FareAmbiente

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Presentazione de L’Opinione della Campania
Iniziative
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00
Napoli:
Mercoledì 10 Ottobre 2007 - ore 16:00

Sede della Fondazione G.B. Vico

via S. Gregorio Armeno 35 – Angolo S. Biagio dei Librai

Napoli

La S.V. è invitata a partecipare alla:

Presentazione de L’Opinione della Campania

Per la prima volta la Campania avrà, ogni mercoledì, una pagina intera da dedicare alle vicende regionali su di un quotidiano di portata nazionale.


Interverranno alla manifestazione il Prof. Vincenzo Pepe, Presidente della Fondazione G.B. Vico, il Dott. Arturo Diaconale, Direttore de L’Opinione, il noto giornale fondato da Cavour, il Dott. Stefano Peschi, Direttore Generale del quotidiano ed altre personalità.
 
Veti sull’energia Una mozione contro Pecoraro
Ufficio Stampa
Lunedì 08 Ottobre 2007 00:00
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=211536&PRINT=S:
da Roma

«Pecoraro Scanio blocca i rigassificatori, le centrali a carbone, le scelte di modernizzazione dell’Italia. Giovedì chiederò alla direzione dell’Udc di sottoscrivere una mozione di sfiducia contro Pecoraro Scanio, che è il simbolo dell’inefficienza di questo governo». Lo ha annunciato ieri sera al Tg1 Pier Ferdinando Casini. Il leader centrista ha detto: «Chiederemo anche agli altri partiti di opposizione di condividere questa scelta e mi auguro di trovare alleati anche nel centrosinistra». E l’ex presidente della Camera è tornato a chiedere un ripensamento sul nucleare. «Bisogna ricominciare immediatamente la ricerca - ha detto Casini -. Oggi il nucleare è sicuro, il nostro Paese è purtroppo uno di quelli che non riesce a modernizzarsi in Europa». «Facemmo una scelta scellerata venti anni fa con quel referendum - ha spiegato - sull’onda dell’emotività di Chernobyl, ma oggi c’è bisogno di ritornare sulla strada del nucleare». Quale governo potrebbe farlo? Alla domanda dell’intervistatore, il leader Udc risponde dicendo: «Non certo un governo che ha come ministro Pecoraro Scanio».

 
Per il nucleare, contro il "Nimby": la Camera apre la proposta di An
Le Nostre Campagne
Mercoledì 03 Ottobre 2007 00:00


Chi c'è c'è, chi non c'è - tipo gli ex ministri Gianni Alemanno e Altero Matteoli - sarà sempre in tempo ad aggregarsi dopo, ammesso che lo voglia. Gianfranco Fini ha scelto: Alleanza nazionale è ufficialmente il partito dell'energia nucleare. Lo sancisce la decisione di far avviare l'iter parlamentare della proposta di legge per la costruzione di nuove centrali atomiche, siglata da quasi tutti i pezzi da novanta di via della Scrofa (primo firmatario Adolfo Urso, secondo Fini, terzo Ignazio La Russa). Proprio domani il testo inizia il suo percorso nella commissione Attività produttive della Camera. E lo conferma l'ultimo numero di Charta Minuta, la rivista di Fare Futuro, la fondazione di cui Fini è presidente e Urso direttore generale. Un vero e proprio manifesto della "eco-destra", in cui ha un ruolo fondamentale l'atomo di pace, citato come forma di «energia verde» per eccellenza, anche in vista del rispetto del controverso trattato di Kyoto.

La filosofia del provvedimento che An vuole vedere approvato è opposta a quella in voga nella sinistra no global e più radicale, sintetizzata dalla sigla "Nimby", not in my backyard, non nel mio cortile. A via della Scrofa pensano invece che i cittadini debbano essere invogliati ad ospitare certe infrastrutture nei loro comuni, e proprio per questo la proposta di legge che sarà discussa da domani prevede che gli abitanti dei centri che ospitano le centrali nucleari siano esentati dall'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, e dalla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È previsto, inoltre, che ogni regione o provincia autonoma ospiti almeno una struttura "scomoda" di utilità nazionale: una centrale nucleare, un sito per lo stoccaggio delle scorie, un rigassificatore o un impianto per lo smaltimento dei rifiuti.

