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L’ambientalismo del fare. "Riaprire la battaglia per l’energia nucleare"
Le Nostre Campagne
Giovedì 08 Novembre 2007 00:00
di Vincenzo Pepe


A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l\'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista. Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico.

Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l\'Energia Nucleare \"è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa\", e riveste anche un \"ruolo potenziale ai fini della protezione del clima\", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell\'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi.

La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.

Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente. Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo. La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale
 
L’ambientalismo del fare. "Riaprire la battaglia per l’energia nucleare"
Ufficio Stampa
Giovedì 08 Novembre 2007 00:00
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7644&aa=2007:



A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista. Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico.

Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi.

La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.

Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente. Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo. La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale
 
Fare Ambiente - 20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare.
Ufficio Stampa
Mercoledì 07 Novembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
Si avvia la sottoscrizione di una petizione popolare per il rilancio del nucleare di nuova generazione e delle fonti energetiche eco-compatibili, con Pierferdinando CASINI, Sandro BONDI, Adolfo URSO e Vincenzo PEPE, Segretario Nazionale di FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale.
Giovedì, 8 novembre, ore 11,00 a Roma presso la Sala Cristallo – Hotel Nazionale – Piazza Montecitorio, si terrà la presentazione della petizione popolare con l’intervento dei proff. Franco Battaglia, Corrado Mencuccini, Francesco Sisinni.
A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista.
Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico. Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi. La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.
Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente.
Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo.
La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.
 
Sottoscrizione di una petizione popolare con CASINI, BONDI, URSO e Vincenzo PEPE
Ufficio Stampa
Mercoledì 07 Novembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
Si avvia la sottoscrizione di una petizione popolare con CASINI, BONDI, URSO e Vincenzo PEPE, segretario nazionale di FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico liberale


A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista.
Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico. Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi. La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.
Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente.
Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo.
La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Vincenzo PEPE
(Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale)
 
20 ANNI DAL REFERENDUM ABROGATIVO SUL NUCLEARE: QUALI FONTI ENERGETICHE PER L’ ITALIA?
Iniziative
Martedì 06 Novembre 2007 00:00
Roma:
8 novembre 1987 / 2007

20 ANNI DAL REFERENDUM ABROGATIVO SUL NUCLEARE:

QUALI FONTI ENERGETICHE PER L’ ITALIA?


Dal fondamentalismo al realismo



ROMA – Hotel Nazionale -


SALA Cristallo


Giovedì 8 novembre 2007 – ore 11,00

Introduce: Vincenzo PEPE
(Seconda Università degli Studi di Napoli-
Segretario Nazionale FAREAMBIENTE)

Saluti : Francesco Sisinni
(già Direttore generale per i beni culturali e ambientali)
Guelfo Tagliavini
(Responsabile Industria – Energia e P.A. FAREAMBIENTE)


Relatori: F. Battaglia
(Università degli Studi di Modena)
C. Mencuccini
(Università degli Studi La Sapienza Roma)

Interverranno: on. Adolfo Urso, on. Sandro Bondi, on. Pierferdinando Casini.

Ore 14,30


Presiede: Romeo La Pietra
(Consigliere Nazionale degli Ingegneri –
Coordinatore Friuli Venezia Giulia Fareambiente)

Sarà presentata la petizione popolare sulla necessità di aiutare la ricerca sulle nuove tecnologie delle fonti energetiche

Interverranno esponenti politici, rappresentanti delle imprese e i coordinatori regionali di Fareambiente
 
Vent’anni dal referendum sul nucleare. “Quali fonti energetiche per l’Italia?”
Le Nostre Campagne
Sabato 03 Novembre 2007 00:00


