FareAmbiente

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Cosenza - Presentazione Coordinamento Regionale Fare Ambiente Calabria
Iniziative
Giovedì 17 Aprile 2008 00:00
Cosenza:
Sabato 19 Gennaio 2008, alle ore 11:00, presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Cosenza, si terrà la presentazione del Coordinamento Regionale del Movimento Ecologista Europeo – Fare Ambiente.

Seguirà un convegno sul tema: “L’ambientalismo, dal fondamentalismo al realismo”.

Interverranno autorità politiche e personalità di settore.

Saranno presenti:

Il Coordinatore Regionale Avv. Antonio Iaconetti

La Consulente Scientifica, Prof.ssa Assunta Bonanno – Professore Associato di Fisica presso l’Università della Calabria.

Il Presidente Nazionale Prof. Vincenzo Pepe, Ordinario di Diritto dell’ambiente presso la Seconda Università degli Studi di Napoli.
 
L’ambiente è politica economica e sociale - Intervista a Vincenzo Pepe
Ufficio Stampa
Giovedì 17 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Sono ventimila, giovani (nati appena un anno fa) e ambiziosi. A dirla tutta sono stati anche parecchio corteggiati dai politici di centro (Casini) e Pdl (Lombardo e Bondi) prima delle elezioni politiche, perché contribuissero con le loro idee al confezionamento dei programmi elettorali. E soprattutto perché colmassero uno dei grandi vuoti della politica dei moderati: la scarsa attenzione alle tematiche ambientali. I ventimila sono gli iscritti al Movimento europeo, ecologista e liberale Fareambiente, presieduto da Vincenzo Pepe. Chiediamo a lui su quali fronti (ambientali, ovviamente) dovrebbe impegnarsi il nuovo governo e come è finito quel famoso corteggiamento.

Quali interventi dovrebbero essere inseriti nel programma dei primi cento giorni di governo?
Silvio Berlusconi dovrebbe innanzitutto mettere le politiche ambientali al primo posto nell’agenda politica, smettendo di considerare l’ambiente come una materia di nicchia o residuale rispetto alle politiche sociali ed economiche. L’ambiente è politica sociale ed è politica economica. È priorità assoluta perché senza ambiente non può esserci sviluppo. Il Cavaliere lo sta capendo, infatti ha detto che intende inaugurare il nuovo mandato affrontando il problema dei rifiuti. E questo va bene. Però noi riteniamo essenziale che questo approccio non si limiti a trovare soluzioni all’emergenza campana. E’ necessario allargare l’orizzonte alle politiche di smaltimento e al traffico illecito di rifiuti di tutta l’Italia. E poi subito dopo bisogna pensare all’energia.

E infatti nel programma del Popolo della Libertà c’è uno specifico riferimento all’energia, si auspica il ritorno al nucleare.
Sì, ma francamente noi ci aspettavamo di più. Sandro Bondi ci ha chiesto di partecipare all’officina del programma del Popolo delle Libertà, poi mille cose si sono accavallate e noi non abbiamo partecipato in modo attivo alla stesura ma abbiamo soltanto dato delle indicazioni. Sicuramente vogliamo dare una mano al governo Berlusconi nel considerare le politiche ambientali non in termini fondamentalisti, come faceva il precedente governo che diceva “no” a tutto, ma in modo razionale e costruttivo. Quanto al nucleare, per prima deve essere riavviata la ricerca e poi deve essere creata una cultura dell’ambiente che convinca la gente della bontà dell’opera.

Torniamo all’officina del programma. Berlusconi non vi ha fatto scrivere il programma, Casini però sì.
È vero. Abbiamo scritto parte del programma dell’Udc mentre abbiamo dato solo delle indicazioni a Sandro Bondi che però ha sottoscritto il nostro Patto per l’ambiente. E poi abbiamo lanciato un’altra sfida. Alla fine di giugno faremo la Costituente per l’ambiente, inviteremo tutto l’ambientalismo italiano per riconsiderare la propria metodologia, e mettere al centro della politica l’ambiente, utilizzando un metodo realista e non fondamentalista.

Chi vedrebbe bene come ministro dell’Ambiente del nuovo governo?
A questo ho pensato molto, ma non sono riuscito a individuare una persona giusta. Uno dei vizi della cultura del centrodestra è quello di non avere curato molto queste tematiche. Comunque... io il ministro dell’Ambiente lo farei. Quanto all’ex ministro di An Altero Matteoli, lui non ha fatto benissimo ma neanche male. Sicuramente Pecoraro Scanio ha fatto peggio.

Lei potrebbe portare in dote a Berlusconi un movimento ambientalista radicato sul territorio, in rapida crescita e che colma le lacune del centrodestra in materia. Cosa chiede in cambio di questo apporto?
Anche Raffaele Lombardo del Movimento per le Autonomie mi ha chiamato per farmi la stessa domanda. Mi ha chiesto che cosa volevamo, se volevamo qualcuno in lista. Gli ho risposto che noi non vogliamo le liste ma vogliamo il programma, la condivisione del programma. Perché la nostra è una battaglia ideologica non di persone.

Ma, come ha appena detto lei, la condivisione del programma del Pdl non l’avete ottenuta.
L’abbiamo avuta in parte. Purtroppo a destra ancora non credono che l’ambiente debba essere la priorità. Per cui il nostro sforzo è anche questo, far crescere nei moderati la coscienza che l’ambiente debba stare al primo posto. Chiederemo al prossimo ministro dell’Ambiente di stargli al fianco e portare avanti una politica dell’ambiente europea, non generalista e ovviamente non fondamentalista. Basta con i “no” a tutte le opere.

Ritiene che l’approccio fondamentalista all’ambiente sia responsabile del clamoroso insuccesso dei Verdi in queste elezioni?
Certo. Una delle cause dell’evaporazione dei Verdi e della sconfitta della sinistra radicale è stato proprio il fondamentalismo. L’Italia oggi vuole un ambientalismo maturo, europeo. E noi vogliamo lavorare per affermarlo. Fareambiente è un movimento europeo, proprio domani (oggi, ndr) terremo un’assemblea con i rappresentanti di quindici paesi europei che discuteranno di quale ambientalismo più si addice all’Europa.

