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Verso una strategia razionale di sviluppo sostenibile. Quanto è male che cambi il clima in montagna?
Fondo
Venerdì 23 Maggio 2008 00:00
di Luca Cetara*

Il concetto di sviluppo sostenibile talvolta passa per sinonimo perfetto di sviluppo “tout court”. Eppure il significato di un’espressione che nel tempo rischia di perdere l’originario mordente e almeno in parte il senso forte della sostenibilità, rimane essenziale in alcune particolari aree, le cui caratteristiche uniche giustificano l’accento posto su quest’ultimo concetto.
Le montagne (e con esse, le aree protette, le coste, le isole, tanto per essere onesti e citare alcuni casi particolarmente rilevanti) rientrano invariabilmente nel novero dei territori che associano a un elevato valore naturalistico un significativo potenziale economico. E, ancora sul piano economico, è anche vero che benché alcune catene montuose (come le Alpi) si inseriscano in una delle regioni più ricche del mondo, molte altre (l’elenco sarebbe lungo, per cui ricordiamo, in ordine di prossimità: i Balcani, i Carpazi, il Caucaso, l’Himalaya e le Ande) si trovano in aree svantaggiate, a basso reddito, ma spesso con ampie prospettive di crescita – economica e non solo.
E vi sono alcune ragioni che confermano l’ipotesi di una via montana allo sviluppo sostenibile, che si delinea in modo sempre più chiaro man mano che emergono problemi come il riscaldamento globale. Prima - la cura, la conservazione e la promozione delle aree di montagna ha effetti positivi su aree geografiche molto più vaste, che dipendono in larga misura dai servizi eco-sistemici e naturali spesso di rilevante valore economico (risorse idriche, energetiche, materie prime, servizi di protezione da pericoli naturali, etc.) offerti dalle aree montane a loro vantaggio. Seconda - da più di un secolo, le aree di montagna – specialmente in alcune zone – sono anche destinazioni turistiche in grado di offrire servizi competitivi e di forte attrazione per il tempo libero, con un innegabile ritorno di sviluppo economico per queste zone. In tale contesto, tuttavia, a seguito degli effetti del cambiamento climatico, sono già avvenuti profondi variazioni e altre sono attese. Queste ultime sono per lo più collegate alla possibile diminuzione della durata dell’innevamento e quindi della stagione sciistica, come evidenziato da recenti studi, sia dell’OCSE e sia del progetto di cooperazione internazionale ClimChAlp, cui EURAC ha partecipato come consulente del Ministero dell’Ambiente.
Terza. In parziale controtendenza rispetto al trend storico delle aree montane, le prime alture stanno diventando sempre più ambite come aree insediative alternative alle città e alle tradizionali periferie, principalmente a causa dell’aumento delle temperature medie estive in pianura, della crescita spesso vertiginosa dei prezzi del mercato immobiliare metropolitano e naturalmente della prossimità territoriale rispetto ai grandi centri urbani.
Sono numerose le indicazioni scientifiche che supportano l’esigenza di ripensare il modello di sviluppo delle zone di montagna, specialmente in seguito ai primi ma decisivi studi dedicati a valutare la sensibilità delle montagne di tutto il mondo agli effetti dei cambiamenti climatici.
Dagli studi citati la regione alpina in tempi recenti ha visto un aumento delle temperature medie stagionali di circa tre volte superiore rispetto alle medie globali, ed in particolare gli anni 1994, 2000, 2002 e soprattutto 2003 sono stati i più caldi nella regione da quando esistono le rilevazioni. Per il futuro i modelli climatici prevedono un’intensificazione di questa tendenza e il turismo invernale nelle aree sciistiche con quota inferiore ai 1500 metri è considerata un’attività a rischio economico da organismi autorevoli (per citarne alcuni: Agenzia Europea per l’Ambiente, OCSE, UNEP).
