FareAmbiente

Sei qui: Home
"PETIZIONE POPOLARE PER IL RILANCIO DEL NUCLEARE E DELLE NUOVE DELLE FONTI ENERGETICHE"
Iniziative
Martedì 13 Novembre 2007 00:00
Napoli:
La Redazione di www.fareambiente.it è lieta di segnalarVi la possibilità di aderire on-line alla

"PETIZIONE POPOLARE PER IL RILANCIO DEL NUCLEARE
E DELLE NUOVE DELLE FONTI ENERGETICHE".

http://www.fareambiente.it/
http://www.fareambiente.it/aderiscionlineallapetizione.htm
Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Saremmo lieti se voleste informare più gente possibile dell'iniziativa.


Grazie per la cortese attenzione.
 
Centrali nucleari in Italia? Oggi il 52% pronto a dire sì
Ufficio Stampa
Lunedì 12 Novembre 2007 00:00
www.postpoll.it:
Un ribaltone rispetto al referendum del 1987 quando la maggior parte degli italiani disse di no al nucleare.L’opinione pubblica ha cambiato nel corso del tempo il proprio orientamento. Se si tenesse oggi una consultazione popolare il risultato sarebbe diverso. Come emerso da un’indagine di Swg il 52% degli italiani è favorevole al nucleare.Lo schieramento del no, che due anni fa risultava maggioritario (52%), ora è al 34%. Ma non si tratta di un dietrofront repentino. Nel 1991 alla stessa domanda rispondeva positivamente il 35% , i favorevoli sono cresciuti costantemente negli anni. Questo cambiamento di orientamento segna in parte la fine dell’onda emotiva scatenata da Chernobyl nel 1996.
 
Quarta generazione: Bersani apre al nucleare
Le Nostre Campagne
Venerdì 09 Novembre 2007 00:00
di Valerio Carli

Il ministro allo Sviluppo Economico guarda avanti, guarda al nucleare. Ma lo fa con discrezione, per non irritare gli alleati della sinistra radicale. Ieri, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato come per il nucleare non sia questione di un impianto ma “di sistema”. Per il know-how, le nuove tecnologie, devi avere una cultura, una logica. Io allora dico: esercitiamoci a ricostruire un minimo di know-how; e lo stiamo facendo, attraverso Stogit, L'Enea...Rientriamo nel giro internazionale della ricerca sul nucleare di quarta generazione, quello cioè che cerca di risolvere il problema delle scorie; e lo stiamo facendo. Posso anticipare - ha aggiunto il Ministro - che la prossima settimana con il ministro americano concretizzeremo qualcosa di preciso. Ci metteremo dei soldi. Vogliamo star dentro questa cosa”.

Bersani ha proposto di “fare del deposito di superficie un centro di ricerca: io lo vedo come un luogo di tecnologie e di alta formazione. Cerchiamo di ricostruire una nostra capacità con i nostri strumenti, per la nuova generazione”. Con le centrali dotate di reattori della vecchia generazione, ha rilevato, c'è chi sostiene che i conti tornano, “ma io - ha sottolineato - non ho visto che i conti tornino” perché le grandi compagnie che producono energia con il nucleare non hanno messo in bilancio i costi di smantellamento al termine della vita utile degli impianti, come si fa per le centrali tradizionali. E di quei costi, ha chiesto retoricamente Bersani, che ne facciamo: “Decidiamo che se ne incarica pantalone, qualsiasi sia il costo? O magari li mettiamo in bolletta?”. Nonostante Bersani abbia fatto un quadro abbastanza chiaro (nucleare si, ma fatto bene), il dibattito politico, come sempre, si è acceso sul tema.

L'Italia “deve rimettersi in marcia e andare verso il nucleare”, questo secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, intervenuto al convegno di Fare Ambiente a 20 anni dal no sul nucleare. “Bisogna riprendere la strada della modernizzazione dell'Italia. Quel no al nucleare di 20 anni fa - ha detto Casini - fu una scelta sbagliata. L'Europa è andata avanti, noi ci siamo fermati sulla ricerca e oggi l'energia costa agli italiani il doppio degli altri Paesi europei. Paghiamo un prezzo troppo alto. L'Italia è in serie B, dobbiamo riprendere la strada della modernizzazione e avere il coraggio di riprendere la strada del nucleare”. Non poteva mancare una stoccata al Verde Pecoraro Scanio. “Gli Stati Uniti - ha proseguito Casini - hanno fonti di approvvigionamento diverse dalle nostre. Noi siamo completamente dipendenti dall'esterno. Il prezzo del petrolio è quello che è, e sul carbone siamo fermi. Abbiamo un ministro - ha aggiunto il leader dell'Udc riferendosi al responsabile dell'Ambiente - che sa dire solo no, no a tutto, no ai rigassificatori, no alle centrali a carbone, no anche al nucleare. Per cui oggi si tratta, se abbiamo a cuore l'ambiente, il futuro dei nostri figli e anche i conti economici dello Stato, di riprendere la strada del nucleare”.

