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Alla Luiss si discute di nucleare.
Ufficio Stampa
Giovedì 13 Marzo 2008 00:00
Fare Ambiente:
Il 12 marzo a Roma presso la Sala Colonne in Via Pola,12 della Luiss si è tenuto un workshop sul tema “Ritorno al Nucleare in Italia: una ipotesi fattibile?” organizzato dallo Studio Legale Macchi di Cellere Gangemi, che vanta una notevole esperienza nel diritto dell'energia e dell'ambiente ed ha organizzato con l’Associazione Laureati Luiss la tavola rotonda in oggetto, dato l'interesse e l'attualità dell'argomento.
Dopo il saluto del Vice-presidente Associazione Laureati Luiss Giovanni Aliverti è intervenuto Emilio Santoro, Direttore Responsabile Impianto TRIGA RC-1 C.R. ENEA, che ha fatto un exursus sullo sviluppo tecnico del nucleare a partire dai reattori di prima generazione per finire a quelli di quarta generazione, quelli del futuro: sicuri, compatti, ad alta concetrazione tecnologica a detta di Santoro. Successivamente è intervenuto Silvio Bosetti, Coordinatore Energy Lab, che ha mostrato come la sua azienda si stia preparando ad un ritorno a breve al nucleare in Italia investendo risorse e competenze nella ricerca e nelle materie prime. Secondo Bosetti, infatti, dobbiamo essere pronti ad investire attraverso progetti snelli che portino nell’arco di sette anni alla costruzione di una centrale nucleare. Quindi è stata la volta di Ludo Veuchelen, del Belgian Nuclear Research Centre, che ha parlato della sua esperienza in Belgio e dello stato della ricerca. Sono intervenuti, inoltre, Maurizio Cumo, Presidente Sogin, azienda delegata alla risoluzione della problematica dello stoccaggio dei rifiuti nucleari e Erasmo Venosi, Consulente Ministero dell'Ambiente, che ha chiarito la posizione attuale del MATT. Ha concluso Loredana De Angelis, Partner Dipartimento Energia Studio legale Macchi di Cellere Gangemi che ha anche coordinato la tavola rotonda.
Presente anche Vincenzo Pepe, Presidente di Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo, che si è congratulato con gli organizzatori per un’iniziativa, che porta un barlume di luce su una questione, quella del nucleare, al centro di un dibattito sempre infuocato, ma non sempre lucido e analitico. Per Fare Ambiente, infatti, la forte dipendenza dell'Italia dall'approvvigionamento energetico estero e l'esigenza di ottemperare agli impegni di Kyoto hanno riacceso il dibattito sul nucleare. Alcuni stati europei, tra tutti Francia e Gran Bretagna, hanno continuato a produrre tale energia ed altri stanno cominciando ad investire. Fare Ambiente ha già compiuto la sua scelta: al nostro Paese occorre un mix energetico piuttosto che una particolare categoria di tecnologia. In questo mix può sicuramente rientrare il nucleare: con i nuovi materiali utilizzati e le nuove tecnologie la possibilità di incidenti in centrali all’avanguardia è davvero bassa e l’ombra di Chernobyl è molto lontana. L’Italia, inoltre, deve adeguare la sua politica energetica al fabbisogno del Paese come hanno fatto già in passato Francia, Gran Bretagna, Germania e come sta facendo la Spagna; dove a fronte di una scarsità di risorse hanno provveduto ad integrarle anche con il nucleare.


Giovannipaolo Ferrari
 
“La tutela e la salvaguardia dell’ambiente: fare sviluppo sostenibile”
Ufficio Stampa
Mercoledì 12 Marzo 2008 00:00
Fare Ambiente:
Martedì 18 marzo alle ore 18.30 presso la Sala Raffaello dell’Hotel Tiziano (Lecce) si terrà la presentazione del Movimento Ecologista Europeo “FARE AMBIENTE” organizzato dal Coordinatore per la Regione Puglia Fernando Casciaro. FARE AMBIENTE è un Movimento associazionistico nuovo e dinamico, che vuole dare voce a tutti coloro che vogliono tutelare l’ambiente e la qualità della vita attraverso uno sviluppo equo e razionale contro ogni fondamentalismo ambientale. Il tema della salvaguardia e della tutela ambientale, nonché delle nuove tecnologie e delle fonti alternative d’energia come soluzione possibile per lo sviluppo e il miglioramento della qualità della vita dell’uomo nel suo stretto legame con la natura, è certamente una questione importantissima e di estrema attualità, soprattutto in seguito alle vicende a carattere nazionale che hanno riportato in auge il bisogno e l’assoluta necessità di un impegno collettivo, da parte di Istituzioni e cittadini, nella creazione di un senso civico comune in difesa del bene più prezioso di tutta l’umanità. Sviluppo sostenibile, smaltimento dei rifiuti, uso di fonti energetiche rinnovabili, centrali nucleari, questi tra gli oggetti di discussione relazionati da personalità autorevoli del settore; interverranno infatti il prof. Vincenzo Pepe – Presidente Nazionale di FARE AMBIENTE, Guelfo Tagliavini – Responsabile Nazionale Dipartimento Imprese e Pubblica Amministrazione di FARE AMBIENTE, Gianni Scogliamillo – Assessore all’Ambiente della Provincia di Lecce e il Sindaco di Lecce Paolo Perrone. Come sostiene il Coordinatore Regionale Pugliese del Movimento, nonché promotore di quest’incontro, Fernando Casciaro, si tratta di un’importante occasione per conoscere e approfondire il tema della salvaguardia ambientale attraverso una prospettiva che guarda al pragmatismo e al realismo del FARE, per fornire nuove chiavi di lettura alle numerose problematiche che vanno al più presto risolte e avviare così un percorso di Forma-Azione attraverso iniziative e progetti che coinvolgano l’intera Cittadinanza in difesa del nostro Pianeta, la nostra Casa.