Prossime mosse?
A settembre vogliamo toccare quota 50mila iscritti, una bella cifra se pensiamo che siamo nati da un anno.


di Elisa Borghi
 
Si riunisce l’Osservatorio giuridico Natura 2000
Primo Piano
Mercoledì 16 Aprile 2008 00:00
La Fondazione Giambattista Vico, in collaborazione con la Facoltà di Studi Politici e per l’Alta Formazione Europea e Mediterranea “Jean Monnet” della Seconda Università di Napoli, è riuscita nell’intento di portare in Italia, e segnatamente in Campania, la riunione scientifica dell’Osservatorio Giuridico sulla Rete Natura 2000 e dell’Osservatorio sulla Direttiva Acque 2000/60. Il 18 e il 19 aprile prossimi, nel corso del Convegno su “Europa e Ambiente”, che si terrà presso il Museo Paestum nei Percorsi del Grand Tour a Capaccio-Paestum, si farà il punto sull’applicazione della Direttiva quadro sulle acque e della Direttiva Habitat, sia per quanto riguarda l’Italia che le principali esperienze europee. “Saranno nostri ospiti illustri studiosi provenienti da più di dieci Paesi dell’Unione (Francia, Belgio, Spagna, Portogallo, Paesi Bassi, Romania, Polonia, Lussemburgo), un’occasione per mostrare al mondo che il nostro non è un Paese da terzo o quarto mondo. Discutere di ambiente in Campania in questo periodo vuol dire anche circoscrivere la crisi, col fine di superarla puntando decisamente su una tutela dell’ambiente fondata sul realismo anziché sul fondamentalismo, in linea col principio comunitario della sostenibilità dello sviluppo”, conclude il Prof. Vincenzo Pepe, docente di Diritto dell’Ambiente e Presidente dell’istituzione vichiana.


di Francesca Fulgione
 
Fare Ambiente - Elezioni 2008
Primo Piano
Martedì 15 Aprile 2008 00:00
"Fare Ambiente è pienamente soddisfatto del risultato elettorale" - sostiene il Presidente di Fare Ambiente Movimento Ecologista Europeo, Vincenzo Pepe - "adesso cambieranno molte cose: a partire dalla situazione rifiuti in Campania". Rincuorato dalla netta vittoria del Pdl, Pepe vede un futuro diverso per l'ambientalismo in Italia: "Mai più "no" senza senso, mai più battaglie ideologiche per spirito di contraddizione o interessi personali; finalmente potremo occuparci di ambiente come tecnici e risolvere i nodi spinosi, che rendono il nostro Paese il fanalino di coda in Europa nella corsa alle rinnovabili, ma ultima anche nell'autonomia energetica, nella raccolta differenziata e nella ricerca nucleare". Per questo, in occasione della vittoria del Pdl, Pepe ha coniato un nuovo slogan: "Mai più ultimi! Per un ambientalismo del Fare: per le aziende, per i cittadini, per l'Italia". "Oggi continua Pepe scomparsi I Verdi e ridimensionato il PD, Fare Ambiente, rappresenta la più grande realtà ambientalista organizzata di una certa area, punto di riferimento certo per il lancio di una nuova Costituente davvero Ambientalista, che possa ricucire lo strappo e la confusione createsi in tutti questi anni di monopolio ideologico della cultura di sinistra sul pensiero ecologista". Il Presidente di Fare Ambiente - infine - ha invitato tutte le forze vicine alle idee del movimento e I fuoriusciti delusi dalla demagogia di un certo ambientalismo di facciata a convenire presto ad un incontro a Roma sulla nascita della Costituente Ambientalista Italiana. Invito già colto da molte organizzazioni e singoli, che hanno dato la loro adesione all'iniziativa. "Perchè in questa maniera porteremo avanti la nostra opera - ha concluso Pepe - con il realismo del fare e l'ottimismo della ragione.
 
Lettera aperta al Prof. Sartori
Fondo
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Caro Prof. Sartori,