Pronta la replica sdegnata del titolare del dicastero all'Ambiente. “È vero l'opposto, l'Italia ha fatto una scelta lungimirante, dicendo no al referendum. Il nucleare, ad oggi, è l'energia più costosa e pericolosa del pianeta. Non a caso, ieri sera è stata chiusa una centrale in Romania, nei mesi scorsi in Giappone. Il futuro è l'energia solare. Le scorie nucleari - insiste il leader dei Verdi - sono ancora uno dei problemi più gravi del pianeta. Il nucleare è l'energia più costosa e pericolosa che c'è al mondo. Tant'è vero che il costo è esorbitante. Oggi il futuro sono le fonti rinnovabili, il solare, l'efficienza energetica, l'uso migliore delle fonti fossili”.
 
Quarta generazione: Bersani apre al nucleare
Ufficio Stampa
Venerdì 09 Novembre 2007 00:00
l'opinione:


Il ministro allo Sviluppo Economico guarda avanti, guarda al nucleare. Ma lo fa con discrezione, per non irritare gli alleati della sinistra radicale. Ieri, in un'audizione alla Camera, ha sottolineato come per il nucleare non sia questione di un impianto ma “di sistema”. Per il know-how, le nuove tecnologie, devi avere una cultura, una logica. Io allora dico: esercitiamoci a ricostruire un minimo di know-how; e lo stiamo facendo, attraverso Stogit, L'Enea...Rientriamo nel giro internazionale della ricerca sul nucleare di quarta generazione, quello cioè che cerca di risolvere il problema delle scorie; e lo stiamo facendo. Posso anticipare - ha aggiunto il Ministro - che la prossima settimana con il ministro americano concretizzeremo qualcosa di preciso. Ci metteremo dei soldi. Vogliamo star dentro questa cosa”.

Bersani ha proposto di “fare del deposito di superficie un centro di ricerca: io lo vedo come un luogo di tecnologie e di alta formazione. Cerchiamo di ricostruire una nostra capacità con i nostri strumenti, per la nuova generazione”. Con le centrali dotate di reattori della vecchia generazione, ha rilevato, c'è chi sostiene che i conti tornano, “ma io - ha sottolineato - non ho visto che i conti tornino” perché le grandi compagnie che producono energia con il nucleare non hanno messo in bilancio i costi di smantellamento al termine della vita utile degli impianti, come si fa per le centrali tradizionali. E di quei costi, ha chiesto retoricamente Bersani, che ne facciamo: “Decidiamo che se ne incarica pantalone, qualsiasi sia il costo? O magari li mettiamo in bolletta?”. Nonostante Bersani abbia fatto un quadro abbastanza chiaro (nucleare si, ma fatto bene), il dibattito politico, come sempre, si è acceso sul tema.

L'Italia “deve rimettersi in marcia e andare verso il nucleare”, questo secondo il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, intervenuto al convegno di Fare Ambiente a 20 anni dal no sul nucleare. “Bisogna riprendere la strada della modernizzazione dell'Italia. Quel no al nucleare di 20 anni fa - ha detto Casini - fu una scelta sbagliata. L'Europa è andata avanti, noi ci siamo fermati sulla ricerca e oggi l'energia costa agli italiani il doppio degli altri Paesi europei. Paghiamo un prezzo troppo alto. L'Italia è in serie B, dobbiamo riprendere la strada della modernizzazione e avere il coraggio di riprendere la strada del nucleare”. Non poteva mancare una stoccata al Verde Pecoraro Scanio. “Gli Stati Uniti - ha proseguito Casini - hanno fonti di approvvigionamento diverse dalle nostre. Noi siamo completamente dipendenti dall'esterno. Il prezzo del petrolio è quello che è, e sul carbone siamo fermi. Abbiamo un ministro - ha aggiunto il leader dell'Udc riferendosi al responsabile dell'Ambiente - che sa dire solo no, no a tutto, no ai rigassificatori, no alle centrali a carbone, no anche al nucleare. Per cui oggi si tratta, se abbiamo a cuore l'ambiente, il futuro dei nostri figli e anche i conti economici dello Stato, di riprendere la strada del nucleare”.

