FareAmbiente

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A Baronissi si Fa Ambiente
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Baronissi - La dura campagna elettorale per le Comunali che vede contrapposti il Sindaco uscente Franco Cosimato e l’ex Primo Cittadino Giovanni Moscatiello si gioca non solo sullo scontro forse anche troppo personale tra i due candidati, ma anche e soprattutto sul confronto tra i programmi elettorali.
Particolare risonanza viene riservata quotidianamente alla tematica ambientale, in verità punto focale anche della campagna elettorale nazionale.
Baronissi, grazie alla sapiente gestione dell’era Cosimato, è stata solamente sfiorata dalla crisi-rifiuti ed è entrata nell’albo dei Comuni Ricicloni, raggiungendo addirittura il sesto posto nella specifica classifica stilata tra tutti i Comuni sopra i 10.000 abitanti dell’Area Sud.
Moscatiello non sembra prestare particolare attenzione al problema dei rifiuti, ma punta a valorizzare i Parchi e ad un generico sviluppo ecocompatibile del territorio.
Dall’altro lato, il programma ambientale delle tre liste a sostegno di Cosimato va ben oltre e punta ad un ulteriore incremento della percentuale di differenziata, che originerà un risparmio per le casse comunali, risparmio che sarà condiviso con i cittadini di Baronissi ed in particolare con quei cittadini che dimostreranno speciali virtù e senso civico nel differenziare, a cui saranno concessi importanti sgravi fiscali ed agevolazioni tariffarie.
La vera innovazione, in materia ambientale, ma anche e soprattutto sociale, viene dalla proposta di Gennaro Esposito (foto sopra), capolista di Liberi e Leali – Cosimato Sindaco: sin dalla presentazione del Comitato Civico “Baronissi Città Libera” Esposito ha invitato i cittadini ad esporre i propri progetti ed a concretizzare l’idea di un bilancio ed un’amministrazione davvero partecipati. Esposito, in collaborazione con il Comitato “Gioventù Libera” ed il Laboratorio di FareAmbiente, ha introdotto nel programma una mozione che prevede il coinvolgimento delle Associazioni ambientaliste di portata nazionale operanti sul territorio, le quali saranno chiamate a concordare con l’Amministrazione la politica ambientale comunale. Grande soddisfazione mostra in merito il Presidente del Laboratorio di FareAmbiente della Valle dell’Irno, Antonio Siniscalco (foto a destra): <>.

Alfonso Maria Fimiani
Responsabile Nazionale Politiche Giovanili e Sociali
FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo
 
Lettera aperta al Prof. Sartori
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
L'Opinione :
Caro Prof. Sartori,

