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L'ambiente come nuovo motore di sviluppo - Intervista a Vincenzo Pepe, Presidente Fare Ambiente
Fondo
Martedì 13 Maggio 2008 00:00
- All'indomani della creazione del nuovo governo da parte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come giudica la compagine governativa?

A nome di Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo e a titolo personale faccio i migliori auguri al governo che si è appena insediato. Tutti noi ci aspettiamo molto da un governo che ha un forte sostegno popolare e parlamentare: l'Italia ha bisogno di riforme e di rilanciare un modello di sviluppo sostenibile. Ci auguriamo che questo governo ponga le tematiche ambientali al primo posto della sua agenda politica, ritenendo le questioni ambientali non residuali rispetto agli altri problemi, ma il problema centrale dello sviluppo e del nostro essere in Europa. In modo particolare siamo soddisfatti della nomina a ministro di Sandro Bondi a cui Fare Ambiente è sempre stato legato. Oserei dire che proprio grazie a Sandro Bondi e insieme con lui è nato il movimento.

- E' soddisfatto delle scelte fatte dal Cavaliere all'Ambiente e ai Beni Culturali?

Sono molto contento e approfitto dell'occasione per fare ad entrambe i migliori auguri di buon lavoro. Sono, poi, particolarmente soddisfatto per la scelta di Sandro Bondi al Ministero dei Beni Culturali, perchè Fare Ambiente è nato proprio grazie alla spinta di Bondi e dell'On. Nicola Cosentino, oggi Sottosegretario al Ministero dell'Economia e delle Finanze, al Hotel Vesuvio di Napoli nel corso di un incontro. Furono loro a incitarmi a fondare un movimento ecologista che mirasse ad un ambientalismo maturo di tipo europeo. I fatti ci hanno dato ragione per diversi motivi...

- Che cosa si aspetta dai nuovi ministri?

Mi aspetto che abbiano, fin dall'inizio, la capacità di porre i beni culturali e le tematiche ambientali al centro del dibattito politico nazionale ed europeo. Solo attraverso una politica realista sull'ambiente si può fare sviluppo: si possono realizzare le infrastrutture, si possono migliorare i trasporti, si può fare sanità; non esiste una materia che non abbia a che fare con l'ambiente!... A tal proposito ci siamo messi a disposizione dei ministri per concorrere alla creazione di questa nuova sensibilità nel nostro Paese. Senza tale profonda sensibilità non si potrà sperare di risolvere nessun tipo di problema.

- Come sostiene il professore Francesco Sisinni l'aspetto dei beni culturali è strettamente connesso alla tutela dell'ambiente e del paesaggio. Ritiene che i due nuovi ministri Bondi e Prestigiacomo debbano promuovere un tavolo di programmazione comune dei loro ministeri per dare un segnale forte verso una visione sostenibile e durevole del patrimonio Italia?

Ambiente, beni culturali e paesaggio sono inscindibili. Per questo motivo proporremo sia al ministro Prestigiacomo, sia al ministro Bondi, di porre in essere in Italia - così come ha fatto Nicolas Sarkozy in Francia – la “Grenelle de Environment”, un tavolo di concertazione. Invieremo il nostro “Patto per l'Ambiente”, chiedendo di sottoscriverlo e abbiamo già chiesto un incontro con i ministri dell'Ambiente e dei Beni Culturali, per cercare di concorrere nella soluzione dei gravi e tanti problemi che attanagliano il Paese sia sulle problematiche ambientali, che sulle problematiche paesaggistiche e culturali. Auspichiamo che i due ministri aiutino Fare Ambiente al fine di far crescere una cultura diffusa ambientalista, che è alla base della risoluzione dei problemi della nostra società. I rifiuti, l'approviggionamento energetico, l'acqua, la tutela delle aree protette, la conservazione della natura, la salvaguardia delle biodiversità, il rischio idro-geologico, la tutela del suolo sono problemi che non saranno mai risolti senza la cultura diffusa di ambiente: cultura diffusa di ambiente significa: lo stile di vita che ognuno di noi in forma singola e associata deve avere. Questo mutamento si può realizzare solo attraverso la consapevolezza che l'ambiente è il problema dei problemi.

- Che ruolo vuole avere Fare Ambiente nell'alveo dei movimenti e delle associazioni ambientaliste alla luce della nascita del nuovo Governo Berlusconi?

Fare Ambiente già agli albori – qualche anno fa – è nato denunciando l'anacronismo dei movimenti ambientalisti tradizionali: questi ultimi, infatti, non mirano ad un ambientalismo maturo di tipo europeo e, quindi, non sono più capaci o non lo sono stati mai, di risolvere e sbrogliare il nodo di Gordio. Non utilizzano un metodo realistico, concreto e conservano in loro un vizio ideologico di fondo intrinseco. Il nuovo governo deve far crescere i nuovi movimenti ecologisti, perchè la visione di questi movimenti è una visione matura: non si tratta dell'ambientalismo del “no” apriori o del “si” apriori, stiamo parlando – invece – di quell'ambientalismo che guarda con realismo al bilanciamento dei valori.

- Oggi come non mai abbiamo bisogno di processi di policy efficaci per quanto riguarda i problemi legati all'ambiente: qual è la ricetta che Fare Ambiente propone per il risanamento della macchina amministrativa?

