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Biocentrismo, anche la natura ha i suoi sacrosanti diritti
Fondo
Lunedì 28 Luglio 2008 00:00
L’etica (dal greco ethiké, aggettivo derivante da éthos), indica lo spirito di un popolo, ovvero, il costume di vita. E’ con Aristotele che il termine si evolve e assume il significato di scienza dei doveri, ossia dei fini che razionalmente l’uomo si deve proporre nella sua azione libera, nelle sue scelte responsabili. Per il filosofo contemporaneo Hans George Gadamer l’etica è responsabilità, è la dimora interna ove l’uomo ritrova se stesso, ovvero, il senso dell’essere. L’etica non è solo la responsabilità che ognuno deve ritrovare in sé ma è, essenzialmente, la solidarietà che ognuno deve esprimere nei confronti dell’altro, dell’intera collettività, delle generazioni future. La solidarietà indica, altresì, l’atteggiamento morale dell’uomo che non disconosce le proprie responsabilità di fronte alla società umana e alla natura in cui vive. L’etica passa dalla constatazione dei fatti (fenomenologia) alla determinazione dei doveri o valori su cui fondare il vivere civile. Ed è proprio sull’etica che si deve fondare il discorso su come l’uomo deve mettersi in rapporto con la natura ossia con le cose destinate a nascere; natura, come evidenzia l’etimologia, indica “ciò che sta per nascere”, “ciò che nasce e che vive”, cioè la vita. Natura, infatti viene da naturus, participio futuro del verbo nascor, ed indica la vita nel momento in cui sta per manifestarsi e si manifesta.

L’etica nel considerare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, in cui vive, o l’umanità nel suo insieme (il mondo o la natura in cui vive l’uomo in quanto tale, sia pure nella concretezza storica) richiede all’uomo stesso di essere responsabile dell’equilibrio biologico e della salvaguardia dei valori materiali (risorse quotidianamente compromesse dallo sviluppo sconsiderato della tecnica). La natura è un bene in sé che può essere concepito anche indipendentemente dalla presenza dell’uomo, mentre l’ambiente (da ambiente, anche intorno), implica necessariamente il rapporto uomo-natura. Ed è proprio sull’ambivalenza di questi due che si fondano le teorie del biocentrismo e dell’antropocentrismo. L’antropocentrismo si basa sul fatto che le regole del vivere umano sono scritte dall’uomo, si rivolgono all’uomo e servono all’uomo, pertanto, tutte le norme che disciplinano la tutela ambientale debbono tener presenti, essenzialmente, le esigenze. Il biocentrismo, invece, diversamente dall’antropocentrismo, afferma che il diritto serve all’uomo e alla natura, all’uomo e all’ambiente. Ciò significa che non c’è contrapposizione tra uomo e natura, e che l’uomo è parte della natura, per cui va tutelato e difeso, così come va rispettata e difesa la vita in tutte le sue manifestazioni, anche indipendentemente da lui. Con il biocentrismo è iniziata una nuova era dei valori.

L’uomo è da considerare come un elemento della vita del pianeta, e il diritto deve tutelare non solo il valore ambientale, ossia, il valore della natura in relazione all’uomo, ma anche il valore naturalistico, ovvero, la natura come valore in sé. Dalla teoria del biocentrismo emergono una serie di nuovi diritti (diritti degli animali, obiezione di coscienza alla vivisezione, diritti delle piante, tutela della biodiversità, il diritto delle generazioni future, ecc.). L’equiparare la natura e l’ambiente, sul piano dei valori, all’uomo, comporta il venir meno della distinzione tradizionale tra soggetto e oggetto e si evidenzia la interscambiabilità dei ruoli, ovvero la natura, l’ambiente e l’uomo possono di volta in volta essere considerati soggetto o oggetto dei rapporti giuridici. L’intima connessione tra l’uomo, la natura e l’ambiente genera, il diritto umano all’ambiente, ma anche riconosce un vero e proprio diritto della natura, considerata come la “vita in tutte le sue manifestazioni”.