di Paolo Feliciotti

Tra pochi giorni (8 e 9 novembre 1987) ricorre il ventennale del referendum con il quale i cittadini italiani decisero di abbandonare l’utilizzo di energia nucleare. Una scelta che fu forse influenzata dalla tragedia di Cernobyl, o forse da una reale consapevolezza dei rischi derivanti dalla presenza sul nostro territorio di centrali nucleari, laboratori dove l’uranio viene arricchito per scopo energetico, e dal timore che potesse essere impiegato per usi bellici. All’epoca l’Italia aveva prodotto ed utilizzato energia nucleare per circa vent’anni, nelle centrali dell’Enel e negli impianti nucleari dell’Enea, producendo quindi scorie radioattive che vennero affidate, per essere stoccate, ad una società appositamente costituita. A distanza di vent’anni, i discorsi sull’eventuale utilizzo in Italia di energia nucleare, continuano a generare divisioni e spaccature tra gli schieramenti politici italiani. Anche se è ancora aperto il problema dello smaltimento delle scorie, l’energia nucleare parrebbe essere al momento la fonte energetica a più bassa emissione di carbonio prodotta nell'UE e secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, l'uso del nucleare è destinato a crescere, passando dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030.

Ma l’ipotesi di un ritorno al nucleare crea ancora sconcerto e preoccupazione; secondo un sondaggio commissionato dai Verdi all’Ipr Marketing (istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione), gli italiani restano contrari al nucleare. Su un campione, intervistato di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, il 56% è contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% è contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al suo comune. Intanto a Vienna il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto, ha partecipato giorni fa, in rappresentanza del governo italiano, alla riunione ministeriale della Global Nuclear Energy Partnership, che intende coinvolgere le nazioni nella ricerca di risposte, alla crescita della domanda di energia attraverso un "nucleare sicuro". L’Italia, per non restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione, sarebbe pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale e ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma.

Secondo la comunità scientifica l’energia prodotta dai reattori a fusione non produce emissioni di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, ed in questo tipo di reattori non si produrrebbero scorie radioattive, eliminando così il problema dello stoccaggio dei residui delle centrali. Da tale riflessione conseguirebbe che le emissioni di CO2, che favoriscono l’assottigliamento della fascia d’ozono, sarebbero più pericolose delle scorie nucleari. Recentemente la Commissione Attività Produttive della Camera ha iniziato la discussione su una proposta di legge volta a reintrodurre l'utilizzo del nucleare a scopo pacifico; su tale tematica parrebbe emergere una convergenza di idee tra i gruppi moderati dei due schieramenti, anche se persistono forti perplessità sull'attuale tecnologia, così detta della “terza generazione”. L’Unione Europea, per favorire lo sviluppo delle tecnologie energetiche, ha adottato tre obiettivi chiave che riguardano: la riduzione del costo attuale delle fonti rinnovabili di energia; la facilitazione dell’uso efficiente di energia; garantire alle industrie europee una posizione di primo piano nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La realizzazione di questi obiettivi strategici prevede la ricerca e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili come sole, vento, carburanti da biomasse. Ma anche centrali a gas naturale, oltre alle celle a combustibile e idrogeno ed alla fissione avanzata e fusione. Inoltre andrebbe considerato un migliore impiego dell'energia sia nei processi di conversione, che nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, per raggiungere gli obiettivi vincolanti fissati per il 2020. Il Parlamento europeo, nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, ha chiesto alla Commissione ed agli Stati membri di dare un'elevata priorità alle fonti rinnovabili raccomandando anche che il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione venga destinato alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, ricomprendendo anche le energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Compito dei governi nazionali è destinare maggiori risorse per la ricerca in campo energetico in previsione della revisione del bilancio 2007-2013.

L'impiego di energia nucleare desta forti preoccupazioni perché l'energia è generata dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio è scisso in due nuclei più piccoli attraverso un processo chiamato “fissione nucleare” che produce energia e genera altri neutroni che, a loro volta, bombardano i nuclei di uranio dando luogo alla “reazione a catena nucleare”. Questo processo crea radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, e cioè scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fino a quando il livello di radioattività non sarà decaduto. Il grado di radioattività non consente all'uomo di avvicinarsi alle scorie e, al momento, sono controverse le tesi sul periodo di decadimento della radioattività e sulla possibilità di distruggere le scorie radioattive. Quantità minime di uranio consentono di produrre una elevata quantità di energia ad emissione zero, contrariamente al carbone ed al petrolio che combusti emettono anidride carbonica. Ma oltre al problema delle scorie radioattive, c’è quello degli elevati costi per impiantare una centrale nucleare, che peraltro, una volta individuata la possibile ubicazione, sarebbe difficile da fare accettare alle popolazioni locali.