Tra i "big" del partito di Fini mancano all'appello Alemanno e Matteoli, che già la scorsa legislatura, da ministri, avevano detto più volte che il nucleare non è la risposta ai problemi energetici italiani. Non si tratta di un "no" secco, ma di una perplessità comunque forte abbastanza da non far apparire i loro nomi accanto a quelli degli altri quaranta parlamentari che hanno firmato la proposta. Lo stesso Silvio Berlusconi, del resto, quando era presidente del Consiglio, preferì farsi scudo dell'Unione europea, che chiedeva agli Stati membri di aumentare il ricorso all'energia atomica. Intanto, però, la scorsa legislatura fu compiuto un passo in avanti, piccolo ma politicamente importante: Enel fu liberata dal divieto di produrre energia atomica all'estero.

Già il fatto che adesso Montecitorio abbia il coraggio di aprire un dossier così scomodo è una notizia. La proposta di legge viene discussa perché il capogruppo di An in commissione, Enzo Raisi, ha deciso, d'intesa con Fini, che era il momento di fare del nucleare e della questione energetica una bandiera di An. Il presidente della commissione Attività produttive, il quasi ex radicale Daniele Capezzone, si frega le mani. «Ho calendarizzato con grande piacere la proposta di Alleanza Nazionale per la riapertura del confronto sul nucleare», racconta. E spiega: «Penso che l'Italia sia in condizione catastrofica proprio perché, negli ultimi quindici anni, sono stati detti troppi no: al carbone, ai rigassificatori, al nucleare. Col risultato che oggi, nella produzione di energia elettrica, siamo diventati dipendenti dal gas. Con tutti i rischi che questo comporta». Da notare che nel centrosinistra alcuni parlamentari hanno accolto la calendarizzazione del provvedimento con tacita soddisfazione. Solo negli ultimi tempi, del resto, il ritorno all'atomo è stato invocato dall'ex ministro Pierluigi Bersani, dal responsabile energia dei Ds, Antonello Cabras, e da Enrico Letta, candidato alla guida del partito democratico.

La strada, insomma, sarà pure tutta in salita, ma intanto, vent'anni dopo il referendum del 1987, che pure ha "abrogato" il nucleare solo in modo obliquo, si torna a discutere di energia atomica in Parlamento, dove ognuno sarà chiamato alle sue responsabilità: basta formule vuote, chi è d'accordo - anche a sinistra - alzi la mano, gli altri si assumano la responsabilità di aumentare il costo delle bollette e la dipendenza dell'Italia dall'estero. L'opinione pubblica pare matura per una svolta. Due anni fa una rilevazione di Renato Mannheimer certificava che il 54% degli italiani è favorevole al ritorno al nucleare, e un sondaggio pubblicato in questi giorni dal mensile Espansione conferma quelle cifre.

I confronti internazionali, intanto, sono impietosi. Nell'Unione europea, dove il 31% dell'energia è prodotto dalle centrali atomiche, le famiglie pagano cento chilowattora 10,8 euro (tasse escluse), ma nell'Italia che ha detto no al nucleare e - caso unico in Europa - produce l'82% della sua energia bruciando gas, petrolio e carbone, il prezzo è di 15,48 euro, il più alto del continente. Le nostre imprese pagano 12,1 euro (Iva esclusa) per cento chilowattora, ma i loro concorrenti francesi, grazie al nucleare (da cui proviene il 78% dell'elettricità d'oltralpe), se la cavano con appena 5,8 euro: meno della metà. Intanto il 14% dell'energia che usiamo in Italia è importato dall'estero, e in gran parte è prodotto da centrali nucleari vicine ai nostri confini.

di Fausto Carioti
 
Per il nucleare, contro il "Nimby": la Camera apre la proposta di An
Ufficio Stampa
Mercoledì 03 Ottobre 2007 00:00
libero:



