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La desertificazione avanza anche in Italia: ad Ischia sono state individuate zone brulle
Primo Piano
Mercoledì 23 Aprile 2008 00:00
Il 18 e il 19 aprile scorsi presso i locali del Museo di Paestum si è discusso di desertificazione, nel corso del Convegno su “Europa e Ambiente” organizzato dalla Fondazione Giambattista Vico, in collaborazione con la Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet” della Seconda Università di Napoli. Per l'occasione si sono riuniti l’Osservatorio Giuridico sulla Rete Natura 2000 e l’Osservatorio sulla Direttiva Acque 2000/60, che ha denunciato lo stadio avanzato del processo di desertificazione in Sicilia (36,6%), Puglia (18,9%), Sardegna (10,8%), Calabria e Basilicata. Financhè sull'isola di Ischia sono state individuate zone brulle, che rappresentano un segno tangibile della desertificazione in Italia.

Alcuni dati sulla desertificazione:
- il 39% circa della superficie terrestre è affetta da desertificazione;
- 250 milioni di persone sono “direttamente” a contatto con la degradazione della terra nelle regioni aride;
- più di 100 Paesi nel mondo sono interessati dal fenomeno;
- la perdita di reddito imputabile alla desertificazione è circa di 45 miliardi di dollari (100.000 miliardi di lire) ogni anno;
- il 70% dei terreni aridi utilizzati agricoltura sono già degradati;
- la desertificazione impoverisce le possibilità di produzione alimentare: ogni anno 12 milioni di ettari vengono persi;
- la desertificazione impoverisce la biodiversità.

La situazione in Italia:
Le zone italiane più interessate dal processo di desertificazione sono soprattutto le isole, grandi e piccole, e le coste del Sud: la Sicilia e la Sardegna, le isole Pelage (Lampedusa, Linosa e Lampione), Pantelleria, le Egadi, Ustica e parte delle coste di Puglia, Calabria e Basilicata per un totale di 5 regioni, 13 province per 16.100 chilometri quadrati di territorio pari al 5,35% dell’Italia. La regione dove più alto è il rischio di terre ''aride e desolate'' è la Sicilia con il 36,6% del suo territorio sensibile alla desertificazione e 5 province (Siracusa, Enna, Ragusa, Trapani e Agrigento). Segue la Puglia con il 18,9% del territorio ed anche una zona non costiera (l' interno del Gargano); la Sardegna con il 10,8%.

di Giovannipaolo Ferrari
 
Costituzione e Regolazione
Utime Notizie
Mercoledì 23 Aprile 2008 00:00
Roma:
Mercoledì 23 aprile 2008, alle ore 18 presso la Arel, Piazza Sant’Andrea della Valle 6, verrà presentato il volume di Nicola Greco "COSTITUZIONE E REGOLAZIONE - Norme e regole sullo sfruttamento delle risorse", edito da Arel - il Mulino. Oltre all'autore, interverranno Franco FORESTA MARTIN, Enrico LETTA e Valeria TERMINI.
 
Nucleare in sette anni secondo Conti di Enel
Le Nostre Campagne
Martedì 22 Aprile 2008 00:00
L’AMMINISTRATORE DELEGATO SPIEGA LA TEMPISTICA PER REALIZZARE UN IMPIANTO
Seppur timidamente, e soprattutto a causa del caro petrolio, è tornata d’attualità la questione nucleare. Finora, tuttavia, anche coloro i quali dichiaravano di non essere più pregiudizialmente contrari a un ritorno delle centrali nucleari in Italia, si trinceravano dietro a un alibi: ormai è troppo tardi, ci vorrebbero troppi anni per recuperare il tempo perduto. Per non dire del problema legato alla necessità di trovare siti di stoccaggio e via dicendo. Insomma, l’energia nucleare è un treno che il Paese avrebbe perduto. E, invece, a quanto pare non è così. A pensarla diversamente non è un opinionista, bensì l’amministratore delegato di Enel che qualche esperienza in materia di energia può legittimamente vantarla. Ora Conti, prudentemente, ha solo lanciato un messaggio, tuttavia non di poco conto. Secondo l’ad di Enel l’opzione per un investimento nella produzione di energia nucleare “è una decisione che spetta a Governo e Parlamento. E’ un problema politico”. Fulvio Conti, ha svolto questa considerazione durante una conferenza stampa a margine del Forum Internazionale dell’Energia. Ma anche aggiunto “Il vantaggio che Enel offre - ha aggiunto - è che negli ultimi anni ha potuto recuperare una competenza importante; noi siamo pronti dal punto di vista tecnico, consapevoli che si deve costruire una filiera”. Conti ha quindi spiegato che “se decideranno, come e quando e se ripristinare il nucleare, da lì partiremo”.