Al Convegno "Energia per lo sviluppo" che si è tenuto a a Baveno, è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, che pur non volendo entrare nel merito di scelte politiche ed esprimendo il timore per le scorie nucleari radioattive che abbiamo in Italia ha sostenuto che: "Purtroppo a causa della sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel cortile di casa mia ndr), non si riesce ad avere una politica chiara e seria. L'unica soluzione che riusciamo a trovare è portare fuori tutto all'estero con costi sempre più insostenibili per l'economia nazionale". Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni per arginare la crisi energetica potrebbero avere conseguenze di vasta portata sia per lo sviluppo tecnologico che per la salute dell'Ambiente. Il rispetto dei vincoli ambientali e il tentativo di limitare l'inquinamento, deve costituire una priorità assoluta in grado di orientare le scelte energetiche verso fonti di energia "pulita", in modo da poter avviare un processo destinato a ridurre pesantemente il consumo del petrolio, fonte in via di estinzione che ci vincola fortemente ai paesi produttori.

La tutela dell’ambiente è una delle maggiori sfide per l’Unione Europea e il principio dell’integrazione delle esigenze in materia di ambiente nelle politiche dell’Unione è una delle basi dell’azione comunitaria; il principio comunitario di “sviluppo sostenibile” che si è affermato come uno dei pilastri dell’unione, è uno degli obiettivi da realizzare attraverso uno sforzo comune affinché il progresso non metta a rischio le possibilità di crescita delle generazioni future. Fareambiente, movimento ambientalista democratico liberale, ha promosso a vent’anni dalla scelta anti-nucleare il convegno “Quali fonti energetiche per l'Italia?”, per riflettere sull’opportunità di perdurare nella scelta antinuclearista, quando a poca distanza dai nostri confini sono situate centrali che lavorano alla fissione nucleare, e sulle reali possibili alternative necessarie ad arginare la crisi energetica; considerando che per rientrare nei parametri di Kyoto e della U.E. è necessario ridurre le emissioni di gas serra che provocano l’assottigliamento della fascia di ozono. L’appuntamento con Fareambiente è alla Sala Capranichetta l’8 novembre alle ore 11.
 
Vent’anni dal referendum sul nucleare. “Quali fonti energetiche per l’Italia?”
Ufficio Stampa
Sabato 03 Novembre 2007 00:00
l'opinione:



Tra pochi giorni (8 e 9 novembre 1987) ricorre il ventennale del referendum con il quale i cittadini italiani decisero di abbandonare l’utilizzo di energia nucleare. Una scelta che fu forse influenzata dalla tragedia di Cernobyl, o forse da una reale consapevolezza dei rischi derivanti dalla presenza sul nostro territorio di centrali nucleari, laboratori dove l’uranio viene arricchito per scopo energetico, e dal timore che potesse essere impiegato per usi bellici. All’epoca l’Italia aveva prodotto ed utilizzato energia nucleare per circa vent’anni, nelle centrali dell’Enel e negli impianti nucleari dell’Enea, producendo quindi scorie radioattive che vennero affidate, per essere stoccate, ad una società appositamente costituita. A distanza di vent’anni, i discorsi sull’eventuale utilizzo in Italia di energia nucleare, continuano a generare divisioni e spaccature tra gli schieramenti politici italiani. Anche se è ancora aperto il problema dello smaltimento delle scorie, l’energia nucleare parrebbe essere al momento la fonte energetica a più bassa emissione di carbonio prodotta nell'UE e secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, l'uso del nucleare è destinato a crescere, passando dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030.

Ma l’ipotesi di un ritorno al nucleare crea ancora sconcerto e preoccupazione; secondo un sondaggio commissionato dai Verdi all’Ipr Marketing (istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione), gli italiani restano contrari al nucleare. Su un campione, intervistato di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, il 56% è contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% è contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al suo comune. Intanto a Vienna il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto, ha partecipato giorni fa, in rappresentanza del governo italiano, alla riunione ministeriale della Global Nuclear Energy Partnership, che intende coinvolgere le nazioni nella ricerca di risposte, alla crescita della domanda di energia attraverso un "nucleare sicuro". L’Italia, per non restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione, sarebbe pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale e ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma.