La massima partecipazione ai processi che riguardano interessi ambientali. In Francia, ad esempio, prima di scegliere un qualsiasi posto per l'ubicazione di una centrale nucleare (eppure la Francia ha sul nucleare una posizione molto spinta) o qualsiasi altro tipo di impianto che possa avere un minimo di impatto ambientale, le istituzioni danno vita ad un processo dal basso di compartecipazione e di condivisione delle scelte. Si mette, dunque, in atto un processo di responsabilizzazione della cittadinanza. In Italia questo processo ancora non esiste: spesso le decisioni vengono calate dall'alto e la gente non le condivide. D'altra parte i comitati, le associazioni, i gruppi di pressione che nascono per affrontare una questione spinosa devono dimostrare una maturità di fondo: nel senso che non devono lasciarsi prendere dalle emozioni, da deliri ideologici, questo è totalmente sbagliato, perchè si esce dal recinto della polity, per dirla con Charles Tilly, per avventurarsi nel campo dell'illegalità, passando dalla ragione al torto. Devono essere, invece, “acteurs sociales”, come sosterrebbe Alain Touraine, devono agire non essere agiti, ma agire sapendo, con coscienza e coscienziosità, agire attraverso logiche “bottom-up” innestando processi virtuosi di globalizzazione dal basso. Legarsi al proprio orticello, quel fenomeno che gli studiosi di movimenti sociali chiamano “N.I.M.B.Y.” (Not In My Back Yard – Non nel mio giardino) non è un atteggiamento che promuove lo sviluppo sostenibile, è invece un voler rimanere indietro: basti pensare alla T.A.V., al Mose, etc... Anche sull'energia nucleare, come ambientalisti, abbiamo una posizione molto forte, molto diversa dagli altri: vogliamo il massimo controllo in queste scelte, ma non possiamo dire aprioristicamente “no” a scelte che l'Europa impone. Se facessimo il bilanciamento dei valori – di fatti – vedremmo che forse il problema dei rifiuti nucleari o della sicurezza sono problemi europei. Non possiamo continuare ad immaginare di essere ancora lontani dall'Europa: gli europei siamo noi e se non ci adeguiamo in fretta pagheremo in termini di collasso socio-economico la nostra negligenza. L'adeguamento alle Direttive Comunitarie è una necessità vitale per far sì che l'Italia riprenda il passo di nazioni come la Spagna.

- La logica nichilista del non fare e dei no aprioristici ha messo in seria crisi i processi di innovazione nel campo energetico e infrastrutturale: quali sono le linee guida del suo movimento nel settore dell'approviggionamento energetico e in quello delle opere pubbliche?

Nel mese di novembre del 2007 abbiamo organizzato un convegno come Fare Ambiente, in occasione del ventennale del referendum sul nucleare. In quella sede abbiamo ribadito il nostro “si” alla ripresa della ricerca sul nucleare in Italia, perchè non è possibile dire “no” in questo caso, mi riferisco alla passata legislatura dove di fronte ad un Disegno Legislativo, che riprendeva il tema della ricerca nucleare, il Parlamento ha bocciato la proposta per pochi voti. Dire “si” al nucleare, naturalmente, non significa dire “no” alle altre fonti energetiche, soprattutto alle “rinnovabili”: ci vuole il giusto “mix energetico”, che vada a soddisfare il fabbisogno nazionale, ma che soprattutto rispetti i dettami del Protocollo di Kyoto.

- Nel 1950, in occasione del sessantesimo compleanno di Martin Heidegger, Ernst Junger pubblicò il saggio “Uber die line” (Oltre la linea), dedicato al tema che attraversa come una crepa non solo tutta la sua opera, ma quella di Heidegger e tutto il nostro tempo: il nichilismo. Questa parola era stata evocata da Nietzsche, come se in essa si preannunciasse un “contromovimento”, un al di là del nichilismo. Junger si domanda: è possibile “l'attraversamento della linea, il passaggio del punto zero” che è segnato dalla parola “niente”? Questa è la domanda che rivolgo a lei – Prof. Pepe – si può oggi uscire dall'impasse in cui i Verdi e l'ambientalismo tradizionale hanno fatto scivolare il pensiero ecologista, in un mondo in cui è avvenuta la perdita dei valori che davano senso alla quotidianità della vita dell'uomo? Che cosa potrà fare al riguardo Fare Ambiente?

Fare Ambiente si è ripromessa di rifondare l'ambientalismo italiano attraverso una “Costituente dell'Ambientalismo italiano”, che si dovrebbe riunire verso la fine del 2008 a Roma dove, nelle nostre intenzioni, si dovrebbe ripensare il concetto di ambientalismo. Questo non significa non essere a favore della tutela dell'ambiente, anzi riteniamo che la tutela dell'ambiente debba essere al primo posto dell'agenda politica – lo ripeto – perchè l'ambiente è l'habitus, tutto ciò che ci circonda. Essere contro l'ambiente equivale ad essere contro l'uomo, ma l'uomo deve pur progredire, l'uomo deve pur fare tecnologia, l'uomo deve pur realizzare il soddisfacimento dei prorpi bisogni, che non sono solo bisogni strutturali, ma anche sovrastrutturali. In una visione antropocentrica l'uomo deve essere il protagonista, nel rispetto delle risorse naturali, del suo vivere. La visione che noi proponiamo è quella dello sviluppo, ma uno sviluppo equilibrato, uno sviluppo rispettoso delle risorse naturali che vanno si utilizzate, perchè non possiamo negare lo sviluppo, ma vanno utilizzate in termini razionali: in breve uno sviluppo sostenibile e durevole. L'appello che facciamo al Governo Berlusconi e ai ministri Prestigiacomo e, in particolar modo, al ministro Bondi, che ha dato una grande spinta affinchè nascesse questo movimento e che ora devono utilizzarlo al meglio: al fine di far nascere in Italia una cultura diffusa sui temi dell'ambiente, della tutela del paesaggio e dei beni culturali, ma anche dare corpo e forza a due progetti: la Costituente per un nuovo ambientalismo italiano maturo di tipo europeo e creare un gruppo parlamentare che sostenga le nostre iniziative legislative. Faccio riferimento alla campagna che stiamo per lanciare sull'idrogeno: vogliamo tentare di rimodellare, ripensare la rete dei distributori di carburante per i mezzi di trasporto. Ciò vuol dire innestare un processo virtuoso che conduca a quella “Economia all'idrogeno” di cui parla Jeremy Rifkin, dando una forte spinta alla ricerca e creare un nuovo stile di vita. Spero che quanto prima avremo dei colloqui con i ministri: abbiamo già chiesto sia alla Prestigiacomo che a Bondi di essere ricevuti. Noi siamo a disposizione.