accolgo con gioia e sollievo il suo sfogo dalle pagine del Corriere di giovedì 13 marzo scorso, contro quella forma di ambientalismo snaturato nella sua essenza del Partito dei Verdi italiano.
È proprio come dice Lei – professore – “i nostri Verdi fanno ridere o fanno danno”! Anche se di danni, credo, ne abbiano fatti di più e belli grossi: a partire proprio da quel travisamento del pensiero ambientalista e da quella deriva negazionista tramandataci da un’immagine della natura come qualcosa di contrapposto alla società degli uomini. Senza dubbio è vero che dobbiamo salvaguardare il creato dagli attacchi indiscriminati di individui non tanto avvezzi a rispettarlo, ma ciò non toglie che la natura e l’uomo sono un tutt’uno e l’uomo non fa altro che “abitare, costruire, pensare” – come direbbe Heidegger – lo spazio e il tempo adattandosi al suo habitat e modificandolo a seconda delle sue esigenze. Come Lei afferma con veemenza nel suo editoriale “il brutto non piace a nessuno, ma è irresponsabile” contrapporsi a qualsiasi cosa pur di tener duro su una linea, che non tiene conto delle esigenze del Paese e della popolazione. È evidente che la formazione politica dei Verdi, ma in generale tutto il mondo dell’associazionismo ambientalista che fa capo alla sinistra ha fallito nei suoi intenti: in primis non hanno saputo veicolare il consenso sulle stesse tematiche su cui Al Gore negli Stati Uniti ha vinto un premio Oscar e nel mondo ha vinto un Premio Nobel, facendo inserire di prepotenza in tutte le agende setting degli organismi internazionali e delle nazioni del mondo le tematiche salienti dell’ambientalismo: dal surriscaldamento del pianeta e, quindi, dai cambiamenti climatici allo sviluppo sostenibile. In Italia i Verdi hanno avuto circa vent’anni per far emergere questi temi, ma non ci sono riusciti finendo, addirittura, prima etichettati come formazione di estrema sinistra e, successivamente, liquefatti nella Sinistra L’Arcobaleno. Dico liquefatti, prendendo in prestito il concetto da Zygmunt Baumann: i Verdi italiani hanno rappresentato il prodotto di quella “modernità liquida”, di cui parla Baumann, dove si amalgamano le identità perdute o mai create. Quella dei Verdi fa parte della seconda categoria: dopo l’atto costitutivo del Partito non sono riusciti a creare un’identità forte, caratterizzante e si sono persi per i meandri cupi e scuri della retorica clownesca degli episodi e nel presenzialismo di facciata. In sé i Verdi italiani portavano un coacervo di tendenze, pur rappresentando uno scarso 2%. Cosa vuol dire ciò: che oggi non rappresentano più niente e nessuno e per la prima volta dopo quasi due lustri andiamo a votare senza una vera forza partitica che si ispiri, per lo meno, agli ideali dell’ambientalismo. Alcuni ne saranno ben contenti, ma non credo che dall’aldilà personaggi come Gregory Bateson o, per restare in casa nostra, Alexander Langer sarebbero tanto felici della notizia. Soprattutto non sarebbero lieti di sapere che l’ambiente venga utilizzato a fini ideologici e venga considerato di sinistra o di destra.
L’ostruzionismo dei Verdi e dei movimenti ambientalisti in questi ultimi anni è stato deleterio per il Paese e per la stessa tutela e conservazione dei nostri beni culturali e dell’ambiente. Opere necessarie per far sì che l’Italia diventasse finalmente un solo Paese anche nelle infrastrutture sono state bloccate; è stata negata all’Italia di essere e diventare competitiva con le altre nazioni europee e di contribuire alla costruzione fattiva dell’Unione Europea; i grandi temi dell’ambiente sono stati trattati in termini puramente demagogici senza fornire approfondimenti all’opinione pubblica, che è stata strumentalizzata da facinorosi scalpitanti, che non aspettavano altro che creare ancor più confusione e allontanare il popolo dalla strada della riflessione; è stato precluso ogni tentativo di operare in settori energetici differenti da quello dei combustibili fossili, determinando una situazione senza precedenti negli altri Paesi europei, che vede l’Italia come un’affamata elemosinare un tozzo di pane una volta all’uno una volta all’altro; è stata negata, infine, la possibilità di far nascere e prosperare una vera cultura ambientalista dedita al rispetto e alla conservazione dell’esistente con lo sguardo rivolto al futuro e alle nuove tecnologie.
A fronte – perciò – di una forma mentis delle attuali formazioni politiche lontana dall’affrontare con serietà e competenza i gravosi e imperscrutabili dilemmi del futuro del nostro pianeta ho deciso di fondare un nuovo movimento: Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo, che non partendo da posizioni precostituite e preconfezionate, si pone al di fuori dell’agorà politica per assurgere ad un ruolo di garante e di guardiano dei valori dell’ambientalismo in Italia. Già nell’infinito indicativo “FARE” ci sono tutti i presupposti del nostro pensiero, che si sostanzia nell’azione diretta al miglioramento delle condizioni umane nel rispetto e nella tutela dell’ambiente. Dinnanzi alla staticità e allo stagnamento di – ormai – desuete formazioni politiche e associazionistiche ci vogliamo distinguere con la fattività e fattibilità delle nostre proposte, contravvenendo ad una pratica di immobilismo, che ha caratterizzato gli ultimi anni.
I punti imprescindibili del nostro programma sono:
- una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006;
- campagne di sensibilizzazione sul FARE LO SVILUPPO SOSTENIBILE;
- campagne nazionali sul riutilizzo dei rifiuti: chiedere alle imprese di collaborare eliminando alla fonte i rifiuti superflui;
- più incisività sull’uso delle energie alternative, obbligando i Comuni al bilancio energetico stabilendo dei tetti di risparmio e una pianificazione della produzione di energia eco-compatibile;
- noi siamo per tutte le forme di energia rinnovabile e per la valutazione d’impatto ambientale;
- la diffusione del concetto di sviluppo sostenibile nelle scuole è la base su cui fondare uno stile di vita eco-sostenibile;
- rivisitare la legislazione sulle aree protette, ritenendo pericoloso il proliferare di Parchi e di vincoli perché ciò potrebbe omologare l’intero territorio svilendo il fondamento, ovvero la conservazione di biodiversità di alcune aree di particolare pregio;
- valorizzare l’esistente: quasi il 20% del territorio nazionale italiano è protetto sulla carta, ma la realtà è cosa ben diversa;
- avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo. In questo momento è tutto fermo;
- un’attenzione particolare al problema del mercato e dell’ambiente sulla scia dei principi comunitari: l’acqua è pubblica, ma la gestione può essere pubblica e privata, con realismo e senza fondamentalismi per realizzare uno sviluppo sostenibile;
- maggiore attenzione ai Paesi in via di sviluppo e all’equità ponderata che è il fondamento della sostenibilità;
- la sostenibilità non è solo razionale utilizzo delle risorse energetiche ma è anche immaterialità, tutela dei beni culturali e paesaggistici in una visione non fondamentalista della conservazione e valorizzazione della natura, ovvero, i beni culturali e ambientali devono avere una funzione sociale;
- il tema del riscaldamento del Pianeta è spesso usato in chiave strumentale e superficiale, mentre si potrebbero avere maggiori benefici rispetto alla politica delle quote di abbattimento di emissioni di carbonio in atmosfera aumentando progressivamente gli investimenti per accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energie eco-compatibili, rinnovabili, a basso impatto ambientale;
- avviamo la rivoluzione dell’idrogeno come stanno già facendo diversi Paesi e poniamoci tra gli innovatori e precursori in questo campo;
Il problema ambientale è un problema di sensibilità, solidarietà e di buon governo. L’ambiente è la vita dell’uomo sul Pianeta, è la nostra qualità della vita. Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e potabile, avere trasporti efficienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibi genuini, avere meno emissioni di carbonio in atmosfera, meno disastri ecologici, meno inquinamento acustico. Tutto questo nell’ottica che il progresso e la modernità con tutto ciò che comporta e ha comportato non può fermarsi: nessuno vuole tornare al mondo bucolico di Lucrezio, ma tutti vogliamo capire i veri limiti dello sviluppo senza isterismi e catastrofismi che, di certo, non aiutano la causa della tutela ambientale. Abbiamo iniziato un nuovo ed esaltante percorso insieme a tanti il cui obiettivo è contribuire alla tutela dell’ambiente per una migliore qualità della vita, salvaguardare il diritto delle generazioni future e ritrovare il gusto di affermare ideali senza estremismi, con il realismo del FARE e l’ottimismo della ragione: spero infinitamente che Lei risponda al nostro appello e partecipi con noi al progetto di costruire una società migliore basata sui fondamenti della sostenibilità e della durevolezza.
Sono lieto – perciò – di invitarLa il 2 aprile p.v. alle ore 11:00 a Roma, presso il Coordinamento Nazionale di Fare Ambiente, in Via Nazionale, 243, dove si terrà il Coordinamento Nazionale del movimento.
La saluto con affetto,