accolgo con gioia e sollievo il suo sfogo dalle pagine del Corriere di giovedì 13 marzo scorso, contro quella forma di ambientalismo snaturato nella sua essenza del Partito dei Verdi italiano.
È proprio come dice Lei – professore – “i nostri Verdi fanno ridere o fanno danno”! Anche se di danni, credo, ne abbiano fatti di più e belli grossi: a partire proprio da quel travisamento del pensiero ambientalista e da quella deriva negazionista tramandataci da un’immagine della natura come qualcosa di contrapposto alla società degli uomini. Senza dubbio è vero che dobbiamo salvaguardare il creato dagli attacchi indiscriminati di individui non tanto avvezzi a rispettarlo, ma ciò non toglie che la natura e l’uomo sono un tutt’uno e l’uomo non fa altro che “abitare, costruire, pensare” – come direbbe Heidegger – lo spazio e il tempo adattandosi al suo habitat e modificandolo a seconda delle sue esigenze. Come Lei afferma con veemenza nel suo editoriale “il brutto non piace a nessuno, ma è irresponsabile” contrapporsi a qualsiasi cosa pur di tener duro su una linea, che non tiene conto delle esigenze del Paese e della popolazione. È evidente che la formazione politica dei Verdi, ma in generale tutto il mondo dell’associazionismo ambientalista che fa capo alla sinistra ha fallito nei suoi intenti: in primis non hanno saputo veicolare il consenso sulle stesse tematiche su cui Al Gore negli Stati Uniti ha vinto un premio Oscar e nel mondo ha vinto un Premio Nobel, facendo inserire di prepotenza in tutte le agende setting degli organismi internazionali e delle nazioni del mondo le tematiche salienti dell’ambientalismo: dal surriscaldamento del pianeta e, quindi, dai cambiamenti climatici allo sviluppo sostenibile. In Italia i Verdi hanno avuto circa vent’anni per far emergere questi temi, ma non ci sono riusciti finendo, addirittura, prima etichettati come formazione di estrema sinistra e, successivamente, liquefatti nella Sinistra L’Arcobaleno. Dico liquefatti, prendendo in prestito il concetto da Zygmunt Baumann: i Verdi italiani hanno rappresentato il prodotto di quella “modernità liquida”, di cui parla Baumann, dove si amalgamano le identità perdute o mai create. Quella dei Verdi fa parte della seconda categoria: dopo l’atto costitutivo del Partito non sono riusciti a creare un’identità forte, caratterizzante e si sono persi per i meandri cupi e scuri della retorica clownesca degli episodi e nel presenzialismo di facciata. In sé i Verdi italiani portavano un coacervo di tendenze, pur rappresentando uno scarso 2%. Cosa vuol dire ciò: che oggi non rappresentano più niente e nessuno e per la prima volta dopo quasi due lustri andiamo a votare senza una vera forza partitica che si ispiri, per lo meno, agli ideali dell’ambientalismo. Alcuni ne saranno ben contenti, ma non credo che dall’aldilà personaggi come Gregory Bateson o, per restare in casa nostra, Alexander Langer sarebbero tanto felici della notizia. Soprattutto non sarebbero lieti di sapere che l’ambiente venga utilizzato a fini ideologici e venga considerato di sinistra o di destra.
L’ostruzionismo dei Verdi e dei movimenti ambientalisti in questi ultimi anni è stato deleterio per il Paese e per la stessa tutela e conservazione dei nostri beni culturali e dell’ambiente. Opere necessarie per far sì che l’Italia diventasse finalmente un solo Paese anche nelle infrastrutture sono state bloccate; è stata negata all’Italia di essere e diventare competitiva con le altre nazioni europee e di contribuire alla costruzione fattiva dell’Unione Europea; i grandi temi dell’ambiente sono stati trattati in termini puramente demagogici senza fornire approfondimenti all’opinione pubblica, che è stata strumentalizzata da facinorosi scalpitanti, che non aspettavano altro che creare ancor più confusione e allontanare il popolo dalla strada della riflessione; è stato precluso ogni tentativo di operare in settori energetici differenti da quello dei combustibili fossili, determinando una situazione senza precedenti negli altri Paesi europei, che vede l’Italia come un’affamata elemosinare un tozzo di pane una volta all’uno una volta all’altro; è stata negata, infine, la possibilità di far nascere e prosperare una vera cultura ambientalista dedita al rispetto e alla conservazione dell’esistente con lo sguardo rivolto al futuro e alle nuove tecnologie.
A fronte – perciò – di una forma mentis delle attuali formazioni politiche lontana dall’affrontare con serietà e competenza i gravosi e imperscrutabili dilemmi del futuro del nostro pianeta ho deciso di fondare un nuovo movimento: Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo, che non partendo da posizioni precostituite e preconfezionate, si pone al di fuori dell’agorà politica per assurgere ad un ruolo di garante e di guardiano dei valori dell’ambientalismo in Italia. Già nell’infinito indicativo “FARE” ci sono tutti i presupposti del nostro pensiero, che si sostanzia nell’azione diretta al miglioramento delle condizioni umane nel rispetto e nella tutela dell’ambiente. Dinnanzi alla staticità e allo stagnamento di – ormai – desuete formazioni politiche e associazionistiche ci vogliamo distinguere con la fattività e fattibilità delle nostre proposte, contravvenendo ad una pratica di immobilismo, che ha caratterizzato gli ultimi anni.
I punti imprescindibili del nostro programma sono:
- una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006;
- campagne di sensibilizzazione sul FARE LO SVILUPPO SOSTENIBILE;
- campagne nazionali sul riutilizzo dei rifiuti: chiedere alle imprese di collaborare eliminando alla fonte i rifiuti superflui;
- più incisività sull’uso delle energie alternative, obbligando i Comuni al bilancio energetico stabilendo dei tetti di risparmio e una pianificazione della produzione di energia eco-compatibile;
- noi siamo per tutte le forme di energia rinnovabile e per la valutazione d’impatto ambientale;
- la diffusione del concetto di sviluppo sostenibile nelle scuole è la base su cui fondare uno stile di vita eco-sostenibile;
- rivisitare la legislazione sulle aree protette, ritenendo pericoloso il proliferare di Parchi e di vincoli perché ciò potrebbe omologare l’intero territorio svilendo il fondamento, ovvero la conservazione di biodiversità di alcune aree di particolare pregio;
- valorizzare l’esistente: quasi il 20% del territorio nazionale italiano è protetto sulla carta, ma la realtà è cosa ben diversa;
- avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo. In questo momento è tutto fermo;
- un’attenzione particolare al problema del mercato e dell’ambiente sulla scia dei principi comunitari: l’acqua è pubblica, ma la gestione può essere pubblica e privata, con realismo e senza fondamentalismi per realizzare uno sviluppo sostenibile;
- maggiore attenzione ai Paesi in via di sviluppo e all’equità ponderata che è il fondamento della sostenibilità;
- la sostenibilità non è solo razionale utilizzo delle risorse energetiche ma è anche immaterialità, tutela dei beni culturali e paesaggistici in una visione non fondamentalista della conservazione e valorizzazione della natura, ovvero, i beni culturali e ambientali devono avere una funzione sociale;
- il tema del riscaldamento del Pianeta è spesso usato in chiave strumentale e superficiale, mentre si potrebbero avere maggiori benefici rispetto alla politica delle quote di abbattimento di emissioni di carbonio in atmosfera aumentando progressivamente gli investimenti per accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energie eco-compatibili, rinnovabili, a basso impatto ambientale;
- avviamo la rivoluzione dell’idrogeno come stanno già facendo diversi Paesi e poniamoci tra gli innovatori e precursori in questo campo;
Il problema ambientale è un problema di sensibilità, solidarietà e di buon governo. L’ambiente è la vita dell’uomo sul Pianeta, è la nostra qualità della vita. Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e potabile, avere trasporti efficienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibi genuini, avere meno emissioni di carbonio in atmosfera, meno disastri ecologici, meno inquinamento acustico. Tutto questo nell’ottica che il progresso e la modernità con tutto ciò che comporta e ha comportato non può fermarsi: nessuno vuole tornare al mondo bucolico di Lucrezio, ma tutti vogliamo capire i veri limiti dello sviluppo senza isterismi e catastrofismi che, di certo, non aiutano la causa della tutela ambientale. Abbiamo iniziato un nuovo ed esaltante percorso insieme a tanti il cui obiettivo è contribuire alla tutela dell’ambiente per una migliore qualità della vita, salvaguardare il diritto delle generazioni future e ritrovare il gusto di affermare ideali senza estremismi, con il realismo del FARE e l’ottimismo della ragione: spero infinitamente che Lei risponda al nostro appello e partecipi con noi al progetto di costruire una società migliore basata sui fondamenti della sostenibilità e della durevolezza.
Sono lieto – perciò – di invitarLa il 2 aprile p.v. alle ore 11:00 a Roma, presso il Coordinamento Nazionale di Fare Ambiente, in Via Nazionale, 243, dove si terrà il Coordinamento Nazionale del movimento.
La saluto con affetto,

lì, Roma, 17/03/2008



Prof. Vincenzo Pepe,
Docente di Diritto dell’Ambiente
Seconda Università degli Studi di Napoli
 