Per informazioni contattare:

Segreteria Organizzativa: Manuela Cavone tel.: 347 7758752 e-mail: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 
Rimini - Premio enti locali per Kyoto 2007. Tra i premiati il Comune di Torraca
Ufficio Stampa
Venerdì 07 Marzo 2008 00:00
www.comuneditorraca.it:
Alla presenza del Ministro dell’Ambiente, si è svolta la cerimonia di consegna del premio "Enti Locali per Kyoto 2007 – Buone Pratiche per il Clima", promosso da ECOMONDO e KEY ENERGY in collaborazione con Anci, Kyoto Club, Legambiente e Coordinamento Agende 21 Locali Italiane.

Il comune di Torraca ha ricevuto un premio per le iniziative di risparmio energetico e le politiche relative alle fonti energetiche rinnovabili.

Il Premio ha il supporto tecnico-scientifico di Ambiente Italia, Il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio del Mare e dell’Anci, del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e di Legambiente.

 
Golino (Fare Ambiente) critica nuovo assessore all’ambiente
Ufficio Stampa
Giovedì 06 Marzo 2008 00:00
Redazione:

Il Movimento ecologista”FARE AMBIENTE”, presente a livello europeo e nazionale e che di recente a Marcianise, con un convegno di successo al teatro Ariston, ha ufficializzato la sua presenza sul territorio casertano, vuole esprimere la sua opinione sui recenti eventi di Marcianise in merito alla questione ambientale. A parlare è Marinella Golino, responsabile organizzazione nazionale del movimento che fa capo al prof.re Vincenzo Pepe della Sun. “innanzitutto, la scelta discutibile per i tempi e non della persona, che non conosciamo, del nuovo assessore all’ambiente ci fa capire che in questo tema a Marcianise non ci sia a livello amministrativo una vera continuità e quindi, come sempre nel nostro Paese si inizia “sempre da capo” e nessuno può essere chiamato in causa per le sue responsabilità. L’altro dato è di opportunità, da un neo assessore ci saremmo aspettati una strategia di conoscenza delle risorse del territorio ed anche delle associazioni ambientaliste, più completa e precisa e invece, ci risulta, che il neo assessore abbia incontrato e concordato “il da farsi” solo con un comitato presente in città e non con la vera rappresentatività della popolazione Per quanto riguarda la relazione del Dott. Donato Greco (commissario di governo ed esperto sanitario) nei giorni scorsi, il nostro movimento ha inteso applaudire le parole del ricercatore su i mali della Campania, riepilogati nelle tre “I” cioè Ignoranza, Incompetenza, Illegalità, per sottolineare che tale indicazione è proprio calzante se si guarda le scelte amministrative ed anche le cariche affidate su tali scottanti problemi solo per nomina politica e non per studi e meriti nel settore. Il prof.re Greco ha inteso ridimensionare molti dati conosciuti sull’inquinamento e l’emergenza ambientale, da parte nostra, visto che non era a lui che potevamo chiedere lumi sulle azioni politiche, abbiamo chiesto una certezza di tali dati che può essere fatta dal Governo solo con un pool di esperti selezionati nei vari settori capaci di produrre dati validati e certi, forniti ufficialmente. In ogni caso non ci sono parsi esaurienti i chiarimenti sulla pericolosità del nostro territorio, né quelli relativi alle strategie messe in campo dal sistema delle bonifiche e della sanità. Tuttavia, se è agli amministratori locali che bisogna chiedere dati, noi intendiamo chiedere all’ass. all’ambiente di Marcianise, quelli relativi al monitoraggio delle acque e, al di là del ciclo virtuoso della differenziata che diamo per scontato e necessario, chiediamo di sapere in che modo e con quali tempi si sta programmando la bonifica delle terre di Marcianise, Noi come FARE AMBIENTE abbiamo costituito i laboratori verdi, con tanti giovani di buona volontà per studiare e diffondere con serietà in un’ottica di FARE e non solo di proteste e parole, la sensibilità alla cura dell’ambiente”.
 