Pronta la replica sdegnata del titolare del dicastero all'Ambiente. “È vero l'opposto, l'Italia ha fatto una scelta lungimirante, dicendo no al referendum. Il nucleare, ad oggi, è l'energia più costosa e pericolosa del pianeta. Non a caso, ieri sera è stata chiusa una centrale in Romania, nei mesi scorsi in Giappone. Il futuro è l'energia solare. Le scorie nucleari - insiste il leader dei Verdi - sono ancora uno dei problemi più gravi del pianeta. Il nucleare è l'energia più costosa e pericolosa che c'è al mondo. Tant'è vero che il costo è esorbitante. Oggi il futuro sono le fonti rinnovabili, il solare, l'efficienza energetica, l'uso migliore delle fonti fossili”.

di Valerio Carli

 
L’ambientalismo del fare. "Riaprire la battaglia per l’energia nucleare"
Le Nostre Campagne
Giovedì 08 Novembre 2007 00:00
di Vincenzo Pepe


A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l\'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista. Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico.

Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l\'Energia Nucleare \"è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa\", e riveste anche un \"ruolo potenziale ai fini della protezione del clima\", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell\'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi.

La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.

Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente. Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo. La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale
 
L’ambientalismo del fare. "Riaprire la battaglia per l’energia nucleare"
Ufficio Stampa
Giovedì 08 Novembre 2007 00:00
http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=7644&aa=2007:



A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista. Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico.

Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi.

La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.

Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente. Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo. La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale
 
Fare Ambiente - 20 anni dal referendum abrogativo sul nucleare.
Ufficio Stampa
Mercoledì 07 Novembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
Si avvia la sottoscrizione di una petizione popolare per il rilancio del nucleare di nuova generazione e delle fonti energetiche eco-compatibili, con Pierferdinando CASINI, Sandro BONDI, Adolfo URSO e Vincenzo PEPE, Segretario Nazionale di FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale.
Giovedì, 8 novembre, ore 11,00 a Roma presso la Sala Cristallo – Hotel Nazionale – Piazza Montecitorio, si terrà la presentazione della petizione popolare con l’intervento dei proff. Franco Battaglia, Corrado Mencuccini, Francesco Sisinni.
A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista.
Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico. Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi. La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.
Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente.
Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo.
La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.
 
Sottoscrizione di una petizione popolare con CASINI, BONDI, URSO e Vincenzo PEPE
Ufficio Stampa
Mercoledì 07 Novembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
Si avvia la sottoscrizione di una petizione popolare con CASINI, BONDI, URSO e Vincenzo PEPE, segretario nazionale di FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico liberale