L’ipotesi dei cambiamenti climatici – si sia o meno inclini al catastrofismo: la regola del fenomeno è se mai la preoccupante gradualità – comporta il ripensamento del paradigma dello sviluppo sostenibile per le aree di montagna, soprattutto nella sua (nota) dimensione economica. Se esistono infatti mutamenti ambientali in grado di produrre conseguenze economicamente rilevanti sui sistemi montani, come sostiene larga parte della comunità scientifica, occorre prevedere opportune strategie di gestione del cambiamento, specialmente laddove esista un sistema e un indotto economico locale sufficientemente affermato. Naturalmente il criterio della misura e, quando possibile, della valutazione dei costi e dei benefici derivanti dai cambiamenti climatici, dovrebbe guidare ogni scelta di politica climatica ed economico-ambientale.
Volendo portare un esempio significativo, si potrebbe scegliere quello del turismo. Le condizioni climatiche possono costituire un elemento determinante nella scelta di una destinazione turistica. In particolare, il turismo in montagna e soprattutto gli sport invernali dipendono in ampia misura dalle loro specifiche condizioni climatiche e meteorologiche e dalla possibilità di prevederle: in assenza di tali informazioni diventa complesso gestire in maniera efficace la stagione. A dire il vero, il settore turistico è generalmente considerato piuttosto flessibile e in grado di rispondere a sfide globali, anche attraverso l’induzione di mutamenti nei comportamenti delle persone nel tempo (UNWTO, 2007).
In tal senso determinate aree di montagna (esemplificative sono, in tal senso, le Alpi) sono tra le principali attrazioni turistiche per l’offerta di sport invernali, per cui la scelta di politiche appropriate può generare un’eco di lungo corso e condurre a iniziative replicabili con relativa semplicità in altre aree del mondo. Le numerose misure di adattamento tecnologiche e comportamentali esistenti e analizzate dalla ricerca sono state messe a disposizione della politica, dei portatori di interessi e degli operatori economici attivi nel settore.
Una stagione turistica più breve in inverno potrebbe produrre effetti negativi nelle sfere economica e sociale: dalla riduzione delle entrate per le imprese locali, alla stagnazione dello sviluppo regionale, alla riduzione dei flussi di turisti, alla rilocalizzazione di posti di lavoro, a vere e proprie migrazioni (che sembrerebbero in linea con la tendenza globale e classica delle aree di montagna allo spopolamento). Alcuni di questi possibili effetti sono considerati particolarmente nefasti sul piano sociale e rischiano di provocare ulteriori danni all’ambiente (come ad esempio l’aumento dei pericoli naturali connesso all’abbandono delle tradizionali pratiche di gestione forestale, etc.), per cui esistono aiuti economici (tendenzialmente distorsivi del mercato) e politiche teoricamente idonee a limitare i danni (Permanent Secretariat of the Alpine Convention, 2007).
Eppure, a ben vedere, il cambiamento climatico può essere considerato anche da un altro punto di vista. Ad esempio esso può indurre un rinnovamento nel modo di intendere sia la domanda espressa dai turisti che l’offerta resa disponibile nei luoghi di villeggiatura. Posto che la stagione invernale in diverse aree montane potrebbe soffrire a causa del cambiamento climatico, le estati potrebbero allungarsi e generare una maggiore domanda di servizi turistici in un periodo tradizionalmente meno felice, anche se naturalmente ciò potrebbe portare a ulteriori conseguenze negative sull’ambiente di montagna (benché queste ultime al momento non siano così chiare).
‎Naturalmente, anche nel campo dei cambiamenti climatici in montagna non esistono ricette universali: ogni situazione merita un’analisi di dettaglio, razionale e libera da opinioni precostituite. È naturale che un aumento delle temperature comporti dei mutamenti nelle condizioni ambientali, ma può avvenire che gli effetti siano sia negativi (meno neve, meno sci, meno entrate per i gestori di impianti e il sistema turistico locale), sia positivi, come ad esempio nel caso interessante in cui l’aumento della temperatura sulle colline alsaziane ha portato a un netto miglioramento della qualità del vino prodotto in quelle aree (Paper National Bureau for Economic Research). A ciò si può aggiungere l’esempio nazionale dei vitigni autoctoni della Regione Valle d’Aosta i quali normalmente risultavano produttivi solo sotto i mille metri e invece oggi lo sono fino oltre i 1100 metri. In conclusione, una strategia credibile di sviluppo sostenibile per la montagna dovrebbe considerare tutte le possibili alternative.