 
Fare Ambiente alla Giornata dell’Arte
Primo Piano
Martedì 22 Aprile 2008 00:00
Prosegue a ritmo forsennato il cammino del Coordinamento giovanile Campano di Fare Ambiente. Tante le iniziative destinate ad andare in porto ed innumerevoli gli appuntamenti con il mondo giovanile, che rappresenta la sostanza verso cui si dirige la volontà dell’intero Movimento.
In particolare occorre ricordare la manifestazione patrocinata dal Liceo Scientifico B. Rescigno di Roccapiemonte, cui i Laboratori dell’Agro Nocerino Sarnese e della Valle dell’Irno prenderanno parte e che avrà luogo mercoledì 23 aprile:”La Giornata dell’Arte”. Tema nevralgico della festa sarà il binomio giovani-cultura.
“Sin dall’inizio i Laboratori hanno ritenuto fondamentale favorire la sensibilizzazione giovanile alle tematiche ambientali ed alla cultura della sostenibilità attraverso iniziative sociali. Ringrazio a nome del Coordinamento i ragazzi del Liceo B. Rescigno per averci invitato a partecipare mercoledì alla manifestazione, che per noi sarà nuova occasione di divulgazione e confronto con il mondo giovanile” dichiara Antonio Siniscalco, Coordinatore Giovanile Regionale nonché Presidente del Laboratorio della Valle dell’Irno.
Tra le iniziative realizzate il Laboratorio annovera l’incontro con i ragazzi del liceo Publio Virgilio Marone di Mercato S. Severino, segnato non solo dall’osmosi locale ma altresì da un legame elettorale che ha preso vita in seguito all’elezione nelle liste di Fare Ambiente del Rappresentante d’Istituto Giuseppe Comodino, già Responsabile degli Studenti di Fare Ambiente. Sintomatico l’impegno profuso anche per la festa realizzata in occasione dell’inaugurazione del Laboratorio di Montoro presso l’ITC Ronca, segnata dalla concreta partecipazione di tanti giovani amanti dell’ambiente.
“Il Movimento Ecologista Europeo Fare Ambiente -dichiara Alfonso Maria Fimiani, Socio Fondatore, Presidente del Laboratorio dell’Agro Nocerino Sarnese e Responsabile delle Politiche Giovanili di Fare Ambiente– ringrazia il Dott. Antonio Pagano, Sindaco di Roccapiemonte, l’Avv. Assunta Torino, Consigliere Comunale, il Prof. Basilio Fimiani, Preside dell’Istituto, ma soprattutto i giovani studenti del liceo B. Rescigno, augurando loro di avvicinarsi maggiormente alle questioni ambientali che allarmano giorno dopo giorno la nostra Regione Campania”.

Antonio Migliorino
Ufficio Stampa Laboratorio Valle dell’Irno
 
Nucleare in sette anni secondo Conti di Enel - L’amministratore delegato spiega la tempistica per realizzare un impianto.
Ufficio Stampa
Martedì 22 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Seppur timidamente, e soprattutto a causa del caro petrolio, è tornata d’attualità la questione nucleare. Finora, tuttavia, anche coloro i quali dichiaravano di non essere più pregiudizialmente contrari a un ritorno delle centrali nucleari in Italia, si trinceravano dietro a un alibi: ormai è troppo tardi, ci vorrebbero troppi anni per recuperare il tempo perduto. Per non dire del problema legato alla necessità di trovare siti di stoccaggio e via dicendo. Insomma, l’energia nucleare è un treno che il Paese avrebbe perduto. E, invece, a quanto pare non è così. A pensarla diversamente non è un opinionista, bensì l’amministratore delegato di Enel che qualche esperienza in materia di energia può legittimamente vantarla. Ora Conti, prudentemente, ha solo lanciato un messaggio, tuttavia non di poco conto. Secondo l’ad di Enel l’opzione per un investimento nella produzione di energia nucleare “è una decisione che spetta a Governo e Parlamento. E’ un problema politico”. Fulvio Conti, ha svolto questa considerazione durante una conferenza stampa a margine del Forum Internazionale dell’Energia. Ma anche aggiunto “Il vantaggio che Enel offre - ha aggiunto - è che negli ultimi anni ha potuto recuperare una competenza importante; noi siamo pronti dal punto di vista tecnico, consapevoli che si deve costruire una filiera”. Conti ha quindi spiegato che “se decideranno, come e quando e se ripristinare il nucleare, da lì partiremo”.