A vent’anni dal referendum sul nucleare si presenta come necessario l’avvio di un nuovo dibattito politico e sociale sulla produzione dell’energia nucleare, contrastando l’ostracismo culturale che questo settore ha subito dal 1986. Il No del referendum del 1987, convocato sotto l'onda emotiva di Chernobyl, impone oggi, nel quadro di una nuova politica energetica, di reimpostare seriamente il tema della ricerca sul nucleare, un nucleare sicuro, che non inquini, che rappresenti una fonte di energia pulita. La tendenza del No al nucleare, grido d’allarme di un certo ambientalismo fondamentalista, va rivista e superata da una più corretta impostazione che affronti il problema senza estremismi e che sia in grado, attraverso la ricerca e l’innovazione di approdare al nucleare sostenibile e superare la forte pregiudiziale ideologica falsamente ecologista.
Non è un caso che il 24 ottobre scorso, con 509 voti a favore, 153 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo con una propria Risoluzione, ha approvato la relazione del tedesco Herbert Reul, chiedendo al Consiglio, alla Commissione UE e ai singoli stati membri di sviluppare i reattori di IV generazione e mantenere un elevato livello di competenze e stimolare il dialogo politico. Il Parlamento Europeo ha accolto quindi con favore l’insediamento di un gruppo ad alto livello sulla sicurezza nucleare e lo smaltimento dei rifiuti in condizioni di massima sicurezza sottolineando l’importanza della piattaforma tecnologica dell’energia nucleare sostenibile, avviata al fine di mettere a punto “un’agenda europea in materia di ricerca strategica sulla fissione nucleare”. Secondo l’Europarlamento l'Energia Nucleare "è indispensabile per garantire a medio termine il carico di base in Europa", e riveste anche un "ruolo potenziale ai fini della protezione del clima", visto che si tratta della maggiore fonte energetica dell'UE a basso contenuto di Co2. Nel nostro paese, dopo l’abbandono del nucleare nel 1986, dalla dipendenza dall’olio combustibile siamo approdati alla dipendenza dal gas. Lo scenario attuale vede l’Italia al primo posto al mondo per dipendenza dall’estero, con una produzione energetica che deriva quasi esclusivamente dall’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia e dall’Algeria con un incremento negli ultimi anni delle emissioni di gas ad effetto serra, che ha determinato un aumento incontrollato del surriscaldamento del clima. Tra l’altro l’Italia importa 50 miliardi di KWh elettrici l’anno da fonte nucleare d’oltralpe, rispetto alla Spagna che importa 2 miliardi di KWh annui, mentre la Francia ne esporta 66 miliardi. La situazione italiana richiederebbe, infatti, la formulazione di un nuovo Piano energetico nazionale in grado di raggiungere l’autonomia nella produzione energetica pari almeno al 50 per cento del consumo nazionale, la sicurezza e il risparmio energetico nonché lo sviluppo sostenibile delle fonti di energia. Risulta indispensabile investire nella ricerca nel settore dell’energie rinnovabili, quali l’idrogeno ed è, nel contempo necessario, investire nella ricerca del nucleare di IV Generazione, c.d. Nucleare sostenibile, partecipando ai progetti di ricerca avviati dall’UE per contribuire alla realizzazione del mercato europeo del’energia sostenibile. Una strada, quella della ricerca, sicuramente in salita, ma che consentirebbe all’Italia di superare un problema strutturale, rappresentato dalla dipendenza energetica e dalla obsolescenza delle tecnologie utilizzate nella produzione nazionale di energia.
Il Movimento ecologista democratico-liberale FAREAMBIENTE si propone attraverso una petizione popolare di mobilitare i cittadini e i politici al fine di investire nelle nuove tecnologie, nelle fonti di produzione eco-compatibili rispettose del Protocollo di Kioto. La politica dei NO non aiuta la tutela dell’ambiente.
Un gruppo di docenti universitari unitamente a tanti giovani e cittadini ha dato vita a questo nuovo Movimento ambientalista che vuole guardare ai problemi ambientali con realismo senza demagogia e sterili allarmismi. FAREAMBIENTE conta già più di 10.000 iscritti in Italia ed ha convocato per la prossima primavera il suo primo congresso organizzativo.
La cultura dello sviluppo sostenibile deve diventare stile di vita senza pregiudizi ideologici; cosi come i problemi ambientali devono essere sempre al primo posto nell’Agenda della politica sia della destra che della sinistra.

Vincenzo PEPE
(Segretario Nazionale FAREAMBIENTE – Movimento ecologista democratico-liberale)
 
20 ANNI DAL REFERENDUM ABROGATIVO SUL NUCLEARE: QUALI FONTI ENERGETICHE PER L’ ITALIA?
Iniziative
Martedì 06 Novembre 2007 00:00
Roma:
8 novembre 1987 / 2007

20 ANNI DAL REFERENDUM ABROGATIVO SUL NUCLEARE:

QUALI FONTI ENERGETICHE PER L’ ITALIA?


Dal fondamentalismo al realismo



ROMA – Hotel Nazionale -


SALA Cristallo


Giovedì 8 novembre 2007 – ore 11,00

Introduce: Vincenzo PEPE
(Seconda Università degli Studi di Napoli-
Segretario Nazionale FAREAMBIENTE)

Saluti : Francesco Sisinni
(già Direttore generale per i beni culturali e ambientali)
Guelfo Tagliavini
(Responsabile Industria – Energia e P.A. FAREAMBIENTE)


Relatori: F. Battaglia
(Università degli Studi di Modena)
C. Mencuccini
(Università degli Studi La Sapienza Roma)

Interverranno: on. Adolfo Urso, on. Sandro Bondi, on. Pierferdinando Casini.