Due patti per l'ambiente: uguali nel nome ma diversi nella sostanza!
Primo Piano
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
È stata una doppia sorpresa leggere il “Patto per l'ambiente – 13 proposte per un'Italia più moderna” di Legambiente. Doppia perchè siamo contenti di un'iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche e fare ambiente e così simile alla nostra iniziativa, di qualche tempo fa, del “Patto per l'ambiente – Lettera aperta al futuro Premier”.
La similitudine, a dire il vero, oltre che averci stupiti, ci ha fatto anche sorridere della – se vogliamo chiamarla così – coincidenza!...
I due documenti hanno molto in comune: in entrambe si utilizza il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società del domani. Come si afferma nel nostro Patto: “La sostenibilità deve diventare cultura diffusa”e fruibile da tutti. La divulgazione e la conseguente consapevolezza seguono per forza di cose l'accesso a determinati contenuti. Accesso, che fino ad oggi, in Italia, per quanto riguarda i temi pregnanti dell'ambientalismo è stato prerogativa di pochi addetti ai lavori e quello che è riuscito a passare, nei meandri dei filtri comunicativi, è stato strumentalizzato e banalizzato creando una disaffezione e, addirittura, una diffusa avversione della gente nei confronti della tutela e valorizzazione dell'ambiente e dei beni culturali.
Nel primo punto del documento di Legambiente si pone il problema del cambiamento climatico e ci troviamo d'accordo sul contrastare con ogni mezzo tale fenomeno e sull'applicazione delle direttive dell'UE sul 20-20-20: ridurre del 20% i gas serra e raggiungere il 20% di energia da rinnovabili entro il 2020. Ma non siamo sulla stessa lunghezza d'onda quando si parla di organizzare una conferenza nazionale su energia e clima: sarebbe, a nostro avviso, solo una perdita di tempo. Le direttive comunitarie esistono, devono essere solo applicate dai singoli Stati dell'UE attraverso dei processi di policy efficaci e virtuosi, che non diano spazio ad ulteriori dispendi di energie e denaro. Siamo in netto contrasto – inoltre – sul “rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Come più volte ribadito, Fareambiente è favorevole al finanziamento e alla reintroduzione della ricerca sul nucleare. Abbiamo, poi, una posizione possibilista per quanto concerne il nucleare. Riteniamo che, pur se i ricercatori non hanno ancora trovato una soluzione definitiva al problema delle scorie radioattive delle centrali nucleari, dei centri di ricerca e dei poli ospedalieri, l'energia nucleare rappresenti una risorsa strategicamente importante per il fabbisogno della nostra nazione e una fonte energetica a emissioni zero di Co2. Nonché la vicinanza alla Francia che conta 59 centrali nucleari attive, disposte in molti casi sul perimetro dei confini nazionali e, in particolar modo, del confine con l'Italia; l'accordo anglo-francese sul nucleare che Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno stipulato in questi giorni a Londra, che prevede la costruzione in partnership di una nuova generazione di centrali nucleari e di reattori per esportarne la tecnologia in tutto il mondo a caro prezzo; per non parlare dei progetti della Cina, che entro il 2020 costruirà 30 nuove centrali nucleari; tutto questo dovrebbe giustificare l'esigenza di rivedere la scelta referendaria del 1987, nell'ottica dell'interesse e del soddisfacimento del fabbisogno nazionale. Infatti, i processi di globalizzazione, ben lungi dall'aver messo in crisi i confini territoriali delle nazioni, hanno prodotto un fenomeno identitario tale da riportare in auge le istanze nazionali a discapito di quelle comunitarie. In questo stato di stallo in cui versa l'UE, l'Italia potrebbe andare allo sbando se non si mettesse mano al Piano Energetico Nazionale creando, anche col nucleare, quel giusto mix energetico che porti all'autonomia energetica. Sempre la Francia soddisfa l'80% dei suoi bisogni con l'energia nucleare. Ci sembra – quindi – miope la posizione di Legambiente ancorata a vecchi stereotipi e pregiudizi sul nucleare civile.
Sui rifiuti ci troviamo perfettamente in accordo: bisogna allontanarsi dalla prospettiva dello smaltimento in discarica con le 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero), ma, in questo preciso momento, non possiamo non affrontare il doloroso nodo dei rifiuti in Campania. Per questo Fareambiente non può che sollecitare la costruzione di termovalorizzatori di ultima generazione, che utilizzino il processo di pirolisi, in Campania e nelle altre regioni italiane, poiché il problema rifiuti non riguarda solo la Campania, ma presto riguarderà tutta l'Italia: sappiamo tutti che la caring capacity del territorio nazionale è stata superata da lungo tempo e a fronte di territori dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto percentuali molto alte ci sono zone in cui, ancor oggi, non esiste affatto. In questo possiamo vedere, purtroppo, una nuova spaccatura tra Sud e Nord, dove il Sud si estende anche al Centro. In questo divergiamo da Legambiente anche sul disegno di legge sui Piccoli Comuni. Pur essendo vicini ai comuni con meno di 5.000 abitanti e propensi a considerare di grande valore il patrimonio che custodiscono, crediamo che sia indispensabile costruire soggetti consortili che possano agire liberamente su territori scarsamente popolati e mal rappresentati nelle stanze dei bottoni. Paradossalmente – secondo il nostro parere – solo perdendo una fetta dell'autonomia comunale questi centri potranno sopravvivere gestendo insieme e mettendo in comune le loro doti. Il principio di sussidiarietà affronta proprio tale problema: è in contraddizione – per certo – il disegno di legge sui piccoli comuni di Legambiente con il bisogno di “dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini”, che la stessa associazione sostiene nei 13 punti del suo Patto.
Anche Fareambiente è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Ma siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale. Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent'anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all'Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto Appennino Parco d'Europa, idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un'idea.
Abbiamo espresso a più riprese la nostra volontà di avere una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006. Questo per noi è fondante, perchè porta con sé la volontà chiara ed indiscutibile di fermare e debellare le Ecomafie, avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo, abbattere gli Ecomostri e far sì che non si verifichino più abusi, ma neanche condoni, che valga il principio “chi inquina paga”, tutelare il mare, i bacini d'acqua e le coste, far sì che si realizzi un uso razionale dell'acqua, concretizzare una politica chiara sui trasporti che vada in direzione del trasporto su rotaia, anziché su gomma e che, quindi, vada a realizzare la TAV il Val di Susa, in pieno accordo con le popolazioni locali, intavolando un tavolo di trattative. Il che non significa lasciare le autostrade e le strade del Paese nelle condizioni in cui versano oggi: garantire l'ultimazione dei lavori della Salerno-Reggio Calabria in brevissimo tempo, ormai, si impone come un dovere morale da parte delle autorità. Fare Ambiente – infatti – è per una politica di sostegno alle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali: siamo ostili ai “no” prevenuti e aprioristici, siamo, invece, possibilisti e votati al confronto e all'approfondimento tematico.
Per quanto riguarda l'agricoltura, consci del fatto che l'agricoltura biologica rappresenta una piccolissima parte dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani e che, perciò, va intensificata e sostenuta, siamo – però – pur consapevoli che non si può fermare la ricerca scientifica nel settore agricolo-alimentare. Soltanto da tale ricerca giungerà la soluzione ad un male che attanaglia la popolazione mondiale: la fame, la malnutrizione, la mancanza di cibo nel mondo.
Infine siamo concordi nella prospettiva di raggiungere la soglia del 3% del PIL da destinare a ricerca e sviluppo, ma la nostra vera proposta per quanto riguarda la formazione si realizza nel pensare ad “una scuola capace di futuro” solo se sarà introdotto e reso obbligatorio, in tutto il percorso delle scuole dell'obbligo, l'insegnamento dell'educazione ambientale. Soltanto in questo modo si potrà creare una coscienza ecologista, che porti al rispetto e alla tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali, poiché questi due mondi non possono essere scissi vivendo in simbiosi e facendo parte l'uno dell'altra.

