FareAmbiente

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L'Italia tra gli sceicchi del vento
Fondo
Martedì 17 Giugno 2008 00:00
Il mercato italiano dell’eolico comincia a decollare, sebbene in valori assoluti rimanga ben distante da quello di Germania, Spagna e Danimarca. La potenza installata nell’Europa a 27 ha avuto un sensibile aumento nel 2007, passando da 7.619 a 8.554 Mw installati nel periodo si riferimento. Nel corso del 2007 nel nostro Paese sono stati installati 603 Mw contro i 471 del 2006 e i 405 Mw dell’anno precedente, un incremento notevole ma non tale da far prevedere che l’Italia possa raggiungere in breve i livelli di produzione dei leader europei. La lenta strutturazione del mercato interno è dovuta a diversi fattori concorrenti: dai farraginosi iter autorizzativi regionale ai problemi infrastrutturali di parte della rete elettrica nazionale. Inoltre, sebbene la Direttiva 2001/77/Ec per la promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili sia stata anche prontamente recepita con il Decreto Legislativo 29 dicembre 2003, n. 387, la mancanza di “Linee guida nazionali” che facciano da riferimento causa agli investitori non pochi problemi, i quali sovente divengono incertezze che si traducono in libere interpretazioni di principi che invece dovrebbero ormai essere acquisiti.

Le differenze negli iter autorizzativi previsti dalle Regioni sono solo apparentemente inspiegabili, troppe volte la mancanza di una strategia nazionale e di una corretta informazione induce in errore il legislatore locale, dimentico di affidare un settore così importante e delicato a tecnici qualificati o forse troppo preoccupato di gestire presunte criticità quali i pericoli per l’avifauna o l’inquinamento acustico. Assodato che per la mortalità dei volatili sono molto più pericolose le normalissime finestre di ogni edificio e che il problema acustico, rispettati i limiti di legge, è praticamente inesistente, problemi di gran lunga maggiori sorgono per la superficialità con la quale in genere si tratta l’aspetto più delicato dell’impatto ambientale legato all’eolico: il paesaggio. Eppure, anche in questo caso, una corretta composizione di ogni interesse in gioco è facilmente possibile: sostenibilità significa razionale utilizzo delle risorse energetiche ma anche immaterialità, ovvero tutela dei beni paesaggistici, la quale deve però essere calata in una visione non fondamentalista della conservazione della natura.

Ciò significa tutela ma anche riconoscimento della funzione sociale dell’ambiente e conseguente possibilità di una sostenibile antropizzazione del territorio. In prospettiva, superare incertezze normative ed interpretative e, per quanto possibile, puntare all’uniformità degli iter potrebbe eliminare la pletora di improvvisati imprenditori e di progettisti con pochi scrupoli e meno conoscenze che inutilmente affollano di richieste gli uffici competenti. Probabilmente, questo agevolerebbe il mercato delle rinnovabili in misura addirittura maggiore dell’attuale regime di incentivazione dell’energia prodotta da fonti pulite, più alto in Italia che non in altri Paesi europei. D’altronde, l’indirizzo dell’UE è chiaro: entro il 2020 il 20% del consumo energetico totale dovrà utilizzare energia prodotta da fonti rinnovabili.