Ma la notizia veramente significativa riguarda i tempi: “nella migliore condizione ci vogliono 3 anni per progettare, identificare un sito con il consenso delle comunità locali; da allora un minimo di 3-4 anni per la costruzione. E’ una stima approssimativa ma vicina alla realtà”. Ma ,se le stime di Conti non sono frutto di fantasia, questo significa concretamente che in circa 7 anni (più di una legislatura) ma molto meno di quanto stimato sinora, l’Italia potrebbe avere energia disponibile a prezzi inferiori per i consumatori e, in seconda istanza, affrancarsi, in tutto o almeno in parte, dall’approvvigionamento da Paesi sulla cui stabilità politica è lecito avanzare dubbi. Ma visto che il nucleare è un’ipotesi per ora unicamente di scuola, Conti ha anche detto che “Gazprom ha in mano una lista di possibili impianti dei quali (i Russi, ndr) possono prendere una quota, devono decidere loro, stanno valutando le diverse opzioni più vantaggiose”. Specificando che “sono asset del valore di 250 milioni di dollari”, ma che la partita è “significativa dal punto di vista politico”. Infine ha chiarito che la vendita delle rete di distribuzione gas di Enel, che comprende quote di rete acquisite negli anni e quella acquistata nel 2002 da Camuzzi, “è una delle ipotesi formulate per la riduzione del debito”, sottolineando che “è ancora un’ipotesi e non c’è niente di concreto. Ne valutiamo altre”. Con Terna infine non sono in corso trattative esclusive, ma dedicate. “Se non raggiungeremo una base accettabile - ha spiegato - faremo attenzione ad altre offerte”. Per quanto riguarda i tempi, Conti ha chiarito che “le operazioni si annunciano quando si fanno”, confermando però una sicura chiusura delle trattative entro l’anno.

di Alessandra Mieli
 
La risposta esatta si chiama “nucleare”
Le Nostre Campagne
Sabato 19 Aprile 2008 00:00
Era il 27 settembre 1962, ore 19, quando l’aereo di Mattei, un bireattore Morane Saulnier, decollato da Catania alle 16,57 con a bordo il presidente dell’ENI, il pilota Irnerio Bertuzzi, peraltro bravissimo ed un giornalista americano che voleva intervistare Mattei, William Mc Hale, si disintegrò a Bascapè, tra Milano e Pavia a breve distanza dalla cascina Albaredo. Un contadino disse di aver visto un bagliore in cielo, il tempo era pessimo, ma come poi attestò la magistratura di Pavia, non si trattò di un tragico incidente, ma di un omicidio, probabilmente commissionato dalla estrema destra francese, l’OAS, che si opponeva all’autonomia dell’Algeria, da Mattei invece favorita e forse finanziata. Svaniva così il sogno dell’ENE (Ente Nazionale Energia) ed esattamente un mese dopo il presidente Fanfani faceva approvare alla Camera dei deputati con 371 voti a favore e 57 contrari (tra cui Scelba e Gonnella), la legge di nazionalizzazione delle imprese elettriche. Come è stato scritto “Mattei era unico, nel bene e nel male. Non lasciò veri eredi né veri successori. Le dinastie dei personaggi di quella fatta cominciano con loro e con loro finiscono, ma lasciano un grande rimpianto in quanti ebbero l’onore e la fortuna di lavorare per Lui”.
 