Il suo carissimo amico, il filosofo Aldo Masullo, in questo caso direbbe, che lei si spinge oltre la conflittualità che individua Emanuele Severino tra l'uomo e la “teknè”, ma soprattutto tra la “teknè” e la natura...

Certo! L'uomo deve essere il protagonista, quindi l'uomo aspira sempre, per sua natura, alla ricerca e non si può limitarlo. L'uomo aspira comunque a conquistare il progresso attraverso l'innovazione, ma questo progresso deve misurarsi con le esigenze che ha la natura in un continuo divenire, in un continuo camminare domandando. Per questo ritengo che bisogna dare sempre più forza al nostro movimento e sono sicuro che il ministro Bondi, che è stato il primo a volere questo movimento e fu lui a dirmi: “Professore l'Italia ha bisogno di un movimento come questo!”. Spero – infine – che sappia dare ancora più forza ad un ambientalismo maturo, che abbia come logica il fare, perchè solo attraverso il fare l'uomo può essere protagonista e proteggere l'ambiente, che – in fondo – non è altro che la nostra casa. Lo scopo è andare “Oltre la linea”: superare le visioni strumentali del vetero-ambientalismo per spingersi oltre!

di Giovannipaolo Ferrari
 
Nasce la prima piscina d'Italia completamente ad energia rinnovabile.
Iniziative
Sabato 10 Maggio 2008 00:00
Torraca:
Il 10 maggio p.v. alle ore 16:00 a Torraca sarà inaugurata la prima piscina semi-olimpionica, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico alimentata da pannelli solari, pannelli fotovoltaici, con telo isotermico e illuminazione a led. Il risparmio dei consumi previsto, per la gestione della struttura, è del 50% grazie alle nuove tecnologie applicate.
Inoltre sarà firmato un Protocollo d'intesa tra l'Assessorato all'agricoltura e alle attività produttive, la Regione Campania, il Comune di Torraca, Kyoto Club e il Coni per ufficializzare l'evento e promuovere l'impiego di queste tecnologie nella costruzione degli impianti sportivi.

La struttura sarà gestita dal campione mondiale di pallanuoto Franco Porzio.



 
Nasce la prima piscina d'Italia completamente ad energia rinnovabile.
Utime Notizie
Sabato 10 Maggio 2008 00:00
Torraca:
Il 10 maggio p.v. alle ore 16:00 a Torraca sarà inaugurata la prima piscina semi-olimpionica, completamente autosufficiente dal punto di vista energetico alimentata da pannelli solari, pannelli fotovoltaici, con telo isotermico e illuminazione a led. Il risparmio dei consumi previsto, per la gestione della struttura, è del 50% grazie alle nuove tecnologie applicate.
Inoltre sarà firmato un Protocollo d\'intesa tra l\'Assessorato all\'agricoltura e alle attività produttive, la Regione Campania, il Comune di Torraca, Kyoto Club e il Coni per ufficializzare l\'evento e promuovere l\'impiego di queste tecnologie nella costruzione degli impianti sportivi.

La struttura sarà gestita dal campione mondiale di pallanuoto Franco Porzio.
 
Giornata 2008 : "Medicina e Ambiente" - Organizzata da European Medical Association (EMA)
Iniziative
Giovedì 08 Maggio 2008 00:00
Roma:
Sala delle Colonne al Parlamento

L’Europe ne se fera pas d’un coup… Elle se fera par rèalisations concrêtes
(Robert Schuman)
http://www.emanet.org

Si ringraziano
Ordine dei Medici di Roma
Università La Sapienza Roma
Università Cattolica del Sacro Cuore Roma
Istituto Medicina del Soccorso Roma
European Medical Association

EUROPEAN MEDICAL ASSOCIATION
Creata nel 1990 da medici membri dei 12 Paesi
dell’Unione, l’EMA è un’organizzazione indipendente
no profit registrata in Belgio ( Numéro d'identification:
4534/91-Moniteur Belge del 23/08/1991)
quale “Associazione internazionale che persegue
scopi scientifici“ come previsto dalla
legge del 25/10/1919.
Possono associarsi i medici di tutti i Paesi dell’Unione
Europea.
Obiettivo dell’ EMA é quello di:
proporre una dimensione europea nella vita professionale
dei medici, fornendo loro le informazioni
necessarie
rispondere alle nuove esigenze createsi in campo
medico con l’introduzione del mercato unico europeo
essere un’associazione di servizi
creare una rete interattiva

SEGRETERIA:
Dr.ssa Elisa Tanzilli
CELL: 3358444075; E-MAIL: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
Dr.ssa Angela Celauro
TEL: 0649913361 CELL: 3398431196
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EMA Bruxelles
TEL : +32.2.734.29.80
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http://www.emanet.org

PROGRAMMA CONVEGNO
Ore 9,00 Entrata e registrazione partecipanti
Ore 9,30 Saluto delle Autorità
On.Franco Narducci Presidente UNAIE
On.Silvia Costa Presidente A.R:Scuola Formazione
Università R.Lazio
On. Augusto Battaglia Assessore Sanità R.Lazio
Chairman: Dr. Vincenzo Costigliola
Ore 10,00 Prof. Luigi Campanella Presidente Società
Chimica Italiana
Traffico urbano e salute del cittadino
Ore 10,20 Dr. V. Artale ENEA Responsabile
Modellistica Clima
Impatti della variabilità climatica nell’area
mediterranea
Ore 10,40 Prof. Claudio Botrè Professore Ordinario di
Chimica Fisica Uniroma1
Tecnologie ed inquinamenti nel terzo
millennio
Ore 11,00 Dr.ssa Bettina Menne OMS - Roma
Clima ambiente salute
Ore 11,20 Dr.ssa M. Cristina Mammarella
ENEA Coordinatore progetti atmosfera
La meteorologia tra inquinamento
atmosferico e salute dell’uomo
Ore 11,40 PAUSA CAFFÈ
Ore 11,50 TAVOLA ROTONDA
Nuovi inquinamenti: emergenza sostenibile?
Chairman: Dr. Mimmo SACCO
Dr. Alessandro Alimonti - Istituto Superiore Sanità
Dr.ssa Carmen Ciarcia - Magistrato Tribunale Castrovillari
Dr. Angelo Cecinato - IIA CNR
Prof. Maria Rosaria Boni - Facoltà ingegneria - Uniroma1
Prof. Maria Vittoria Russo Uniroma1