di Eustachio Voza
 
Fare Ambiente: un nuovo modo di fare - guarda il video
Primo Piano
Lunedì 16 Giugno 2008 00:00
In occasione del convegno dal titolo “L’ambiente naturale in Sardegna: un nuovo modo di fare”, organizzato dal Coordinamento regionale di Fare Ambiente e tenutosi sabato scorso ad Alghero (SS), il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente di Fare Ambiente - Movimento Ecologista Europeo, ha fatto il punto sulla straordinaria affermazione delle idee di cui è stato ispiratore, che vedono finalmente protagonista indiscusso un più maturo ambientalismo.
"Il Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente è ormai una realtà solida e diffusa, che nasce dal concepire l’ambiente, dal latino ambitus, come tutto ciò che ci circonda: l’insieme degli elementi fisici, chimici, biologici e sociali che devono rimanere in equilibrio tra loro per non alterare l’ecosistema. A questa definizione dobbiamo saper affiancare una decisa politica del fare, che superi definitivamente quella inconcludente del “no” aprioristico del fondamentalismo ambientalista. Il coordinamento regionale della Sardegna ha organizzato un interessante e molto ben riuscito incontro-dibattito sull’ambiente naturale e “un nuovo modo di fare”, che ha mostrato come le posizioni dell’ambientalismo maturo di Fare Ambiente siano quelle su cui l’Europa può realmente costruire una vera tutela dell’ambiente. Una maggiore attenzione ai temi a noi più cari, una sorta di “nuova sensibilità”, si riscontra sempre più spesso anche nei rappresentanti delle istituzioni locali: proprio ad Alghero molti sindaci e amministratori locali hanno aderito al nostro Movimento.
Il Coordinamento nazionale del 18 giugno servirà per fare il punto sulla nostra rapida crescita e sarà anche l’occasione giusta per formalizzare tutte le novità che renderanno ancor più efficiente la nostra struttura, dalla nomina del direttivo nazionale a quella di tre vicepresidenti, che saranno in grado di seguire più da vicino le decine di migliaia di associati oltre che le attività del Movimento, rispettivamente dal Nord al Sud della Penisola."

http://www.alghero.tv/video.asp?id=1313
 
L’ambiente naturale in Sardegna: un nuovo modo di fare
Utime Notizie
Sabato 14 Giugno 2008 00:00
Alghero:
Giornata di dibattito e confronto sul tema:
L’ambiente naturale in Sardegna: un nuovo modo di fare
Sabato 14 giugno 2008, ore 15:30
Sala Convegni “Salon de la Reina” Hotel Carlos V, Lungomare Valencia
Alghero

La giornata di confronto è promossa dal movimento associazionistico Fare Ambiente che, negli ultimi anni, ha impresso una nuova forma di concepire il rapporto con l’ambiente naturale. Non più una semplice osservazione speculativa e conservativa nella speranza che il bello del naturale possa essere fonte di reddito, non più la semplice considerazione che il bello del naturale debba essere solo conservato e non fruito, ma un nuovo modo di concepire l’ambiente quale patrimonio dinamico con la finalità di preservare l’ambiente naturale nel contesto della centralità dell’uomo e del suo benessere fisico. Fare Ambiente vuole dare voce a tutti coloro che intendono tutelare l’ambiente e la qualità della vita attraverso uno sviluppo equo e razionale, contro ogni fondamentalismo ambientale. Soprattutto in seguito alle vicende a carattere nazionale che hanno riportato in auge il bisogno e l’assoluta necessità di un impegno collettivo e solidale, da parte dei singoli cittadini e da parte di tutti gli Enti preposti alla gestione del territorio, si sente il bisogno di esaltare un senso civico comune a difesa del bene naturale: il senso dello Stato che oggi è andato perdendosi in mille ostacoli e difficoltà nate dall’egoismo dei singoli.
La giornata di dibattito vuole mostrare la linea che si sta tracciando nell’Europa intera da parte dell’Associazione Fare Ambiente che nel campo dello sviluppo sostenibile, dello smaltimento dei rifiuti, dell’uso delle fonti energetiche rinnovabili, dell’energia nucleare e del controllo dell’ambiente esprime una sua precisa posizione.
Al fine di offrire esempi del “fare” si è ritenuto opportuno invitare alcuni relatori per mostrare interventi concreti nella tutela e nella valorizzazione dell’ambiente naturale; gli illustri relatori che operano nel campo dell’ambiente e della sua valorizzazione provengono da settori differenti, da realtà diverse, ma uniti dall’idea che solo il “fare” potrà realmente costruire la vera tutela dell’ambiente.
I relatori chiamati a descrivere le loro esperienze e le loro proposte sono:
Dott. Gianfranco Russino, Direttore dell’Area Marina di Capo Caccia – Isola Piana, che offrirà uno spaccato della realtà di un territorio raro in rapporto ad un elevato impatto turistico. Seguirà l’intervento dell’Ing. Fabrizio Benincasa, Dirigente di Ricerca del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – IBIMET), che relazionerà sui sistemi di monitoraggio strumentale per la gestione e il controllo dell’ambiente con apparecchiature elaborate su singole tematiche.
Chiuderanno gli interventi altri autorevoli ospiti come il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente Nazionale di Fare Ambiente e la Prof.ssa Donatella Carboni, Presidente regionale di Fare Ambiente Sardegna.
L’incontro sarà arricchito anche dagli interventi dell’On. Dott. Piero Tamponi, Presidente Sezione Cave della Confindustria Sardegna e dal Sindaco della città di Castelsardo, il Dott. Franco Cuccureddu attualmente Presidente della Rete dei Porti della Sardegna. I lavori della giornata saranno aperti dalle Autorità, in particolare aprirà la giornata di lavori il Sindaco di Alghero, l’Avv. Marco Tedde. I lavori avranno come moderatore il Prof. Sergio Ginesu, Professore di Geomorfologia dell’Università degli Studi di Sassari.