Secondo la comunità scientifica l’energia prodotta dai reattori a fusione non produce emissioni di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, ed in questo tipo di reattori non si produrrebbero scorie radioattive, eliminando così il problema dello stoccaggio dei residui delle centrali. Da tale riflessione conseguirebbe che le emissioni di CO2, che favoriscono l’assottigliamento della fascia d’ozono, sarebbero più pericolose delle scorie nucleari. Recentemente la Commissione Attività Produttive della Camera ha iniziato la discussione su una proposta di legge volta a reintrodurre l'utilizzo del nucleare a scopo pacifico; su tale tematica parrebbe emergere una convergenza di idee tra i gruppi moderati dei due schieramenti, anche se persistono forti perplessità sull'attuale tecnologia, così detta della “terza generazione”. L’Unione Europea, per favorire lo sviluppo delle tecnologie energetiche, ha adottato tre obiettivi chiave che riguardano: la riduzione del costo attuale delle fonti rinnovabili di energia; la facilitazione dell’uso efficiente di energia; garantire alle industrie europee una posizione di primo piano nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La realizzazione di questi obiettivi strategici prevede la ricerca e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili come sole, vento, carburanti da biomasse. Ma anche centrali a gas naturale, oltre alle celle a combustibile e idrogeno ed alla fissione avanzata e fusione. Inoltre andrebbe considerato un migliore impiego dell'energia sia nei processi di conversione, che nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, per raggiungere gli obiettivi vincolanti fissati per il 2020. Il Parlamento europeo, nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, ha chiesto alla Commissione ed agli Stati membri di dare un'elevata priorità alle fonti rinnovabili raccomandando anche che il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione venga destinato alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, ricomprendendo anche le energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Compito dei governi nazionali è destinare maggiori risorse per la ricerca in campo energetico in previsione della revisione del bilancio 2007-2013.

L'impiego di energia nucleare desta forti preoccupazioni perché l'energia è generata dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio è scisso in due nuclei più piccoli attraverso un processo chiamato “fissione nucleare” che produce energia e genera altri neutroni che, a loro volta, bombardano i nuclei di uranio dando luogo alla “reazione a catena nucleare”. Questo processo crea radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, e cioè scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fino a quando il livello di radioattività non sarà decaduto. Il grado di radioattività non consente all'uomo di avvicinarsi alle scorie e, al momento, sono controverse le tesi sul periodo di decadimento della radioattività e sulla possibilità di distruggere le scorie radioattive. Quantità minime di uranio consentono di produrre una elevata quantità di energia ad emissione zero, contrariamente al carbone ed al petrolio che combusti emettono anidride carbonica. Ma oltre al problema delle scorie radioattive, c’è quello degli elevati costi per impiantare una centrale nucleare, che peraltro, una volta individuata la possibile ubicazione, sarebbe difficile da fare accettare alle popolazioni locali.

Al Convegno "Energia per lo sviluppo" che si è tenuto a a Baveno, è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, che pur non volendo entrare nel merito di scelte politiche ed esprimendo il timore per le scorie nucleari radioattive che abbiamo in Italia ha sostenuto che: "Purtroppo a causa della sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel cortile di casa mia ndr), non si riesce ad avere una politica chiara e seria. L'unica soluzione che riusciamo a trovare è portare fuori tutto all'estero con costi sempre più insostenibili per l'economia nazionale". Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni per arginare la crisi energetica potrebbero avere conseguenze di vasta portata sia per lo sviluppo tecnologico che per la salute dell'Ambiente. Il rispetto dei vincoli ambientali e il tentativo di limitare l'inquinamento, deve costituire una priorità assoluta in grado di orientare le scelte energetiche verso fonti di energia "pulita", in modo da poter avviare un processo destinato a ridurre pesantemente il consumo del petrolio, fonte in via di estinzione che ci vincola fortemente ai paesi produttori.