* Ricercatore in economia ambientale e sviluppo sostenibile dell’Accademia Europea di Bolzano, EURAC
 
Il Presidente che piace ai giovani ambientalisti
Primo Piano
Venerdì 23 Maggio 2008 00:00
Quinta candidatura a Primo Ministro, Quarto Governo Berlusconi, terza legislatura da Premier, eppure il Cavalier Berlusconi continua a rappresentare il nuovo e ad entusiasmare le folle come neanche i Beatles.
Odio ed amore, berlusconismo ed anti-berlusconismo, stima ed invidia sociale: il Presidente non lascia mai indifferente l’interlocutore, poco ma sicuro.
Ancora una volta ha colpito nel segno ed ha scosso le coscienze dei giovani di Fare Ambiente, di cui mi onoro di essere il rappresentante nazionale: nel discorso di replica pronunciato a Palazzo Madama per chiedere la fiducia al Senato per il suo Governo, nel rispondere al Senatore del PD Della Seta, Berlusconi sembrava avesse tra le mani e stesse leggendo il programma del nostro Movimento Ecologista Europeo.
Piovono centinaia di telefonate, sms, e-mail dei nostri giovani militanti che mi invitano a prender posizione, a far sentire pubblicamente la vicinanza del Coordinamento Nazionale Giovanile al nostro Presidente del Consiglio.

<<… siamo da sempre convinti che non ci sia contrapposizione tra sviluppo e salvaguardia ambientale ed è anche per questo che pensiamo che la politica dei no non sia quella giusta …>>.

Come darle torto, Presidente: la politica dei “NO”, quella di Pecoraro Scanio e di Legambiente, per intenderci, quella di Ermete Realacci, Ministro “ombra” dell’Ambiente, quella che l’On. Gargani definisce “nemica del territorio” è la politica che ieri contestava i termovalorizzatori, il Mose, la Tav, le centrali nucleari, il Ponte sullo Stretto! Ieri, perché oggi Fare Ambiente, Movimento realista e non fondamentalista, che fonda la sua azione sul principio di sviluppo sostenibile, rappresenta l’unico vero punto di riferimento per gli ambientalisti italiani, o almeno per quelli che voglio tutelare per davvero l’ambiente.

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Giustissimo, Signor Presidente. Avevamo avuto modo di parlarne innanzi a Palazzo Montecitorio l’8 novembre 2007, al termine della manifestazione che vide il nostro leader, il Presidente Vincenzo Pepe, presenziare al convegno “20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare: quali fonti energetiche per l’Italia?” a cui erano intervenuti, tra gli altri, il Presidente On. Casini, il Ministro Sen. Bondi ed il Sottosegretario On. Urso. Aveva elogiato l’iniziativa di Fare Ambiente, si era dichiarato favorevole ed aveva espresso tutto il suo compiacimento per la nascita di un Movimento Ecologista di area Democratico-Liberale.

<<… non sarebbe forse fuori luogo accostare a quella lungimirante e visionaria follia di cui Erasmo da Rotterdam ha tessuto l’elogio, che chiedo al Senato la fiducia per il Governo che ho l’onore di rappresentare.>>

Un sussulto al sentir pronunciare queste parole, perché la Follia - diversa dalla follia - elogiata da Erasmo è quella che ha permesso ai sostenitori e soprattutto ai quattro soci fondatori di Fare Ambiente, tra i quali anch’io, di avviare un progetto difficile da concretizzare, ma estremamente stimolante. E’ inoltre la stessa Follia, mi permetta, che citavo in una mia mail che le ho inviato qualche giorno fa. E’ la stessa Follia che mi fa illudere che, per la chiusura del suo intervento, lei abbia tenuto conto di quella mia mail.