Per informazioni contattare
Segreteria organizzativa: Dott. Matteo De Vincenzi +393387620008
 
Bush: il nucleare di nuova generazione in aiuto della sostenibilità
Primo Piano
Venerdì 13 Giugno 2008 00:00
A seguito dell’incontro avuto a Villa Madama con il Premier Silvio Berlusconi, il Presidente degli Stati uniti d’America, George W. Bush, si è dichiarato convinto che l’energia nucleare sia l’unica strada percorribile per scongiurare i cambiamenti climatici del Pianeta e allo stesso tempo contrastare la dipendenza dei Paesi industrializzati dal petrolio.
Alla fine della conferenza stampa unificata che ha chiuso l’incontro tra Italia e USA, il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente di Fare Ambiente, ha dichiarato che “se anche il Presidente degli Stati Uniti, la più grande potenza economica mondiale, è favorevole al nucleare non possiamo comprendere come in Italia ci sia ancora chi marcia sulla paura di incidenti avvenuti oltre vent’anni fa. Salutiamo con gioia le parole del Presidente Bush, confermate dal Premier Berlusconi: pur rammaricati per il troppo tempo penso, che ha fatto precipitare la competitività delle imprese italiane, che oggi pagano tariffe energetiche enormi rispetto al resto d’Europa, siamo sicuri che il nuovo Governo saprà avviare una politica energetica sostenibile, a favore del nucleare di terza generazione avanzata e di quarta generazione”.
Per Fare Ambiente tutela e sviluppo debbono essere accomunate dalla sostenibilità. In questo senso, la coraggiosa quanto ineludibile scelta di “legare la tutela dell’ambiente allo sviluppo sostenibile ha portato un consenso trasversale, alla luce del quale è ancor più incomprensibile l’anacronistica posizione di associazioni come Legambiente o Greenpeace. Le dichiarazioni di Bush, ma anche le recenti esternazioni di Jean Marie Pontier sull’esempio francese della “Grenelle de l’environnement”, incoraggiano a seguire esempi di sviluppo delle fonti alternative, come il solare, le biomasse e l’eolico, che affianchino una delle altre certezze della politica energetica mondiale: l’energia di origine nucleare”.
 