Chi c'è c'è, chi non c'è - tipo gli ex ministri Gianni Alemanno e Altero Matteoli - sarà sempre in tempo ad aggregarsi dopo, ammesso che lo voglia. Gianfranco Fini ha scelto: Alleanza nazionale è ufficialmente il partito dell'energia nucleare. Lo sancisce la decisione di far avviare l'iter parlamentare della proposta di legge per la costruzione di nuove centrali atomiche, siglata da quasi tutti i pezzi da novanta di via della Scrofa (primo firmatario Adolfo Urso, secondo Fini, terzo Ignazio La Russa). Proprio domani il testo inizia il suo percorso nella commissione Attività produttive della Camera. E lo conferma l'ultimo numero di Charta Minuta, la rivista di Fare Futuro, la fondazione di cui Fini è presidente e Urso direttore generale. Un vero e proprio manifesto della "eco-destra", in cui ha un ruolo fondamentale l'atomo di pace, citato come forma di «energia verde» per eccellenza, anche in vista del rispetto del controverso trattato di Kyoto.

La filosofia del provvedimento che An vuole vedere approvato è opposta a quella in voga nella sinistra no global e più radicale, sintetizzata dalla sigla "Nimby", not in my backyard, non nel mio cortile. A via della Scrofa pensano invece che i cittadini debbano essere invogliati ad ospitare certe infrastrutture nei loro comuni, e proprio per questo la proposta di legge che sarà discussa da domani prevede che gli abitanti dei centri che ospitano le centrali nucleari siano esentati dall'Ici, l'imposta comunale sugli immobili, e dalla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È previsto, inoltre, che ogni regione o provincia autonoma ospiti almeno una struttura "scomoda" di utilità nazionale: una centrale nucleare, un sito per lo stoccaggio delle scorie, un rigassificatore o un impianto per lo smaltimento dei rifiuti.

Tra i "big" del partito di Fini mancano all'appello Alemanno e Matteoli, che già la scorsa legislatura, da ministri, avevano detto più volte che il nucleare non è la risposta ai problemi energetici italiani. Non si tratta di un "no" secco, ma di una perplessità comunque forte abbastanza da non far apparire i loro nomi accanto a quelli degli altri quaranta parlamentari che hanno firmato la proposta. Lo stesso Silvio Berlusconi, del resto, quando era presidente del Consiglio, preferì farsi scudo dell'Unione europea, che chiedeva agli Stati membri di aumentare il ricorso all'energia atomica. Intanto, però, la scorsa legislatura fu compiuto un passo in avanti, piccolo ma politicamente importante: Enel fu liberata dal divieto di produrre energia atomica all'estero.

Già il fatto che adesso Montecitorio abbia il coraggio di aprire un dossier così scomodo è una notizia. La proposta di legge viene discussa perché il capogruppo di An in commissione, Enzo Raisi, ha deciso, d'intesa con Fini, che era il momento di fare del nucleare e della questione energetica una bandiera di An. Il presidente della commissione Attività produttive, il quasi ex radicale Daniele Capezzone, si frega le mani. «Ho calendarizzato con grande piacere la proposta di Alleanza Nazionale per la riapertura del confronto sul nucleare», racconta. E spiega: «Penso che l'Italia sia in condizione catastrofica proprio perché, negli ultimi quindici anni, sono stati detti troppi no: al carbone, ai rigassificatori, al nucleare. Col risultato che oggi, nella produzione di energia elettrica, siamo diventati dipendenti dal gas. Con tutti i rischi che questo comporta». Da notare che nel centrosinistra alcuni parlamentari hanno accolto la calendarizzazione del provvedimento con tacita soddisfazione. Solo negli ultimi tempi, del resto, il ritorno all'atomo è stato invocato dall'ex ministro Pierluigi Bersani, dal responsabile energia dei Ds, Antonello Cabras, e da Enrico Letta, candidato alla guida del partito democratico.

La strada, insomma, sarà pure tutta in salita, ma intanto, vent'anni dopo il referendum del 1987, che pure ha "abrogato" il nucleare solo in modo obliquo, si torna a discutere di energia atomica in Parlamento, dove ognuno sarà chiamato alle sue responsabilità: basta formule vuote, chi è d'accordo - anche a sinistra - alzi la mano, gli altri si assumano la responsabilità di aumentare il costo delle bollette e la dipendenza dell'Italia dall'estero. L'opinione pubblica pare matura per una svolta. Due anni fa una rilevazione di Renato Mannheimer certificava che il 54% degli italiani è favorevole al ritorno al nucleare, e un sondaggio pubblicato in questi giorni dal mensile Espansione conferma quelle cifre.