PROFILO DEL CONVEGNO
Il Convegno ha lo scopo di evidenziare l’influenza
delle variazioni climatiche e dell’ambiente sulla salute
dell’uomo, attraverso interventi di specialisti e
una tavola rotonda tra esponenti delle varie discipline,
fisiche, chimiche e mediche

COMITATO SCIENTIFICO:
Vincenzo COSTIGLIOLA PRESIDENTE EMA
Elisa TANZILLI Responsabile EMA - ITALIA
Francesco AMENTA Università di Camerino
Claudio CRICELLI Presidente SIMG
Maria Cristina MAMMARELLA ENEA Roma
Giovanni MANGANIELLO
Antonio PAGANO EMA-Italia board
Luca PUCCETTI Presidente SMIPG
Franco QUAGLIATA EMA board
Maria Pia VIOLA MAGNI Università di Perugia
Pier Paolo VISENTIN EMA Lazio Università Cattolica Sacro Cuore

INFORMAZIONI GENERALI:
8 MAGGIO 2008
SALA DELLE COLONNE AL PARLAMENTO
VIA POLI, 19 - 00186 ROMA

La partecipazione è gratuita

Nota:
Per accedere alla sala delle colonne della camera
dei deputati occorre un documento di riconoscimento
valido, obbligo della giacca per gli uomini
ed un vestiario adeguato per le donne.
E’ importante confermare la partecipazione
prima possibile per il numero limitato di accessi
 
Intervista a Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente. Per una Costituente dell’Ambiente
Fondo
Lunedì 05 Maggio 2008 00:00
Professor Pepe, l’Italia ha voltato finalmente pagina sul fronte politico aprendo nuove prospettive ai temi dell’ambiente e dello sviluppo. Quali sono i nodi che dovrà affrontare il nuovo premier Berlusconi in questo ambito?

Innanzitutto mi sembra giusto ricordare – sottolinea Vincenzo Pepe, Presidente di Fare Ambiente –Movimento Ecologista Europeo – la giustezza delle nostre analisi quando un anno fa, prevedemmo insieme ad un osservatore di grande spessore culturale come Sandro Bondi ed altri esponenti politici la crisi, ma sarebbe meglio dire l’implosione, di una certa classe politica che aveva fatto dell’ambiente una tigre, rivelatasi poi di carta, da cavalcare per puri scopi propagandistici e di occupazione di potere. Un flop drammatico anche a livello elettorali di quelli che potremmo definire dilettanti allo sbaraglio, che ha trovato l’eco più sconvolgente nel ‘capitolo immondizia’ di Napoli.

Da dove bisogna ripartire per salvare il Bel Paese dall’assalto dei falsi protettori della natura?

Intanto come movimento ecologista europeo vogliamo riaffermare un modo più maturo di difendere l’Ambiente attraverso un tavolo che abbia tutti i crismi della rappresentatività, senza si o no aprioristici, ma dove le scelte siano frutto di una reale concertazione. Al nuovo capo del governo, Silvio Berlusconi, spetta inoltre il grave compito di affrontare non solo il problema dei rifiuti tossici a Napoli ma in tutta Italia, ivi compresi gli aspetti riguardanti i traffici illeciti dei rifiuti nocivi che dal Nord transitano per il Sud.

Quali iniziative avete in cantiere per rilanciare il principio dello sviluppo sostenibile in Italia e nel mondo?

Le nostre strategie non sono finalizzate solo al tema dei rifiuti, ma vogliamo affrontare attraverso la creazione di una Costituente dell’Ambientalismo, una serie di temi a 360 gradi che vanno dalla fonti rinnovabili e i biocombustibili ai gassificatori fino al rilancio dell’energia nucleare attraverso gli impianti di quarta generazione, il nodo di Malpensa e il problema dell’inquinamento acustico. Come vede, si tratta di argomenti abbastanza impegnativi, ma che intendiamo approfondire e divulgare in modo realistico e senza approcci di tipo terroristico con tutti i rappresentanti delle forze politiche in occasione di una convention che terremo a Roma nel mese di settembre.

Scusi il bisticcio dei termini ma cosa ne pensa del Patto per l’Ambiente, 13 proposte per un’Italia più moderna, lanciata da Legambiente?

Direi che è stata una doppia sorpresa. Doppia perchè se da una parte siamo lieti per un’iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche, dall’altra ci ha stupito (ed anche fatto sorridere un po’), scoprire che il documento è molto simile a quel Patto per l’Ambiente (Lettera al futuro Premier) che il nostro movimento aveva lanciato qualche tempo fa. I due documenti hanno in comune il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società di domani, ma nella sostanza sono profondamente diversi cominciando dal fatto che mentre Fare Ambiente intende essere propositiva sulle risposte da dare ai problemi della globalizzazione, dall’altra intende agire e impostare la divulgazione dei suoi temi, al di fuori di ogni strumentalizzazione o banalizzazione delle tematiche ambientali come è stato fatto finora da alcune parti politiche con la conseguenza di produrre solo la disaffezione della gente nei confronti della tutela e della valorizzazione dell’ambiente e dei beni culturali.