La vera tutela ambientale è lo sviluppo sostenibile
Primo Piano
Giovedì 12 Giugno 2008 00:00
Negli ultimi anni, Fare Ambiente ha impresso una nuova forma di concepire il rapporto con l’ambiente naturale: in tutta Europa si stanno affermando le posizioni espresse dal Movimento Ecologista Europeo “Fare Ambiente” nel campo dello sviluppo sostenibile, dello smaltimento dei rifiuti, dell’uso delle fonti energetiche rinnovabili, dell’energia nucleare e del controllo dell’ambiente. Non più una semplice osservazione speculativa e conservativa nella speranza che il bello del naturale possa essere fonte di reddito, non più la semplice considerazione che il bello del naturale debba essere solo conservato e non fruito, ma un nuovo modo di concepire l’ambiente quale patrimonio dinamico con la finalità di preservare l’ambiente naturale nel contesto della centralità dell’uomo e del suo benessere fisico. Fare Ambiente vuole dare voce a tutti coloro che intendono tutelare l’ambiente e la qualità della vita attraverso uno sviluppo equo e razionale, contro ogni fondamentalismo ambientale. Soprattutto in seguito alle vicende a carattere nazionale che hanno riportato in auge il bisogno e l’assoluta necessità di un impegno collettivo e solidale, da parte dei singoli cittadini e da parte di tutti gli Enti preposti alla gestione del territorio, si sente il bisogno di esaltare un senso civico comune a difesa del bene naturale: il senso dello Stato che oggi è andato perdendosi in mille ostacoli e difficoltà nate dall’egoismo dei singoli.
Il coordinamento della Regione Sardegna ha organizzato un dibattito che mostri come le precise posizioni del nuovo ambientalismo maturo di Fare Ambiente siano quelle su cui l’Europa potrà realmente costruire la vera tutela dell’ambiente.

Dibattito sul tema:
"L’ambiente naturale in Sardegna: un nuovo modo di fare"
Sabato 14 giugno 2008, ore 15:30
Sala Convegni “Salon de la Reina” Hotel Carlos V, Lungomare Valencia
Alghero
 