La tutela dell’ambiente è una delle maggiori sfide per l’Unione Europea e il principio dell’integrazione delle esigenze in materia di ambiente nelle politiche dell’Unione è una delle basi dell’azione comunitaria; il principio comunitario di “sviluppo sostenibile” che si è affermato come uno dei pilastri dell’unione, è uno degli obiettivi da realizzare attraverso uno sforzo comune affinché il progresso non metta a rischio le possibilità di crescita delle generazioni future. Fareambiente, movimento ambientalista democratico liberale, ha promosso a vent’anni dalla scelta anti-nucleare il convegno “Quali fonti energetiche per l'Italia?”, per riflettere sull’opportunità di perdurare nella scelta antinuclearista, quando a poca distanza dai nostri confini sono situate centrali che lavorano alla fissione nucleare, e sulle reali possibili alternative necessarie ad arginare la crisi energetica; considerando che per rientrare nei parametri di Kyoto e della U.E. è necessario ridurre le emissioni di gas serra che provocano l’assottigliamento della fascia di ozono. L’appuntamento con Fareambiente è alla Sala Capranichetta l’8 novembre alle ore 11.

di Paolo Feliciotti
 
Solo in Italia il nucleare resta un tabù
Le Nostre Campagne
Sabato 27 Ottobre 2007 00:00

di Carlo Stagnaro

All’indomani del voto pro-nucleare del Parlamento Europeo, il governo s’impegna a cacciare la testa sotto la sabbia. Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto: “Sul nucleare l’Italia ha preso una posizione molto chiara. Italia e Germania non hanno scelto il nucleare. Abbiamo però scelto di ricercare nell’ambito del nucleare”. Che è una solenne sciocchezza. E’ vero, naturalmente, che nel 1987 un referendum ha veicolato tutte le paure degli italiani e ha innescato una retromarcia politica senza precedenti, che ha portato alla chiusura degli impianti atomici appena inaugurati e alla distruzione del patrimonio scientifico e tecnologico che il paese aveva saputo costruire. Ed è corretto che i tedeschi, a differenza dei francesi, non vedono nel nucleare un’opzione strategica, o comunque una bandiera da agitare. E tuttavia, a differenza dell’Italia, la Germania non ha alcuna intenzione di smantellare le sue centrali, che soddisfano circa il 30 per cento del fabbisogno elettrico nazionale (un altro 50 per cento è alimentato a carbone, tanto per capire quale sia il reale rapporto tra propaganda e realtà nel mito della Germania rinnovabile).

Sebbene il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder fosse molto critico verso questa tecnologia, nessun provvedimento reale è stato preso per limitarne l’utilizzo. L’attuale grosse koalition sceglie la via del silenzio, ma sa che dell’atomo non può fare a meno, e del resto la cancelliera Angela Merkel è una nuclearista convinta. La verità è che il pronunciamento dell’europarlamento non contiene nulla di nuovo o che fosse prima ignoto: rappresenta, però, un’enorme passo avanti dal punto di vista politico. Finalmente l’Europa, stretta tra obiettivi di riduzione delle emissioni che non riuscirà a raggiungere e un aumento apparentemente inesorabile dei prezzi del petrolio, ammette che l’atomo è una componente essenziale del suo mix energetico, e che il suo contributo non è comprimibile nel futuro prossimo - anzi, è probabilmente destinato a espandersi, se prevarrà un atteggiamento pessimistico sugli scenari petroliferi dei prossimi decenni.

Prodi, con le sue parole, ha tentato di trovare una terza via: sì al nucleare ma non ora. La stessa strada è stata battuta dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani che pure, si dice, dentro di sé è un tifoso dell’atomo. Ma negare l’esistenza di un caso-Italia, o cercare il quieto vivere rimandando di qualche anno la discussione attraverso il richiamo al nucleare di quarta generazione, non giova né alla qualità del dibattito politico, né alla competitività del sistema-paese. E’ certo che le tecnologie di domani saranno più efficienti e pulite di quelle di oggi. Ma anche quelle di dopodomani saranno migliori di quelle di domani, e così via. Ragionando in questo modo, non si arriva da nessuna parte. Né, soprattutto, si risolve il problema qui e ora: chi mi garantisce che, quando premo l’interruttore, da qualche parte si metterà in moto un processo che fornirà l’energia sufficiente a far brillare la lampadina?