Giovannipaolo Ferrari
 
Lettera aperta ai Parlamentari della XVI Legislatura. Ecco il decalogo per i nuovi politici.
Primo Piano
Lunedì 05 Maggio 2008 00:00
On. Parlamentare,
Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo si pone come la grande novità del panorama ambientalista italiano: non partendo da posizioni precostituite e preconfezionate, si pone al di fuori dell’agorà politica per assurgere ad un ruolo di garante e di guardiano dei valori dell’ambientalismo in Italia. Già nell’infinito “FARE” ci sono tutti i presupposti del nostro pensiero, che si sostanzia nell’azione diretta al miglioramento delle condizioni umane nel rispetto e nella tutela dell’ambiente. Dinnanzi alla staticità e allo stagnamento di desuete formazioni politiche e associazionistiche ci vogliamo distinguere con la fattività e fattibilità delle nostre proposte, contravvenendo ad una pratica di immobilismo, che ha caratterizzato gli ultimi anni.

I punti imprescindibili del nostro programma sono:
- una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006;
- campagne di sensibilizzazione sul FARE LO SVILUPPO SOSTENIBILE;
- campagne nazionali sul riutilizzo dei rifiuti: chiedere alle imprese di collaborare eliminando alla fonte i rifiuti superflui;
- più incisività sull’uso delle energie alternative, obbligando i Comuni al bilancio energetico stabilendo dei tetti di risparmio e una pianificazione della produzione di energia eco-compatibile;
- noi siamo per tutte le forme di energia rinnovabile e per la valutazione d’impatto ambientale;
- la diffusione del concetto di sviluppo sostenibile nelle scuole è la base su cui fondare uno stile di vita eco-sostenibile;

- rivisitare la legislazione sulle aree protette, ritenendo pericoloso il proliferare di Parchi e di vincoli perché ciò potrebbe omologare l’intero territorio svilendo il fondamento, ovvero la conservazione di biodiversità di alcune aree di particolare pregio;
- valorizzare l’esistente: quasi il 20% del territorio nazionale italiano è protetto sulla carta, ma la realtà è cosa ben diversa;
- avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo. In questo momento è tutto fermo;
- un’attenzione particolare al problema del mercato e dell’ambiente sulla scia dei principi comunitari: l’acqua è pubblica, ma la gestione può essere pubblica e privata, con realismo e senza fondamentalismi per realizzare uno sviluppo sostenibile;
- maggiore attenzione ai Paesi in via di sviluppo e all’equità ponderata che è il fondamento della sostenibilità;
- la sostenibilità non è solo razionale utilizzo delle risorse energetiche ma è anche immaterialità, tutela dei beni culturali e paesaggistici in una visione non fondamentalista della conservazione e valorizzazione della natura, ovvero, i beni culturali e ambientali devono avere una funzione sociale;

- il tema del riscaldamento del Pianeta è spesso usato in chiave strumentale e superficiale, mentre si potrebbero avere maggiori benefici rispetto alla politica delle quote di abbattimento di emissioni di carbonio in atmosfera aumentando progressivamente gli investimenti per accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energie eco-compatibili, rinnovabili, a basso impatto ambientale;
- avviamo la rivoluzione dell’idrogeno come stanno già facendo diversi Paesi e poniamoci tra gli innovatori e precursori in questo campo;
Il problema ambientale è un problema di sensibilità, solidarietà e di buon governo.
L’ambiente è la vita dell’uomo sul Pianeta, è la nostra qualità della vita. Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e potabile, avere trasporti efficienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibi genuini, avere meno emissioni di carbonio in atmosfera, meno disastri ecologici, meno inquinamento acustico. Tutto questo nell’ottica che il progresso e la modernità con tutto ciò che comportano e hanno comportato non possono fermarsi.

Abbiamo iniziato un nuovo ed esaltante percorso insieme a tanti il cui obiettivo è contribuire alla tutela dell’ambiente per una migliore qualità della vita, salvaguardare il diritto delle generazioni future e ritrovare il gusto di affermare ideali senza estremismi, con il realismo del FARE e l’ottimismo della ragione: spero infinitamente che Lei risponda al nostro appello e partecipi con noi al progetto di costruire una società migliore basata sui fondamenti della sostenibilità e della durevolezza. Sono lieto – perciò – di invitarLa ad aderire al nostro movimento contattando la nostra Segreteria Nazionale.

di Vincenzo Pepe
Presidente di Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo
 
Nascita e problematiche del Ministero per i beni culturali e ambientali. Intervista a Francesco Sisinni - Università LUMSA – Roma
Primo Piano
Lunedì 05 Maggio 2008 00:00
Come nasce il ministero per i beni culturali e ambientali?