Francesco Della Corte - Coordinatore Regionale Campania
Ufficio Stampa
Mercoledì 27 Febbraio 2008 00:00
Fare Ambiente:
Caserta – “Spero che il nuovo anno sia decisivo per la crescita del nostro movimento, che fortunatamente già copre 16 regioni e che quindi il realismo prenda il posto del fondamentalismo ambientale che si annida in molti altre associazioni e movimenti ambientali, ma soprattutto che gli amministratori campani capiscano che questa situazione di perenne emergenza non porta a nessuna soluzione se non si costruiscono, in tempi brevi, gli impianti per il ciclo dei rifiuti, quindi capiscano, una volta per tutte, che bisogna realmente fare qualcosa per l’ambiente, che come viene definito dai Masai, popolo, da noi occidentali, considerato indigeno, non è un’eredità dei nostri padri ma un lascito per i nostri figli”. A parlare è Francesco Della Corte, presidente del neo costituito Movimento Ecologista Europeo “Fare Ambiente” che in un momento molto delicato per la nostra regione vuole tentare di scuotere le coscienze : “L’ ambientalismo tradizionale e i movimenti verdi – esordisce subito Della Corte - sono i grandi assenti di questa tragedia nazionale che colpisce non solo Napoli e la Campania ma i valori del vivere civile. Fare Ambiente ha chiesto ai deputati e senatori iscritti al movimento di formalizzare la proposta di commissione d’ inchiesta sui rifiuti in Campania”. Il poco più che trentenne presidente di “Fare Ambiente” Campania, Francesco Della Corte, risiede in provincia di Caserta e già da tempo si occupa di problematiche ambientali essendo specializzato in Diritto e Gestione dell’Ambiente e dottore di Ricerca in Diritto dell’Ambiente europeo e comparato presso la II Università di Napoli, e da giugno scorso ha voluto concretizzare assieme al Prof. Pepe, suo maestro, “un’idea che mi aveva “contaminato” , cioè quella di dimostrare in modo concreto e tangibile che vi è un modo di fare ambiente aldilà di logiche fondamentaliste e preclusive ad un serio sviluppo socio-economico che tenga conto anche della tutela dell’ambiente, così è nato il movimento Fare Ambiente-Movimento Ecologista Europeo , di cui sono anche socio Fondatore”.
L’idea portante di questo movimento sono “La concretezza ed il realismo, parametri – spiega ancora l’avvocato Della Corte - da cui sono lontani anni luce gli attuali movimenti ambientalisti, che professano aprioristicamente solo ed esclusivamente la politica del “non fare” , senza neanche motivare il perché delle loro scelte, dandole in modo dogmatico per scontate. Noi diciamo ad alta voce basta al non fare, anzi per tutelare in modo concreto e dinamico l’ambiente, e quando dico ambiente non mi limito alla flora ed alla fauna ma a tutto ciò che ci circonda, per esempio anche questa stanza in cui procediamo all’intervista è da intendere come ambiente, basta alle inerzie ed alle soccombente che non fanno altro che danneggiare e peggiorare l’attuale crisi ambientale in cui versa il nostro paese”.
“Proprio per questo motivo – aggiunge ancora Della Corte - in modo provocatorio lo scorso novembre abbiamo indetto una petizione a favore del nucleare, ed inaspettatamente abbiamo ricevuto la solidarietà di molti big dello scenario politico nazionale, i quali ci hanno esortato a continuare con veemenza le nostre battaglie in campo ambientale, affinché tutti sappiano anche che l’80% dell’energia utilizzata dalla nostra nazione è energia acquistata, perlopiù, dai paesi d’oltralpe che producono principalmente energia nucleare, questo sinceramente è un palese e direi ridicolo “non senso!”. Dicevo prima in modo provocatorio, nel senso che, per essere coerenti, chiediamo che vengano fatti da esperti maggiori studi e ricerche in campo nucleare, visto che molti stati, da noi considerati paesi poveri ed arretrati si stanno impegnando nella ricerca sul nucleare di quarta generazione, che a detta degli esperti è sicuro, pulito ma soprattutto meno inquinante di qualsiasi altro impianto di produzione energetica”. Ma il “Fare Ambiente” nasce soprattutto per dare un contributo forte alla risoluzione del drammatico disastro rifiuti che attanaglia la nostra regione ormai da anni. “Credo – evidenzia Della Corte - che una soluzione possa trovarsi solo con la costruzione di impianti, infatti tutti i comuni o i consorzi di comuni debbono realizzare piccoli e medi impianti necessari per il ciclo integrato dei propri rifiuti. E’sicuramente importante procedere alla raccolta differenziata ma tutti devono sapere che la sola non può essere indicata come unica soluzione del problema, essa serve a mitigare i costi dello smaltimento ed al recupero del rifiuto riutilizzabile con consequenziale risparmio delle risorse naturali”.
“In sintesi – conclude il presidente Della Corte - ritengo opportuno una continua sinergia tra esperti in campo ambientale e mass-media, infatti i primi devono suggerire, in base ai recenti studi, quale sia l’impianto con meno impatto ambientale per il cittadino, in base alla migliore tecnologia disponibile, ed i secondi devono impegnarsi affinché tutti i cittadini siano informati, senza alcuna demagogia, sulla situazione ambientale attuale, affinchè nasca in tutti loro una coscienza ambientale, che permetta il concreto rispetto per tutto ciò che ci circonda, e forse solo così potremo tornare a chiamare la nostra terra Campania Felix, suo nome di battesimo”.
 
I Giovani ad Amalfi - Inaugurazione Laboratorio Costiera Amalfitana
Iniziative
Domenica 24 Febbraio 2008 00:00
Amalfi:
I Giovani ad Amalfi - 24 febbraio 2008

FARE AMBIENTE

MOVIMENTO ECOLOGISTA EUROPEO

Inaugurazione Laboratorio Costiera Amalfitana

LA COSTA D’AMALFI TRA TUTELA AMBIENTALE E SVILUPPO TURISTICO

AMALFI - SALONE MORELLI

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2008 ORE 10.30

Saluti:

MARIO MUOIO (Presidente Laboratorio Costiera Amalfitana Fare Ambiente)

BERTO ANTONICELLI (Coordinatore cittadino F.I.)