E’ arrivata l’ora, dunque, di passare dalle parole ai fatti: i Giovani di Fare Ambiente sono pronti a sostenere il Presidente Berlusconi ed i Ministri Bondi, Prestigiacomo, Matteoli e Zaia, affinché anche in Italia, come nel resto d’Europa e del mondo occidentale, la parola ambientalismo equivalga non più al “NO incondizionato”, ma allo “Sviluppo Sostenibile”.

Alfonso Maria Fimiani

Responsabile Nazionale per le Politiche Giovanili e Sociali – Fare Ambiente
 
"10 minuti di...": la Fondazione G.B. Vico su RAI UNO
Utime Notizie
Venerdì 23 Maggio 2008 00:00
Roma:
Alle ORE 10.40 Su RAI UNO (a cura della testata giornalistica dei servizi parlamentari - TSP) verrà trasmesso un servizio televisivo dal titolo "10 minuti di...". Dedicato alla Fondazione Giambattista Vico.
 
Nucleare: prima pietra entro la legislatura
Primo Piano
Giovedì 22 Maggio 2008 00:00
ANSA - "Entro questa legislatura porremo la prima pietra per la costruzione nel nostro Paese di un gruppo di centrali nucleari di nuova generazione". Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, intervenendo all'assemblea di Confindustria. "Non è più eludibile un piano di azione per il ritorno al nucleare", ha aggiunto ricordando che si tratta di un "solenne impegno assunto da Berlusconi, con la fiducia, che onoreremo con convinzione e determinazione".

"Solo gli impianti nucleari consentono di produrre energia su larga scala, in modo sicuro, a costi competitivi e nel rispetto dell'ambiente", ha spiegato il ministro - applaudito dalla platea - ribadendo la necessità di "ricostruire competenze e istituzioni di presidio, formando la necessaria filiera imprenditoriale e tecnica e prevedendo soluzioni credibili per i rifiuti radioattivi". Parlando più in generale di energia, Scajola ha ricordato che "l'obiettivo della crescita non può essere conseguito senza affrontare con estrema risolutezza e senso di responsabilità" la questione, anche alla luce della "particolare vulnerabilità dell'Italia".

Il Paese ha bisogno di energia "a costi competitivi, in quantità adeguate e in condizioni certe: la bolletta energetica pesa per 60 miliardi di euro e rende negativa la nostra bilancia commerciale". Il ministro ha spiegato che "bisogna agire con forza lungo tre direttrici: diversificazione, infrastrutture e internazionalizzazione". Per raggiungere gli obiettivi e "rilanciare gli investimenti semplificheremo gli iter autorizzativi, promuoveremo il dialogo con il territorio, premiando con incentivi e iniziative di sviluppo le popolazioni interessate ai nuovi insediamenti".

E in questa azione, sarà consentita anche la possibilità di "estendere l'uso dei termovalorizzatori per la produzione di energia, ottimizzando il ciclo dei rifiuti". "Ereditiamo inefficienze e ritardi, accumulati negli ultimi 20 anni dall'ultimo piano energetico nazionale: è ora di voltare pagina", ha proseguito annunciando una "strategia energetica nazionale" che "sarà sottoposta a pubblica consultazione e dibattito attraverso una Conferenza nazionale per l'energia e l'ambiente".
 