Rinnovabili come motore dello sviluppo economico
Fondo
Mercoledì 11 Giugno 2008 00:00
L’ambientalismo di maniera ha fatto perno in questi anni sul credo che la difesa e la valorizzazione del territorio è inconciliabile, se non in contrasto, con lo sviluppo economico ed infrastrutturale, con la modernizzazione dei luoghi. Fortunatamente le cose non stanno cosi. L’ambientalismo richiede risposte diversificate e intelligenti rispondenti alle specificità del contesto. Per intenderci: nessuno pensa di realizzare opere infrastrutturali all’interno della valle dei templi d’Agrigento ma nello stesso tempo non si capisce il significato di una legislazione che, dichiarando area parco circa il 20% del territorio nazionale, blocca qualunque iniziativa di sviluppo in quei territori. Un impostazione del genere comporta la condanna per il paese all’immobilismo ed all’arretratezza. Lo sforzo deve essere invece rivolto invece a coniugare la salvaguardia reale del territorio con il suo sviluppo economico e sociale. Facciamo qualche esempio partendo dalla potenzialità dei progetti afferenti il campo delle energie rinnovabili. Questi progetti, se ben impostati possono trasformarsi in un eccezionale volano per lo sviluppo economico dei territori rendendo disponibile agli amministratori (meglio se consorziati) redditività importanti da reinvestire ed occupazione duratura per molte persone. Il compito delle Amministrazioni è quello di reinvestire correttamente tali introiti non facendoli assorbire totalmente dalle spese correnti ma destinandone una parte significativa, alla creazione di circuiti economici virtuosi. Comunità che si trovano in aree particolarmente vocate all’Eolico, Fotovoltaico, biomasse, possono realizzare Progetti estremamente importanti e produttivi tali da rendere disponibili alle amministrazioni (meglio se consorziate) risorse cospicue da reinvestire. Spesso poi la natura ha fatto sì che i siti meglio predisposti all’utilizzo di questi elementi siano quelli che per tante ragioni sono più svantaggiati nella scala dello sviluppo economico del paese. Le aree a maggiore vocazione eolica sono nel sud dell’Italia come pure le ore di sole delle regioni meridionali sono circa 40% in più rispetto a quelle delle regioni settentrionali. Sono risorse da impiegare. Facciamo un esempio. Un Progetto di Parco Eolico ben studiato, condiviso fra le Amministrazioni locali ed un partner tecnologico forte ed affidabile, sfruttando semplicemente gli incentivi già previsti dalle attuali normative, consentirebbe a tante Amministrazioni locali svantaggiate, di disporre di redditi di sicuro interesse. Certo le cose non sono semplici come appaiano. Le Amministrazioni devono essere all’altezza del compito. Devono guardare a questi Progetti per realizzare il vero sviluppo economico e non per avere qualche fondo in più per l’ordinaria amministrazione. L’errore che le Amministrazioni potrebbero compiere in questo caso è quello di gestire, considerate le reali ristrettezze in cui si dibattono, queste entrate come reddito ordinario. Sarebbe un grave errore anche perché il valore assolutamente interessante di queste entrate consentirebbe di dare ossigeno all’ordinaria amministrazione e contemporaneamente destinarne parte alla Progettazione del futuro. A questo scopo si potrebbe pensare di destinare una parte degli introiti per finanziare l’elaborazione del Piano di Sviluppo Strategico del territorio. Tale piano costituisce l’occasione d’indagine per l’individuazione delle vocazioni e delle potenzialità del Territorio al fine d’elaborare le linee strategiche per lo sviluppo, nella condivisione degli obiettivi e delle metodologie con il tessuto pubblico e privato offrendo maggiori garanzie sulla credibilità degli obiettivi prefissati. Gli amministratori si troverebbero (finanziato da un progetto che utilizza energie rinnovabili) uno strumento con il quale fare vero e reale sviluppo economico sfruttando in modo scientifico le migliori potenzialità del territorio. Non solo. Il Piano di Sviluppo Strategico consentirebbe l’accesso ai fondi strutturali programmati fra il 2007-2013. In sintesi da un Progetto che fa leva su energie pulite e rinnovabili si può innescare un processo che oltre ad aiutare gli amministratori sull’ordinario consentirebbe di innescare, a costo zero, processi di reale sviluppo economico per i territori con benefici a cascata sulle popolazioni.
A chiudere il cerchio poi alla fine dell’esercizio del Parco Eolico si potrebbe decidere di proseguire l’esperienza con un refresh tecnologico oppure, avendolo previsto fin dall’elaborazione del progetto, rimuovere il Parco e ripristinare l’ambiente originario.
Ecco, questo ci sembra un modo intelligente di coniugare l’ambientalismo, lo sviluppo economico, le esigenze degli amministratori e delle popolazioni. Quanto qui esposto vuole essere un timido approccio allo sviluppo economico sostenibile che nel corso delle settimane tenderà a consolidarsi in progetti cantierabili aprendo delle finestre su un futuro accettabile dai più. Dato che il nostro obiettivo, in primis, è quello di allargare la base del consenso questo non può che avvenire attraverso un nuovo linguaggio, una nuova visione condivisa, nuove conoscenze ed il trasferimento di pratiche di successo adottate in altri paesi. Se è vero che abbiamo bisogno di un nuovo linguaggio è anche vero che per assimilarlo abbiamo bisogno di una maggiore consapevolezza e di una visione multidisciplinare del contesto in cui operare. La sfida non è delle più facili ma siamo altrettanto convinti che non è impossibile se riusciamo ad allargare la base della comprensione e del coinvolgimento. Il nostro intento è quello di tracciare una via per lo sviluppo