Modera:

GIOVANNI TORRE (Capogruppo consiliare Amalfi)

Interverranno:

Rosario Bisogno

Coordinatore Giovanile di Salerno Fare Ambiente


Antonio Siniscalco


Coordinatore Giovanile della Campania Fare Ambiente



Avv. Francesco Della Corte


Coordinatore della Campania Fare Ambiente





Alfonso Maria Fimiani


Socio fondatore Fare Ambiente





On. MARIO PEPE (Commissario provinciale Forza Italia)



On. SALVATORE GAGLIANO (Consigliere regionale Alleanza Nazionale)



On. GIUSEPPE GARGANI (Eurodeputato Forza Italia)



On. NICOLA COSENTINO (Coordinatore regionale Forza Italia)
Conclude
PROF. VINCENZO PEPE
Presidente Nazionale Fare Ambiente

LA CITTADINANZA E’ INVITATA A PARTECIPARE

 
Sommersi dalla monnezza!
Primo Piano
Sabato 23 Febbraio 2008 00:00
Una tragedia annunciata, di cui nessuno vuol prendersi il merito di essere il protagonista principale, in cui ci sono tanti indiziati, ma nessun colpevole: l’emergenza rifiuti ha messo in ginocchio, per l’ennesima volta in 14 anni, la Regione Campania, la sua economia, la sua società civile, la salute dei suoi cittadini.
I vertici di Fare Ambiente, Movimento Ecologista Europeo, a partire dal Leader del Movimento, Professor Vincenzo Pepe, Docente di Diritto Ambientale alla Seconda Università degli Studi di Napoli, per anni, profeti inascoltati al pari di Cassandra, hanno denunciato la pericolosità della situazione, mentre i politici che hanno governato e che governano ancora oggi non hanno ritenuto degne di essere nemmeno ascoltate le proposte di risoluzione attuabili ed attuate non solo all’estero, ma anche in altre Regioni d’Italia.
<< Vergognatevi di non vergognarvi! >>. Questo slogan, recitato da quanti manifestano e protestano da settimane ormai contro l’amministrazione scellerata della loro Regione, racchiude in sé lo stato d’animo dei Campani per bene, di tutti coloro i quali, tacciati di essere una frangia della Camorra, non fanno altro che reclamare ciò lo stesso articolo 32 della Costituzione impone alla Repubblica di tutelare: la salute, la loro salute, quella dei loro familiari, dei loro amici, dei loro figli.
Quasi 2 milioni di voti, il 62 per cento delle preferenze, ben 8 punti percentuali in più rispetto a 5 anni prima: questi i dati che hanno portato, nel 2005, alla rielezione del Governatore Antonio Bassolino, già protagonista del dramma di una Napoli resa invivibile dalla micro e dalla macro-criminalità ed ancora oggi despota di una Regione Campania pronta ad implodere. Ma il Presidente non si dimette, vuole dare ancora il suo contributo: probabilmente non ritiene ancora completata l’opera, non gli è bastato distruggere, vuol spargere anche il sale su quel che resta di una Terra devastata dal passaggio di Attila-Bassolino!
Oltre 100.000 voti ed il 3 per cento per assegnare il seggio in Parlamento anche al co-protagonista della vicenda: l’attuale Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, è colpevole forse ancor più di Bassolino, per aver monopolizzato l’ambientalismo campano ed italiano, per aver preso decisioni scriteriate basandosi solo su di un ragionamento politico e non su basi tecnico-scientifiche, nonostante i milioni di euro bruciati in consulenze, servite a nient’altro che ad alimentare la politica clientelare in cui la classe dirigente dei Partiti della sinistra campana, dal Sindaco, dall’Assessore del più piccolo Comune si è dimostrata maestra.
Le decisioni populiste e totalmente contraddittorie del Leader dei Verdi, che prima si dichiarava contrario ai termovalorizzatori, sostenendo insieme a Beppe Grillo che la soluzione dello smaltimento dei rifiuti sta tutta nella differenziazione, ed ora ritiene necessaria la loro costruzione, che prima esalta e contribuisce alla proliferazione dei Parchi Nazionali - altro serbatoio di voti e clientele - e poi firma il provvedimento per l’apertura della discarica di Serre e spinge per l’apertura della discarica di Terzigno, che prima dichiara il fallimento totale del Commissariamento per l’emergenza rifiuti e poi approva la nomina di De Gennaro, hanno portato al superamento della soglia del disastro ambientale. Sfruttando la paura delle popolazioni locali, Pecoraro Scanio è riuscito a far tremare l’Italia intera, che oggi viene invasa dai rifiuti indifferenziati che la Campania non riesce a smaltire, nascondendo dietro il velo della solidarietà l’unica via di salvezza per un Governo Regionale e per un altro Nazionale fallimentari. Così è stato per i rifiuti, così sarà per il nucleare, il Mose, la TAV, il Ponte sullo Stretto e via discorrendo.
E’ necessario, infine, ricordare anche le colpe degli amministratori locali ed in particolare di quei Sindaci che hanno contribuito all’elezione dell’attuale Giunta Regionale con serrate campagne di santificazione, salvo poi voltarle le spalle ed attaccarla per giustificarsi con i loro elettori. Ancor di più vanno evidenziate le colpe di chi, per beghe interne al Partito Democratico, si dichiara disposto ad accogliere un termovalorizzatore sul suo territorio e viene attaccato dai Verdi stessi, che ricordano come chi oggi si atteggia a paladino progressista-ambientalista si era reso protagonista ed era intervenuto in prima fila nelle battaglie demagogiche contro gli impianti tenutesi su tutto il territorio.
4 mila o forse 16 mila miliardi delle vecchie lire bruciati per essere punto e a capo, anzi, peggio! Cifre astronomiche che la Regione Campania avrebbe speso, secondo la Commissione Rifiuti, per costruire il nulla e per alimentare la politica clientelare: non si spiega altrimenti l’assunzione di 1400 operai che avrebbero dovuto operare nel settore rifiuti e che oggi sono stipendiati e non lavorano, perché i loro incarichi sono stati assunti da ditte private. NO alle discariche, NO ai piccoli e medi impianti, NO allo smaltimento dei propri rifiuti, NO ai termovalorizzatori! A quale altro risultato può portare la politica del NO se non alla distruzione dell’ambiente? Ed intanto in Campania sorgono, dati ufficiali, 1.400 discariche abusive a cielo aperto, mentre in Lombardia si costruiscono tredici termovalorizzatori!
Realismo, il realismo di Fare Ambiente, vuol dire intervenire sulla situazione attuale, non vuol dire turbare l’equilibrio del mondo bucolico di Lucrezio, ma porre rimedio allo scompenso naturale causato dall’intervento dell’uomo. La scelta alternativa non è tra l’idillio e l’impianto, ma tra l’impianto e la discarica abusiva, in cui i rifiuti incendiati producono in una settimana più diossina di quanta ne produca un termovalorizzatore in un anno.
Ma la proposta del nostro Movimento va oltre: non basta la costruzione di tre termovalorizzatori per tutta la Campania a risolvere – tra almeno tre anni – il problema rifiuti, perché il termovalorizzatore è solo l’ultimo stadio del ciclo integrato dei rifiuti. Bruciare il rifiuto senza differenziare vuol dire avvelenare le popolazioni che respirano i gas di scarico degli impianti, ragion per cui mai si potrà raggiungere l’accordo tanto sbandierato e si dovranno imporre le decisioni con atti di forza. Alla radice del problema c’è la mancanza, in Campania, degli impianti di compostaggio ed, a priori, la mancanza di una cultura della raccolta differenziata. La soluzione, semplice, ma politicamente scomoda, è una sola: la gestione del rifiuto va affidata ai Comuni, i quali vanno commissariati laddove non siano in grado di arrivare ad un’alta percentuale di differenziata (Napoli arriva appena all’8,9 per cento) ed a ciò vanno affiancati da subito gli impianti per l’intero ciclo dei rifiuti, fino al termovalorizzatore.
Intanto la popolazione continua ad esser presa per i fondelli da quei Sindaci di sinistra che, con pubblici manifesti, si dichiarano “Orgogliosi” di amministrare un “Comune Riciclone” e di non avere cumuli di immondizia nei loro territori, attaccano Bassolino e chiedono pazienza: questo “Orgoglio” non è nient’altro che la conseguenza delle loro campagne elettorali a favore del Governatore, delle loro ordinanze che vietano il deposito dei rifiuti in strada e del senso civico dei loro cittadini.
Il fallimento va pagato politicamente con la sfiducia e le dimissioni. E’ quello che chiede Fare Ambiente: le dimissioni di Bassolino od il commissariamento della Regione.