Difendere le coste spezzine è Fare Ambiente
Fondo
Mercoledì 21 Maggio 2008 00:00
di Mauro Langfelder
(Coordinatore Regionale Lombardia).
Tutte le autostrade che scendono da Milano arrivano prima o poi al mare. Ed i lombardi che le percorrono tendono a soddisfare la propria ansia di mare. Verso Genova o Venezia, verso la Versilia, cioè Pisa via Parma, verso Napoli cioè pensando anche ad Amalfi, per guardare a tutte la quattro Repubbliche Marinare della nostra storia, la considerano una meta assai ambita.
E non sono pochi quelli che, lasciata la A1 prima di Parma, percorrono la Cisa, escono a Sarzana per arrivare finalmente a mirare il mare della punta di Porto Venere e le isole antistanti: Palmaria, Tino, Tinetto. Ora sono molto preoccupati.
Pensano che nell’ultima riunione fondante di Fare Ambiente a Roma, si è deciso di animarsi per la difesa delle coste; ed ora un po’ si rassicurano e si impegnano.
Gli amanti della natura, oltre agli ecologisti di Fare Ambiente, ma anche tutti i cittadini benpensanti hanno temuto con indignazione, guardando i porta-container in attesa di entrare nel Golfo dei Poeti e verso il porto di La Spezia, che qualcuno profittando dell’oscurità lavasse le coperte delle navi. I bagnanti trovavano tracce. I residenti mormoravano. Ma ora la vela di Fare Ambiente potrebbe essere il simbolo dell’agire concreto.
La notizia dell’impianto rigassificatore, che porta un fluido ad essere gas, della SNAM, inquieta i cultori della natura. La storia è lunga già quasi 150 anni, risalendo al 1870, quando la Marina Militare insediò una modesta polveriera nella Baia di Panigaglia, fra la città portuale ed il promontorio. E dobbiamo ad Anna Bignardi, coordinatrice di Fare Ambiente della nuova Provincia di Lecco, alcune delle informazioni che qui riproponiamo.
In sintesi, il 19 giugno 2007 è stato presentato un progetto di ammodernamento della società che gestisce l’impianto della baia di Panigaglia, in Comune di Porto Venere, che prevede un ampliamento dei serbatoi da 100.000 a 240.000 mc, l’allungamento del pontile di 50 metri ed il dragaggio di parte del golfo antistante.
Ora il ligure Cantiere dell’Urbanistica Partecipata, che qui viene presentato perché abbia tutto il nostro incoraggiamento, si è fatto interprete del malcontento popolare ed ha inviato sin dal luglio del 2007 un documento motivato di parere contrario all’esecuzione dell’opera con motivi scientificamente fondati e paesaggisticamente tutelanti.
Pur essendo fuori dalla nostra competenza territoriale, non possiamo non unire la nostra voce, come movimento europeo, e segnalare da queste colonne, tendenti a tutelare le comunità ordinate, che hanno l’obiettivo della conservazione oculata del patrimonio, una prima informativa, confidando nel successo dell’iniziativa.
Alla popolazione residente o villeggiante, ai turisti ed ai visitatori non piace vedere le navi gasiere, altrimenti note come tank (a membrana o cosiddette sferiche, orribili alla vista), puntare in pochi anni al raddoppio della flotta mondiale di oltre 200 navi ed al loro carico di rischi ecologici.
La storia degli incidenti dovrebbe rimanere ad allertare. Ed ancor meno i rigassificatori delle più varie nature, che certamente non favoriscono lo sviluppo turistico dell’Italia, e sono la causa prima che fa guardare alle energie alternative, soprattutto nei luoghi che hanno fatto la storia della cultura e della civiltà e sono le testimonianze autentiche della bellezza della natura.
Pensiamo di interessare anche il mondo delle organizzazioni internazionali con il nostro impegno. Il consorzio Orchestra attento a tutti i problemi dei rischi ambientali. Ma anche l’Open Geospatial Consortium, o OGC (ed il suo OGCE europeo), con i suoi partecipanti autorevoli di Ispra, dove fu la sede dell’Euratom, o presso la FAO a Roma, potrebbero esprimersi. Forse sarebbe il caso di ribadire quali coste sono patrimonio dell’Umanità, per affermare che accanto alle pregiate opere dell’uomo, ci sono quelle della Natura che l’uomo ha saputo, anche imperfettamente, conservare, e che dovrà consegnare alle generazioni future, quale restituzione di un prestito avuto dalle generazioni precedenti.
 
