attenzione.
 
Centrali nucleari in Italia? Oggi il 52% pronto a dire sì
Ufficio Stampa
Lunedì 12 Novembre 2007 00:00
www.postpoll.it:
Un ribaltone rispetto al referendum del 1987 quando la maggior parte degli italiani disse di no al nucleare.L’opinione pubblica ha cambiato nel corso del tempo il proprio orientamento. Se si tenesse oggi una consultazione popolare il risultato sarebbe diverso. Come emerso da un’indagine di Swg il 52% degli italiani è favorevole al nucleare.Lo schieramento del no, che due anni fa risultava maggioritario (52%), ora è al 34%. Ma non si tratta di un dietrofront repentino. Nel 1991 alla stessa domanda rispondeva positivamente il 35% , i favorevoli sono cresciuti costantemente negli anni. Questo cambiamento di orientamento segna in parte la fine dell’onda emotiva scatenata da Chernobyl nel 1996.
 
Quarta generazione: Bersani apre al nucleare
Le Nostre Campagne
Venerdì 09 Novembre 2007 00:00
di Valerio Carli

Il ministro allo Sviluppo Economico guarda avanti, guarda al nucleare. Ma lo fa con discrezione, per non irritare gli alleati della sinistra radicale. Ieri, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato come per il nucleare non sia questione di un impianto ma “di sistema”. Per il know-how, le nuove tecnologie, devi avere una cultura, una logica. Io allora dico: esercitiamoci a ricostruire un minimo di know-how; e lo stiamo facendo, attraverso Stogit, L'Enea...Rientriamo nel giro internazionale della ricerca sul nucleare di quarta generazione, quello cioè che cerca di risolvere il problema delle scorie; e lo stiamo facendo. Posso anticipare - ha aggiunto il Ministro - che la prossima settimana con il ministro americano concretizzeremo qualcosa di preciso. Ci metteremo dei soldi. Vogliamo star dentro questa cosa”.

Bersani ha proposto di “fare del deposito di superficie un centro di ricerca: io lo vedo come un luogo di tecnologie e di alta formazione. Cerchiamo di ricostruire una nostra capacità con i nostri strumenti, per la nuova generazione”. Con le centrali dotate di reattori della vecchia generazione, ha rilevato, c'è chi sostiene che i conti tornano, “ma io - ha sottolineato - non ho visto che i conti tornino” perché le grandi compagnie che producono energia con il nucleare non hanno messo in bilancio i costi di smantellamento al termine della vita utile degli impianti, come si fa per le centrali tradizionali. E di quei costi, ha chiesto retoricamente Bersani, che ne facciamo: “Decidiamo che se ne incarica pantalone, qualsiasi sia il costo? O magari li mettiamo in bolletta?”. Nonostante Bersani abbia fatto un quadro abbastanza chiaro (nucleare si, ma fatto bene), il dibattito politico, come sempre, si è acceso sul tema.

L'Italia “deve rimettersi in marcia e andare verso il nucleare”, questo secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, intervenuto al convegno di Fare Ambiente a 20 anni dal no sul nucleare. “Bisogna riprendere la strada della modernizzazione dell'Italia. Quel no al nucleare di 20 anni fa - ha detto Casini - fu una scelta sbagliata. L'Europa è andata avanti, noi ci siamo fermati sulla ricerca e oggi l'energia costa agli italiani il doppio degli altri Paesi europei. Paghiamo un prezzo troppo alto. L'Italia è in serie B, dobbiamo riprendere la strada della modernizzazione e avere il coraggio di riprendere la strada del nucleare”. Non poteva mancare una stoccata al Verde Pecoraro Scanio. “Gli Stati Uniti - ha proseguito Casini - hanno fonti di approvvigionamento diverse dalle nostre. Noi siamo completamente dipendenti dall'esterno. Il prezzo del petrolio è quello che è, e sul carbone siamo fermi. Abbiamo un ministro - ha aggiunto il leader dell'Udc riferendosi al responsabile dell'Ambiente - che sa dire solo no, no a tutto, no ai rigassificatori, no alle centrali a carbone, no anche al nucleare. Per cui oggi si tratta, se abbiamo a cuore l'ambiente, il futuro dei nostri figli e anche i conti economici dello Stato, di riprendere la strada del nucleare”.