Alfonso Maria Fimiani
 
L’Ambiente che dice sì - Raduno nazionale di Fareambiente: intervenuto anche Casini
Ufficio Stampa
Giovedì 21 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
C’erano il leader dell’Udc Pierferdinando Casini, il senatore azzurro Massimo Baldini e il direttore Arturo Diaconale, ieri a Roma al raduno nazionale di Fareambiente. Ma c’erano anche sindaci e imprenditori provenienti da tutta Italia, professori universitari e studenti, consiglieri comunali e liberi professionisti. Il movimento ecologista nato la scorsa estate ha chiamato a raccolta i suoi generali e le sue truppe. Un piccolo esercito armato di tanta voglia di “fare” che si è raccolto intorno al presidente Vincenzo Pepe per parlare di programmi e progetti, di come superare i veti dell’ambientalismo imperante, quello del “no”, che blocca lo sviluppo delle infrastrutture e del Paese.

Dietro il tavolo della presidenza accanto a Pepe c’era il professor Francesco Sisinni, che per venticinque anni è stato l’eminenza grigia del ministero dell’Ambiente e dei beni culturali dove ha visto sfilare ben diciotto ministri. Aperti i lavori hanno preso la parola uno dopo l’altro i coordinatori regionali e provinciali del movimento, reduci dal viaggio più o meno lungo che li ha portati nella Capitale per raccontare, nel solo minuto di tempo a disposizione, cosa non va e cosa dovrebbe essere fatto nella loro regione.
È senza dubbio un successo quello di Fareambiente. Un successo testimoniato innanzitutto dai numeri. In soli otto mesi, dalla presentazione ad oggi, gli iscritti al movimento sono passati da poche decine a oltre ventimila. Ventimila persone di diverso colore politico e provenienti dalle professioni più disparate unite dalla voglia di riavviare lo sviluppo dell’Italia partendo da una politica ambientale sostenibile che sappia promuovere e valorizzare il territorio.

Una forza numerica che non è sfuggita alla politica, come dimostra la presenza del leader Udc che ha chiesto a Fareambiente di contribuire alla stesura del programma elettorale del suo partito ed è arrivato persino a offrire accoglienza a chi volesse candidarsi. “Credo molto in Fareambiente – ha detto Casini – perché dobbiamo levare ai Verdi il monopolio della politica ambientale, non dobbiamo essere subalterni alla cultura del no creata da Pecoraro Scanio. I moderati devono capire che l’ambientalismo va coniugato con il capitale e con l’impresa”. “A voi - continua Casini - chiedo una collaborazione per la stesura del programma che presenterò il primo marzo. Mi aspetto che Fareambinete sia il maggior fornitore di idee su questo tema. Se poi qualcuno volesse scendere in campo - chiude il leader dell’Udc - siamo pronti ad accoglierlo. Ma non voglio fare promesse altisonanti perché la mia non sarà una campagna elettorale basata sulle promesse ma sarà una battaglia impostata sul richiamo degli italiani al dovere e ai sacrifici, fra cui rientra quello di accettare le discariche sul proprio territorio quando è necessario farlo”.