lì, Roma, 17/03/2008



Prof. Vincenzo Pepe,
Docente di Diritto dell’Ambiente
Seconda Università degli Studi di Napoli
 
Due patti per l'ambiente: uguali nel nome ma diversi nella sostanza!
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Fare Ambiente:
È stata una doppia sorpresa leggere il “Patto per l\'ambiente – 13 proposte per un\'Italia più moderna” di Legambiente. Doppia perchè siamo contenti di un\'iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche e fare ambiente e così simile alla nostra iniziativa, di qualche tempo fa, del “Patto per l\'ambiente – Lettera aperta al futuro Premier”.
La similitudine, a dire il vero, oltre che averci stupiti, ci ha fatto anche sorridere della – se vogliamo chiamarla così – coincidenza!...
I due documenti hanno molto in comune: in entrambe si utilizza il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società del domani. Come si afferma nel nostro Patto: “La sostenibilità deve diventare cultura diffusa”e fruibile da tutti. La divulgazione e la conseguente consapevolezza seguono per forza di cose l\'accesso a determinati contenuti. Accesso, che fino ad oggi, in Italia, per quanto riguarda i temi pregnanti dell\'ambientalismo è stato prerogativa di pochi addetti ai lavori e quello che è riuscito a passare, nei meandri dei filtri comunicativi, è stato strumentalizzato e banalizzato creando una disaffezione e, addirittura, una diffusa avversione della gente nei confronti della tutela e valorizzazione dell\'ambiente e dei beni culturali.
Nel primo punto del documento di Legambiente si pone il problema del cambiamento climatico e ci troviamo d\'accordo sul contrastare con ogni mezzo tale fenomeno e sull\'applicazione delle direttive dell\'UE sul 20-20-20: ridurre del 20% i gas serra e raggiungere il 20% di energia da rinnovabili entro il 2020. Ma non siamo sulla stessa lunghezza d\'onda quando si parla di organizzare una conferenza nazionale su energia e clima: sarebbe, a nostro avviso, solo una perdita di tempo. Le direttive comunitarie esistono, devono essere solo applicate dai singoli Stati dell\'UE attraverso dei processi di policy efficaci e virtuosi, che non diano spazio ad ulteriori dispendi di energie e denaro. Siamo in netto contrasto – inoltre – sul “rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Come più volte ribadito, Fareambiente è favorevole al finanziamento e alla reintroduzione della ricerca sul nucleare. Abbiamo, poi, una posizione possibilista per quanto concerne il nucleare. Riteniamo che, pur se i ricercatori non hanno ancora trovato una soluzione definitiva al problema delle scorie radioattive delle centrali nucleari, dei centri di ricerca e dei poli ospedalieri, l\'energia nucleare rappresenti una risorsa strategicamente importante per il fabbisogno della nostra nazione e una fonte energetica a emissioni zero di Co2. Nonché la vicinanza alla Francia che conta 59 centrali nucleari attive, disposte in molti casi sul perimetro dei confini nazionali e, in particolar modo, del confine con l\'Italia; l\'accordo anglo-francese sul nucleare che Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno stipulato in questi giorni a Londra, che prevede la costruzione in partnership di una nuova generazione di centrali nucleari e di reattori per esportarne la tecnologia in tutto il mondo a caro prezzo; per non parlare dei progetti della Cina, che entro il 2020 costruirà 30 nuove centrali nucleari; tutto questo dovrebbe giustificare l\'esigenza di rivedere la scelta referendaria del 1987, nell\'ottica dell\'interesse e del soddisfacimento del fabbisogno nazionale. Infatti, i processi di globalizzazione, ben lungi dall\'aver messo in crisi i confini territoriali delle nazioni, hanno prodotto un fenomeno identitario tale da riportare in auge le istanze nazionali a discapito di quelle comunitarie. In questo stato di stallo in cui versa l\'UE, l\'Italia potrebbe andare allo sbando se non si mettesse mano al Piano Energetico Nazionale creando, anche col nucleare, quel giusto mix energetico che porti all\'autonomia energetica. Sempre la Francia soddisfa l\'80% dei suoi bisogni con l\'energia nucleare. Ci sembra – quindi – miope la posizione di Legambiente ancorata a vecchi stereotipi e pregiudizi sul nucleare civile.