Nasce da una forte volontà e chiara intuizione di Aldo Moro, che pensava da tempo ad un Ministero autonomo per i beni culturali e ambientali. Quando da Ministro degli Esteri diventò Presidente del Consiglio dei Ministri potè realizzare questa intuizione, questo moto che già aveva avuto esito in un ministero senza portafoglio l’anno prima con il governo di Mariano Rumor. Moro chiamò Giovanni Spadolini a istituire, reggere e organizzare questo ministero, sia perché faceva parte del Partito Repubblicano Italiano ed il governo di allora era formato dalla DC e dal PRI, sia perché era un uomo di grande cultura e grande sensibilità. Fui coinvolto con pochi altri in questa avventura e, così, salii su quello che Spadolini chiamava il “bus dell’utopia”! Naturalmente la struttura esisteva perché il ministero si realizzò sulla Direzione generale delle antichità e belle arti che apparteneva al Ministero della Pubblica Istruzione assieme alla Direzione generale delle accademie, biblioteche e diffusione della cultura, parimenti alla pubblica istruzione e successivamente sulla Direzione generale degli archivi di stato che apparteneva – invece al Ministero degli Interni, che ebbe anche, a completare il contesto, alcuni uffici della Presidenza del Consiglio che riguardavano l’editoria e le competenze della discoteca di stato.
Il ministero fu presentato con lo stesso discorso programmatico del capo di governo: nel dicembre del 1974 Moro presentando il suo programma di governo, diede largo spazio alla creazione del Ministero per i beni culturali che veniva realizzato con uno strumento atipico ovvero con un decreto legge, atto di necessità ed urgenza, che – di certo – non è un provvedimento con cui si istituiscono i ministeri dato che vengono istituiti per legge. Ma Moro sostenne che era tanta la necessità e tale l’urgenza d’intervenire che si giustificava il ricorso al decreto legge, che fu convertito molto prima dello spirare dei 60 giorni. Invero quell'iniziativa si avvalse di un’alta tensione morale che si era formata nel Paese: c’erano state le Commissioni Franceschini e Papardo e anche gli oppositori finirono per collaborare. Parlo in modo particolare del Partito Comunista Italiano, che per ragioni di schieramento era contro di noi, ma l’ingresso degli archivi nel novero del nuovo ministero fu possibile anche grazie ad un emendamento che fece in comunione il Senato, per inserire questo settore e quindi integrarli nella struttura ministeriale, perché gli archivi venivano considerati più dal punto di vista giuridico-amministrativo che dal punto di vista culturale. Invece sono istituti di cultura sia perché conservano documenti di grande rilievo culturale, sia perché sono luoghi dove si fa la storia, perciò, di grande profilo culturale.
Il ministero nacque per decreto legge convertito nella legge n. 5 nello stesso anno, il 1975, che fu un anno prodigioso: nello stesso anno si ebbe la legge 44 per la tutela del territorio; per i custodi da nominare, si ebbe una legge eccezionale per l’apertura della biblioteca nazionale centrale di Roma; tante provvidenze che resero possibile il varo del ministero. Devo anche aggiungere che dopo la chiusura dell’esperienza di partito di Aldo Moro, subentrò un ministro colto e intelligente, Mario Pedini, con il quale ebbi un’intesa totale: uomo di altissima sensibilità, cristiano, bresciano. Svezzò il ministero.
Il ministero che si creò dopo lunghissimo dibattito portava con sé la dicitura “per” non “dei” beni culturali, nato - quindi - come struttura fornitrice di servizi: la cultura si fa altrove, nelle aule universitarie, nei luoghi di ricerca, noi nascevamo invece per tutelare, valorizzare i prodotti della cultura, i beni culturali.
Avevamo – poi – adottato una visione unitaria e contestuale per cui i beni non erano solo culturali, ma anche ambientali. Dovevamo, perciò, interessarci di tutte le emergenze e delle situazioni meritevoli di tutela oggettive e non solo dei singoli beni, i singoli complessi monumentali, ma anche il contesto, l’ambiente, che non è la sola cornice dei beni culturali, ma rappresenta lo stretto rapporto sia storico sia geografico e – quindi – culturale con il bene stesso.
Successivamente, 10 anni dopo, venne fuori il Ministero dell’Ambiente, col II Governo Craxi nel 1986. Noi ci interessavamo di paesaggio, questo nuovo ministero doveva seguire più le problematiche ecologiche, l'assetto ecosistemico, ma - in effetti - c’è un rapporto intrinseco tra ecosistema-ambiente in senso lato e paesaggio, il paesaggio fa parte dell’ambiente, l’ambiente entra nel paesaggio.

Quindi lei come giudica la nascita del MATT?
Non positivamente, perché quel ministero è nato in forma atipica: ha la testa, ma non ha il corpo! Non ha organi sul territorio: tale mutilazione significa affidarsi ad altri enti autonomi o territoriali, le Regioni.
In italia è difficile il coordinamento tra le parti soprattutto perché le parti rivendicano una propria autonomia, sono legittimate addirittura a legiferare, a produrre leggi; non è un discorso organico. Si è accentuato, poi, sempre di più il discorso in campo ecologico: forse riguardante la salute dell’ambiente, ma non di una politica ambientale: un atteggiamento che ha portato più a vedere le negatività che le positività e che demagogicamente spesso ha risolto il problema con il divieto non ragionato. Qui entra in ballo Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo: la sfida che si pone è coniugare la tutela con la valorizzazione.
Si sbaglia facendo solo tutela perché si cade nell’astrazione e si sbaglia facendo solo valorizzazione perché si toglie tutto l’alimento culturale che è il fondamento che offre la tutela, in effetti questi due impegni devono essere unitari nel momento in cui valorizzano un bene, il paesaggio, il territorio. Bisogna tutelare necessariamente per fare fruire.

A tal proposito, qual è la sua visione del sistema delle aree protette in Italia, di tutto quel sistema che è nato attorno le aree protette e naturalmente con la Legge 394/91. Come vede queste aree nell’ambito della divisione territoriale: i parchi nazionali da un lato che dipendono direttamente dal ministero e – invece – le aree protette dalle regioni?
Si sconta il fio dell'impostazione, le origini, il ministero deve curare ovviamente gli interessi pubblici ed è tale se è presente su tutto il territorio, allora vi è uniformità di indirizzo, si parte da un codice organizzativo che deve rispondere a livello internazionale, perché essere ministero non significa solo essere un ente nazionale, ma significa avere l’interlocuzione a livello internazionale. Porsi sempre in rapporto di verifica, di confronto, di collaborazione con gli altri Paesi e mutuare dai buoni esempi. Soprattutto nell’epoca della globalizzazione, bisogna vedere quello che succede all’estero e questo le regioni non lo possono fare. Le regioni finiscono per chiudersi nell’orizzonte territoriale locale. Né, tantomeno, si può dare il contentino alle regioni concedendo le aree protette e tenendo i parchi. Il territorio và esaminato, studiato, analizzato per le peculiarità e le vocazioni che ha: le peculiarità che fanno parte della base della tutela, sono tali perché hanno una loro identità, una specificità che merita di essere necessariamente tutelata, perché parte del patrimonio culturale.
Nella cultura inserisco a pieno titolo l’ambiente e vedo la cultura non come qualcosa di elitario, ma come qualcosa che riguarda il costume stesso, la qualità della vita. I parchi immaginati devono essere corrispondenti ad un certo canone, a dei criteri verificati a livello internazionale. La gestione delle aree protette si risolve spesso in piccole gratificazione locali, ma la tutela non può esser fatta sul sentito dire, ma sulle emergenze, situazioni tali da imporre, esigere tutela e allora ecco il vincolo, ecco quelle provvidenze che salvano e assicurano alle generazioni future il godimento di tali beni che sono beni che contribuiscono al miglioramento della qualità stessa della vita. Reimposterei su queste basi il discorso della protezione del territorio, il parco tra l’altro è organizzato con maggiorazione d’interesse, quindi già con una provvidenza normativa interna, per cui là ove si esige una tutela rigida già è prevista e dopo questa tutela può degradare, allentarsi.
La missione futura del sistema delle aree protette e dei parchi, anche del progetto A.P.E. (Appennino Parco d'Europa) è, come sosteniamo anche nel programma di Fare Ambiente, di abbandonare l’idea di tutela della natura come una continua proliferazione di aree protette da salvaguardare, anche perché siamo arrivati già al 20% del territorio nazionale e, quindi, siamo a livelli internazionali.