di Vincenzo Pepe
 
Le centrali di oggi sono supersicure
Fondo
Sabato 26 Luglio 2008 00:00
La mondializzazione della questione energetica porta tutti i Paesi del mondo a confrontarsi con molti e gravi problemi , ma ha ridotto gli spazi di scelta dei singoli per risolverli. Ricordiamo i più controversi.
Una domanda crescente di energia che non potrà, di certo, essere compensata a lungo dal risparmio. I timori di cambiamenti climatici, che rendono sempre più pressanti degli accordi internazionali, per limitare le emissioni di gas ad effetto serra. La cui efficacia è, tuttavia, ancora dubbia; La necessità di tutti i Paesi di aumentare il livello della propria indipendenza energetica, per assicurarsi uno sviluppo durevole, non troppo condizionato dal timore di carenze di prodotti energetici fossili. Problemi difficilmente conciliabili e gravosi per le economie dei Paesi occidentali più industrializzati. Che, se vogliono mantenere il livello di benessere acquisito e rispettare gli impegni sottoscritti o non, necessari per mantenere gli equilibri planetari, devono per forza e per primi dare un impulso risolutivo allo sviluppo dell’unica fonte disponibile “ad alta densità energetica”, la fonte nucleare, almeno per la produzione di elettricità. Senza trascurarne altre che possano contribuire, sia pure in misura molto minore e per altre necessità, a mitigare la crescente instabilità dei mercati energetici.

Di fronte alla previsione di un bisogno energetico mondiale almeno doppio di quello attuale, intorno alla metà di questo secolo, il dibattito che oppone l’energia nucleare alle fonti di energia rinnovabili è, ormai, privo di senso. Queste preoccupazioni strategiche, ambientali e sociali, che si sono soltanto aggravate negli ultimi anni, convalidano la giustezza della scelta di politica energetica che tutti i grandi Paesi industrializzati hanno fatto, già da parecchi decenni, di orientarsi progressivamente verso la fonte nucleare. E non è inutile chiedersi quali sarebbero state le conseguenze di un eventuale abbandono generalizzato del nucleare sulle economie di tutto il mondo, a seguito del disgraziato evento di Chernobyl. Di cui, ancora oggi, i detrattori del nucleare si ostinano a non voler capire né le cause né gli effetti. Vale la pena ricordare che, nei grandi Paesi industrializzati europei, la quota di energia elettrica di origine nucleare era di circa il 32%, già quando i prezzi dei prodotti fossili erano molto bassi ed il confronto dei costi del kWh di varia origine era più discutibile.

D’altra parte, dopo l’incidente di Chernobyl, la costruzione di nuovi reattori ha subito modesti rallentamenti nel mondo, in particolare in Asia. E nel 2007 sono stati registrati dalla Aiea (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) 32 nuovi impianti nucleari in costruzione, molti dei quali nell’Est Europa (in particolare in Russia) ed in altri grandi Paesi (India, Cina e Giappone). Altri 94 sono in fase di progettazione. Una stasi nella costruzione di nuovi impianti è stata riscontrata solo nei Paesi occidentali; che, però, ne avevano già costruiti molti, con previdente anticipo. Bisogna anche notare che questi Paesi hanno mantenuto in efficienza il loro sistema nucleare ed industriale, pronti a ripartire in qualsiasi momento, senza grandi difficoltà politiche o di altra natura. Ed hanno dato impulso alla ricerca, sia per allungare la vita dei loro reattori, che rimarranno in funzione ancora per molto tempo, con grande vantaggio economico, sia per metterne a punto altri più avanzati. Destinati a sostituire i propri, quando sarà necessario, ma anche ad essere commercializzati in tutti i Paesi del mondo già “nuclearizzati” o che vogliono diventarlo. E’ questa una strategia tecnologica ed industriale di lungo respiro, che si estenderà fino alla fine di questo secolo. Prima con i reattori della terza generazione, alcuni dei quali già in costruzione (Finlandia e Francia); e, poi, con quelli della quarta generazione, che i Paesi più fiduciosi nella ricerca e più desiderosi di vivere un futuro sicuro hanno deciso di raggiungere con uno sforzo comune (“Il Secolo XIX” - 21 maggio 2008). L’Italia è stata finora assente, avendo deciso di consumare l’energia elettronucleare prodotta dagli altri.