Sui rifiuti ci troviamo perfettamente in accordo: bisogna allontanarsi dalla prospettiva dello smaltimento in discarica con le 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero), ma, in questo preciso momento, non possiamo non affrontare il doloroso nodo dei rifiuti in Campania. Per questo Fareambiente non può che sollecitare la costruzione di termovalorizzatori di ultima generazione, che utilizzino il processo di pirolisi, in Campania e nelle altre regioni italiane, poiché il problema rifiuti non riguarda solo la Campania, ma presto riguarderà tutta l\'Italia: sappiamo tutti che la caring capacity del territorio nazionale è stata superata da lungo tempo e a fronte di territori dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto percentuali molto alte ci sono zone in cui, ancor oggi, non esiste affatto. In questo possiamo vedere, purtroppo, una nuova spaccatura tra Sud e Nord, dove il Sud si estende anche al Centro. In questo divergiamo da Legambiente anche sul disegno di legge sui Piccoli Comuni. Pur essendo vicini ai comuni con meno di 5.000 abitanti e propensi a considerare di grande valore il patrimonio che custodiscono, crediamo che sia indispensabile costruire soggetti consortili che possano agire liberamente su territori scarsamente popolati e mal rappresentati nelle stanze dei bottoni. Paradossalmente – secondo il nostro parere – solo perdendo una fetta dell\'autonomia comunale questi centri potranno sopravvivere gestendo insieme e mettendo in comune le loro doti. Il principio di sussidiarietà affronta proprio tale problema: è in contraddizione – per certo – il disegno di legge sui piccoli comuni di Legambiente con il bisogno di “dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini”, che la stessa associazione sostiene nei 13 punti del suo Patto.
Anche Fareambiente è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Ma siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale. Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent\'anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all\'Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto Appennino Parco d\'Europa, idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un\'idea.
Abbiamo espresso a più riprese la nostra volontà di avere una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006. Questo per noi è fondante, perchè porta con sé la volontà chiara ed indiscutibile di fermare e debellare le Ecomafie, avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo, abbattere gli Ecomostri e far sì che non si verifichino più abusi, ma neanche condoni, che valga il principio “chi inquina paga”, tutelare il mare, i bacini d\'acqua e le coste, far sì che si realizzi un uso razionale dell\'acqua, concretizzare una politica chiara sui trasporti che vada in direzione del trasporto su rotaia, anziché su gomma e che, quindi, vada a realizzare la TAV il Val di Susa, in pieno accordo con le popolazioni locali, intavolando un tavolo di trattative. Il che non significa lasciare le autostrade e le strade del Paese nelle condizioni in cui versano oggi: garantire l\'ultimazione dei lavori della Salerno-Reggio Calabria in brevissimo tempo, ormai, si impone come un dovere morale da parte delle autorità. Fare Ambiente – infatti – è per una politica di sostegno alle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali: siamo ostili ai “no” prevenuti e aprioristici, siamo, invece, possibilisti e votati al confronto e all\'approfondimento tematico.
Per quanto riguarda l\'agricoltura, consci del fatto che l\'agricoltura biologica rappresenta una piccolissima parte dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani e che, perciò, va intensificata e sostenuta, siamo – però – pur consapevoli che non si può fermare la ricerca scientifica nel settore agricolo-alimentare. Soltanto da tale ricerca giungerà la soluzione ad un male che attanaglia la popolazione mondiale: la fame, la malnutrizione, la mancanza di cibo nel mondo.
Infine siamo concordi nella prospettiva di raggiungere la soglia del 3% del PIL da destinare a ricerca e sviluppo, ma la nostra vera proposta per quanto riguarda la formazione si realizza nel pensare ad “una scuola capace di futuro” solo se sarà introdotto e reso obbligatorio, in tutto il percorso delle scuole dell\'obbligo, l\'insegnamento dell\'educazione ambientale. Soltanto in questo modo si potrà creare una coscienza ecologista, che porti al rispetto e alla tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali, poiché questi due mondi non possono essere scissi vivendo in simbiosi e facendo parte l\'uno dell\'altra.

di Giovannipaolo Ferrari
 
Coordinamento Nazionale Fareambiente
Utime Notizie
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Roma:
Mercoledì 2 aprile p.v. alle ore 11:00 presso la sede dell'Opinione, in Via del Corso, 117 a Roma, si terrà il Coordinamento Nazionale di Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo.

Si discuterà sul tema:
“Democrazia e Ambiente: oltre i Verdi. Per la creazione di una Costituente Ecologista Italiana”.

Programma dei lavori:
Introduzione del Presidente di Fare Ambiente
Prof. Vincenzo Pepe
Saluti dei Sindaci di Fare Ambiente
Presentazione del nuovo sito Web di Fare Ambiente
Interventi dei Coordinatori Regionali
Conclusioni del Presidente di Fare Ambiente
Prof. Vincenzo Pepe
Saluti del Presidente Onorario Di Fare Ambiente
Prof. Francesco Sisinni
Modera Arturo Diaconale, Direttore dell'Opinione.
 