economico attraverso una forte dose di fiducia, la costruzione di un capitale sociale e della dignità. Con tecnica puzzle vogliamo affrontare uno stimolante dibattito sulle tematiche di sviluppo economico, in armonia con l’impegno civile che ci contraddistingue, per far fronte alla dilagante schizofrenia culturale che mina le basi democratiche di convivenza civile. Nell’attuale fase storica dettata dall’incertezza e dalla instabilità sociale latente, ognuno di noi si deve sentire chiamato a dare un contributo concreto in termini di policy (azione) e di policy makers (costruttori d’azione) per agevolare le scelte di cui si nutre la politica, sintesi dei bisogni collettivi. Non idee per l’azione di parte ma idee per la costruzione di azioni da condividere perché questo è il metodo che agevola le scelte in termini di tornado politics e non di abortion politics e perché lo sviluppo è parte di una interazione collettiva da cui emergono le meso-strutture socio-economiche. In un’epoca dominata dalle disinformazioni, da incoerenza culturale, dalla carenza di attenzione, dalla facile ricerca della somiglianza e non delle differenze proponiamo un cambio di paradigma per perseguire la via alta della competitività tra coesione sociale e sviluppo economico esponendo tesi, argomentazioni e modalità per coniugare cultura e sviluppo. Per perseguire questa via alta affermiamo l’esigenza di un nuovo linguaggio, una nuova linguistica, nuovi strumenti di analisi, nuove intelaiature concettuali ed una grande narrazione consistente e condivisibile. Lo sviluppo richiede anche una leadership che va ricercata in quei modelli di umiltà che dischiudendo l’accesso al sommo bene consentono di esercitare un’influenza benefica contrapponendosi di fatto a quei modelli di leadership che proiettano all’esterno energie caotiche di interiorità che danno sfogo a potere distruttivo. A nostro modesto avviso sarà alquanto difficile attivare un processo di sviluppo economico se non si affronta in modo serio e rigoroso un processo di dittazione culturale. Non possiamo più pianificare un processo di sviluppo economico possiamo solo costruire un brodo primordiale per lo sviluppo da cui dovranno emergere configurazioni economiche dinamiche (vita economica) e non configurazioni economiche congelate (statiche). Per fare questo, come abbiamo accennato all’inizio, abbiamo bisogno di nuovi paradigmi e nuovi linguaggi e padroneggiare la fisica, la biologia, la matematica, l’economia e la filosofia come pure non dovranno avere segreti tematiche e strumenti come la teoria delle catastrofi, il caos, la complessità, l’ubiquità dello stato critico, la legge di rottura, la teoria dei rendimenti crescenti, il capitalismo informazionale e relazionale, l’economia della creatività [nota anche come economia delle 3T (talento, tecnologia, tolleranza)] e l’economia dello sviluppo locale. Allora sì che quando vediamo un porto, come quello di Gioia Tauro, non lo individuiamo più come una configurazione congelata (transhipment) avulsa dal contesto socio-economico-locale-culturale bensì come un cluster della logistica motore di un distretto high tech sul modello del cluster logistico di Rotterdam. Solo così riusciamo a vedere i possibili sviluppi del cluster ed uscire dall’artigianalità produttiva e culturale. Nel nostro modello di sviluppo, abbiamo constatato che la criticità è costituita dalla mancanza di leadership. Questa nota non può che concludersi con un incitamento verso quella leadership che ci sprona ad uscire dall’artigianalità quotidiana, per tentare la via alta del pensiero strategico e trovare e ricostruire incessantemente connessioni sociali prima, e connessioni tra scienze pure e cultura poi; la leadership che ci ricorda Antoine de Saint Exupèry, il quale diceva “una pozzanghera associata alla luna rivela delle connessioni nascoste”; la leadership che ci richiama ad immergerci nel pensiero critico e nella passione delle sfide, per non accrescere la solitudine; la leadership che ci richiama costantemente all’entusiasmo e ci consiglia ad accettare la tensione e le sfide, perché la tensione è sinonimo di creatività; la leadership che ci invoglia al grande progetto dello sviluppo, nella consapevolezza dei nostri limiti; la leadership che ci esorta al ritorno al gioco, quando l’entusiasmo si trasforma in fallimento; la leadership che fa continuamente apprezzamento al valore della dignità, alla quale sono indirizzati i suoi sforzi. Quando la gente non partecipa o non si espone, non sempre lo fa per timore, per egoismo o per incapacità; nella maggior parte dei casi lo fa per dignità, e pensiamo che questo sia il più alto valore, che merita rispetto e risposte. È a questa dignità che ci dobbiamo rivolgere ed è su questa dignità che dobbiamo far leva per far uscire dalla cappa dell’indifferenza gli esclusi dal dialogo. È importante al riguardo segnalare un altro aspetto della dignità evidenziando che gli uomini, comunque, cercano non solo il confort fisico, ma anche quello psicologico. Questo benessere psicologico si presenta come dignità o come riconoscimento del proprio valore - quello che Aristotele chiamava thymòs. Anche quando il progresso scientifico porta ad una maggior ricchezza e a un maggior comfort, l’uomo continua a lottare per il riconoscimento e la dignità. Questo impulso al thymòs secondo Fukuyama, è la causa principale della scia di sangue che accompagna la storia. Gli uomini hanno lottato per secoli contro le rigide gerarchie sociali che negavano loro dignità e autonomia. Nei successivi articoli tenteremo con una maggiore linearità di mettere ordine al caos imperante e restituire fiducia per un futuro in cui ci possiamo riconoscere nel linguaggio e nell’azione.