I confronti internazionali, intanto, sono impietosi. Nell'Unione europea, dove il 31% dell'energia è prodotto dalle centrali atomiche, le famiglie pagano cento chilowattora 10,8 euro (tasse escluse), ma nell'Italia che ha detto no al nucleare e - caso unico in Europa - produce l'82% della sua energia bruciando gas, petrolio e carbone, il prezzo è di 15,48 euro, il più alto del continente. Le nostre imprese pagano 12,1 euro (Iva esclusa) per cento chilowattora, ma i loro concorrenti francesi, grazie al nucleare (da cui proviene il 78% dell'elettricità d'oltralpe), se la cavano con appena 5,8 euro: meno della metà. Intanto il 14% dell'energia che usiamo in Italia è importato dall'estero, e in gran parte è prodotto da centrali nucleari vicine ai nostri confini.

di Fausto Carioti
 
La ricetta di Bush per il clima: nucleare e fonti rinnovabili
Le Nostre Campagne
Venerdì 28 Settembre 2007 00:00




George W Bush punta sul nucleare e sulle energie alternative per risolvere il problema del surriscaldamento globale. Il suo Governo, ha assicurato, «aiuterà i paesi in via di sviluppo ad ottenere il nucleare». Questa tecnologia «permette di produrre grandi quantità di energia con poco inquinamento». Il Presidente degli Stati Uniti ha detto alla platea del vertice di Washington sul clima che il suo Paese dovrà «sostituire le centrali a carbone, principali responsabili dei gas serra». E poi ha aggiunto: «Promettiamo una tecnologia per avere un'energia pulita, vogliamo che le emissioni siano vicine allo zero».Il Presidente ha aggiunto che anche l'energia solare ed eolica dovrebbero essere utilizzate per ridurre le emissioni nocive per l'atmosfera e ha proposto la creazione di un fondo internazionale per le energie alternative, sostenuto dai governi dei Paesi in via di sviluppo

 
La ricetta di Bush per il clima: nucleare e fonti rinnovabili
Ufficio Stampa
Venerdì 28 Settembre 2007 00:00
il sole 24 ore:


George W Bush punta sul nucleare e sulle energie alternative per risolvere il problema del surriscaldamento globale. Il suo Governo, ha assicurato, «aiuterà i paesi in via di sviluppo ad ottenere il nucleare». Questa tecnologia «permette di produrre grandi quantità di energia con poco inquinamento». Il Presidente degli Stati Uniti ha detto alla platea del vertice di Washington sul clima che il suo Paese dovrà «sostituire le centrali a carbone, principali responsabili dei gas serra». E poi ha aggiunto: «Promettiamo una tecnologia per avere un'energia pulita, vogliamo che le emissioni siano vicine allo zero».Il Presidente ha aggiunto che anche l'energia solare ed eolica dovrebbero essere utilizzate per ridurre le emissioni nocive per l'atmosfera e ha proposto la creazione di un fondo internazionale per le energie alternative, sostenuto dai governi dei Paesi in via di sviluppo

 
Ecologismo dem-lib. Il primo laboratorio di Fare Ambiente
Ufficio Stampa
Venerdì 28 Settembre 2007 00:00
l'opinione:


Fare Ambiente, il Movimento ecologista di area democratico-liberale, continua a radicarsi sul territorio e, dopo l’inaspettato boom delle adesioni, inaugura le prime due sedi locali: entrambe ubicate nel Salernitano, l’una, a Mercato San Severino in via Rimembranza, sarà il punto di riferimento per gli iscritti della Valle Dell’Irno, l’altra, a Castel San Giorgio in via Fimiani, sarà lo spazio operativo per i residenti dell’Agro Nocerino Sarnese. “Eravamo sicuri della forza della nostra idea - dichiara Vincenzo Pepe, presidente nazionale di Fare Ambiente- ma non potevamo neanche immaginare che un movimento presentato al pubblico appena il 26 giugno scorso potesse contare ad oggi ben 5000 iscritti”.