Qual è oggi la sua visione dei bene culturali, tenendo in considerazione anche gli interventi che sono stati portati avanti nelle città storiche italiane negli ultimi anni? Per esempio quello che è stato fatto a Roma con l'Ara Pacis.
Gli sventramenti del Gianicolo, come come quelli al Pincio, a Roma, riflettono un’ignoranza prima ancora che culturale, ambientale, perché si tratta di ambienti storicizzati che ormai sono beni culturali. Gli antichi romani durante il periodo repubblicano (451-400 a.C.) si preoccupavano nello scrivere una delle leggi delle Dodici Tavole, che erano norme di carattere soggettivo, facenti parte del diritto privato, ebbene scivevano: “Che non sia deformato l’aspetto della città”; dunque il suo paesaggio, panorama, che si estende sulla natura ma anche sulle emergenze architettoniche storiche artistiche e crea questa fisionomia che è appunto il paesaggio in cui leggiamo la nostra identità, il paesaggio di Roma e così diverso da quello di Londra, Parigi, New York, è la nostra identità. Bisogna avere questa visione unitaria, bisogna soprattutto avere rispetto di ciò che abbiamo ereditato alle volte senza esserne meritevoli; c'è bisogno di una tutela rigorosa, ma intelligente, che sappia sempre coniugarsi con l’approvazione, valorizzazione, con lo sviluppo: non mettendo sotto la campana di vetro un ambiente, un bene, un territorio, perché in questo modo deperisce, muore, se non viene continuamente vivacizzato ed alimentato dall’attualità: quella distensione tra passato e futuro, di cui parlava S. Agostino, si deve risolvere in attenzione. Il santo soleva dire: “Se il passato è memoria e il futuro aspettazione, il presente, in cui noi siamo chiamati a vivere, il presente deve essere attenzione”.

di Giovannipaolo Ferrari
 
Dal “no” al “fare”
Primo Piano
Domenica 04 Maggio 2008 00:00
Non è il frutto di una semplice casualità l’accordo tra il movimento ecologista “Fare Ambiente” e “ L’Opinione delle libertà. Il sesto numero del quotidiano dedicato alle iniziative dell’associazione guidata dal prof. Vincenzo Pepe è il logico punto di arrivo di due precorsi diversi destinati comunque ad incontrarsi. Da un lato un giornale che dall’anno della sua ormai lontanissima fondazione (1847) è sempre rimasto fedele all’impostazione voluta dal suo promotore, Camillo Benso conte di Cavour, di testimone e di propugnatore di battaglie liberali per lo stato unitario italiano. Dall’altro un movimento che con grande coraggio ha scelto di opporsi alla cultura egemone di un ecologismo ideologizzato fondato sul rifiuto della modernità e sul principio dell’opposizione pregiudiziale a qualsiasi forma di innovazione. E , proprio per marcare la diversità e la discontinuità tra i due diversi modi di battersi per la difesa dell’ambiente, ha contrapposto la cultura del ”fare“ alla cultura del ”no“.

Il punto d’incontro tra ” L’Opinione delle libertà“ e ”Fare Ambiente“ è la comune radice liberale. E, soprattutto, la consapevolezza che le particolari circostanze politiche del momento consentono di promuovere anche sul terreno della difesa della natura e dell’ambiente quella rivoluzione liberale che serve al paese per tentare di uscire dal lento declino a cui sembrava essere stato condannato da anni ed anni di egemonia della parte più antimoderna e reazionaria della sinistra. Il sesto numero del giornale dedicato in gran parte a ”Fare Ambiente“ non è, allora, solo l’espressione di due interessi diversi. Quello del movimento di Vincenzo Pepe di usufruire di uno strumento di informazione e di formazione al servizio dei propri iscritti e dei propri simpatizzanti. E quello de “L’Opinione delle Libertà” di allargare il proprio mercato di lettori ad un ambiente nuovo, stimolante e ricco di energie e di iniziative.