Auguri al nuovo Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio Stefania Prestigiacomo
Primo Piano
Mercoledì 21 Maggio 2008 00:00
In Via Cristoforo Colombo si volta pagina. Il nuovo Ministro dell’Ambiente del quarto governo Berlusconi si è insediato ed ha esternato i primi messaggi positivi.
Per la prima volta all’Ambiente va un Ministro donna. Stefania Prestigiacomo, che è nata a Siracusa il 16 dicembre 1966, vanta una brillante carriera, infatti a 23 anni era presidente dei giovani imprenditori della sua città ed a 27 è stata eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati.
Già Ministro delle Pari opportunità nel 2001 è stata uno dei più giovani ministri della storia repubblicana italiana.
Al Ministro Prestigiacomo vanno gli auguri di buon lavoro dal Movimento Ecologista Europeo FAREAMBIENTE
 
La politica ambientale del nuovo governo
Primo Piano
Martedì 20 Maggio 2008 00:00
di Paolo Togni.

Dopo la confortevole vittoria dell’alleanza Pdl-Lega-Mpa alle ultime politiche è giunto il momento di operare per rilanciare l’economia del paese e la sua voglia di affermarsi, distrutte o quasi dal governo di centrosinistra.
Il lavoro di ricostruzione e riabilitazione dell’Italia dovrà essere impostato tenendo conto di due grandi fattori: l’innervamento del paese con la necessaria quantità/qualità di infrastrutture e un nuovo piano energetico. Queste due problematiche dovranno naturalmente essere sottoposte continuamente al vaglio dell’impatto ambientale. La questione ambientale, infatti, è il problema di questo millennio e va affrontato politicamente come quando sono in gioco la qualità della vita delle persone e l’organizzazione della società futura in genere. In passato si è spesso commesso l’errore di valutare le scelte ambientali come meramente tecniche lasciando agli ambientalisti (catastrofisti) professionisti l’esclusiva delle decisioni in materia ambientale. Questo errore ci ha portati al blocco di tutti i progetti come la Tav, il deposito di scorie nucleari a Scanzano, il ponte sullo Stretto, i termovalorizzatori, i rigassificatori, il nucleare, le centrali a carbone di nuova generazione e perfino gli impianti eolici o geotermici. Tutto questo sulla base di parole d’ordine prive di fondamento scientifico, ispirate a un catastrofismo veteromarxista e prive di qualunque significato che non sia sinistro.
Il nuovo governo non dovrà fare sconti a nessuno, cercando di riportare ordine nelle norme introdotte e di liberare l’amministrazione da quei personaggi incompetenti che ne hanno decretato il fallimento.
A questo proposito, il Ministro Pecoraro Scanio non si è limitato nelle sue malefatte a imporre decisioni demenziali e catastrofiche per l’intera società ma ha anche distrutto quel poco di organizzazione in essere al Ministero dell’ambiente, gestendolo all’insegna dell’illegalità e della prepotenza, cercando di appropriarsi le risorse disponibili: posti, incarichi, spesa corrente e investimenti.
Il prossimo governo dovrà quindi ripristinare una situazione amministrativa di legalità e di corretta e ordinata gestione e soprattutto richiamare in essere quel DLgs 152/06 che configurava una legislazione semplice, coerente, efficace e condivisa.
Sono necessari tempi brevi onde consentire all’amministrazione dell’ambiente di svolgere il suo ruolo di elemento forte nell’azione per il risanamento dell’Italia programmato dal Presidente Berlusconi. Non va certo in questo senso, per fare un esempio, l’imminente nomina di una commissione di oltre trenta membri per svolgere, a titolo oneroso, l’attività finora svolta a costo zero da due direzioni generali in riferimento alla gestione dei permessi di emissione di CO2.
Alcuni suggerimenti sul programma ambientale da attuare condivisi dalle dodici associazioni ambientaliste riunitesi nel coordinamento Ambiente & Sviluppo si possono scaricare dal sito www.vivaaa.org.
Per quanto riguarda le infrastrutture occorre operare con determinazione e velocità, sia nella fase autorizzatoria, sia nella fase attuativa, ferma restante la necessità di tutelare l’ambiente. Il ministero dell’ambiente deve tornare ad essere il luogo del “come” e non il luogo del “no” aprioristico e ideologico.
Il problema energetico è almeno altrettanto grave di quello della carenza di infrastrutture. Senza esagerare, si può affermare che in Italia manca una politica energetica da almeno vent’anni, mentre questo è un settore in cui è necessaria una programmazione che garantisca gli operatori economici dalle oscillazioni dannose delle decisioni e che dia certezze per il medio-lungo termine.
Di questa programmazione dovrà necessariamente far parte una ridefinizione razionale del mix delle fonti che ricomprenda finalmente il nucleare, insieme con le rinnovabili, il carbone e gli idrocarburi.
Infrastrutture e piano energetico saranno dunque i punti su cui si confronterà il nuovo Gabinetto Berlusconi: un lavoro difficile per risollevare l’Italia, ma realizzabile con sapienza e impegno.
 
Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri presenta: "Problemi energetici e sviluppo sostenibile"
Utime Notizie
Martedì 20 Maggio 2008 00:00
Roma:
Conferenza Stampa
Hotel Nazionale - Sala Cristallo - Piazza Montecitorio, 131, ORE 11:30

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri invita il nuovo Parlamento e Governo a confrontarsi con i professionisti della categoria sulla centralità delle scelte energetiche in materia di programmazione e di sviluppo sostenibile nella pianificazione urbanistica e del territorio.
Una priorità della quale si discuterà a Lecce nei due giorni del 30 e 31 maggio p.v.

Presiede paolo Stefanelli, Presidente del CNI

Sono previsti interventi di Parlamentari di maggioranza e opposizione.
 
Circolare Segreteria Nazionale Fare Ambiente - Il 30 maggio si chiude il tesseramento 2008
Primo Piano
Venerdì 16 Maggio 2008 00:00
Cari amici,

vi comunico che il tesseramento a Fare Ambiente è da intendersi concluso entro e non oltre il 30 maggio 2008. I nominativi degli iscritti devono essere inviati entro tale data spedendo le liste alla casella di posta elettronica Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . E vi ricordo altresì che l'accredito va effettuato entro e non oltre tale data sul C/c bancario: CODICE PAESE IT - Cin Iban 33 - Cin Bban S - Abi 07066 - Cab 76520 - Conto 404705.
Solo gli iscritti potranno partecipare all'Assemblea che è prevista entro il mese di giugno 2008.
Sicuri di un vostro ulteriore sforzo onde permetterci di avviare ulteriori iniziative anche con il sostegno della nuova compagine governativa.

Roma, lì, 13/05/2008


Con affetto

Il Presidente

Prof. Avv. Vincenzo Pepe
 
Economia e Ambiente, giornata ICEF
Utime Notizie
Venerdì 16 Maggio 2008 00:00
Verona:
In occasione del sessantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, l’ICEF dedica la Giornata Ambiente 2008 al rapporto fra due grandi valori, il diritto di libertà economica e il diritto umano all’ambiente, che sono incorporati e bilanciati nel principio dello sviluppo sostenibile.
Nel corso della VI Sessione dei lavori, dedicata a "Economia e ambiente: il ruolo del mondo scientifico e delle nuove tecnologie", interverrà il Prof. Vincenzo Pepe, Presidete del Movimento ecologista europeo FARE AMBIENTE; conclude il Dott. Amedeo Postiglione.
 



Biografia del Presidente

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