Coordinamento Regionale Campania
Utime Notizie
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Caserta:
Presso la sala congressi del Hotel Vanvitelli a Caserta si terrà il convegno sul tema: “Fare Ambiente: modelli di sviluppo sostenibile” organizzato dal Coordinamento Regionale della Campania di Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo.

Programma:
Saluti - Marinella Golino
Responsabile Nazionale delle Donne di Fare Ambiente
Introduce - Francesco Della Corte
Coordinatore Regionale Campania di Fare Ambiente
Interventi dei Sindaci di Fare Ambiente:
- Sindaco di Cesa;
- Sindaco di Mercato S. Severino;
- Sindaco di Terzigno;
- Sindaco di Torraca
Conclude - Prof. Vincenzo Pepe
Presidente di Fare Ambiente
 
Lotta ai cambiamenti climatici.
Ufficio Stampa
Martedì 08 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Sempre più evidenti sono i mutamenti, che negli ultimi anni, stanno subendo le condizioni del clima ed assumo effetti significativi dovuti a quel fenomeno chiamato “effetto serra” che, ormai scientificamente provato, è causato dall’utilizzo dei combustibili fossili.
Le prospettive per il futuro non sono certamente rosee perché la domanda energetica di paesi in via di sviluppo è in costante crescita e il quadro energetico mondiale sta subendo una massiccia evoluzione. Le scorte di petrolio sono destinate ad estinguersi ed il prezzo al barile è in forte impennata. La dipendenza dell’Italia dei paesi produttori deve portare le scelte della politica energetica, che è diventata oramai un fenomeno globale, all’impiego di fonti energetiche alternative che abbiano un maggior rispetto per l’ambiente e ci consentano di consegnare il mondo, alle generazioni future, ancora in buona salute. L’attuazione di una politica ambientale che tenga in primaria considerazione lo sviluppo sostenibile non è una scelta incondizionata, ma una necessaria esigenza che nasce dal peso dei costi che l’ambiente deve sopportare, vessato dal prepotente utilizzo di combustibili fossili compiuto sino ad ora.

La dipendenza dal petrolio del nostro paese ed i continui aumenti di prezzo hanno comportato e comportano tuttora una forte penalizzazione economica. D’altro canto, determinante e non marginale resta la scelta antinuclearista presa vent’anni fa dall’Italia, anche se è pur vero che se oggi realisticamente fossimo pronti ad avviare la costruzione di qualche centrale nucleare, i presunti benefici non sarebbero tangibili nel breve periodo, considerato che i tempi di costruzione di una centrale nucleare non sono poi così ristretti. Il ricordo di Chernobyl non ha fatto maturare le coscienze per considerare la decisione di rivedere la scelta referendaria del 1987, ma la ricerca sul nucleare di quarta generazione per scopo energetico - fonte di energia pulita - deve andare avanti. Il nucleare può essere una grande risorsa e l’alternativa al petrolio allorquando si sarà riusciti a superare il problema dell’eliminazione delle scorie; questione che alcuni Stati stanno affrontando con il bruciamento delle scorie.

Bisogna necessariamente rivolgere l’attenzione alle fonti energetiche rinnovabili che costituiscono un’alternativa ai combustibili fossili e consentono la produzione di energia a basso impatto ambientale. L’adozione della tecnologia del solare termico, che può essere introdotta anche per uso domestico, consente un abbattimento del costo dell’energia e, con la recente introduzione del “conto energia”, i cittadini che hanno installato i pannelli fotovoltaici diventano a loro volta produttori di energia che rivendono al gestore, lucrando forti sconti sulla bolletta. Se consideriamo la potenzialità dell’Italia centro meridionale di produrre energia fotovoltaica, grazie alla fortunata esposizione all’irraggiamento solare, ne conviene che questa dovrebbe essere una delle fonti energetiche che andrebbe incentivata. Il piano sul clima varato dalla Commissione Europea condensa la decisione della formula “20 – 20 - 20” adottata dal Consiglio della U.E., che prevede una riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020 con la copertura del 20% del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili ed un miglioramento dell’efficienza energetica del 20%.

Per incentivare gli investimenti in fonti di energia pulita e sulla mobilità sostenibile il Ministero dell’Ambiente ha emanato un bando che mira a cofinanziare, nella misura del 50%, interventi miranti a favorire la protezione della biodiversità con la promozione delle fonti rinnovabili. Il bando, pubblicato sulla gazzetta ufficiale del 20 marzo, per il quale sono stati stanziati 1,9 milioni di euro, è rivolto ai parchi nazionali e regionali ed alle aree marine protette, che sceglieranno di adottare fonti energetiche sostenibili e misure per la mobilità sostenibile. Potranno essere ammessi al contributo progetti per impianti fotovoltaici, impianti solari termici, impianti eolici, impianti a biomasse per usi termici, interventi di bioedilizia per il risparmio energetico e per quanto riguarda la mobilità sostenibile sono ammissibili progetti per l’introduzione di veicoli a minimo impatto ambientale, la realizzazione di colonnine per la ricarica di mezzi elettrici, servizi flessibili di trasporto collettivo, servizi di noleggio biciclette. Su questa iniziativa ministeriale Vincenzo Pepe, docente di Diritto dell’ambiente, si dichiara favorevole: “il Governo deve incoraggiare le scelte energetiche eco-compatibili che tutelino la biodiversità ed è importante che l’esempio venga dai Parchi. Attenzione però, la proliferazione delle aree protette porta all’omologazione del territorio e questo sarebbe un danno per la biodiversità”.