di Antonio Iaconetti
 
Governo del territorio e Valutazione Ambientale Strategica
Fondo
Sabato 07 Giugno 2008 00:00
La scelta dell’argomento trae spunto dalle novità legislative che hanno interessato la materia urbanistica, ora governo del territorio, e l’evoluzione della tutela dell’ambiente. Deve evidenziarsi come la riforma del Titolo V della Costituzione abbia indotto la nozione di ambiente, finora costituzionalmente tutelato solo sotto l’aspetto culturale – paesaggio- e non come istituto giuridico complesso, così come più volte riconosciuto da prevalenti orientamenti dottrinali. Ben più importanti, in ambito europeo, a partire già dal 1973, sono state le iniziative di tutela dell’ambiente, sulla base di un impegno unitario della Comunità e degli Stati membri rinnovato continuativamente nei programmi ambientali e ribadito nel trattato di Maastricht. Tale politica, in origine giustificata tra gli obiettivi principali della Comunità per motivazioni di natura economica (armonizzare le legislazioni e promuovere il libero mercato comune; evitare ostacoli alla libera circolazione di merci ed attività), è venuta assumendo, progressivamente, finalità generali ed ampie come: salvaguardare le risorse naturali, tutelare e migliorare la qualità dell’ambiente, da proteggere la salute umana, promuovere a livello internazionale misure di mitigazione dei problemi ambientali ed, ancor, indirizzare gli Stati nelle scelte in materia di approvvigionamento e di fonti energetiche. Il quinto programma ambientale ha incentrato l’attenzione sulle misure volte a promuovere lo “sviluppo sostenibile” della Comunità, come obiettivo avanzato di conciliazione tra esigenze socio-economiche e vincoli ambientali, nell’intento di fornire i contenuti operativi per l’attuazione dell’Agenda 21, sottoscritta dalla Comunità Europea e dagli Stati membri alla conferenza di Rio de Janeiro nel 1992. In tale contesto si colloca l’approvazione della Direttiva Comunitaria 2001/42/CE sulla “Valutazione Ambientale Strategica” (VAS) che sancisce lo spostamento dell’azione valutativa degli impatti sull’ambiente (VIA) dalla singolarità del progetto alla politica territoriale pubblica, nello specifico a piani e programmi territoriali. La logica della VAS si fonda sulla necessità di comprendere i problemi del territorio, nella complessità di ambiti e variabili, costruendo le decisioni pubbliche mediante un processo in evoluzione con mezzi, fini e risorse effettivamente disponibili in ogni fase, coniugati con gli interessi di settore e con gli attori privati coinvolti. In ambito nazionale, un’ulteriore riflessione deve essere fatta, sempre in relazione alla riforma del Titolo V, circa l’introduzione della più complessa nozione di governo del territorio in luogo della tradizionale materia urbanistica, dai contenuti ormai dilettati ed indefiniti. La legislazione ordinaria in tale materia è, attualmente, ancora demandata alla legge urbanistica nazionale e come ormai accertato, le Regioni suppliscono la mancanza di una disciplina pianificatoria adeguata ai bisogni della società contemporanea, fornendo modelli di riferimento evoluti e valorizzando gli istituti della concertazione e della partecipazione della popolazione ai processi di trasformazione del territorio. Questi ultimi istituti sono largamente utilizzati ed auspicati dalle politiche comunitarie ed in particolare dalla normativa sulla valutazione ambientale strategica. Sembra dunque interessante analizzare le interazioni del processo di valutazione ambientale strategica, chiaramente problematica e l’integrazione di tale processo nel sistema di pianificazione territoriale già obiettivo di gran parte delle pratiche pianificatorie in attuazione nei paesi dell’Unione Europea.