Una fonte di energia inesauribile e non inquinante
Le Nostre Campagne
Sabato 19 Aprile 2008 00:00
La fusione nucleare ci offre la possibilità di poter disporre di una illimitata fonte di energia. Essa consiste appunto nella fusione nucleare dei nuclei leggeri, gli isotopi dell'Idrogeno. Il processo è simile a quello che avviene nel sole e nelle altre stelle. Quando due nuclei atomici sono forzati a stare molto vicini, la forza nucleare di attrazione supera la forza di repulsione, fondendo insieme i nuclei di un atomo di Deuterio e uno di Trizio viene prodotto un nucleo di un atomo di Elio e un neutrone. La massa totale dei prodotti della reazione è minore di quella dei reagenti: per ogni reazione viene liberata una quantità di energia di 17,6 MeV, che è l'esatto corrispondente della massa che è diminuita (E=mc2) nella reazione di fusione tra Deuterio e Trizio. La fusione nucleare e' destinata a risolvere i problemi energetici che oggi affliggono l'umanità. In un litro di acqua di mare sono facilmente estraibili 33 mg di Deuterio, il Trizio si puo ricavare invece dal Litio (un metallo largamente disponibile sulla crosta terrestre). Il Litio attualmente è usato anche per le batterie che alimentano i computer portatili e i telefoni mobili.
Fondendo in un reattore a fusione nucleare 33 mg di Deuterio ricavati da un litro di acqua di mare con 50 mg di Trizio, facilmente ottenibile da 5 grammi di minerale di Litio, si produce una energia equivalente alla combustione di 360 litri di benzina. Come si vede il combustibile necessario per la fusione nucleare e' di facile reperibilità e estrazione e disponibile sulla terra in quantità tali da garantire la produzione di energia ncessaria all'umanità per milioni di anni.
I reattori a fusione nucleare inoltre hanno anche notevoli vantaggi per quanto riguarda la sicurezza, l'inquinamento e lo smaltimento delle scorie.
Inoltre, il 90% delle scorie della fusione nucleare hanno una bassa radioattività che si esaurisce in soli cento anni. Si elimina così anche il problema sociale e politico dello stoccaggio. Rimane il fatto che la reazione D-T produce un neutrone con più di ¾ dell'energia emessa che dal nocciolo del reattore arriva al "mantello " (blanket) producendo una certa quantità di sostanze radioattive. Uno dei principali elementi della reazione di fusione e' infatti il Trizio, che ha una vita media di solo 12,36 anni. Il Trizio non si trova in quantita' apprezzabili in natura, deve essere quindi prodotto a partire dal Litio bombardandolo proprio con i neutroni della reazione di fusione. Nel futuro reattore a fusione i neutroni che provengono dalla reazione di fusione, che avviene nel nocciolo del reattore, vengono assorbiti da un mantello contenente Litio posto intorno al nocciolo del reattore stesso. Il Litio naturale abbonda nelle rocce della crosta terrestre ed è presente, in concentrazione minore, anche negli oceani. I reattori a fusione inoltre non producono Plutonio e sono molto ridotte anche le conseguenze di eventuali incidenti. In caso di guasto, il reattore a fusione tenderà a raffreddarsi arrestando spontaneamente la reazione di fusione nucleare (sicurezza intrinseca).
La natura pone però un serio ostacolo allo sfruttamento di questa fonte di energia: per poter forzare i nuclei di Deuterio e Trizio a stare sufficientemenet vicini così che possa avvenire la reazione di fusione occore che si arrivi a temperature molto alte, 100.000.000 °C e oltre, la temperatura del sole e delle stelle. Per poter sfruttare la reazione di fusione per produrre energia elettrica occorre inoltre che la reazione di fusione avvenga in moto tale che sia prodotta abbastanza energia non solo per innescare la reazione di altri nuclei e quindi mantenerla ma che ci sia anche una energia netta da trasformare poi in energia elettrica con un impianto di generazione. Per questo è necessario che il plasma dei nuclei oltre alla alta temperatura abbia anche una certa densità e rimanere confinato per un certo tempo a quella temperatura e densità affinchè la reazione di fusione si possa mantenere.
Queste condizioni si possono raggiungere in un plasma denso ed ad alta energia praticamente in due modi: uno utilizza la forza magnetica, l'altro utilizza la forza inerziale. La fusione a confinamento magnetico consiste nel confinare un plasma ad una densità relativamente bassa per un periodo di tempo abbastanza lungo attraverso forze magnetiche mentre la fusione a confinamento inerziale utilizza potenti raggi laser che vengono focalizzati omogeneamente sulla superficie sferica di una "pasticca" (pellet) di combustibilibe nucleare così da comprimerla ad una densità centinaia di volte superiore a quella della materia solida, portandola ad implodere con conseguente raggiungimento della temperatura necessitata. In sintesi, si dispone di una tecnologia che ha consentito di superare la generazione di superare praticamente tutti i problemi legati ai reattori “tokamak” progettati dalla metà degli anni ottanta. L’attuale generazione di macchine è detta ITER, ma già un’altra, la cosiddetta terza generazione, può essere progettata, a patto di non demonizzare la ricerca e lo studio per le applicazioni civili dell’energia nucleare, poiché già progettare l'ITER con basse prestazioni è stata una scelta politica, non scientifica, e una macchina che possa raggiungere l'ignizione (Q = infinito) è un traguardo perfettamente raggiungibile allo stato attuale delle conoscenze.
E.V.
 