I reattori di terza generazione sono l’evoluzione dei reattori raffreddati ad acqua ordinaria, pressurizzata o bollente, realizzati tra il 1970 ed i primi anni del 1990, che costituiscono più dell’85% del parco elettronucleare del mondo. Fra quelli di terza generazione, l’Epr (Reattore Europeo Pressurizzato), nato da uno sforzo congiunto franco-tedesco, con l’adesione di altri Paesi interessati, si distingue per il numero importante di innovazioni o miglioramenti adottati. Risultato ottenuto in stretta collaborazione con le Autorità di Sicurezza e tenendo conto delle esigenze comuni espresse dai maggiori produttori di elettricità, potenziali clienti. In materia di sicurezza,tutti i tipi di incidenti sono stati riconsiderati, per raggiungere due obiettivi fondamentali : a) gli incidenti senza fusione del nocciolo devono essere tali da non richiedere alcuna misura di protezione della popolazione; b) nel caso di incidente con fusione del nocciolo, delle misure precauzionali di protezione della popolazione devono essere limitate alle immediate vicinanze del sito e di brevissima durata.

Limitandosi a quest’ultimo caso, si riassumono le principali modifiche introdotte ed i sistemi di protezione aggiuntivi ed innovativi: la probabilità di fusione del nocciolo del reattore, già infima nei reattori attualmente in funzione, è stata ulteriormente divisa per 10, sia riducendo gli eventi che potrebbero dare inizio alla fusione sia aumentando o migliorando i sistemi di sicurezza capaci di arrestare rapidamente lo sviluppo di tali situazioni, qualora si verificassero; studi probabilistici hanno mostrato che la frequenza di un tale evento si limiterebbe ad un solo incidente durante un periodo ipotetico di funzionamento del reattore di un milione di anni. Tuttavia, in caso di fusione di tutto o parte del nocciolo, il materiale fuso che riuscisse a perforare il contenitore del reattore (di acciaio, di grande spessore) finirebbe in un “recuperatore” sottostante, di spargimento e di confinamento, realizzato con materiali refrattari resistenti ad altissime temperature e raffreddato. Nella parte superiore, l’edificio che racchiude l’insieme Epr, costituito da due involucri stagni in cemento armato di estrema robustezza, assicura il confinamento della radioattività. L’involucro interno può resistere anche a sovrappressioni causate da deflagrazioni (idrogeno o vapore), malgrado siano state “praticamente eliminate” le situazioni accidentali che potrebbero provocare tali eventi.

D’altra parte, queste stesse strutture in cemento armato sono dimensionate per resistere agli effetti della caduta di un aereo; l’EPR è dotato di 4 “sistemi di salvaguardia” esterni alla cintura del reattore, sostituibili l’uno all’altro, e distribuiti in edifici separati e distanti tra loro, per evitare che un eventuale incidente che ne colpisca uno possa coinvolgere gli altri. Inoltre, due di essi e l’edificio di trasferimento del combustibile, nuovo o usato, sono “bunkerizzati”. E’ difficile mettere in dubbio il livello di sicurezza elevatissimo, e quasi singolare, raggiunto dalla tecnologia nucleare. Naturalmente questo ha dei costi. Ma essi sono largamente compensati, con un bilancio positivo, da altre innovazioni che permettono a questo reattore di produrre energia meno cara di quelli di seconda generazione. E la comparazione non può essere fatta che con questi, essendo ormai inutile comparare il costo del kWh di origine nucleare con quello, sempre più alto, da idrocarburi o da altre fonti di energia.