di Giovannipaolo Ferrari
 
Un patto per l’Ambiente
Primo Piano
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Da tempo le problematiche ambientali sono al centro delle politiche internazionali, comunitarie e nazionali, perché la pace, lo sviluppo, la protezione dell’ambiente e la qualità della vita sono interdipendenti e indivisibili. Uno sviluppo può dirsi sostenibile quando riguarda non solo gli aspetti ambientali dal punto di vista ecologico ma anche quelli sociali ed etici. Lo sviluppo sostenibile è un processo di evoluzione che coinvolge non solo l’uso razionale delle risorse naturali, le scelte economiche, l’orientamento dei progressi tecnologici ma anche i mutamenti istituzionali e sociali. Una società è sostenibile quando i bisogni primari di tutti sono soddisfatti, perché povertà e ineguaglianze rappresentano causa di ogni crisi sociale ed ambientale. Il riconoscimento delle culture altrui costituisce un contributo fondamentale allo sviluppo equilibrato e pacifico delle generazioni presenti e future. La sostenibilità come solidarietà e tolleranza diminuisce l’aggressività umana e delle nazioni ed è la premessa della coesistenza pacifica delle genti. La sostenibilità, quindi, deve diventare cultura diffusa e stile di vita dei popoli, al pari di altri principi come democrazia e libertà. Occorre l’impegno di tutti per contribuire alla diffusione della cultura della sostenibilità e porre in essere adeguate azioni tese alla creazione di una coscienza individuale e collettiva informata alla sostenibilità come modus vivendi senza estremismi o fondamentalismi. Noi di Fareambiente, Movimento Ecologista Europeo, chiediamo al futuro Premier un patto per l’ambiente.

Chiediamo di:
- considerare la tutela dell’ambiente una priorità e fare dell’Italia un Paese modello di sviluppo sostenibile;
- considerare la lotta contro il cambiamento del clima e la qualità dell’aria una priorità dell’azione politica;
- considerare la tutela della biodiversità naturale e culturale un momento qualificante dell’azione politica;
­- considerare il principio di sussidiarietà come assunzione di responsabilità ambientale al fine di una maggiore democrazia e libertà del cittadino;
- considerare la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, inteso questo nella sua più ampia accezione e perciò comprensivo di beni e valori afferenti all’ecosistema, al Patrimonio culturale e del paesaggio, un obbligo individuale e sociale di valenza universale;
- considerare l’uso razionale dell’acqua, la gestione del territorio, la tutela del mare, il trasporto e l’agricoltura aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile;
- considerare la riqualificazione delle periferie urbane come priorità per la qualità della vita;
- considerare prioritario nell’azione politica la risoluzione del problema del ciclo integrato dei rifiuti con una politica di riduzione alla fonte e impianti di innovazione tecnologica;
- considerare una politica di sostegno delle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali;
- considerare la ricerca energetica un pilastro fondamentale per uno sviluppo sostenibile determinante per un valido Piano energetico nazionale che non escluda l’energia nucleare, il risparmio energetico e tutte le fonti energetiche eco-compatibili;
- considerare l’equità ponderata come strumento necessario per l’accesso alle risorse naturali e per contribuire ad arginare le disuguaglianze in Italia e nel mondo al fine di tutela i diritti infragenerazionali e intergenerazionali;
- considerare la democrazia e la libertà di mercato come valori fondanti dello sviluppo sostenibile.
Noi vogliamo la politica del Fareambiente considerando che lo sviluppo economico e sociale deve necessariamente coniugarsi con la tutela dell’ambiente senza isterismi, senza catastrofismi, con il realismo del fare e l’ottimismo della ragione. Chiediamo al futuro premier di sottoscrivere questo patto nel programma di governo.
Vincenzo Pepe
Presidente Fareambiente
Movimento Ecologista Europeo
 
A Baronissi si Fa Ambiente
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
L'Opinione:
Baronissi - La dura campagna elettorale per le Comunali che vede contrapposti il Sindaco uscente Franco Cosimato e l’ex Primo Cittadino Giovanni Moscatiello si gioca non solo sullo scontro forse anche troppo personale tra i due candidati, ma anche e soprattutto sul confronto tra i programmi elettorali.
Particolare risonanza viene riservata quotidianamente alla tematica ambientale, in verità punto focale anche della campagna elettorale nazionale.
Baronissi, grazie alla sapiente gestione dell’era Cosimato, è stata solamente sfiorata dalla crisi-rifiuti ed è entrata nell’albo dei Comuni Ricicloni, raggiungendo addirittura il sesto posto nella specifica classifica stilata tra tutti i Comuni sopra i 10.000 abitanti dell’Area Sud.
Moscatiello non sembra prestare particolare attenzione al problema dei rifiuti, ma punta a valorizzare i Parchi e ad un generico sviluppo ecocompatibile del territorio.
Dall’altro lato, il programma ambientale delle tre liste a sostegno di Cosimato va ben oltre e punta ad un ulteriore incremento della percentuale di differenziata, che originerà un risparmio per le casse comunali, risparmio che sarà condiviso con i cittadini di Baronissi ed in particolare con quei cittadini che dimostreranno speciali virtù e senso civico nel differenziare, a cui saranno concessi importanti sgravi fiscali ed agevolazioni tariffarie.
La vera innovazione, in materia ambientale, ma anche e soprattutto sociale, viene dalla proposta di Gennaro Esposito (foto sopra), capolista di Liberi e Leali – Cosimato Sindaco: sin dalla presentazione del Comitato Civico “Baronissi Città Libera” Esposito ha invitato i cittadini ad esporre i propri progetti ed a concretizzare l’idea di un bilancio ed un’amministrazione davvero partecipati. Esposito, in collaborazione con il Comitato “Gioventù Libera” ed il Laboratorio di FareAmbiente, ha introdotto nel programma una mozione che prevede il coinvolgimento delle Associazioni ambientaliste di portata nazionale operanti sul territorio, le quali saranno chiamate a concordare con l’Amministrazione la politica ambientale comunale. Grande soddisfazione mostra in merito il Presidente del Laboratorio di FareAmbiente della Valle dell’Irno, Antonio Siniscalco (foto a destra): <>.