Da parte sua, il direttore de L’Opinione ha offerto un contributo alla causa assicurando di dare voce alle battaglie e alle iniziative del movimento “Negli interventi di chi mi ha preceduto - ha detto Diaconale - ho colto l’irritazione per l’eccesso di chiacchiere e di parole, purtroppo devo dire che il nostro sarà un contributo di parole. Perché è necessario avere buone parole per compiere una rivoluzione. E prima di tutto bisogna fare una rivoluzione contro la cultura del no, e poi bisogna passare all’azione, entrare nelle istituzioni. L’Opinione - concluso - porterà le istanze del movimento a livello nazionale”. Un’idea che dentro il movimento piace a molti, quella dell’impegno in politica. Tanto che Sisinni invita Pepe a non tirarsi indietro, sebbene il presidente per ora preferisca glissare sull’argomento: “ora che i Verdi si sono sciolti nella Sinistra Arcobaleno la nostra battaglia è più che mai ideologica, siamo rimasti il solo movimento totalmente ambientalista. Per il resto - chiude Pepe - valuteremo”.

di Elisa Borghi
 
Ecco il nuovo codice per tutelare l’ambiente. Ecosistemi e beni culturali dovranno essere garantiti dagli enti e dalle persone fisiche e giuridiche.
Ufficio Stampa
Giovedì 21 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
Le attività umane devono conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile per garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non comprometta la qualità della vita delle generazioni future

È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 29 gennaio, il decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, che reca ulteriori disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “norme in materia ambientale”. Il nuovo codice dell’ambiente, così integrato, nella parte prima “disposizioni comuni e principi generali”, reca i principi generali che costituiscono il riferimento per la produzione normativa ambientale e sancisce che i principi ambientali possono essere modificati o eliminati soltanto mediante espressa previsione di successive leggi della Repubblica italiana, purché sia comunque sempre garantito il corretto recepimento del diritto europeo. Con questa premessa viene introdotto il principio dell’azione ambientale, secondo il quale la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi naturali e del patrimonio culturale deve essere garantita da tutti gli enti pubblici e privati e dalle persone fisiche e giuridiche pubbliche o private, mediante una adeguata azione che sia informata ai principi della precauzione, dell’azione preventiva, della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché al principio «chi inquina paga», che ai sensi dell’articolo 174, comma 2, del Trattato delle unioni europee, regolano la politica della Comunità in materia ambientale.

L’emendato art. 3 del nuovo codice dell’ambiente sancisce che ogni attività umana debba conformarsi al principio dello sviluppo sostenibile, al fine di garantire che il soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali non possa compromettere la qualità della vita e le possibilità delle generazioni future, consentendo di individuare un equilibrato rapporto tra risorse ereditate, risorse risparmiate e quelle da trasmettere, affinché nell’ambito delle dinamiche della produzione e del consumo si inserisca il principio di solidarietà, per salvaguardare e migliorare la qualità dell’ambiente anche in futuro. Con ciò, un ruolo fondamentale è attribuito alla pubblica amministrazione che, in caso di scelta comparativa di interessi pubblici e privati, deve indirizzare la propria attività verso scelte finalizzate che consentano la migliore attuazione possibile del principio dello sviluppo sostenibile, tenendo in prioritaria considerazione gli interessi di tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale. Nella parte seconda del nuovo codice dell’ambiente vengono riscritte le procedure per la valutazione ambientale strategica (Vas), per la valutazione dell’impatto ambientale (Via) e per l’autorizzazione integrata ambientale (Ippc).

Nell’ambito della valutazione dell’impatto ambientale sono individuate le modalità di semplificazione e coordinamento delle procedure autorizzative in campo ambientale ivi comprese le procedure in materia di prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento. La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti, deve assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni di sviluppo sostenibile; in maniera tale da garantire quindi il rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, la salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica, oltre che affrontare la determinazione della valutazione preventiva integrata degli impatti ambientali nello svolgimento delle attività normative e amministrative, di informazione ambientale, di pianificazione e programmazione. In tale ambito la valutazione ambientale di piani e programmi, che possono avere un impatto significativo sull’ambiente, deve garantire un elevato livello di protezione dell’ambiente oltre a contribuire all’integrazione di considerazioni ambientali, sia in fase di progettazione che di adozione, assicurando che siano coerenti e contribuiscano alle condizioni per uno sviluppo sostenibile.

La valutazione ambientale dei progetti ha la finalità di proteggere la salute umana, contribuire con un migliore ambiente alla qualità della vita, provvedere al mantenimento delle specie e conservare la capacità di riproduzione dell’ecosistema, in quanto risorsa essenziale per la vita. A tale scopo vengono individuati in modo appropriato, per ciascun caso particolare, gli impatti diretti e indiretti di un progetto sui specifici fattori: l’uomo, la fauna e la flora, il suolo, l’acqua, l’aria e il clima; i beni materiali ed il patrimonio culturale; l’interazione tra i fattori specifici elencati. La valutazione ambientale di piani e programmi, definita Vas (valutazione ambientale strategica), riguarda piani e programmi che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale. Questa si sostanziai in quel processo, propedeutico alla realizzazione di un’opera, che prevede la verifica di assoggettabilità dell’opera attraverso l’elaborazione del rapporto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del piano o del programma, del rapporto e degli esiti delle consultazioni, l’espressione di un parere motivato, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio.