Stanco di vedere come l’attuale politica (pseudo-)ambientalista, che nasconde loschi traffici e mal cela interessi di parte, venga gestita esclusivamente da chi si arroga il diritto di essere il solo paladino dell’ambiente, da un’Associazione come Legambiente nata all’interno del Pci e sviluppatasi nell’Arci, dalla sinistra estrema e radicale, dai no-global, dai centri sociali, da chi non ha ancora preso coscienza dei quasi quarant’anni ormai trascorsi dal Sessantotto ed anacronisticamente vede nella lotta, nella protesta ed anzi nella rivoluzione tesa all’imposizione di un’idealizzata anarchia rossa l’unica soluzione possibile ad ogni situazione più o meno problematica, da chi, in definitiva, è verde fuori e rosso dentro, il popolo dei moderati, con i giovani in testa, ha deciso di scendere in piazza per tutelare i propri diritti, troppe volte calpestati da quei militanti che non rappresentano nient’altro che uno “zero virgola” degli italiani.

La manifestazione per l’apertura del primo laboratorio di Fare Ambiente, con la “Prima Festa dei Giovani”, si terrà non a caso a Mercato San Severino, un Comune la cui popolazione oltre dieci anni fa dimostrò la proprio maturità culturale ed il proprio senso civico dando un taglio netto alla politica clientelare del passato ed eleggendo a proprio sindaco prima Giovanni Romano, oggi vice-sindaco, e poi, per continuità politica ed amministrativa, Rocco D’Auria. Ma Mercato San Severino è anche uno dei comuni-modello per la gestione dei rifiuti e per la raccolta differenziata, iniziata da ben 12 anni ed ora all’invidiabile vetta del 60 %. La serata inizierà con esibizioni musicali ed artistiche per poi proseguire con il dibattito a cui parteciperanno Giovanni Romano, Vincenzo Pepe, Francesco Della Corte, Coordinatore Regione Campania di Fare Ambiente, Alfonso Maria Fimiani, tesoriere nazionale di Fare Ambiente, ed Antonio Siniscalco, presidente del Laboratorio della Valle dell’Irno e dell’Agro Nocerino Sarnese.

“L’impeto dei giovani ed anche dei giovanissimi – sostiene Antonio Siniscalco – ed il numero eccezionale di soci od anche delle persone soltanto interessate hanno un solo comune denominatore: ad oggi non c’è ambiente senza sussidiarietà e senza sostenibilità”. Dunque non solo un attacco alla politica fallimentare di chi ha creato montagne di rifiuti, ma la proposta alternativa del principio di sussidiarietà applicato a quello di sviluppo sostenibile. “Nell’ambito della sostenibilità locale è giusto che i primi artefici della tutela siano le popolazioni locali che conoscendo il proprio territorio debbono porre in essere azioni efficaci per il raggiungimento non solo della tutela ambientale ma anche di sviluppo equilibrato e razionale. Se l’obiettivo principale della sostenibilità è la “migliore qualità della vita” – dice Pepe – è innanzitutto necessario che le collettività locali si preoccupino di tutelare il proprio ambiente difendendo le proprie aspettative di qualità della vita”.
 