Alfonso Maria Fimiani
Responsabile Nazionale Politiche Giovanili e Sociali
FareAmbiente – Movimento Ecologista Europeo
 
Lettera aperta al Prof. Sartori
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
L'Opinione :
Caro Prof. Sartori,

accolgo con gioia e sollievo il suo sfogo dalle pagine del Corriere di giovedì 13 marzo scorso, contro quella forma di ambientalismo snaturato nella sua essenza del Partito dei Verdi italiano.
È proprio come dice Lei – professore – “i nostri Verdi fanno ridere o fanno danno”! Anche se di danni, credo, ne abbiano fatti di più e belli grossi: a partire proprio da quel travisamento del pensiero ambientalista e da quella deriva negazionista tramandataci da un’immagine della natura come qualcosa di contrapposto alla società degli uomini. Senza dubbio è vero che dobbiamo salvaguardare il creato dagli attacchi indiscriminati di individui non tanto avvezzi a rispettarlo, ma ciò non toglie che la natura e l’uomo sono un tutt’uno e l’uomo non fa altro che “abitare, costruire, pensare” – come direbbe Heidegger – lo spazio e il tempo adattandosi al suo habitat e modificandolo a seconda delle sue esigenze. Come Lei afferma con veemenza nel suo editoriale “il brutto non piace a nessuno, ma è irresponsabile” contrapporsi a qualsiasi cosa pur di tener duro su una linea, che non tiene conto delle esigenze del Paese e della popolazione. È evidente che la formazione politica dei Verdi, ma in generale tutto il mondo dell’associazionismo ambientalista che fa capo alla sinistra ha fallito nei suoi intenti: in primis non hanno saputo veicolare il consenso sulle stesse tematiche su cui Al Gore negli Stati Uniti ha vinto un premio Oscar e nel mondo ha vinto un Premio Nobel, facendo inserire di prepotenza in tutte le agende setting degli organismi internazionali e delle nazioni del mondo le tematiche salienti dell’ambientalismo: dal surriscaldamento del pianeta e, quindi, dai cambiamenti climatici allo sviluppo sostenibile. In Italia i Verdi hanno avuto circa vent’anni per far emergere questi temi, ma non ci sono riusciti finendo, addirittura, prima etichettati come formazione di estrema sinistra e, successivamente, liquefatti nella Sinistra L’Arcobaleno. Dico liquefatti, prendendo in prestito il concetto da Zygmunt Baumann: i Verdi italiani hanno rappresentato il prodotto di quella “modernità liquida”, di cui parla Baumann, dove si amalgamano le identità perdute o mai create. Quella dei Verdi fa parte della seconda categoria: dopo l’atto costitutivo del Partito non sono riusciti a creare un’identità forte, caratterizzante e si sono persi per i meandri cupi e scuri della retorica clownesca degli episodi e nel presenzialismo di facciata. In sé i Verdi italiani portavano un coacervo di tendenze, pur rappresentando uno scarso 2%. Cosa vuol dire ciò: che oggi non rappresentano più niente e nessuno e per la prima volta dopo quasi due lustri andiamo a votare senza una vera forza partitica che si ispiri, per lo meno, agli ideali dell’ambientalismo. Alcuni ne saranno ben contenti, ma non credo che dall’aldilà personaggi come Gregory Bateson o, per restare in casa nostra, Alexander Langer sarebbero tanto felici della notizia. Soprattutto non sarebbero lieti di sapere che l’ambiente venga utilizzato a fini ideologici e venga considerato di sinistra o di destra.
L’ostruzionismo dei Verdi e dei movimenti ambientalisti in questi ultimi anni è stato deleterio per il Paese e per la stessa tutela e conservazione dei nostri beni culturali e dell’ambiente. Opere necessarie per far sì che l’Italia diventasse finalmente un solo Paese anche nelle infrastrutture sono state bloccate; è stata negata all’Italia di essere e diventare competitiva con le altre nazioni europee e di contribuire alla costruzione fattiva dell’Unione Europea; i grandi temi dell’ambiente sono stati trattati in termini puramente demagogici senza fornire approfondimenti all’opinione pubblica, che è stata strumentalizzata da facinorosi scalpitanti, che non aspettavano altro che creare ancor più confusione e allontanare il popolo dalla strada della riflessione; è stato precluso ogni tentativo di operare in settori energetici differenti da quello dei combustibili fossili, determinando una situazione senza precedenti negli altri Paesi europei, che vede l’Italia come un’affamata elemosinare un tozzo di pane una volta all’uno una volta all’altro; è stata negata, infine, la possibilità di far nascere e prosperare una vera cultura ambientalista dedita al rispetto e alla conservazione dell’esistente con lo sguardo rivolto al futuro e alle nuove tecnologie.
A fronte – perciò – di una forma mentis delle attuali formazioni politiche lontana dall’affrontare con serietà e competenza i gravosi e imperscrutabili dilemmi del futuro del nostro pianeta ho deciso di fondare un nuovo movimento: Fare Ambiente – Movimento Ecologista Europeo, che non partendo da posizioni precostituite e preconfezionate, si pone al di fuori dell’agorà politica per assurgere ad un ruolo di garante e di guardiano dei valori dell’ambientalismo in Italia. Già nell’infinito indicativo “FARE” ci sono tutti i presupposti del nostro pensiero, che si sostanzia nell’azione diretta al miglioramento delle condizioni umane nel rispetto e nella tutela dell’ambiente. Dinnanzi alla staticità e allo stagnamento di – ormai – desuete formazioni politiche e associazionistiche ci vogliamo distinguere con la fattività e fattibilità delle nostre proposte, contravvenendo ad una pratica di immobilismo, che ha caratterizzato gli ultimi anni.
I punti imprescindibili del nostro programma sono:
- una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006;
- campagne di sensibilizzazione sul FARE LO SVILUPPO SOSTENIBILE;
- campagne nazionali sul riutilizzo dei rifiuti: chiedere alle imprese di collaborare eliminando alla fonte i rifiuti superflui;
- più incisività sull’uso delle energie alternative, obbligando i Comuni al bilancio energetico stabilendo dei tetti di risparmio e una pianificazione della produzione di energia eco-compatibile;
- noi siamo per tutte le forme di energia rinnovabile e per la valutazione d’impatto ambientale;
- la diffusione del concetto di sviluppo sostenibile nelle scuole è la base su cui fondare uno stile di vita eco-sostenibile;
- rivisitare la legislazione sulle aree protette, ritenendo pericoloso il proliferare di Parchi e di vincoli perché ciò potrebbe omologare l’intero territorio svilendo il fondamento, ovvero la conservazione di biodiversità di alcune aree di particolare pregio;
- valorizzare l’esistente: quasi il 20% del territorio nazionale italiano è protetto sulla carta, ma la realtà è cosa ben diversa;
- avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo. In questo momento è tutto fermo;
- un’attenzione particolare al problema del mercato e dell’ambiente sulla scia dei principi comunitari: l’acqua è pubblica, ma la gestione può essere pubblica e privata, con realismo e senza fondamentalismi per realizzare uno sviluppo sostenibile;
- maggiore attenzione ai Paesi in via di sviluppo e all’equità ponderata che è il fondamento della sostenibilità;
- la sostenibilità non è solo razionale utilizzo delle risorse energetiche ma è anche immaterialità, tutela dei beni culturali e paesaggistici in una visione non fondamentalista della conservazione e valorizzazione della natura, ovvero, i beni culturali e ambientali devono avere una funzione sociale;
- il tema del riscaldamento del Pianeta è spesso usato in chiave strumentale e superficiale, mentre si potrebbero avere maggiori benefici rispetto alla politica delle quote di abbattimento di emissioni di carbonio in atmosfera aumentando progressivamente gli investimenti per accelerare la sostituzione dei combustibili fossili con energie eco-compatibili, rinnovabili, a basso impatto ambientale;
- avviamo la rivoluzione dell’idrogeno come stanno già facendo diversi Paesi e poniamoci tra gli innovatori e precursori in questo campo;
Il problema ambientale è un problema di sensibilità, solidarietà e di buon governo. L’ambiente è la vita dell’uomo sul Pianeta, è la nostra qualità della vita. Vogliamo tutti respirare aria pulita, avere acqua sufficiente e potabile, avere trasporti efficienti e poco inquinanti, non avere rifiuti sotto casa, mangiare cibi genuini, avere meno emissioni di carbonio in atmosfera, meno disastri ecologici, meno inquinamento acustico. Tutto questo nell’ottica che il progresso e la modernità con tutto ciò che comporta e ha comportato non può fermarsi: nessuno vuole tornare al mondo bucolico di Lucrezio, ma tutti vogliamo capire i veri limiti dello sviluppo senza isterismi e catastrofismi che, di certo, non aiutano la causa della tutela ambientale. Abbiamo iniziato un nuovo ed esaltante percorso insieme a tanti il cui obiettivo è contribuire alla tutela dell’ambiente per una migliore qualità della vita, salvaguardare il diritto delle generazioni future e ritrovare il gusto di affermare ideali senza estremismi, con il realismo del FARE e l’ottimismo della ragione: spero infinitamente che Lei risponda al nostro appello e partecipi con noi al progetto di costruire una società migliore basata sui fondamenti della sostenibilità e della durevolezza.
Sono lieto – perciò – di invitarLa il 2 aprile p.v. alle ore 11:00 a Roma, presso il Coordinamento Nazionale di Fare Ambiente, in Via Nazionale, 243, dove si terrà il Coordinamento Nazionale del movimento.
La saluto con affetto,