di Paolo Feliciotti
 
La Conferenza Europea sul clima.
Ufficio Stampa
Martedì 08 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Rovigo ha lanciato la sfida dei piccoli e medi comuni per la protezione del clima e l’impiego di energie rinnovabili

Tre giorni di conferenza (dal 2 al 4 aprile scorsi) a Rovigo per dar modo ai governi locali di esprimere in un confronto le proprie esperienze e gli sforzi compiuti dopo Stoccolma 2006 e per rivolgere la propria attenzione e quella dei propri cittadini, alla necessità di adottare fonti energetiche pulite. Il tema del meeting è stato infatti “la protezione del clima ed energia rinnovabile: i piccoli e medi comuni affrontano la sfida”. Una vera e propria competizione che i governi locali e centrali di tutto il mondo hanno lanciato al riscaldamento globale del pianeta, attraverso politiche ambientali volte alla riduzione delle emissioni di gas serra. È necessario programmare un inevitabile e progressivo modellamento degli stili di vita ai quali siamo stati abituati sino ad oggi e che via via hanno condotto inevitabilmente alle attuali alterazioni sostanziali delle condizioni climatiche. Bisogna agire sia sulle cause che su gli effetti attraverso la scelta di idonee politiche di protezione climatica che, mediante l’adozione del principio di precauzione, possano portare a prevenire i danni che i cambiamenti climatici stanno arrecando all’ambiente.

La principale causa dell’assottigliamento della fascia di ozono, che sta generando il riscaldamento del pianeta, è stata riconosciuta, dal mondo scientifico, nelle emissioni indiscriminate in atmosfera di CO2. Nell’ultimo secolo lo sviluppo industriale e la sempre maggiore richiesta di energia, dovuta al progresso ed alla modernizzazione degli stili di vita adottati dalle popolazioni, hanno portato ad un progressivo innalzamento delle temperature del pianeta, di cui lo scioglimento dei ghiacciai e la desertificazione sono solo una conseguenza; fatti questi che hanno portato a riflettere sulla necessità di aumentare gli sforzi per rivolgersi verso fonti energetiche pulite e rinnovabili. Proprio i temi della protezione del clima attraverso l’adozione di politiche di mitigazione climatica e lo sviluppo di energie rinnovabili, sono il tema della conferenza di Rovigo, dove si sta rimarcando il ruolo fondamentale dei governi locali nell’attuazione di politiche di sostenibilità ambientale. Con la recente conferenza di Bali, tenutasi nel dicembre 2007, i governi nazionali avevano accolto l’appello ad assumere un forte impegno nell’adottare sistemi di tutela del clima necessari per convergere verso la negoziazione dei protocolli da definire dopo Kyoto.

Le previsioni dell’IPCC – il gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici – sul riscaldamento globale, non sono per niente confortanti; forse anche per questo l’agenzia di protezione dell’ambiente (APAT) ha ritenuto importante realizzare uno studio sulla valutazione economica degli impatti dei cambiamenti climatici e delle relative misure di adattamento in Italia, per poter sviluppare strategie e piani di assestamento territoriali. Ed è forse proprio con questo obiettivo che l’APAT ha rivolto un invito alla comunità scientifica di proporre suggerimenti e commenti al documento, che ne possano rafforzare i contenuti. Secondo il mondo scientifico il clima sta modificando sempre più velocemente per cause antropiche; il rapporto dell’IPCC denuncia l’incremento della concentrazione di biossido di carbonio, dovuto all’utilizzo di combustibili fossili, come causa che ha portato negli ultimi cento anni all’innalzamento della temperatura atmosferica media in Europa di circa un grado centigrado.

Le previsioni per il futuro non sono confortanti, si attendono infatti progressivi aumenti di temperatura dovuti al crescente sviluppo industriale di paesi come Cina, India e Brasile, le cui emissioni in atmosfera di gas serra saranno causa del verificarsi di fenomeni climatici come siccità estiva e riscaldamento dei mari, variazione del regime delle precipitazioni ed ingrossamento delle acque fluviali. La Conferenza di Rovigo, ideata per consolidare il ruolo dei comuni che devono avere uno ruolo primario nello sviluppo di strategie di protezione climatica, ha mirato a sollecitare la realizzazione di piani energetici locali basati sul concetto di energia sostenibile, attraverso l’adozione di misure di efficienza energetica e di risorse di energia rinnovabile in combinazione con la conservazione di energia. L’obiettivo del meeting è stato quello di coinvolgere l’attenzione dei governi locali ai particolari strumenti necessari ad incentivare i processi di pianificazione sui cambiamenti climatici e la produzione locale di energia, per poter ambire allo status di “comunità a emissioni zero”.


di Paolo Feliciotti

 
Riforma beni culturali, varato il nuovo codice.
Ufficio Stampa
Mercoledì 02 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
La pianificazione diventa strumento prioritario di salvaguardia e disciplina del territorio e il Ministero dei beni culturali assume un ruolo attivo con le Regioni