Inutile. L’Epr è, forse, il più competitivo fra gli altri reattori di terza generazione, anche se, per la sua potenza, non si adatta alle situazioni di tutti i Paesi. Questo è il risultato di: un aumento della potenza intorno a 1600 MWe; un aumento del rendimento di 2 o anche 3 punti; una durata di vita allungata da 40 a 60 anni; l’utilizzo di combustibili più performanti, uranio arricchito al 5% di U235 o Mox (miscela di ossidi di uranio e plutonio); dai quali si riesce a produrre molta più energia ed a ridurre di circa il 30% il volume delle scorie radioattive a vita lunga, i loro tempi di permanenza nel reattore essendo più lunghi. Il coefficiente di disponibilità del reattore supera il 90%, con la possibilità di effettuare molte operazioni di manutenzione con il reattore in servizio. L’Epr ha suscitato grande interesse e sarà certamente uno dei protagonisti di un più rapido sviluppo dell’energia nucleare, che tutti i grandi Paesi hanno in programma di realizzare. Recentemente, anche l’ Italia ha espresso la volontà di un rapido ritorno al nucleare, con i reattori di questa generazione, rendendosi finalmente conto che non ha più senso la logica di isolamento che ha distinto, finora, la sua politica energetica. Ma non mancano coloro che suggeriscono di aspettare la quarta generazione!
di Sabino Gallo
 
Vincenzo Pepe: Verdi fuori dalla storia, noi siamo per il realismo
Primo Piano
Sabato 26 Luglio 2008 00:00
I Verdi sono fuori dalla storia, come ogni partito ambientalista. L'ambiente non è ne di destra ne di sinistra ma di tutti. Ogni gruppo partitico deve considerare le politiche ambientali come il valore prioritario delle proprie strategie. L'ambiente è un valore trasversale a cui vanno collegate tutte le componenti dello sviluppo. L'economina, la gestione del territorio, il mare, trasporti, salute, energia, tutto è collegato al valore fondamentale della tutela dell'ambiente. Non c'è ragione politica di creare un partito ambientalista, sarebbe anacronistico come creare un Partito per la vita. Tutti siamo per la vita!
 
Il calcolo approssimato delle funzioni matematiche per le scienze ambientali
ultimenotizie-scienza
Venerdì 25 Luglio 2008 00:00

Titolo: "Il calcolo approssimato delle funzioni matematiche per le scienze ambientali"
Autori: Fabrizio Benincasa, Matteo De Vincenzi
Anno: 2008
Editore Consiglio Nazionale delle Ricerche DCSPI.
Costo: 30 €
ISBN: 978-88-8080-078-1

La scienza non può dimostrare né l’assoluta verità di un’affermazione né l’assoluta falsità del suo contrario. I fatti della natura sono sempre, in certa misura, vaghi, sfumati. Solo la matematica, che è un sistema assolutamente artificiale di regole e simboli, riesce a definire, in una logica duale, le verità e il suo contrario. La sfera è il luogo dei punti dello spazio che distano di una quantità R, detta raggio, da un punto C, detto centro. È sufficiente che uno solo, fra gli infiniti punti della sfera, non disti R da C perché la sfera di partenza diventi una non–sfera. La logica è binaria: o sfera o non–sfera. Esistono solo due condizioni estreme, non si danno terze possibilità intermedie.
In natura, al contrario, non esistono le condizioni estreme, mentre esistono infinite possibilità intermedie. In natura esistono infiniti oggetti che sono “approssimativamente” sferici.