di Nicola Assini
 
Occorre studiare con serietà il nucleare di quarta generazione
Primo Piano
Venerdì 06 Giugno 2008 00:00
Occorre studiare con serietà il nucleare di quarta generazione per rassicurare i cittadini ed evitare eccessivi allarmismi. Il Presidente di FAREAMBIENTE, Vincenzo Pepe, ribadisce la necessità di una politica ambientalista fondata sul realismo.
Nonostante la recente netta sconfitta elettorale, che ha definitivamente sancito il declino della politica del ”no”, Verdi e Sinistra radicale continuano nella logica della negazione: "L’energia nucleare non è abbondante, non è pulita e non è a basso costo", dicono alla vigilia della manifestazione indetta per oggi a Milano. Esaurito il tempo delle esasperate contrapposizioni politiche, deve terminare anche quello degli allarmismi: il Paese non ha bisogno “dell’esplicito conflitto senza spazio per il dialogo” invocato dai Verdi né della strumentalizzazione di eccessivi allarmismi, bensì di risposte capaci di coniugare sicurezza, rispetto dell'ambiente e necessità di energia. In Italia dobbiamo puntare sulle rinnovabili e sul nucleare di quarta generazione per la produzione di energia pulita, per salvaguardare il diritto delle generazioni future ad avere un pianeta vivibile.
 
Slovenia: "l’allarmismo sul nucleare non serve"
Primo Piano
Giovedì 05 Giugno 2008 00:00
L’allarmismo sul nucleare non serve, occorre studiare con serietà il nucleare di quarta generazione per rassicurare i cittadini.
Il Presidente di FAREAMBIENTE, Vincenzo Pepe, ribadisce la necessità di un attento studio del nucleare di quarta generazione. Occorre evitare una nuova sindrome Chernobyl, anche con riferimento all’eccessivo allarmismo per l’incidente avvenuto nella centrale nucleare in Slovenia.
Pepe dichiara. “noi di FAREAMBIENTE sosteniamo che bisogna adottare una politica ambientalista fondata sul realismo, che rassicuri i cittadini. Il nucleare di quarta generazione costituisce una fonte di energia pulita sicura. Non produce scorie radioattive e non rilascia in atmosfera emissioni di anidride carbonica, causa principale dell’effetto serra e del riscaldamento globale del pianeta. La centrale di Krsko in Slovenia è di vecchia concezione. Noi in Italia dobbiamo puntare sulle rinnovabili e al nucleare di quarta generazione che consente la produzione di energia pulita. E’ l’unica strada realista per consegnare un pianeta vivibile alle generazioni future.
 
Slovenia: da Fareambiente "NO agli allarmismi, SI alla ricerca"
Ufficio Stampa
Giovedì 05 Giugno 2008 00:00
ANSA:
"Studiare attentamente il nucleare di quarta generazione ed evitare una nuova sindrome Chernobyl". Il presidente di Fareambiente, Vincenzo Pepe, critica l'''eccessivo allarmismo'' per l'incidente avvenuto nella centrale nucleare in Slovenia. "Noi di Fareambiente - prosegue Pepe - sosteniamo che bisogna adottare una politica ambientalista fondata sul realismo, che rassicuri i cittadini. Il nucleare di quarta generazione costituisce una fonte di energia pulita sicura. Non produce scorie radioattive e non rilascia in atmosfera emissioni di anidride carbonica, causa principale dell'effetto serra e del riscaldamento globale del pianeta". Per il presidente di Fareambiente "la centrale di Krsko in Slovenia e' di vecchia concezione. Noi in Italia dobbiamo puntare sulle rinnovabili e al nucleare di quarta generazione, che consente la produzione di energia pulita. E' l'unica strada realista per consegnare un pianeta vivibile alle generazioni future". Pepe conclude dicendo che non può esserci conflitto tra "salvaguardia dell'ambiente e sviluppo economico, qualora si abbia una visione realista, ma sostanziale della tutela ambientale".

 



Biografia del Presidente

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