lì, Roma, 17/03/2008



Prof. Vincenzo Pepe,
Docente di Diritto dell’Ambiente
Seconda Università degli Studi di Napoli
 
Due patti per l'ambiente: uguali nel nome ma diversi nella sostanza!
Ufficio Stampa
Giovedì 10 Aprile 2008 00:00
Fare Ambiente:
È stata una doppia sorpresa leggere il “Patto per l\'ambiente – 13 proposte per un\'Italia più moderna” di Legambiente. Doppia perchè siamo contenti di un\'iniziativa che vada a cementare il rapporto tra formazioni politiche e fare ambiente e così simile alla nostra iniziativa, di qualche tempo fa, del “Patto per l\'ambiente – Lettera aperta al futuro Premier”.
La similitudine, a dire il vero, oltre che averci stupiti, ci ha fatto anche sorridere della – se vogliamo chiamarla così – coincidenza!...
I due documenti hanno molto in comune: in entrambe si utilizza il concetto di sviluppo sostenibile come cardine su cui fondare la società del domani. Come si afferma nel nostro Patto: “La sostenibilità deve diventare cultura diffusa”e fruibile da tutti. La divulgazione e la conseguente consapevolezza seguono per forza di cose l\'accesso a determinati contenuti. Accesso, che fino ad oggi, in Italia, per quanto riguarda i temi pregnanti dell\'ambientalismo è stato prerogativa di pochi addetti ai lavori e quello che è riuscito a passare, nei meandri dei filtri comunicativi, è stato strumentalizzato e banalizzato creando una disaffezione e, addirittura, una diffusa avversione della gente nei confronti della tutela e valorizzazione dell\'ambiente e dei beni culturali.
Nel primo punto del documento di Legambiente si pone il problema del cambiamento climatico e ci troviamo d\'accordo sul contrastare con ogni mezzo tale fenomeno e sull\'applicazione delle direttive dell\'UE sul 20-20-20: ridurre del 20% i gas serra e raggiungere il 20% di energia da rinnovabili entro il 2020. Ma non siamo sulla stessa lunghezza d\'onda quando si parla di organizzare una conferenza nazionale su energia e clima: sarebbe, a nostro avviso, solo una perdita di tempo. Le direttive comunitarie esistono, devono essere solo applicate dai singoli Stati dell\'UE attraverso dei processi di policy efficaci e virtuosi, che non diano spazio ad ulteriori dispendi di energie e denaro. Siamo in netto contrasto – inoltre – sul “rifiuto di ogni ipotesi di ritorno al nucleare. Come più volte ribadito, Fareambiente è favorevole al finanziamento e alla reintroduzione della ricerca sul nucleare. Abbiamo, poi, una posizione possibilista per quanto concerne il nucleare. Riteniamo che, pur se i ricercatori non hanno ancora trovato una soluzione definitiva al problema delle scorie radioattive delle centrali nucleari, dei centri di ricerca e dei poli ospedalieri, l\'energia nucleare rappresenti una risorsa strategicamente importante per il fabbisogno della nostra nazione e una fonte energetica a emissioni zero di Co2. Nonché la vicinanza alla Francia che conta 59 centrali nucleari attive, disposte in molti casi sul perimetro dei confini nazionali e, in particolar modo, del confine con l\'Italia; l\'accordo anglo-francese sul nucleare che Nicolas Sarkozy e Gordon Brown hanno stipulato in questi giorni a Londra, che prevede la costruzione in partnership di una nuova generazione di centrali nucleari e di reattori per esportarne la tecnologia in tutto il mondo a caro prezzo; per non parlare dei progetti della Cina, che entro il 2020 costruirà 30 nuove centrali nucleari; tutto questo dovrebbe giustificare l\'esigenza di rivedere la scelta referendaria del 1987, nell\'ottica dell\'interesse e del soddisfacimento del fabbisogno nazionale. Infatti, i processi di globalizzazione, ben lungi dall\'aver messo in crisi i confini territoriali delle nazioni, hanno prodotto un fenomeno identitario tale da riportare in auge le istanze nazionali a discapito di quelle comunitarie. In questo stato di stallo in cui versa l\'UE, l\'Italia potrebbe andare allo sbando se non si mettesse mano al Piano Energetico Nazionale creando, anche col nucleare, quel giusto mix energetico che porti all\'autonomia energetica. Sempre la Francia soddisfa l\'80% dei suoi bisogni con l\'energia nucleare. Ci sembra – quindi – miope la posizione di Legambiente ancorata a vecchi stereotipi e pregiudizi sul nucleare civile.