Il Consiglio dei Ministri ha licenziato i provvedimenti di riforma al codice dei beni culturali e paesaggistici. Con due decreti legislativi, ora alla firma del Presidente della Repubblica, sono state approvate le misure correttive al decreto legislativo n. 42 del 2004 che vanno ad incidere sia sul patrimonio dei beni culturali che sulla parte riguardante il patrimonio paesaggistico del nostro Paese. Il primo decreto disciplina la circolazione dei beni di interesse storico ed artistico distinguendoli dalle merci, regolamenta la tutela dei beni archivistici e detta norme più stringenti per la dismissione o l’utilizzazione a scopo di valorizzazione economica degli immobili di valore storico di proprietà pubblica o appartenente a privati o ad enti ecclesiastici, al fine di scongiurare la dispersione del patrimonio culturale italiano. Il secondo decreto legislativo, che riguarda il paesaggio, accoglie le considerazioni del giudice costituzionale che definisce, per l’appunto, il paesaggio un valore primario e assoluto, ne innova la definizione e rafforza le misure di salvaguardia rivisitando il regime delle autorizzazioni paesaggistiche e di pianificazione paesistica.

La pianificazione assume strumento prioritario di salvaguardia e disciplina del territorio e il Ministero dei beni culturali assume un ruolo attivo nella partecipazione alla elaborazione con le Regioni dei piani che riguardano paesaggi vincolati dalla legge Galasso. La presenza dei tecnici ministeriali dovrà garantire un regime di massima tutela del paesaggio; si viene quindi a rafforzare il ruolo delle Soprintendenze che in questo modo dovranno rilasciare un nulla osta preventivo sugli interventi che intendono incidere in qualche modo sul paesaggio, invece del mero controllo di legittimità, successivo alle autorizzazioni rilasciate dai comuni, che viene effettuato oggi. L’intervento dei soprintendenti subisce una accelerazione in quanto viene ridotto il termine per il rilascio del parere obbligatorio e vincolante, da sessanta a quarantacinque giorni. Decorso tale termine potrà essere convocata apposita conferenza di servizi, in tal caso le Soprintendenze devono esprimersi entro quindici giorni; in assenza del prescritto parere il compito di decidere sulla compatibilità dell’intervento passa alla Regione o al Comune delegato.

In tale ultima ipostesi la delega al comune è ammissibile solo se presso di questo gli uffici che emanano pareri urbanistici sono differenti da quelli che devono esprimersi sugli aspetti ambientali. Il nuovo codice dei beni culturali e del paesaggio prevede la revisione, entro un anno, degli attuali vincoli di inedificabilità, in maniera tale da definire le regole da adottare in relazione al vincolo esistente. Per gli interventi di recupero del paesaggio è prevista l’istituzione di una apposita commissione, presso il Ministero, che avrà il compito di affiancare i comuni nelle decisioni riguardanti la demolizione dei così detti ecomostri, per questo motivo la legge finanziaria ha stanziato, a partire da quest’anno 15 milioni di euro.

di Paolo Feliciotti

 
Mobilità e ambiente. Trasporti pubblici meno inquinanti
Ufficio Stampa
Sabato 29 Marzo 2008 00:00
L'Opinione:
La legge finanziaria ha assegnato al Ministero dei Trasporti un finanziamento di oltre 350 milioni di euro, in tre anni, per la “promozione e sviluppo del trasporto pubblico locale”. Il ministro dei Trasporti Bianchi ha recentemente firmato il provvedimento che ripartisce le risorse tra le regioni per cofinanziare l’acquisto di nuovi autobus destinati al trasporto dei pendolari. Il finanziamento consente di arricchire il parco pubblico circolante con autobus le cui emissioni siano conformi alle direttive Ue Euro4 e dotati di filtro anti-particolato, o alimentati a gas metano o Gpl, biocarburanti, o infine spinti da motore elettrico o ibrido. Questa iniziativa, nata da uno studio sul pendolarismo, effettuata dal Ministero dei trasporti in collaborazione con il Censis, mette a confronto il dato numerico con gli aspetti socio economici di un fenomeno che vede coinvolti 13 milioni di italiani che quotidianamente devono raggiungere il proprio posto di lavoro. La vicenda ha inoltre anche un risvolto ambientale se si considera la quantità di emissioni di Co2 rilasciate in atmosfera dai veicoli che circolano nelle nostre città.

La sostituzione dei vecchi autobus spinti con motori diesel, con mezzi di nuova generazione può essere un importante passo per respirare aria più pulita nelle nostre città. Del resto i recenti dati forniti dal IV Rapporto sulla Qualità dell’Ambiente Urbano dell’Apat non sono per niente confortanti. Dal documento emerge che, se pur in calo le emissioni da trasporto, la qualità dell’aria nelle città italiane rimane critica. Il traffico costituisce la causa maggiore di polveri sottili. L’analisi, effettuata su 24 capoluoghi di provincia con una popolazione superiore ai 150.000 abitanti, ha lo scopo di fornire i dati sull’ambiente urbano e procurare alle amministrazioni indicazioni utili finalizzate ad implementare politiche di tutela e valorizzazione delle risorse urbane. Su questa tematica il professor Vincenzo Pepe docente di diritto ambientale e leader di Fareambiente, sostiene che il sistema del trasporto pubblico italiano necessita di attente rivisitazioni: “Bisogna incentivare l’utilizzo del mezzo pubblico perché è più economico e inquina meno. Nelle nostre città abbiamo bisogno di aria pulita, invece purtroppo è in crescita il numero di veicoli privati”. E pure secondo il rapporto dell’Apat le città italiane sono sempre più verdi aumentando il verde pubblico pro capite. Secondo la fonte Apat la città di Napoli ottiene i risultati migliori, con una crescita del 19,5%, dove negli ultimi sette anni la disponibilità per abitante è aumentata di 23 metri quadri. Che fosse davvero non solo “monnezza”?