La valutazione d’impatto ambientale (Via), riguarda quei progetti che possono avere impatti significativi sull’ambiente e sul patrimonio culturale e concerne la valutazione degli aspetti ambientali dei progetti, volta a prevedere una verifica di assoggettabilità attraverso la definizione dei contenuti dello studio d’impatto ambientale, lo svolgimento di consultazioni, la valutazione del progetto, dello studio e degli esiti delle consultazioni, l’informazione sulla decisione ed il monitoraggio.
Il legislatore ha voluto dedicare un apposito articolo alla interpretazione delle definizioni normative adottate dal codice; così il concetto di impatto ambientale trova una chiara univoca e definitiva spiegazione nell’alterazione qualitativa e o quantitativa diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa dell’ambiente, inteso come sistema di relazioni fra i fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici, in conseguenza dell’attuazione sul territorio di piani o programmi o di progetti nelle diverse fasi della loro realizzazione, gestione e dismissione, nonché di eventuali malfunzionamenti.

Sono inoltre previste le rispettive sfere di competenza di Stato e Regioni per l’individuazione dell’autorità competente, cioè della pubblica amministrazione cui compete l’adozione del provvedimento di verifica di assoggettabilità, l’elaborazione del parere motivato, nel caso di valutazione di piani e programmi e l’adozione dei provvedimenti conclusivi; è inoltre previsto dal rinnovato codice dell’ambiente che le Province autonome di Trento e Bolzano adottino i criteri per l’individuazione degli enti locali presso i quali dovranno essere realizzate opere di carattere ambientale ed anche per l’individuazione dei soggetti competenti in materia ambientale. Il provvedimento di valutazione d’impatto ambientale fa luogo dell’autorizzazione integrata ambientale per i progetti per i quali la relativa valutazione spetta allo Stato. Le regioni e le province autonome assicurano che, per i progetti per i quali la valutazione d’impatto ambientale sia di loro attribuzione, la procedura per il rilascio di autorizzazione integrata ambientale sia coordinata nell’ambito del procedimento di Via.

Il procedimento di valutazione dell’impatto ambientale si conclude nei successivi centocinquanta giorni alla presentazione dell’istanza, con provvedimento espresso e motivato dell’autorità competente. L’inutile decorso dei termini implica l’esercizio del potere sostitutivo da parte del consiglio dei Ministri che provvede su istanza delle amministrazioni o delle parti interessate. Il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale sostituisce, o coordina, tutte le autorizzazioni, intese, concessioni, licenze, pareri, nulla osta e assensi comunque denominati in materia ambientale, necessari per la realizzazione e l’esercizio di un opera o intervento. Il provvedimento contiene le condizioni per la realizzazione, esercizio e dismissione dei progetti, nonché quelle relative ad eventuali malfunzionamenti. In nessun caso può farsi luogo all’inizio dei lavori senza che sia intervenuto il provvedimento di valutazione dell’impatto ambientale. I provvedimenti di autorizzazione o approvazione adottati senza la previa valutazione di impatto ambientale, ove prescritta, sono annullabili per violazione di legge.

L’autorità competente esercita il controllo sull’osservanza delle prescrizioni impartite in sede di verifica di assoggettabilità e di valutazione. In caso di accertamento di violazioni delle prescrizioni impartite l’autorità competente può sospendere i lavori ed ordinare l’adeguamento dell’opera. In caso di piani, programmi o progetti che possono avere impatti rilevanti sull’ambiente di un altro Stato, o qualora un altro Stato così richieda, il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con il ministero per i beni e le attività culturali e con il ministero degli Affari esteri e per suo tramite, ai sensi della Convenzione sulla valutazione dell’impatto ambientale in un contesto transfrontaliero (stipulata a Espoo il 25 febbraio 1991 e ratificata ai sensi della legge 3 novembre 1994, n. 640), provvede alla notifica dei progetti e di una sintesi della documentazione concernente il piano, programma e progetto. Una profonda rivisitazione del testo del decreto legislativo 152/2006 è operata dall’art.2, che innova il concetto di rifiuto e la relativa attività di recupero e provvede alla riorganizzazione dell’Osservatorio nazionale sui rifiuti. Il codice provvede anche a rinnovare il Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche e detta nuove disposizioni per l’utilizzo delle terre e rocce da scavo. Una complessa attività del legislatore che ha innovato il diritto dell’ambiente e ha apportato una specifica disciplina per l’attività di progettazione ambientale e per la realizzazione di opere che impattano sull’ambiente e sul patrimonio paesaggistico del nostro Paese.

di Paolo Feliciotti
 
“La soluzione? Via verdi Bassolino e la camorra” - Intervista a Vincenzo Pepe
Ufficio Stampa
Sabato 02 Febbraio 2008 00:00
L'Opinione:
Ben lontana dal trovare una soluzione, l’emergenza rifiuti in Campania sembra aggravarsi ogni giorno che passa. Dopo l’assalto di mercoledì contro polizia e carabinieri a suon di sassi e petardi, ieri i manifestanti si sono diretti in parte verso l’autostrada A30 Caserta-Salerno, che è stata bloccata fino al tardo pomeriggio, in parte verso l’ingresso della discarica di Marigliano e il lungomare di Pozzuoli per protestare contro l’utilizzo dei siti provvisori di stoccaggio e la mancata raccolta dell’immondizia. Sul versante istituzionale intanto continuavano gli incontri. De Gennaro ha ricevuto i sindaci del Nolano, giunti in rappresentanza dei cittadini che da giorni si oppongono all’apertura di un sito di trasferta in località Boscofangone. E questo mentre l’Unione Europea annunciava che l’Italia ha soltanto un mese di tempo per trovare una soluzione al problema rifiuti o partiranno le sanzioni.