Spesso il risultato della misura di una grandezza non è ottenibile direttamente con uno strumento, ma è ricavato, tramite calcolo, dalla misura di altre grandezze a cui la prime è legata. Se z non è direttamente misurabile ma è noto il legame funzionale che essa ha con x e y, z = f(x, y), possiamo misurare queste ultime due grandezze e calcolare z. Il risultato sarà un numero razionale, con tanti decimali, che “troncheremo”, introducendo un’approssimazione, in qualche punto.
In sintesi, o per la natura vaga, sfumata, dei fenomeni naturali, o per l’approssimazione dei modelli che li rappresentano, o per l’intrinseca limitazione degli strumenti, o per l’approssimazione del calcolo, la misura “perfetta” non esiste ed è assurdo cercarla.

In questo volume si trattano alcuni aspetti delle applicazioni matematiche ai problemi fisico-ambientali. In particolare si affrontano quelle procedure di calcolo che consentono comunque la soluzione di un problema, pur producendo un risultato non rigoroso in riferimento a un mondo irreale fatto di sfere e di cilindri, ma accettabile in un mondo reale dove ci sono corpi che in qualche modo e in qualche misura approssimano sfere e cilindri.



http://server.ss.ibimet.cnr.it/ita/morepub.htm
 
Educazione ambientale in un progetto di legge
Fondo
Giovedì 24 Luglio 2008 00:00

Mercoledì 23 luglio presso la Camera dei Deputati il movimento ecologista europeo Fareambiente presenta il progetto di legge per introdurre l’educazione all’ambiente ed alla sicurezza, quale materia di studio nelle scuole di ogni ordine e grado. Da tempo sentivamo la necessità di colmare un vuoto. Dal momento in cui sarà varata la legge l’educazione ambientale diverrà finalmente materia di studio scolastica, dalle elementari fino ai licei - con queste parole il Presidente di Fareambiente Vincenzo Pepe saluta il varo del progetto normativo che il 23 luglio sarà presentato a Roma presso la Camera dei Deputati in Via della Missione, alla presenza dell’Onorevole Benedetto Fabio Granata, Pdl Commissione Cultura – primo firmatario del disegno di legge, l’Onorevole Agostino Ghiglia Pdl Commissione ambiente, l’Onorevole Donato Lamorte capogruppo Pdl Commissione Difesa, l’Onorevole Roberto Menia Sottosegretario all’Ambiente, l’Onorevole Nicola Cosentino Sottosegretario all’Economia e Finanze. Numerose sono le adesioni e le testimonianze di apprezzamento, arrivate dal mondo scientifico e della cultura.

Negli scorsi giorni Pepe aveva inviato una lettera ai Ministri della cultura e dell’ambiente, al Capo del Governo ed al Capo dello Stato, con la quale richiedeva un forte impegno affinché sin dalla ripresa dell’anno scolastico, lo studio dell’educazione all’ambiente ed alla sicurezza venisse introdotto nelle scuole e inserita fra le materie di studi. Già da tempo nelle scuole italiane vengono organizzate, da associazioni ambientaliste e da volontari, lezioni educazione ambientale, attività che non avendo un programma di studi ministeriale riserva molti lati oscuri e viene lasciata al buon senso dei docenti, ai quali bisogna riconoscere l’apprezzamento per il lavoro sino ad oggi svolto, che è servito a maturare l’opportunità di presentare il progetto di legge. La tutela dell’ambiente costituisce un processo che per essere compreso a fondo necessita di una cultura di rispetto che veda l’affermazione della concezione dell’ambiente come patrimonio comune dell’umanità. E’ oggi essenziale procedere ad una rivisitazione del sistema scolastico per essere al passo con una società in continua evoluzione che deve confrontarsi con nuovi eventi un tempo inimmaginabili e fare della scuola un laboratorio dove fiorisca la cultura, con insegnanti meglio qualificati e motivati, in grado di trasmettere alle menti in erba lo stimolo ad apprezzare e conoscere la società in cui viviamo e l’ambiente che ci circonda.