di Paolo Feliciotti
 
Forum per l'Ambiente - Mercato San Severino - Piano energetico ambientale comunale.
Ufficio Stampa
Mercoledì 19 Marzo 2008 00:00
Fare Ambiente:
Insediamento ufficiale ieri mattina, presso il Palazzo Vanvitelliano, dei componenti del Forum Comunale per l’Energia, l’Ambiente e lo Sviluppo Sostenibile, organo previsto dal PEAC (Piano Energetico Ambientale Comunale).

Parte, dunque, l’iniziativa presentata due settimane fa dal vicesindaco Giovanni Romano e dal Professor Lucio Ippolito (Ingegneria dell'Informazione e Ingegneria Elettrica dell’Università degli Studi di Salerno).

Erano presenti Renato Fusco, rappresentante della “Terna” s.p.a., Pietro Trombetti per il CNA – Mercato S. Severino, Carmine Battipaglia per il CNA- Salerno, Antonio Ferrigno per “Fare Ambiente”, Alberto Gentile per il WWF – Salerno, Giovanni ROMANO, Vice sindaco del Comune di Mercato S. Severino, Giancarlo De Tullio per ARPA-Campania, Mariarosaria Zappile e Pierpaolo Ventura per Confindustria- Salerno.

"E' stato un primo incontro di conoscenza - precisa il Vice Sindaco Giovanni Romano - tra i componenti designati dagli Enti e dalle Istituzioni che la Giunta Municipale ha individuato come rappresentanti permanenti del Forum. Il Piano è stato consegnato a tutti i presenti ed è stato illustrato dal professore Luicio Ippolito".

Al termine della discussione, dopo la presentazione, i componenti del Forum hanno stabilito di riunire nuovamente il Forum entro 30 giorni per la valutazione delle prime osservazioni e di procedere con la pubblicazione dell'intero Piano sul sito web del Comune.

In considerazione della rilevanza del PEAC ai fini del nuovo Regolamento Edilizio in fase di redazione, si è stabilito di integrare il Forum con i rappresentanti dell'ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili), dell'Ordine degli Ingegneri, dell'Ordine degli Architetti, del Collegio dei geometri, del Collegio dei Periti Industriali, di un'Associazione dei Consumatori e del soggetto gestore del servizio idrico integrato G.O.R.I. Spa.

“Si avvia in tal modo la procedura amministrativa – ha dichiarato il Vice Sindaco Giovanni Romano – che porterà alla definitiva approvazione del Piano e alla realizzazione degli interventi concreti delineati delle azioni contenute nel PEAC. La Ge.Se.Ma. Spa ha già provveduto ad installare un primo impianto regolatore dei flussi elettrici su di un tratto di illuminazione pubblica in modo da testare la validità del dispositivo che consentirà di ridurre consumi e costi. Inoltre sono già state avviate le procedure amministrative per la realizzazione degli impianti di energia elettrica fotovoltaica su tutti gli edifici pubblici".

Il PEAC si pone l’obiettivo di analizzare e definire le condizioni idonee per lo sviluppo di un sistema energetico comunale sempre più rivolto all’utilizzo delle fonti rinnovabili e all’uso efficiente dell’energia come strumenti centrali per una maggiore tutela ambientale.

Il nesso tra energia e cambiamenti climatici ormai non è più messo in discussione. Per frenare lo sfruttamento delle risorse naturali e il conseguente inquinamento prodotto dai sistemi industriali, dai trasporti e dagli usi civili è necessario procedere all'adozione di politiche efficaci, alla diffusione di una nuova cultura della sostenibilità, ad una rivisitazione degli stili di vita e dei modi di produzione. Il PAEC contiene le indicazioni utili per l'adozione di provvedimenti che consentono di raggiungere gradualmente questi obiettivi.

"Una delle iniziative più significative - prosegue Romano - riguarderà l'attivazione dello Sportello Energia, un ufficio a disposizione dei cittadini per assisterli nelle operazioni di installazione degli impianti solari fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e di acqua calda e per fornire le corrette informazioni per accedere ai benefici stabiliti dalle vigenti normative. In tal senso, il Forum svolgerà un ruolo determinante. Infatti c'è bisogno del concorso di tutti i cittadini per promuovere una diversa cultura dello sviluppo economico e della sostenibilità ambientale, sull'esempio di quanto già realizzato nella nostra Città con la raccolta differenziata. Solo promuovendo questo diverso approccio culturale la nostra Comunità potrà contribuire a ridurre il carico inquinante di emissioni di anidride carbonica (Co2) in atmosfera realizzando in concreto quanto stabilito nel Protocollo di Kyoto“.
 



Biografia del Presidente

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