Sui rifiuti ci troviamo perfettamente in accordo: bisogna allontanarsi dalla prospettiva dello smaltimento in discarica con le 4R (Riduzione, Riutilizzo, Riciclo, Recupero), ma, in questo preciso momento, non possiamo non affrontare il doloroso nodo dei rifiuti in Campania. Per questo Fareambiente non può che sollecitare la costruzione di termovalorizzatori di ultima generazione, che utilizzino il processo di pirolisi, in Campania e nelle altre regioni italiane, poiché il problema rifiuti non riguarda solo la Campania, ma presto riguarderà tutta l\'Italia: sappiamo tutti che la caring capacity del territorio nazionale è stata superata da lungo tempo e a fronte di territori dove la raccolta differenziata dei rifiuti ha raggiunto percentuali molto alte ci sono zone in cui, ancor oggi, non esiste affatto. In questo possiamo vedere, purtroppo, una nuova spaccatura tra Sud e Nord, dove il Sud si estende anche al Centro. In questo divergiamo da Legambiente anche sul disegno di legge sui Piccoli Comuni. Pur essendo vicini ai comuni con meno di 5.000 abitanti e propensi a considerare di grande valore il patrimonio che custodiscono, crediamo che sia indispensabile costruire soggetti consortili che possano agire liberamente su territori scarsamente popolati e mal rappresentati nelle stanze dei bottoni. Paradossalmente – secondo il nostro parere – solo perdendo una fetta dell\'autonomia comunale questi centri potranno sopravvivere gestendo insieme e mettendo in comune le loro doti. Il principio di sussidiarietà affronta proprio tale problema: è in contraddizione – per certo – il disegno di legge sui piccoli comuni di Legambiente con il bisogno di “dare risposte sempre più puntuali e vicine ai reali bisogni dei cittadini”, che la stessa associazione sostiene nei 13 punti del suo Patto.
Anche Fareambiente è per la tutela della biodiversità considerando i parchi e le aree protette come i principali baluardi di questa difesa, ma anche come sistemi di organizzazione sociale, come progetto locale per lo sviluppo sostenibile e durevole di un territorio, come prospettiva del locale. Ma siamo contrari alla proliferazione sistematica e puntuale delle aree protette: negli ultimi anni il territorio protetto ha raggiunto il 20% del territorio nazionale. Il 20% è una fetta consistente e i problemi di attuazione delle politiche ambientali si riversano in quasi tutto quel 20%: abbiamo parchi nazionali e provinciali, zone SIC di interesse comunitario, che versano in condizioni a dir poco disagevoli. Parchi istituiti da più di vent\'anni che ancora non sono stati dotati di un Piano del Parco, né di un Piano Economico-finanziario: gli unici due strumenti che danno all\'Ente Parco autonomia e potere di agire sul territorio. Se ancora siamo a questo punto ci sembra davvero lontano e utopico parlare della valorizzazione del progetto Appennino Parco d\'Europa, idea grandiosa e formidabile, ma che, purtroppo, nella realtà resta solo un\'idea.
Abbiamo espresso a più riprese la nostra volontà di avere una legislazione ambientale per principi superando l’attuale inquinamento da norme, rivisitando in quest’ottica il Testo Unico ambientale del 2006. Questo per noi è fondante, perchè porta con sé la volontà chiara ed indiscutibile di fermare e debellare le Ecomafie, avviare la riforma contenuta nel Testo Unico Ambiente sulla Autorità di bacino per la Tutela del suolo, abbattere gli Ecomostri e far sì che non si verifichino più abusi, ma neanche condoni, che valga il principio “chi inquina paga”, tutelare il mare, i bacini d\'acqua e le coste, far sì che si realizzi un uso razionale dell\'acqua, concretizzare una politica chiara sui trasporti che vada in direzione del trasporto su rotaia, anziché su gomma e che, quindi, vada a realizzare la TAV il Val di Susa, in pieno accordo con le popolazioni locali, intavolando un tavolo di trattative. Il che non significa lasciare le autostrade e le strade del Paese nelle condizioni in cui versano oggi: garantire l\'ultimazione dei lavori della Salerno-Reggio Calabria in brevissimo tempo, ormai, si impone come un dovere morale da parte delle autorità. Fare Ambiente – infatti – è per una politica di sostegno alle grandi opere compatibilmente con le valutazioni ambientali: siamo ostili ai “no” prevenuti e aprioristici, siamo, invece, possibilisti e votati al confronto e all\'approfondimento tematico.
Per quanto riguarda l\'agricoltura, consci del fatto che l\'agricoltura biologica rappresenta una piccolissima parte dei prodotti che finiscono sulle tavole degli italiani e che, perciò, va intensificata e sostenuta, siamo – però – pur consapevoli che non si può fermare la ricerca scientifica nel settore agricolo-alimentare. Soltanto da tale ricerca giungerà la soluzione ad un male che attanaglia la popolazione mondiale: la fame, la malnutrizione, la mancanza di cibo nel mondo.
Infine siamo concordi nella prospettiva di raggiungere la soglia del 3% del PIL da destinare a ricerca e sviluppo, ma la nostra vera proposta per quanto riguarda la formazione si realizza nel pensare ad “una scuola capace di futuro” solo se sarà introdotto e reso obbligatorio, in tutto il percorso delle scuole dell\'obbligo, l\'insegnamento dell\'educazione ambientale. Soltanto in questo modo si potrà creare una coscienza ecologista, che porti al rispetto e alla tutela del patrimonio ambientale e dei beni culturali, poiché questi due mondi non possono essere scissi vivendo in simbiosi e facendo parte l\'uno dell\'altra.

di Giovannipaolo Ferrari
 



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