Ore 14,30


Presiede: Romeo La Pietra
(Consigliere Nazionale degli Ingegneri –
Coordinatore Friuli Venezia Giulia Fareambiente)

Sarà presentata la petizione popolare sulla necessità di aiutare la ricerca sulle nuove tecnologie delle fonti energetiche

Interverranno esponenti politici, rappresentanti delle imprese e i coordinatori regionali di Fareambiente
 
Vent’anni dal referendum sul nucleare. “Quali fonti energetiche per l’Italia?”
Le Nostre Campagne
Sabato 03 Novembre 2007 00:00


di Paolo Feliciotti

Tra pochi giorni (8 e 9 novembre 1987) ricorre il ventennale del referendum con il quale i cittadini italiani decisero di abbandonare l’utilizzo di energia nucleare. Una scelta che fu forse influenzata dalla tragedia di Cernobyl, o forse da una reale consapevolezza dei rischi derivanti dalla presenza sul nostro territorio di centrali nucleari, laboratori dove l’uranio viene arricchito per scopo energetico, e dal timore che potesse essere impiegato per usi bellici. All’epoca l’Italia aveva prodotto ed utilizzato energia nucleare per circa vent’anni, nelle centrali dell’Enel e negli impianti nucleari dell’Enea, producendo quindi scorie radioattive che vennero affidate, per essere stoccate, ad una società appositamente costituita. A distanza di vent’anni, i discorsi sull’eventuale utilizzo in Italia di energia nucleare, continuano a generare divisioni e spaccature tra gli schieramenti politici italiani. Anche se è ancora aperto il problema dello smaltimento delle scorie, l’energia nucleare parrebbe essere al momento la fonte energetica a più bassa emissione di carbonio prodotta nell'UE e secondo le previsioni dell'Agenzia internazionale per l'energia, l'uso del nucleare è destinato a crescere, passando dai 368 Gw del 2005 a 416 Gw nel 2030.

Ma l’ipotesi di un ritorno al nucleare crea ancora sconcerto e preoccupazione; secondo un sondaggio commissionato dai Verdi all’Ipr Marketing (istituto di ricerche di mercato e sondaggi di opinione), gli italiani restano contrari al nucleare. Su un campione, intervistato di mille cittadini rappresentativi dell'intera popolazione nazionale, il 56% è contrario a nuove centrali in Italia ed il 70% è contrario alla costruzione di una centrale nucleare vicino al suo comune. Intanto a Vienna il sottosegretario al Ministero dello Sviluppo economico, Marco Stradiotto, ha partecipato giorni fa, in rappresentanza del governo italiano, alla riunione ministeriale della Global Nuclear Energy Partnership, che intende coinvolgere le nazioni nella ricerca di risposte, alla crescita della domanda di energia attraverso un "nucleare sicuro". L’Italia, per non restare fuori dalla ricerca internazionale sul nucleare di IV generazione, sarebbe pronta ad impegnarsi nella ricerca internazionale e ad approfondire le modalità più opportune per assicurare il proprio contributo al programma.

Secondo la comunità scientifica l’energia prodotta dai reattori a fusione non produce emissioni di anidride carbonica, principale responsabile dell’effetto serra e del riscaldamento globale, ed in questo tipo di reattori non si produrrebbero scorie radioattive, eliminando così il problema dello stoccaggio dei residui delle centrali. Da tale riflessione conseguirebbe che le emissioni di CO2, che favoriscono l’assottigliamento della fascia d’ozono, sarebbero più pericolose delle scorie nucleari. Recentemente la Commissione Attività Produttive della Camera ha iniziato la discussione su una proposta di legge volta a reintrodurre l'utilizzo del nucleare a scopo pacifico; su tale tematica parrebbe emergere una convergenza di idee tra i gruppi moderati dei due schieramenti, anche se persistono forti perplessità sull'attuale tecnologia, così detta della “terza generazione”. L’Unione Europea, per favorire lo sviluppo delle tecnologie energetiche, ha adottato tre obiettivi chiave che riguardano: la riduzione del costo attuale delle fonti rinnovabili di energia; la facilitazione dell’uso efficiente di energia; garantire alle industrie europee una posizione di primo piano nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio.

La realizzazione di questi obiettivi strategici prevede la ricerca e lo sfruttamento di fonti energetiche rinnovabili come sole, vento, carburanti da biomasse. Ma anche centrali a gas naturale, oltre alle celle a combustibile e idrogeno ed alla fissione avanzata e fusione. Inoltre andrebbe considerato un migliore impiego dell'energia sia nei processi di conversione, che nell'edilizia, nell'industria e nei trasporti, per raggiungere gli obiettivi vincolanti fissati per il 2020. Il Parlamento europeo, nel quadro dei programmi dell'UE in materia di ricerca e sviluppo tecnologico, ha chiesto alla Commissione ed agli Stati membri di dare un'elevata priorità alle fonti rinnovabili raccomandando anche che il ricavato della vendita all'asta dei crediti di emissione venga destinato alla ricerca su fonti energetiche rinnovabili, ricomprendendo anche le energia da osmosi, mareomotrice, del moto ondoso, solare, eolica di altitudine, generata da movimento rotatorio e l'energia generata dalle alghe. Compito dei governi nazionali è destinare maggiori risorse per la ricerca in campo energetico in previsione della revisione del bilancio 2007-2013.