Carta di Venezia sull' Energia - The Future of Science
Ufficio Stampa
Lunedì 24 Settembre 2007 00:00
Fare Ambiente:
L’energia è il motore della civiltà: influenza l’agricoltura, i trasporti, la salute, l’industria manifatturiera, la comunicazione e il tempo libero. L’energia è direttamente collegata alla qualità di vita in tutte le sue forme. In base agli attuali modelli di sviluppo, le agenzie internazionali prevedono che entro il 2030 la domanda di energia aumenterà di oltre il 50%. L’energia non è isolata dall’ambiente; pertanto se non prendiamo le dovute precauzioni il danno ambientale aumenterà parallelamente alla domanda di energia; le emissioni di anidride carbonica (Co2) derivanti dall’energia aumenteranno più del 50% entro il 2030 e il danno sarà diffuso in tutto il pianeta. Anche i Paesi meno sviluppati, che hanno una minore domanda di energia, subiranno le conseguenze dei danni ambientali creati dai Paesi ad alto consumo energetico. Inoltre le risorse di combustibili fossili non sono infinite. Le riserve di petrolio dureranno forse altri 100 anni e il carbone circa 400 anni. Abbiamo il dovere morale di trovare soluzioni e mitigare gli effetti dello sviluppo globale.
Lo scenario. Il sole e l’atomo sono fonti di energia abbondanti e inesauribili; le biomasse, l’acqua e il vento sono risorse più limitate. Inoltre il sottosuolo è ricco di calore ed è una fonte potenziale di energia geotermica pulita e inesauribile. Tutte queste fonti offrono una soluzione al problema energetico, per applicarle tuttavia occorre sviluppare la ricerca, aumentare gli investimenti e promuovere il dibattito a livello di pubblica opinione. Il consumo di energia può essere controllato con le nuove tecnologie e i nuovi materiali.
Le politiche a sostegno di una produzione e un uso più efficiente dell’energia e delle tecniche di cattura e sequestro della Co2 possono ridurre significativamente le emissioni. La strategia. Bisogna ridurre progressivamente l’uso dei combustibili fossili. Oltre ad aumentare l’efficienza energetica, occorre sviluppare fonti alternative di energia pulita. L’energia solare è una fonte inesauribile e non inquinante. Questo potenziale va intensamente sviluppato. L’energia nucleare deve essere ulteriormente sviluppata e vanno intensificate le ricerche sulle tecnologie correlate. Bisogna sviluppare il potenziale delle biomasse. Per minimizzare i conflitti con l’alimentazione occorre sfruttare terre marginali e non utilizzate per la produzione agricola e sfruttare tecnologie nuove per il miglioramento delle piante.
Vento, acqua e energia geotermica devono essere sviluppate in base alle condizioni ambientali di ogni Paese. Ogni Paese dovrebbe sviluppare un mix delle diverse fonti di energia. Bisogna ridurre sensibilmente le emissioni di Co2 in considerazione dei suoi probabili effetti come gas serra. Le politiche. I governi devono dare massima priorità ai problemi dell’energia e della sostenibilità e investire significativamente nella ricerca scientifica e nello sviluppo di nuove tecnologie. Le agenzie scientifiche internazionali dell’energia devono avere un maggiore impatto sulle politiche mondiali. I governi dovrebbero avviare programmi di intervento nel campo dell’efficienza energetica. Anche contributi limitati all’efficienza energetica possono avere un effetto cumulativo e avere un impatto significativo sui bisogni energetici e sull’ambiente. La consapevolezza della popolazione circa gli stili di vita e le loro implicazioni, in particolare nel campo dei trasporti, deve essere promossa a livello mondiale senza infrangere le legittime aspirazioni dei paesi in via di sviluppo. Bisogna riconoscere la dimensione globale di questi temi e bisogna intervenire per sostenere ogni nazione del mondo nel percorso di attuazione delle transizioni più appropriate.

Umberto Veronesi (oncologo, Fondazione Umberto Veronesi, presidente della Conferenza di Venezia)
Kathleen Kennedy Townsend (vicepresidente della Conferenza)
Giovani Bazoli (Fondazione Giorgio Cini)
Marco Tronchetti Provera (Fondazione Tronchetti Provera)
Carlo Rubbia (premio Nobel per la Fisica)
Zhores Alferov (premio Nobel per la Fisica)

Ringraziamo Joiyce per la segnalazione
 
Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica. Intervista ad Andrea Visconti
Ufficio Stampa
Giovedì 28 Giugno 2007 00:00
forza-italia:
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Rifiuti, il governo ha la soluzione e se la dimentica



>>Da: andreavisconti


Messaggio 1 della discussione
UN documento tecnico prodotto dal governo per far fronte all’emergenza ambiente c’è, ma il rischio è che nessuno se ne sia accorto. È il caso del «Rapporto conclusivo della Commissione per le migliori tecnologie di gestione e di smaltimento dei rifiuti». Il documento, redatto prima di quest’ultima ondata di emergenza rifiuti, prende in considerazione nuove tecnologie per smaltire i rifiuti. Tra queste la pirolisi, che viene adottata da molti Paesi nel mondo tra Germania, Giappone, Usa, Francia e Gran Bretagna. La pirolisi consiste in una degradazione termica dei rifiuti in assenza di ossigeno con uno scarto del 10%. Ancora una volta delle emergenze del Paese nessuno sembra più occuparsene. A cominciare dal Governo che ha commissionato uno studio tecnico che rischia di rimanere lettera morta.