E’ la dimostrazione che c’è una grande trasformazione in atto nella società italiana per quanto riguarda l’ambientalismo. Che i vecchi schematismi secondo cui grattando il verde trovavi inevitabilmente il rosso e la filosofia del “no” sono ormai superati. E che esiste e trova consensi progressivamente crescenti un ambientalismo di estrazione liberale convinto che il suo motivo d’essere non sia quello di bloccare ogni forma di innovazione ma quello di coniugare la necessità e l’inevitabilità della modernità con la difesa della natura. Portare avanti con continuità ed impegno questo processo di trasformazione non è un compito facile. Le resistenze da superare, frutto delle vecchie concezioni, sono numerose. Ma quando la volontà s’incontra con il favore delle mutate condizioni storiche ogni ostacolo può essere superato.

di Arturo Diaconale
 
Torraca: il Comune che ha vinto la guerra del risparmio energetico
Primo Piano
Sabato 03 Maggio 2008 00:00
E’ la prima città al mondo a realizzare l’illuminazione pubblica a led, ma il progetto e la tecnologia sono italiani, anzi se vogliamo proprio essere precisi, made in Campania...». Daniele Filizola, sindaco di Torraca, uno dei soci fondatori con il professor Vincenzo Pepe, della seconda Università di Napoli Jean Monet, del movimento ecologista europeo, «Fare Ambiente» - non nasconde la sua soddisfazione per aver portato questo piccolo Comune del salernitano di circa mille abitanti a compire un salto nel futuro nel campo delle energie alternative. Grazie ad un accordo siglato con la Cree Corporation una multinazionale Usa, leader mondiale nella produzione del led, un sistema avanzato di lampade fluorescenti in grado di rivoluzionare il settore dell’illuminazione riducendo fortemente i consumi e l’inquinamento.
«A Torraca - sottolinea il sindaco Filizzola, che con il Prof. Vincenzo Pepe ha fondato insieme al preside della seconda Università di Napoli, Mario Piccinelli, il corso di laurea triennale di Scienze politiche con indirizzo Ambiente ed Energia - l’amministrazione civica ha deciso di giocare d’anticipo sui tempi convertendo a led l’intera illuminazione pubblica, in tutto circa settecento lampioni. Una innovazione rivoluzionaria, che ha già procurato al piccolo Comune del Cilento il titolo di «Led City», e diversi riconoscimenti come il Premio enti locali per Kyoto 2007 assegnato dal ministero dell’Ambiente.
Grazie al «know how» tecnologico e ad un investimento di circa 200 mila euro, in parte sostenuto dai fondi regionali, Torraca ha tagliato i costi aumentando la potenza della luce (quattro volte maggiore di quella delle lampade fluorescenti) e icrementato la durata delle fonti luminose. «Senza considerare - sottolinea Filizola - un risparmio del 70% dovuto al fatto che queste lampade durano 12 anni (rispetto ai 2 anni di quelle tradizionali) e il fattore sicurezza: funzionando a 48 volts questi sistemi impediscono che una persona resti folgorata con la messa in sicurezza degli impianti».
Il progetto-pilota in realtà apre al piccolo Comune del Cilento prospettive impensabili, sia dal punto di vista economico che occupazionale. Non solo è già stata creata una società a totale partecipazione del Comune («Sviluppo Torraca») che avvierà tra qualche mese una fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici con un fatturato previsto di 30 milioni di euro l’anno, ma la Cree Corporation ha chiesto al Comune la creazione di un Centro sperimentale permanente a livello mondiale sulle fluorescenti. Ma la ciliegina sulla torta, mentre già diversi Comuni italiani hanno manifestato un interesse al «led», viene anche dalle infrastrutture legate allo sport: il 10 maggio verrà infatti inaugurata la prima piscina d’Italia totalmente funzionanate ad energia rinnovabile con la sigle del Comune di Torraca, del Coni e del kyoto Club. Un progetto «futuribile» ma ha già ricevuto l’adesione di Fare Ambiente, Anci e Legambiente, nel quadro della manifestazione «Piccola, grande Italia» e che potrebbe essere esteso in tutti gli impianti sportivi nazionali contribuendo ad una notevole riduzione di Co2.

di Guglielmo Quagliarotti
 
Festeggiamenti per il decennale dell’associazione “Amici di Camella e Perdifumo” a Roma.
Utime Notizie
Sabato 03 Maggio 2008 00:00
Perdifumo:
Festeggiamenti in grande stile per il decennale dell’Associazione “Amici di Camella e Perdifumo”: il 3 e 4 maggio all’evento culturale e religioso intitolato “Tra cielo e terra” sarà infatti presente il Coro polifonico della diocesi di Roma, diretto da mons. Marco Frisina, direttore della Cappella musicale lateranense e compositore di fama internazionale.
L’Associazione “Amici di Camella e Perdifumo” è nata nel 1998 per volontà di Larry Nazario Paragano, originario di Camella ma residente negli Usa, che ne è stato il primo socio fondatore e presidente onorario. L’associazione è stata presieduta da Francesco Gargione, Stefania De Simone e, attualmente, da Paolo Avella.
Il suo scopo è la valorizzazione delle comunità di Perdifumo e Camella attraverso aiuti in ambito sociale, culturale e spirituale. È vicina agli anziani, ai giovani e alle parrocchie. Promuove manifestazioni, offre assistenza e borse di studio. Di recente ha istituito il Premio Sant’Arcangelo e sta curando l’edizione del primo libro storico-sociale su Perdifumo e Camella.
Mons. Marco Frisina ha istituito nel 1984, per animare le più importanti liturgie diocesane, un coro che oggi è composto da circa 250 elementi provenienti da altrettante parrocchie romane. Autore di oltre 150 Oratori sacri e delle colonne sonore del progetto Bibbia –Film Rai, ha ricevuto numerose onorificenze. La sua ultima composizione è l’opera “La Divina Commedia”.
Nominato nel 1997 accademico onorario virtuoso da papa Giovanni Paolo II, è stato responsabile musicale dei principali eventi del grande Giubileo 2000: il Congresso eucaristico internazionale, la Giornata mondiale della gioventù e il Giubileo delle famiglie che ha animato con il suo coro.
Nel 2003 è divenuto docente della Pontificia Università della santa croce e nel 2004 docente della Pontificia Università lateranense. L’anno dopo gli è stato attribuito, assieme al maestro Claudio Abbado, il Premio internazionale per la cultura “Giuseppe Verdi”. Nel 2006 ha vinto il Premio nazionale “Fabriano - artisti dello spettacolo” e il Premio “Giulia Ammannati – Grandi maestri del cinema”.
 



Biografia del Presidente

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