Certame Vichiano. Per una riscoperta di Giambattista Vico
Iniziative
Sabato 19 Aprile 2008 00:00
Palazzo Vargas – Vatolla (Salerno):
L'Istituto Studi Filosofici,
la FONDAZIONE PREMIO NAPOLI,
La Fondazione Giambatista Vico
il LICEO UMBERTO I

presentano il

Certame Vichiano
Per una riscoperta di vico


CON GLI ALUNNI DEI LICEI NAPOLETANI
“GARIBALDI”, “UMBERTO I” E “GIAMBATTISTA VICO”

I CERTAME VICHIANO

Sabato 19 aprile, ore 11.30 – Palazzo Vargas – Vatolla (Salerno)
Intervengono: il sindaco di Perdifumo avv. Francesco
Pecora, il presidente della Fondazione Giambattista Vico
prof. Vincenzo Pepe, il presidente della Fondazione
Premio Napoli prof. Silvio Perrella, il dirigente scolastico
del liceo Umberto I di Napoli prof. Alberto De Vico e il
prof. Domenico Bianco, docente di Storia e Filosofia del
liceo Umberto I di Napoli.



 
L'Associazione Ecologico-Scientifica Mareamico Partner del progetto Interreb IIIB Medocc “H2O”
Ufficio Stampa
Venerdì 18 Aprile 2008 00:00
Mareamico:
Mareamico - che è di recente subentrato come Partner e Responsabile Comunicazione all’interno del Programma Interreg IIIB Medocc “H2O” relativo all’importante tema dell’impatto dei cambiamenti climatici sulla fauna marina – organizza per i giorni 21 e 22 aprile p.v. a Roma presso Parlamentino del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici un workgroup tra i diversi partner per un definitivo confronto sullo stato delle ricerche effettuate e per decidere sulle modalità di presentazione agli stakeholders ed al pubblico le risultanze conclusive del progetto.
La valenza strategica del progetto H2O consiste nella combinazione e nell’incrocio tra i dati della ricerca scientifica e i processi decisionali del mondo politico e dei vari attori del settore.
Sulla base dei lavori di ricerca e di studio verrà anche elaborato un “modulo formativo”destinato agli operatori del settore (ed in particolare ai pescatori) al fine di determinare le condizioni per uno sforzo di pesca razionale e non predatorio e per una migliore complessiva protezione dell’ambiente.
I risultati definitivi verranno pubblicati e diffusi – sempre a cura di Mareamico - durante un meeting finale, al quale parteciperanno gli studiosi, i Ministeri interessati e gli altri rappresentanti Istituzionali e delle categorie interessate. Il meeting avrà luogo nel mese di giugno presso l’Area Marina Protetta di Capo Rizzuto.
 
L’ambiente è politica economica e sociale - Intervista a Vincenzo Pepe
Fondo
Giovedì 17 Aprile 2008 00:00
Sono ventimila, giovani (nati appena un anno fa) e ambiziosi. A dirla tutta sono stati anche parecchio corteggiati dai politici di centro (Casini) e Pdl (Lombardo e Bondi) prima delle elezioni politiche, perché contribuissero con le loro idee al confezionamento dei programmi elettorali. E soprattutto perché colmassero uno dei grandi vuoti della politica dei moderati: la scarsa attenzione alle tematiche ambientali. I ventimila sono gli iscritti al Movimento europeo, ecologista e liberale Fareambiente, presieduto da Vincenzo Pepe. Chiediamo a lui su quali fronti (ambientali, ovviamente) dovrebbe impegnarsi il nuovo governo e come è finito quel famoso corteggiamento.