“La situazione in Campania è intollerabile - ha detto il commissario all’Ambiente Stravros Dimas – è necessario che le autorità italiane non solo prendano le misure efficaci per risolvere l’attuale emergenza ma anche che realizzino l’infrastruttura di gestione dei rifiuti necessaria per prevedere una soluzione durabile ai problemi che risalgono già a più di 10 anni”. Ciliegina sulla torta, in serata è arrivato anche il rapporto di “Save the children”, una nota organizzazione internazionale che tutela i minori, che nel “Decalogo dei diritti negati” cita la Campania dicendo che sotto i cumuli di spazzatura sono finiti anche i diritti dei bambini, discriminati perché “hanno un trattamento differente rispetto ai coetanei del resto d’Italia”. Ne Parliamo con Vincenzo Pepe, presidente del movimento ecologista Fareambiente, docente di diritto dell’ambiente all’Università di Napoli ed ex presidente di un Consorzio rifiuti campano, il Geo Eco.

Professore, la situazione in Campania pare essere fuori controllo, la popolazione è esasperata. Che sta succedendo?
La gente non ha più fiducia. Non ha fiducia nei tecnici che si contraddicono e prima individuano siti adatti allo stoccaggio poi cambiano parere. Non ha fiducia nei tanto ripetuti concetti di “temporaneo” e “provvisorio” e nelle promesse: Pianura doveva essere bonificata ma non lo è mai stata. Non ha fiducia nelle istituzioni, perché manca un referente credibile. A chi dovrebbero chiedere aiuto i napoletani, a Bassolino che governa il territorio da 14 anni con questi risultati? O forse ai verdi, che hanno bocciato la costruzione di tutti gli impianti di termovalorizzazione? Oggi qualunque nuovo progetto di smaltimento venga proposto, anche se perfetto, solleva le proteste dei cittadini perché le istituzioni che lo promuovono non sono credibili.

La soluzione dunque qual è, mandare tutti a casa?
Se i responsabili si dimettessero sarebbe più facile risolvere la crisi, perché si potrebbero recuperare la credibilità delle istituzioni e convincere i cittadini a fare un sacrificio. Oggi nessuno vuole la spazzatura vicino a casa propria ma è necessario che questo atteggiamento cambi. Ogni comune deve smaltire i propri rifiuti e avere un impianto di stoccaggio e discarica.

Cosa pensa della proposta di commissariare i comuni che non fanno raccolta differenziata?
Penso che sia giusto. Quando ero presidente del Consorzio dei rifiuti io ho introdotto nell’unione dei comuni di cui ero presidente la raccolta differenziata. Ma per arrivare a questo risultato ho fronteggiato enormi difficoltà. A ostacolare il mio progetto erano i comuni stessi, che non intendevano sostenere le spese del servizio. Non capivano che il costo sociale del non fare era molto più alto del costo materiale degli impianti. A quei comuni, ai loro sindaci, mancava la cultura. E oggi bisogna investire molto sulla crescita culturale.

Ma la crescita culturale si ottiene nel lungo periodo. Nell’emergenza bisogna produrre i risultati in fretta. Lei come affronterebbe l’emergenza?
Primo, come ho già detto, pretenderei la testa dei responsabili di questo sfacelo. Secondo, chiederei alla popolazione un sacrificio. Occorre utilizzare temporaneamente le discariche individuate da De Gennaro in attesa che vengano fatti gli impianti di smaltimento definitivi. In alternativa si può ricorrere anche a un’altra soluzione, la più facile, quella di mandare l’immondizia all’estero. Ma oltre ad avere dei costi proibitivi quest’ultima misura non risolve il problema bensì lo aggrava. Infine bisogna fare gli impianti. Da quattordici anni non si fanno impianti. E non riesco a capire perché. Vedo molta superficialità, e soprattutto mi disarma il fatto che per cercare una soluzione a questi problemi devo andare a parlare con chi li ha causati. Mi riferisco a Bassolino, al governo campano.

Perché non si fanno gli impianti?
Per lentezze burocratiche, perché manca la volontà politica e poi per l’opposizione di chi dice che gli impianti di termovalorizzazione fanno male alla salute. Come Pecoraro Scanio, Legambiente, il Wwf.

Non ci sono motivi più profondi?
Può esserci una connessione con l’illegalità, il business dei rifiuti. Ma resta i fatto che chi ha la responsabilità di fare gli impianti non li fa. Dunque occorre combattere e noi lo facciamo. Quindici giorni Fareambiente ha portato 30mila persone davanti a palazzo Santa Lucia per chiedere di voltare pagina. C’è troppa superficialità e troppo “tirare a campare” come si dice qua. Nessuno è responsabile di niente. In Sicilia Cuffaro si è messo da parte, in Campania nessuno sente questa esigenza.

Il vostro movimento ha iniziato anche un’azione legale.
Una una “class action” per tutelare i cittadini onesti che pagano il servizio di igiene urbana ma vivono in mezzo ai rifiuti. Abbiamo raccolto più di mille firme a Caserta e Napoli. Il nostro movimento nasce proprio per veicolare questo disagio, che è anche il mio disagio personale, di campano, quando vado in giro per il Paese a parlare di ambientalismo.

di Elisa Borghi
 



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