L’energia è una cosa seria, che non può essere affrontata a suon di slogan, come troppo spesso avviene in Europa. Parlare delle singole fonti è il rischio da evitare. Per soddisfare una domanda complessa e crescente, tutte le fonti di energia - tutte - rivestono un’importanza e hanno un ruolo. Soprattutto all’interno di un contesto liberalizzato, o in via di liberalizzazione, quale è quello che bene o male ci siamo dati. In una cornice di competizione, le imprese devono comporre il portafoglio più efficiente possibile delle loro centrali: quindi, quel che conta non è solo il costo del kilowattora, ma anche la stabilità e la prevedibilità dei costi, e la flessibilità degli impianti. Il nucleare, come il carbone, si presta molto bene a soddisfare il cosiddetto carico base, quello che deve essere costantemente erogato perchè in qualunque momento del giorno, tutti i giorni dell’anno, viene richiesto. Infatti, ogni paese industrializzato ha in queste due fonti uno zoccolo importante: solo l’Italia vi ha abdicato, e questa è una delle ragioni per cui l’elettricità da noi è più cara che altrove, con tutte le conseguenze per l’economia reale che ciò comporta.

Se dunque l’ideologia verde rappresenta una minaccia alla promozione del benessere (energetico ed economico), occorre guardarsi anche dall’ideologia opposta: quella che vorrebbe trovare nel nucleare la risposta a tutti i problemi. No: il nucleare costituisce una valida risposta ad alcuni problemi, ed è da qui che bisogna partire. Diversamente, si agisce (consapevolmente o no) nell’interesse di questa o quella lobby (o di questo o quel paese), ma non per il bene del paese.
 
Solo in Italia il nucleare resta un tabù
Ufficio Stampa
Sabato 27 Ottobre 2007 00:00
http://www.loccidentale.it/node/8264:
di Carlo Stagnaro

All’indomani del voto pro-nucleare del Parlamento Europeo, il governo s’impegna a cacciare la testa sotto la sabbia. Il presidente del consiglio, Romano Prodi, ha detto: “Sul nucleare l’Italia ha preso una posizione molto chiara. Italia e Germania non hanno scelto il nucleare. Abbiamo però scelto di ricercare nell’ambito del nucleare”. Che è una solenne sciocchezza. E’ vero, naturalmente, che nel 1987 un referendum ha veicolato tutte le paure degli italiani e ha innescato una retromarcia politica senza precedenti, che ha portato alla chiusura degli impianti atomici appena inaugurati e alla distruzione del patrimonio scientifico e tecnologico che il paese aveva saputo costruire. Ed è corretto che i tedeschi, a differenza dei francesi, non vedono nel nucleare un’opzione strategica, o comunque una bandiera da agitare. E tuttavia, a differenza dell’Italia, la Germania non ha alcuna intenzione di smantellare le sue centrali, che soddisfano circa il 30 per cento del fabbisogno elettrico nazionale (un altro 50 per cento è alimentato a carbone, tanto per capire quale sia il reale rapporto tra propaganda e realtà nel mito della Germania rinnovabile).

Sebbene il governo rosso-verde di Gerhard Schroeder fosse molto critico verso questa tecnologia, nessun provvedimento reale è stato preso per limitarne l’utilizzo. L’attuale grosse koalition sceglie la via del silenzio, ma sa che dell’atomo non può fare a meno, e del resto la cancelliera Angela Merkel è una nuclearista convinta. La verità è che il pronunciamento dell’europarlamento non contiene nulla di nuovo o che fosse prima ignoto: rappresenta, però, un’enorme passo avanti dal punto di vista politico. Finalmente l’Europa, stretta tra obiettivi di riduzione delle emissioni che non riuscirà a raggiungere e un aumento apparentemente inesorabile dei prezzi del petrolio, ammette che l’atomo è una componente essenziale del suo mix energetico, e che il suo contributo non è comprimibile nel futuro prossimo - anzi, è probabilmente destinato a espandersi, se prevarrà un atteggiamento pessimistico sugli scenari petroliferi dei prossimi decenni.