Pronta la replica sdegnata del titolare del dicastero all'Ambiente. “È vero l'opposto, l'Italia ha fatto una scelta lungimirante, dicendo no al referendum. Il nucleare, ad oggi, è l'energia più costosa e pericolosa del pianeta. Non a caso, ieri sera è stata chiusa una centrale in Romania, nei mesi scorsi in Giappone. Il futuro è l'energia solare. Le scorie nucleari - insiste il leader dei Verdi - sono ancora uno dei problemi più gravi del pianeta. Il nucleare è l'energia più costosa e pericolosa che c'è al mondo. Tant'è vero che il costo è esorbitante. Oggi il futuro sono le fonti rinnovabili, il solare, l'efficienza energetica, l'uso migliore delle fonti fossili”.
 
Quarta generazione: Bersani apre al nucleare
Ufficio Stampa
Venerdì 09 Novembre 2007 00:00
l'opinione:


Il ministro allo Sviluppo Economico guarda avanti, guarda al nucleare. Ma lo fa con discrezione, per non irritare gli alleati della sinistra radicale. Ieri, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato come per il nucleare non sia questione di un impianto ma “di sistema”. Per il know-how, le nuove tecnologie, devi avere una cultura, una logica. Io allora dico: esercitiamoci a ricostruire un minimo di know-how; e lo stiamo facendo, attraverso Stogit, L'Enea...Rientriamo nel giro internazionale della ricerca sul nucleare di quarta generazione, quello cioè che cerca di risolvere il problema delle scorie; e lo stiamo facendo. Posso anticipare - ha aggiunto il Ministro - che la prossima settimana con il ministro americano concretizzeremo qualcosa di preciso. Ci metteremo dei soldi. Vogliamo star dentro questa cosa”.

Bersani ha proposto di “fare del deposito di superficie un centro di ricerca: io lo vedo come un luogo di tecnologie e di alta formazione. Cerchiamo di ricostruire una nostra capacità con i nostri strumenti, per la nuova generazione”. Con le centrali dotate di reattori della vecchia generazione, ha rilevato, c'è chi sostiene che i conti tornano, “ma io - ha sottolineato - non ho visto che i conti tornino” perché le grandi compagnie che producono energia con il nucleare non hanno messo in bilancio i costi di smantellamento al termine della vita utile degli impianti, come si fa per le centrali tradizionali. E di quei costi, ha chiesto retoricamente Bersani, che ne facciamo: “Decidiamo che se ne incarica pantalone, qualsiasi sia il costo? O magari li mettiamo in bolletta?”. Nonostante Bersani abbia fatto un quadro abbastanza chiaro (nucleare si, ma fatto bene), il dibattito politico, come sempre, si è acceso sul tema.

L'Italia “deve rimettersi in marcia e andare verso il nucleare”, questo secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, intervenuto al convegno di Fare Ambiente a 20 anni dal no sul nucleare. “Bisogna riprendere la strada della modernizzazione dell'Italia. Quel no al nucleare di 20 anni fa - ha detto Casini - fu una scelta sbagliata. L'Europa è andata avanti, noi ci siamo fermati sulla ricerca e oggi l'energia costa agli italiani il doppio degli altri Paesi europei. Paghiamo un prezzo troppo alto. L'Italia è in serie B, dobbiamo riprendere la strada della modernizzazione e avere il coraggio di riprendere la strada del nucleare”. Non poteva mancare una stoccata al Verde Pecoraro Scanio. “Gli Stati Uniti - ha proseguito Casini - hanno fonti di approvvigionamento diverse dalle nostre. Noi siamo completamente dipendenti dall'esterno. Il prezzo del petrolio è quello che è, e sul carbone siamo fermi. Abbiamo un ministro - ha aggiunto il leader dell'Udc riferendosi al responsabile dell'Ambiente - che sa dire solo no, no a tutto, no ai rigassificatori, no alle centrali a carbone, no anche al nucleare. Per cui oggi si tratta, se abbiamo a cuore l'ambiente, il futuro dei nostri figli e anche i conti economici dello Stato, di riprendere la strada del nucleare”.

Pronta la replica sdegnata del titolare del dicastero all'Ambiente. “È vero l'opposto, l'Italia ha fatto una scelta lungimirante, dicendo no al referendum. Il nucleare, ad oggi, è l'energia più costosa e pericolosa del pianeta. Non a caso, ieri sera è stata chiusa una centrale in Romania, nei mesi scorsi in Giappone. Il futuro è l'energia solare. Le scorie nucleari - insiste il leader dei Verdi - sono ancora uno dei problemi più gravi del pianeta. Il nucleare è l'energia più costosa e pericolosa che c'è al mondo. Tant'è vero che il costo è esorbitante. Oggi il futuro sono le fonti rinnovabili, il solare, l'efficienza energetica, l'uso migliore delle fonti fossili”.

di Valerio Carli

 



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