Nasce: «Fare Ambiente».

E ORA basta. Basta ai no. Basta bloccare tutto. Basta con il vetero-marxismo che frena, stoppa, impedisce di fare. Basta con l’issare una bandiera della difesa dell’ecologia che finisce con il deturpare l’ambiente. C’è chi dice no. Ed è un no ai continui «no». Un no al «popolo del no». Nasce un movimento. Nasce dalle università, docenti e studenti, pronto a dare battaglia. Pronto anche a scendere in piazza se sarà necessario per andarsi a contrapporre ai mille comitati del no che sono sono sorti in Italia bloccando grandi e piccole opere pubbliche. In piazza per spiegare che non realizzare significa molto spesso inquinare di più. In pochi mesi le adesioni di professori universitari, ma anche di politici, imprenditori e personalità della società civile sono state più di cinquemila. Ora hanno deciso di uscire allo scoperto, presentando la loro associazione, «Fare Ambiente». Il messaggio è semplice e chiaro: basta con i movimenti ambientalisti all’italiana, quelli dei veti e delle ideologie. Basta con i catastrofismi. Basta con la cultura comunista che interpreta anche il tema del riscaldamento del pianeta in chiave anti-capitalistica. Non è un caso che questo fermento nasca proprio in Campania, la regione dove la più disastrosa crisi ambientale d’Italia mette a nudo l’incapacità delle istituzioni e dei movimenti tradizionali di dare risposte.

«Fare ambiente» nasce infatti a Napoli da un’iniziativa di Vincenzo Pepe, che guiderà anche il neonato movimento: «Ci siamo trovati tutti d’accordo nel far nascere un movimento ambientalista realista e non fondamentalista – spiega Pepe -, senza ideologie di fondo e senza gli anacronismi che caratterizzano i movimenti che vanno per la maggiore in Italia». E chi è Pepe? Da venti anni si occupa di diritto ambientale, materia di cui è docente alla Seconda Università di Napoli. Tra i primi firmatari anche Nicola Assini, già docente di diritto amministrativo e ora di diritto urbanistico e ambientale all’Università di Firenze. Presidente onorario e autore del manifesto del movimento è invece Francesco Sisinni, per più di 20 anni direttore generale per i Beni Culturali e Ambientali e collaboratore di Giovanni Spadolini, dalla cui mente e dalla cui penna prese corpo quello che diventerà il ministero dell’Ecologia prima e ministero dell’Ambiente poi. Sisinni non ci sta: «La tutela non può non coniugarsi con la valorizzazione – sostiene uno dei grandi padri della difesa dei paesaggi italiani -. Quella per cui ci battiamo non è certo una tutela asfittica, negativa, che si risolve sempre in un "no", ma capace di fare proposte». Ma non è solo no ai no. Ci sono anche i sì: «Vogliamo una legislazione ambientale per principi, che modifichi il Testo Unico del 2006» è la prima richiesta di Pepe. E si parte naturalmente dai rifiuti, per cui si chiede la realizzazione di termocombustori, che rendano ogni territorio autonomo nello smaltimento, e una campagna nazionale per la raccolta differenziata. Sarà quindi battaglia affinché ogni Comune rispetti l’obbligo di redigere un bilancio energetico e si auspica politiche che incentivino la produzione dell’energia eolica e realizzino finalmente la tanto attesa rivoluzione dell’idrogeno. Basta parchi naturali e zone protette: sono tropi e finiscono con lo «svilire i territori che hanno realmente bisogno di tutela». Un occhio all’ambiente, ma un altro sempre attento allo sviluppo e al mercato, per rilanciare la produttività del Paese.