E’ fondamentale – spiega Pepe - partire dalle scuole elementari perché solo con la formazione di una adeguata cultura dell’ambiente si può educare a gestire l’ambiente ed imparare prevenire situazioni di emergenza; per questo è necessario un concreto impegno del Governo a 360 gradi sulla politica ambientale. L’alta formazione e lo studio specialistico sono invece assicurati dalle Università dove ormai da oltre un decennio nei corsi di studio universitari o nei Master post laurea di primo e secondo livello sono insegnate materie come il diritto dell’Ambiente e della Politica e gestione dell’ambiente. L’ambiente è patrimonio dell’uomo e la cultura dell’ambiente è imprescindibile per affrontare lo sviluppo del Paese. Uno sviluppo sostenibile, che ci consenta di consegnare il mondo ancora in buona salute alle generazioni future. La Fondazione Gianbattista Vico è uno dei centri della cultura, che da tempo promuove programmi di educazione ambientale anche attraverso convegni di studio mirati alla necessità di dare al diritto dell’ambiente un rilievo costituzionale. Parliamo di uno dei diritto fondamentali, sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che è degno di assurgere al rango costituzionale. La nostra carta fondamentale fa sì riferimento all’ambiente, identificandolo nella tutela del paesaggio, ma è questa una concezione che col tempo si è evoluta e risulta oramai dissimile da quella immaginata dal legislatore costituzionale del ’48; era quello il tempo in cui l’inquinamento non destava le preoccupazioni di oggi, attualmente invece la situazione è ben diversa.

Ai giorni nostri la tutela dell’ambiente costituisce un processo che per essere compreso a fondo necessita di una cultura di rispetto, che veda l’affermazione della concezione dell’ambiente come patrimonio comune dell’umanità. Affermare l’educazione ambientale come nuova e autonoma disciplina obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado, con programmi stabiliti per ogni ciclo scolastico è, a questo punto, una necessità da affrontare in maniera risolutiva. Continuare a contare soltanto sull’opera di pochi volontari, non consente di coprire tutto il bacino scolastico, una soluzione che ha lasciato lascia scoperti parecchi istituti. Si tratta di un cammino in salita, ma necessario a dare la legittima collocazione ad una materia meritevole di essere appresa al pari delle scienze, della storia o della geografia, che servirà ad educare i cittadini del domani e le future classi dirigenti.

di Paolo Feliciotti


 
L'educazione ambientale nelle scuole - GUARDA IL VIDEO
Primo Piano
Giovedì 24 Luglio 2008 00:00
"Affermare l'educazione ambientale come nuova ed autonoma disciplina obbligatoria nelle scuole di ogni ordine e grado è fondamentale affinché la sensibilità per le tematiche ambientali ed il rispetto per l'ambiente ed il paesaggio entri a far parte del bagaglio culturale dei cittadini".
Nel corso di un'affollatissima conferenza stampa tenutasi questa mattina alla Camera dei Deputati, il Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente presieduto dal Prof. Vincenzo Pepe, insieme ad un nutrito gruppo di parlamentari ha presentato una proposta di legge per l'introduzione, dell'educazione ambientale tra le discipline fondamentali nei programmi delle scuole di ogni ordine e grado.
Contestualemente è stata anche ufficializzata la costituzione di un intergruppo parlamentare politicamente trasversale legato a FareAmbiente, il cui coordinatore è l'On. Fabio Granata.

http://www.teleagenzia1.it/index.php?option=com_docman&task=doc_details&Itemid=&gid=418
 
Vincenzo Pepe presenta il programma del Movimento alla Camera
Primo Piano
Mercoledì 23 Luglio 2008 00:00
Mercoledì 23 luglio alle ore 13,00 presso la sede della Camera dei Deputati in Via della Missione n. 4, Vincenzo Pepe, Presidente del Movimento Ambientalista Europeo FAREAMBIENTE, presenterà il programma del movimento e la proposta di iniziativa legislativa per introdurre l’educazione all’ambiente e alla sicurezza, quale materia di studio nelle scuole di ogni ordine e grado. Primo firmatario On. Benedetto Fabio Granata.