Prodi, con le sue parole, ha tentato di trovare una terza via: sì al nucleare ma non ora. La stessa strada è stata battuta dal ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani che pure, si dice, dentro di sé è un tifoso dell’atomo. Ma negare l’esistenza di un caso-Italia, o cercare il quieto vivere rimandando di qualche anno la discussione attraverso il richiamo al nucleare di quarta generazione, non giova né alla qualità del dibattito politico, né alla competitività del sistema-paese. E’ certo che le tecnologie di domani saranno più efficienti e pulite di quelle di oggi. Ma anche quelle di dopodomani saranno migliori di quelle di domani, e così via. Ragionando in questo modo, non si arriva da nessuna parte. Né, soprattutto, si risolve il problema qui e ora: chi mi garantisce che, quando premo l’interruttore, da qualche parte si metterà in moto un processo che fornirà l’energia sufficiente a far brillare la lampadina?

L’energia è una cosa seria, che non può essere affrontata a suon di slogan, come troppo spesso avviene in Europa. Parlare delle singole fonti è il rischio da evitare. Per soddisfare una domanda complessa e crescente, tutte le fonti di energia - tutte - rivestono un’importanza e hanno un ruolo. Soprattutto all’interno di un contesto liberalizzato, o in via di liberalizzazione, quale è quello che bene o male ci siamo dati. In una cornice di competizione, le imprese devono comporre il portafoglio più efficiente possibile delle loro centrali: quindi, quel che conta non è solo il costo del kilowattora, ma anche la stabilità e la prevedibilità dei costi, e la flessibilità degli impianti. Il nucleare, come il carbone, si presta molto bene a soddisfare il cosiddetto carico base, quello che deve essere costantemente erogato perchè in qualunque momento del giorno, tutti i giorni dell’anno, viene richiesto. Infatti, ogni paese industrializzato ha in queste due fonti uno zoccolo importante: solo l’Italia vi ha abdicato, e questa è una delle ragioni per cui l’elettricità da noi è più cara che altrove, con tutte le conseguenze per l’economia reale che ciò comporta.

Se dunque l’ideologia verde rappresenta una minaccia alla promozione del benessere (energetico ed economico), occorre guardarsi anche dall’ideologia opposta: quella che vorrebbe trovare nel nucleare la risposta a tutti i problemi. No: il nucleare costituisce una valida risposta ad alcuni problemi, ed è da qui che bisogna partire. Diversamente, si agisce (consapevolmente o no) nell’interesse di questa o quella lobby (o di questo o quel paese), ma non per il bene del paese.

 
Energia nucleare: si riapre il confronto all'Europarlamento
Le Nostre Campagne
Mercoledì 24 Ottobre 2007 00:00


L'Europarlamento sostiene la proposta del Consiglio Ue di realizzare una discussione «senza preconcetti» sull'opportunità e sui rischi dell'energia nucleare. È quanto viene sostenuto in una relazione approvata a Strasburgo con 509 voti favorevoli, 153 contrari e 30 astensioni. L'Assemblea ritiene che fissione e fusione nucleare siano «rilevanti» ai fini della sicurezza energetica. La rilevanza della produzione nucleare, indica l'Europarlamento, è ormai evidente dato che «fornisce un terzo degli approvvigionamenti elettrici della Ue».

La scelta sulle fonti energetiche resta di pertinenza nazionale anche se va considerato come la presenza o meno di produzione nucleare «può avere ripercussioni sull'evoluzione dei prezzi dell'elettricità in altri Stati membri».I deputati ritengono essenziali ulteriori miglioramenti delle norme di sicurezza per le centrali nucleari, il rapido sviluppo della tecnologia della fusione nucleare e corrispondenti incrementi degli investimenti nella ricerca. Quanto all'uso di combustibili fossili, l'Europarlamento ritiene che «continueranno ad essere della massima importanza ai fini della sicurezza dell'approvvigionamento energetico». In particolare va accentuato il ricorso al gas naturale in quanto combustibile fossile con il minor tenore di carbonio. L'Europa, però, corre il rischio di essere eccessivamente dipendente da determinati fornitori (Russia in primo luogo) o vie di trasporto del gas. Di qui l'importanza del gas naturale liquefatto ai fini della diversificazione delle importazioni.
 



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