Quali interventi dovrebbero essere inseriti nel programma dei primi cento giorni di governo?
Silvio Berlusconi dovrebbe innanzitutto mettere le politiche ambientali al primo posto nell’agenda politica, smettendo di considerare l’ambiente come una materia di nicchia o residuale rispetto alle politiche sociali ed economiche. L’ambiente è politica sociale ed è politica economica. È priorità assoluta perché senza ambiente non può esserci sviluppo. Il Cavaliere lo sta capendo, infatti ha detto che intende inaugurare il nuovo mandato affrontando il problema dei rifiuti. E questo va bene. Però noi riteniamo essenziale che questo approccio non si limiti a trovare soluzioni all’emergenza campana. E’ necessario allargare l’orizzonte alle politiche di smaltimento e al traffico illecito di rifiuti di tutta l’Italia. E poi subito dopo bisogna pensare all’energia.

E infatti nel programma del Popolo della Libertà c’è uno specifico riferimento all’energia, si auspica il ritorno al nucleare.
Sì, ma francamente noi ci aspettavamo di più. Sandro Bondi ci ha chiesto di partecipare all’officina del programma del Popolo delle Libertà, poi mille cose si sono accavallate e noi non abbiamo partecipato in modo attivo alla stesura ma abbiamo soltanto dato delle indicazioni. Sicuramente vogliamo dare una mano al governo Berlusconi nel considerare le politiche ambientali non in termini fondamentalisti, come faceva il precedente governo che diceva “no” a tutto, ma in modo razionale e costruttivo. Quanto al nucleare, per prima deve essere riavviata la ricerca e poi deve essere creata una cultura dell’ambiente che convinca la gente della bontà dell’opera.

Torniamo all’officina del programma. Berlusconi non vi ha fatto scrivere il programma, Casini però sì.
È vero. Abbiamo scritto parte del programma dell’Udc mentre abbiamo dato solo delle indicazioni a Sandro Bondi che però ha sottoscritto il nostro Patto per l’ambiente. E poi abbiamo lanciato un’altra sfida. Alla fine di giugno faremo la Costituente per l’ambiente, inviteremo tutto l’ambientalismo italiano per riconsiderare la propria metodologia, e mettere al centro della politica l’ambiente, utilizzando un metodo realista e non fondamentalista.

Chi vedrebbe bene come ministro dell’Ambiente del nuovo governo?
A questo ho pensato molto, ma non sono riuscito a individuare una persona giusta. Uno dei vizi della cultura del centrodestra è quello di non avere curato molto queste tematiche. Comunque... io il ministro dell’Ambiente lo farei. Quanto all’ex ministro di An Altero Matteoli, lui non ha fatto benissimo ma neanche male. Sicuramente Pecoraro Scanio ha fatto peggio.

Lei potrebbe portare in dote a Berlusconi un movimento ambientalista radicato sul territorio, in rapida crescita e che colma le lacune del centrodestra in materia. Cosa chiede in cambio di questo apporto?
Anche Raffaele Lombardo del Movimento per le Autonomie mi ha chiamato per farmi la stessa domanda. Mi ha chiesto che cosa volevamo, se volevamo qualcuno in lista. Gli ho risposto che noi non vogliamo le liste ma vogliamo il programma, la condivisione del programma. Perché la nostra è una battaglia ideologica non di persone.

Ma, come ha appena detto lei, la condivisione del programma del Pdl non l’avete ottenuta.
L’abbiamo avuta in parte. Purtroppo a destra ancora non credono che l’ambiente debba essere la priorità. Per cui il nostro sforzo è anche questo, far crescere nei moderati la coscienza che l’ambiente debba stare al primo posto. Chiederemo al prossimo ministro dell’Ambiente di stargli al fianco e portare avanti una politica dell’ambiente europea, non generalista e ovviamente non fondamentalista. Basta con i “no” a tutte le opere.

Ritiene che l’approccio fondamentalista all’ambiente sia responsabile del clamoroso insuccesso dei Verdi in queste elezioni?
Certo. Una delle cause dell’evaporazione dei Verdi e della sconfitta della sinistra radicale è stato proprio il fondamentalismo. L’Italia oggi vuole un ambientalismo maturo, europeo. E noi vogliamo lavorare per affermarlo. Fareambiente è un movimento europeo, proprio domani (oggi, ndr) terremo un’assemblea con i rappresentanti di quindici paesi europei che discuteranno di quale ambientalismo più si addice all’Europa.

Prossime mosse?
A settembre vogliamo toccare quota 50mila iscritti, una bella cifra se pensiamo che siamo nati da un anno.


di Elisa Borghi
 



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