Hanno confermato la partecipazione:
l’On. Roberto Menia, Sottosegretario all’Ambiente;
l’On Nicola Casentino, Sottosegretario all’Economia e Finanze;
l’On. Agostino Ghiglia della Commissione Ambiente;
l’On. Donato La Morte della Commissione Giustizia.

Molte le adesioni e le testimonianze di apprezzamento, arrivate dal mondo scientifico e della cultura.
Nei scorsi giorni Pepe ha inviato una lettera al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione e al Ministro dell’Ambiente, con la quale ha chiesto un forte impegno affinché, sin dalla ripresa dell’anno scolastico, lo studio dell'educazione all’ambiente ed alla sicurezza sia introdotto nelle scuole di ogni ordine e grado e abbia pari parità rispetto a tutte le altre discipline.
 
FareAmbiente alla Camera dei Deputati
Utime Notizie
Mercoledì 23 Luglio 2008 00:00
Roma:
Il 23 luglio 2008, ore 13,00, presso la sala stampa della Camera dei Deputati in Via della Missione n. 4 a Roma, Vincenzo Pepe, Presidente di FAREAMBIENTE, presenta il Movimento Ecologista Europeo e la proposta di legge per l’introduzione dell’educazione ambientale nelle scuole di ogni ordine e grado.

Durante l'incontrò avverrà
- la presentazione alla Camera dei Deputati del Movimento Ecologista Europeo FAREAMBIENTE e
- la presentazione della proposta di legge, concernente l’introduzione dell’educazione ambientale quale materia di studio nelle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado.

 
Coordinamento Regione Toscana
Utime Notizie
Sabato 19 Luglio 2008 00:00
Firenze:
La riunione il Direttivo regionale della Toscana del Movimento Ecologista Europeo - Fare Ambiente è convocata per Sabato 19 luglio p.v.
L'incontro avrà luogo presso la sede fiorentina del CNA (Confederazione Nazionale Artigianato Piccola e Media Impresa) in Via Luigi Alamanni, 31 Firenze.

All'ordine del giorno lo studio del Programma regionale di Fare Ambiente Toscana.


 
Europa, Mediterraneo e Sviluppo del Sud
Utime Notizie
Venerdì 18 Luglio 2008 00:00
Agropoli (SA):
Venerdì 18 Luglio, alle 19,30 nell'affascinante scenario del Castello di Agropoli, si terrà il convegno: "Europa, Mediterraneo, Sviluppo Sud", organizzato dal Centro Studi "Roma-Europa 2000", Associazione no profit per la cultura e lo sviluppo dell'ambiente, della sanità e della ricerca, presieduto dal Colonnello Giuseppe Fausto Milillo, e dal Movimento Europeo ecologista "Fare Ambiente", presieduto dal Prof. Vincenzo Pepe.
Prevista l'esclusiva partecipazione dell' On. Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia, nel suo primo appuntamento fuori dei confini siciliani dopo le recenti elezioni. L'On. Lombardo sarà accompagnato da due rappresentanti del Governo: l'On. Giuseppe Maria Reina Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e l'On. Vincenzo Scotti Sottosegretario al Ministero degli Affari Esteri, oltre la presenza di autorevoli componenti del Governo, rappresentanti dell' "MPA Movimento per l' Autonomia del Sud" che illustreranno gli indirizzi della Maggioranza.
Presiederà il Convegno l'On. Nicolò Nicolosi già Presidente dell' "Agenzia del Mediterraneo", mentre il moderatore sarà il dott. Guelfo Tagliavini Consigliere dell'"Istituto Grandi Infrastrutture".
Tra gli interventi, attesi quelli dell'On Arturo Iannaccone, membro della Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati, dell'On. Antonio Milo, membro della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati. Concluderà la serata l'attesissimo intervento dell'On. Raffaele Lombardo, Presidente della Regione Sicilia. Prima della manifestazione, alle 15,30, incontro con la stampa prevista nella Sala Riunioni dell'Hotel Ariston a Capaccio Paestum.
 



Biografia del Presidente

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