L'impiego di energia nucleare desta forti preoccupazioni perché l'energia è generata dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il nucleo dell'uranio è scisso in due nuclei più piccoli attraverso un processo chiamato “fissione nucleare” che produce energia e genera altri neutroni che, a loro volta, bombardano i nuclei di uranio dando luogo alla “reazione a catena nucleare”. Questo processo crea radioattività ad alta intensità. Gli oggetti e i metalli esposti alle radiazioni diventano essi stessi radioattivi, e cioè scorie radioattive. Le scorie dovranno essere stoccate per migliaia di anni fino a quando il livello di radioattività non sarà decaduto. Il grado di radioattività non consente all'uomo di avvicinarsi alle scorie e, al momento, sono controverse le tesi sul periodo di decadimento della radioattività e sulla possibilità di distruggere le scorie radioattive. Quantità minime di uranio consentono di produrre una elevata quantità di energia ad emissione zero, contrariamente al carbone ed al petrolio che combusti emettono anidride carbonica. Ma oltre al problema delle scorie radioattive, c’è quello degli elevati costi per impiantare una centrale nucleare, che peraltro, una volta individuata la possibile ubicazione, sarebbe difficile da fare accettare alle popolazioni locali.

Al Convegno "Energia per lo sviluppo" che si è tenuto a a Baveno, è intervenuto il capo della Protezione Civile Bertolaso, che pur non volendo entrare nel merito di scelte politiche ed esprimendo il timore per le scorie nucleari radioattive che abbiamo in Italia ha sostenuto che: "Purtroppo a causa della sindrome Nimby (Not in my backyard, non nel cortile di casa mia ndr), non si riesce ad avere una politica chiara e seria. L'unica soluzione che riusciamo a trovare è portare fuori tutto all'estero con costi sempre più insostenibili per l'economia nazionale". Le scelte che verranno adottate nei prossimi anni per arginare la crisi energetica potrebbero avere conseguenze di vasta portata sia per lo sviluppo tecnologico che per la salute dell'Ambiente. Il rispetto dei vincoli ambientali e il tentativo di limitare l'inquinamento, deve costituire una priorità assoluta in grado di orientare le scelte energetiche verso fonti di energia "pulita", in modo da poter avviare un processo destinato a ridurre pesantemente il consumo del petrolio, fonte in via di estinzione che ci vincola fortemente ai paesi produttori.

La tutela dell’ambiente è una delle maggiori sfide per l’Unione Europea e il principio dell’integrazione delle esigenze in materia di ambiente nelle politiche dell’Unione è una delle basi dell’azione comunitaria; il principio comunitario di “sviluppo sostenibile” che si è affermato come uno dei pilastri dell’unione, è uno degli obiettivi da realizzare attraverso uno sforzo comune affinché il progresso non metta a rischio le possibilità di crescita delle generazioni future. Fareambiente, movimento ambientalista democratico liberale, ha promosso a vent’anni dalla scelta anti-nucleare il convegno “Quali fonti energetiche per l'Italia?”, per riflettere sull’opportunità di perdurare nella scelta antinuclearista, quando a poca distanza dai nostri confini sono situate centrali che lavorano alla fissione nucleare, e sulle reali possibili alternative necessarie ad arginare la crisi energetica; considerando che per rientrare nei parametri di Kyoto e della U.E. è necessario ridurre le emissioni di gas serra che provocano l’assottigliamento della fascia di ozono. L’appuntamento con Fareambiente è alla Sala Capranichetta l’8 novembre alle ore 11.
 



Biografia del Presidente

Sample image Vincenzo Pepe
Presidente

Social Network

Find us on Facebook

Progetto Formare

Progetto Formare

Libro in vetrina

Non nel mio Giardino

Pubblicità

EXPO 2015 - Fondazione Vico

Relazione_Presidente_Nucleare

Fareambiente_in_giappone

Riconosc_Minist _Ambiente_logo

logogagipiccolo

logo_oasi

logo_fondazionevico

vallerano

Aderisci_Icaro

Olivetti La Greca

ACSE Italia

logosra