«L’acqua è assolutamente un bene demaniale, pubblico, ma la gestione può essere pubblico-privata», mette in chiaro Pepe. «Siamo per la Tav perché siamo per uno sviluppo sostenibile – afferma -. Il problema ambientale è un problema di sensibilità, di solidarietà ma anche di buon governo. Siamo convinti che i catastrofismi non possano aiutare la causa dell’ambiente». Tanti i progetti in mente per fare informazione e diffondere queste tematiche a partire dalle università, dai giovani, che saranno i professionisti del futuro. Ma anche alle imprese «Fare ambiente» chiede di partecipare con un’assunzione chiara di responsabilità. «Il nostro primo passo – spiega il capopolo del sì – sarà partire dalle scuole e dalle famiglie, dove nasce la cultura ambientale». Battono le mani quelli del centrodestra che arrivano alla presentazione, da Rocco Buttiglione a Sandro Bondi passando per Carlo Giovanardi e Paolo Russo. Ma «Fare Ambiente» ha fatto breccia anche a sinistra. Tra i firmatari, infatti, anche il senatore della Margherita Valerio Zanone, indimenticato leader del Partito Liberale Italiano e primo ministro dell’Ecologia nel 1985. «Non è un problema di destra o di sinistra – afferma Zanone – ma le necessità ci impongono di fare qualcosa tutti insieme».

di VALENTINA MESOLELLA
 
Iniziative
Generale
Venerdì 06 Ottobre 2006 21:27

Iniziative

FARE AMBIENTE LAZIO AVVIA L'INIZIATIVA "BIMBI E AMBIENTE"
Roma 26-11-2009

Fare Ambiente Palermo avvia un progetto per le scuole
Palermo 23-09-2009

ISOLA PONZA: FARE AMBIENTE LAZIO, ENERGIA ALTERNATIVA DOPO L'INCIDENTE DI IERI
LATINA 03-09-2009

A Palermo nasce il circolo di Fare Ambiente “Laboratorio Globale”
Sicilia 19-06-2009

Fare Ambiente organizza un corso di aggiornamento gratuito per gli operatori nell’area marina protetta delle Isole Egadi
FAVIGNANA 16-06-2009

Etica e cambiamento climatico: scenari di giustizia e sostenibilità
Padova 23-10-2008

Corso di formazione in “Diritto dell’Ambiente e dei Beni Culturali” 
Salerno 19-09-2008

Secondo Simposio Internazionale: "Il monitoraggio costiero mediterraneo: problematiche e tecniche di misura"
Napoli 04-06-2008

Prima Convention delle associazioni ambientaliste del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano
Monte San Giacomo - Palazzo Marone 29-05-2008

Presentazione del Movimento Fare Ambiente e del laboratorio Conca di Smeraldo
Marzio (VA) 24-05-2008

Nasce la prima piscina d'Italia completamente ad energia rinnovabile.
Torraca 10-05-2008

Giornata 2008 : "Medicina e Ambiente" - Organizzata da European Medical Association (EMA)
Roma 08-05-2008

"Efficienza energetica, rinnovabili, mobilità sostenibile:ricette per la riduzione integrata di CO2 e NOx in ambito urbano"
Roma 28-04-2008

Lectio magistralis 2008. Urbanistica e metamorfosi del paesaggio italiano
Napoli 24-04-2008

Certame Vichiano. Per una riscoperta di Giambattista Vico
Palazzo Vargas – Vatolla (Salerno) 19-04-2008

Pagina: 1 2

Cosenza - Presentazione Coordinamento Regionale Fare Ambiente Calabria
Cosenza 17-04-2008

I Giovani ad Amalfi - Inaugurazione Laboratorio Costiera Amalfitana
Amalfi 24-02-2008

Fare Ambiente: Inaugurazione Coordinamento Giovanile Regione Campania
Napoli 17-12-2007

"PETIZIONE POPOLARE PER IL RILANCIO DEL NUCLEARE E DELLE NUOVE DELLE FONTI ENERGETICHE"
Napoli 13-11-2007

20 ANNI DAL REFERENDUM ABROGATIVO SUL NUCLEARE: QUALI FONTI ENERGETICHE PER L’ ITALIA?
Roma 06-11-2007

Presentazione de L’Opinione della Campania
Napoli 08-10-2007

 



Biografia del Presidente

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